Nel deserto dello Utah, gli astronauti simulano le condizioni di vita su Marte

Per due settimane, un equipaggio internazionale porterà avanti un ricco programma di test tecnologici e scientifici simulando le condizioni di vita su Marte

MARS PLANET – SMOPS – Spedizione nel Deserto dello UTAH

Ci vivono poco più di 200 persone. Siamo ad Hanksville, nello Utah, in mezzo al deserto, microscopico punto sulla mappa degli Stati Uniti diventato però famoso: ultimo avamposto prima di arrivare su Marte. Ed è tutto vero. Infatti in mezzo a quella terra arida da milioni di anni è stata creata la Mars Desert Research Station (MDRS) gestita dalla Mars Institute, SITI Institute con il finanziamento della NASA. Si tratta di una struttura che porta avanti, sulla Terra, la ricerca per perseguire la tecnologia, la scienza, le operazioni necessarie per l’esplorazione umana dello spazio.

Lì ci passano studiosi, scienziati, studenti con la maggior parte degli equipaggi, chiamati proprio così, che si addestrano per operazioni con esseri umani da svolgere su Marte. Secondo di quattro siti previsti come parte del MARS, Mars Analogue Research Station, con condizioni simili a quelle che si potrebbero trovare sul Pianeta Rosso. E visto che diversi scienziati sono convinti che il futuro, la sopravvivenza del genere umano dipenda dalla capacità di arrivare e colonizzare altri pianeti, non c’è posto migliore di MDRS per prepararsi. E adesso sarà una missione italiana a provare la dura vita su Marte dal 10 al 23 aprile prossimi.

Si chiama Smops la missione (acronimo di Space Medicine Operations) ed è stata creata da Mars Planet che poi non è altro che il canale italiano della Mars Society che ha la propria sede a Curno, piccolo comune in provincia di Bergamo. A partire per lo spazio, metaforicamente ma poi mica tanto, sarà un equipaggio composto da sei astronauti, quattro italiani un francese e un canadese. Chi sono i marziani? Paolo Guardabasso e Simone Partenostro, ingegneri aerospaziali, Luca Rossettini, Ceo di D-Orbit (gruppo il cui valore è stimato in 1,4 miliardi di dollari, definito dal suo creatore l’Amazon dello spazio, trasporta infatti satelliti nello spazio), Vittorio Netti, architetto spaziale, Nadia Maarouf, medico e Benjamin Pothier, ricercatore spaziale.

Durante le due settimane di missione verranno condotti diversi esperimenti, test medici, fisiologici, saranno anche studiati i livelli di stress raggiunti dagli astronauti durante i loro viaggi interspaziali, per comprenderne meglio tutti gli aspetti. Poi sarà sperimentata anche una nuova tuta spaziale progettata da Mars Planet in partnership con aziende italiane leader nel settore tessile, pensata per agevolare i movimenti al di fuori delle stazioni base. Ma non solo, ci sono sensori, tanti, in grado di fornire in tempo reale le condizioni di salute dell’astronauta. La missione è sponsorizzata dall’Agenzia Spaziale Italiana in un ambito che prevede una vasta serie di attività che fanno parte di un ampio programma di ricerca e sperimentazione. L’obiettivo finale è quello di far nascere Mars City, hub dedicato e destinato allo sviluppo delle tecnologie di tutto lo spazio. Un progetto di vastissime dimensioni che porterà Marte sempre più vicino alla Terra. E non c’è da meravigliarsi, perchè il futuro fa già parte del presente.

Paolo Guardabasso, catanese, è un ingegnere aerospaziale laureato al Politecnico di Torino, e da alcuni anni fa parte degli equipaggi, internazionali, di missioni che simulano escursioni su Marte. Nel deserto dello Utah, una delle zone del nostro pianeta che maggiormente si prestano a simulare l’ambiente marziano per periodi di alcuni giorni in isolamento, con attività extraveicolari muniti di scafandro, casco e zaino di sopravvivenza.

La nuova missione di completa simulazione di uno sbarco su Marte è prevista dal 10 al 23 aprile prossimi, e l’equipaggio internazionale di sei “martenauti” è stato selezionato da Mars Planet, la sezione italiana della Mars Society. E’ la più importante organizzazione internazionale che si occupa dei progetti futuri di missioni a Marte, fondata e guidata da Robert Zubrin (che molti definiscono il nuovo Werner von Braun) e in Italia ha sede a Curno (Bergamo) alla guida di Antonio Del Mastro.

La base MDRS dello Utah, prove di missione marziana

La prima missione di Paolo, nel maggio 2019, si è svolta alla Mars Desert Research Station (Mdrs), la stazione fondata e gestita dalla Mars Society. Paolo è stato infatti selezionato dalla Mars Society Peru, per partecipare alla terza missione “Latino-Americana (Latam)” in visita alla Mdrs. Per due settimane, l’equipaggio internazionale, composta da 4 europei e 3 Latino-americani, ha portato avanti un ricco programma di test tecnologici e scientifici.

La stazione “marziana” Mdrs comprende sei diverse strutture.

L’habitat (chiamato Hab) è un edificio cilindrico a due piani con un diametro di 8 metri. Il piano superiore ospita gli alloggi dell’equipaggio (fino a 7 membri) e un’area dove cucinare, mangiare, lavorare e rilassarsi. Il piano inferiore è dedicato alle riunioni pre e post attività extraveicolari. Vi si trova una stanza con le radio e le tute per le attività esterne, atte a simulare vere tute spaziali per missioni su Marte, un “Eva airlock” verso l’esterno, un bagno, e un altro airlock, più piccolo. Da questo si può accedere ai tunnel che portano alle altre parti della stazione: il RAMM (Repair and Maintenance Module), dedicato agli esperimenti tecnologici e alle riparazioni, la Science Dome, un laboratorio per esperimenti di microbiologia e geologia, la serra (chiamata “GreenHab”) e l’osservatorio solare Musk, che prende il nome da un importante sponsor di MDRS. Un altro osservatorio, totalmente robotico e separato dal sistema di tunnel, viene telecomandato.

I risultati tecnologici

«Insieme al collega Vittorio Netti, ora dottorando presso il Politecnico di Bari, abbiamo sperimentato alcuni droni in ambiente marziano, che faremo volare nella missione di aprile – dice Guardabasso – Il principale obiettivo era di testare questo tipo di velivoli autonomi per valutarne l’utilità nel contesto di una missione umana su Marte. Abbiamo usato un quadricottero per effettuare sopralluoghi della stazione ad una distanza ravvicinata, e un drone ad ala fissa, in grado di volare a un centinaio di metri di altezza per fotografare il suolo». Questi risultati saranno fondamentali per il supporto alle stazioni umane e all’esplorazione di Marte. Considerato che l’atmosfera marziana è sostanzialmente diversa da quella Terrestre, la dinamica del volo non è stata un obiettivo primario dell’esperimento. Un altro esperimento tecnologico, svolto da Zoe Townsend, è stato portato avanti: un rover ha testato il suo sistema di mobilità e di navigazione nel terreno accidentato disponibile nei dintorni della stazione, simile sotto molti aspetti al terreno su Marte.

Come su Marte

«Per muoverci sulla superficie desertica, avevamo dei rover elettrici biposto, per percorrere diversi chilometri, a seconda dell’obiettivo dell’attività extraveicolare. Ad esempio, Vittorio Netti ed io ci siamo allontanati per far volare il nostro drone ad ala fissa X5 in una zona sicura e priva di ostacoli. Le attività all’esterno prevedevano un numero di quattro partecipanti per due ore al massimo, mentre il resto dell’equipaggio cominciava a reidratare l’occorrente per il pranzo. I pasti erano spesso a base di riso, condito con prodotti disidratati con scadenze decennali! Qualche volta avevamo anche la fortuna di usare dei prodotti freschi, soprattutto erbe aromatiche, provenienti dalla serra della stazione.

I risultati scientifici

«Abbiamo testato diverse culture batteriche, per valutare la loro resistenza all’ambiente ostile e per testarne il ruolo nella coltivazione di piante – spiega il giovane ingegnere italiano – L’obiettivo è trovare e selezionare il giusto tipo di batteri da usare per arricchire la regolite marziana. Da un punto di vista medico, un membro dell’equipaggio ha misurato i suoi parametri vitali durante tutta la missione, generando anche degli scenari in cui veniva messo sotto sforzo durante le attività extraveicolari. Sono state effettuate molte osservazioni del cielo notturno, approfittando del quasi totalmente assente inquinamento luminoso. Tra i soggetti ripresi ci sono stati le nebulose Pellicano e Velo. Inoltre sono anche state effettuate delle osservazioni solari durante il giorno. Io ho personalmente diretto un esperimento di fattori umani, per osservare le dinamiche di gruppo in situazioni di isolamento».

Smops alle porte

La prossima missione di Guardabasso e dei suoi colleghi martenauti è chiamata “Smops” (Space Medicine Operations), quasi del tutto dedicata ad esperimenti biomedici, come mostra lo stemma della missione. Questa missione è organizzata da Paolo e il collega Vittorio in collaborazione con Mars Planet, branca italiana della Mars Society, presieduta da Antonio Del Mastro e con sede a Curno (Bergamo). Paolo e Vittorio faranno parte di una nuova spedizione con un team internazionale di ricercatori che comprende la canadese Nadia Maarouf (ricercatrice in campo biomedico), il francese Benjamin Pothier (documentarista e ricercatore in ambito di fattori umani), e gli italiani Simone Paternostro (ingegnere con esperienze in Esa), e Luca Rossettini (che dirige la società D-Orbit).

«Come durata e criteri di permanenza, questa missione ricalca la precedente – ci dice Guardabasso – e anche il sito è sempre quello della MDRS, situata nello Utah». Verrà anche sperimentata una nuova tuta per uso spaziale, progettata da Mars Planet in partnership con aziende italiane leader nel settore tessile.

I progetti futuri

Per quanto riguarda l’utilizzo di velivoli autonomi per l’esplorazione di Marte, «la sperimentazione continua, e con Vittorio Netti abbiamo lavorato ad un esperimento per la missione Amadee-20, organizzata dall’Austrian Space Forum nell’Ottobre 2021». In vista di Smops, in queste settimane si sta mettendo a punto il programma dei numerosi esperimenti, questa volta meno tecnologici e più scientifici, incentrati sulla misurazione dei parametri vitali e sulla salute dei futuri astronauti. Per Paolo Guardabasso si presenta un nuovo periodo di due settimane da trascorrere nella sua stanzetta di 4 metri per 2: «Ma è un esperienza straordinaria – dice – Mi sento già un po’ astronauta. Ho appena compiuto 30 anni e penso di poter rientrare in una prossima selezione, chissà. Nel frattempo sono già entusiasta di queste missioni terrestri. Un giorno, quando avverranno i primi sbarchi su Marte, gli astronauti avranno fatto tesoro anche delle nostre esperienze».

Transizione ecologica sviluppando le proprie risorse digitali

Non si può fare transizione ecologica senza transizione digitale. Si tratta di un concetto molto importante, che deve arrivare alle aziende e ad imprenditori e manager, oggi e in futuro, più che mai chiamati a fare innovazione procedendo su un doppio binario: trasformazione Digital e Green insieme

Una questione centrale messa in evidenza anche da Marco Taisch, professore del Politecnico di Milano e Scientific chairman del World Manufacturing Forum, in occasione dell’Industry 4.0 360 Summit.

Il docente del Politecnico milanese, esperto in innovazione dichiara: “La transizione ecologica è un fortissimo driver anche verso la transizione digitale, dato che se si può fare Digital transformation senza sostenibilità, non si può certamente fare il contrario: non si può realizzare transizione ecologica senza sviluppare le risorse digitali che la favoriscono e agevolano la decarbonizzazione”.

Per questo è importante puntare a “un Made in Italy e una manifattura circolari e sostenibili, come indicato e previsto anche all’interno del Piano nazionale di ripresa e resilienza”, afferma Taisch.

Il settore manifatturiero ha una grande responsabilità nell’ambito della sostenibilità, dato che consuma tra il 30 e il 35% dell’energia usata nel mondo, e produce circa un terzo (anche qui, circa il 30-35%) della CO2 mondiale. Ma, allo stesso tempo, il mondo manifatturiero è il più grande generatore di posti di lavoro, che comprende l’occupazione anche nell’indotto e in settori come i servizi, la logistica, i trasporti.

“La soluzione per realizzare un futuro più sostenibile non può quindi certo essere una sorta di ‘decrescita felice’, un ridimensionamento delle produzioni e delle attività, ma invece le imprese non possono più ritardare l’evoluzione verso digitale e sostenibilità”, fa notare Taisch.

È una sfida di sviluppo sostenibile che apre le prospettive e che richiede anche nuovi modelli di business, come la servitizzazione delle attività manifatturiere, che è anch’essa un abilitatore di maggiore sostenibilità.

In questo scenario, l’IoT diventa fondamentale anche per rendere al consumatore in modo trasparente come funziona la fabbrica, cosa succede all’interno in termini di produzione e inquinamento, quanto un’azienda è davvero sostenibile nelle sue attività e caratteristiche di produzione.

I dati e i numeri raccolti e monitorati dell’IoT possono raccontare e mettere in evidenza anche tutto questo: saranno i dati di produzione a dire quali sono davvero le aziende più green e sostenibili, e quelle che invece si rivelano più inquinanti e nocive all’ambiente e all’uomo.

Un ruolo tecnologico importante, anche in tema di sostenibilità, è quello svolto e che può svolgere l’intelligenza artificiale (IA), nella misura in cui può permettere maggiore efficienza, maggiore produttività, meno sprechi e conseguenze inquinanti.

Intelligenza artificiale, un potenziale da sfruttare bene

Il potenziale dell’IA “è altissimo”, dice Taisch, anche se “stiamo vivendo una fase di hype dell’intelligenza artificiale per l’entusiasmo che circonda una novità tecnologica. In ogni caso, la capacità di leggere e usare dati è sempre più fondamentale, non solo a livello di economia e imprese, ma anche in ambito pubblico e statale”.

Il programma Gaia-X “è la risposta dell’Europa a queste necessità, ed è una risposta importante, per non trovarci impreparati ed esposti sul fronte delle tecnologie più evolute, credo che anche l’Italia debba investire in maniera importante su questa piattaforma e su questa risorsa”.

Anche l’aspetto etico è centrale in questo scenario, “è importante mettere delle leggi e regolamentare, come sta facendo la Commissione europea”, osserva il docente del Politecnico milanese, “ma bisogna evitare che le regole diventino solo burocrazia e quindi lacci e vincoli per le nostre imprese rispetto a quelle di altri Paesi extra-Ue dove di vincoli ce ne sono di meno”.

Sviluppare le competenze,  un impegno fondamentale

Il terzo pilastro per un’industria pronta per il futuro, insieme a sistemi intelligenti e manifattura circolare, è il capitale umano: “è un altro tema caldo e centrale, su cui dobbiamo investire sia in consapevolezza ma anche con azioni concrete”.

Secondo Taisch, la colpa del ritardo italiano non è solo delle istituzioni: “nel PNRR ci sono attenzione e risorse alle questioni delle competenze, della formazione e allo sviluppo degli Its, gli Istituti tecnici superiori, che però richiederà almeno cinque o sei anni per realizzarsi appieno”.

Anche le aziende “hanno una parte di responsabilità nel campo del mancato o dello scarso sviluppo delle competenze”, e un ruolo “è anche dei lavoratori, che spesso hanno un atteggiamento conservativo e rinunciatario ad aggiornarsi e alla formazione costante”, conclude  Taisch, “la formazione non è solo un diritto ma è anche un dovere del lavoratore”, perché “lavoratori più aggiornati e competenti abilitano aziende e fabbriche più efficienti e più produttive”, quindi in questo ambito “un po’ tutte le parti in causa hanno una parte delle responsabilità”.

Space economy: l’Italia al quinto posto nel Mondo

L’Italia è il quinto Paese al mondo, secondo in Europa, per investimenti messi in campo in relazione al Pil nella space economy

È quanto è emerso in occasione della presentazione dei dati dell’Osservatorio Space Economy della School of Management del Politecnico di Milano.

Il report è relativo al 2019, tuttavia, durante l’evento sono stati annunciati i dati relativi anche al 2020, anno in cui l’Italia si è piazzata al quinto posto, dopo Stati Uniti, Russia, Francia, e Cina-Giappone (a pari merito al quarto posto).  Quindi superando la Germania. Inoltre, con 589,9 milioni di euro l’Italia si attesta come terzo contribuente dell’European Space Agency (Esa) dopo Francia (1065,8 milioni) e Germania (968,6).

I fondi previsti nell’ambito del Pnrr contribuiranno a dare un’ulteriore spinta al mercato: lo stanziamento diretto allo Spazio è pari a 1,49 miliardi di euro e riguarda le linee di intervento: SatCom, Osservazione della Terra, Space factory, Accesso allo Spazio, In-orbit economy e Downstream.

“L’Europa è nella fase in cui l’economia dello spazio può rafforzare il ruolo Ue nella definizione del prossimo decennio per un’economia giusta e sostenibile e la stessa Unione può ambire a un ruolo leader divento il facilitatore effettivo della cooperazione tra gli Stati e con i partner definendo un quadro di riferimento che potrebbe andare anche oltre lo spazio”, ha affermato il Ministro per l’Innovazione Tecnologica e la Transizione Digitale, Vittorio Colao, nell’illustrare i programmi dell’Italia che riguardano l’accesso allo spazio, la nuova costellazione di osservazione, l’economia in orbita, l’esplorazione lunare. “Per avere successo abbiamo bisogno di rafforzare la visione collaborativa tra i partner”.

“La Space Economy assumerà un ruolo strategico sempre più rilevante per il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità e transizione dell’agenda europea e italiana – evidenziano Angelo Cavallo e Antonio Ghezzi, Direttori dell’Osservatorio Space Economy -.

In questa prospettiva, per l’Italia il 2021 ha rappresentato una tappa fondamentale in cui il settore ha saputo accreditarsi come uno dei fattori chiave per la competitività internazionale e lo sviluppo sociale del Paese.

La sfida futura sarà far corrispondere i risultati alle aspettative suscitate”.

Dalle aziende dell’industria spaziale (il cosiddetto upstream), agli IT provider e system integrator (downstream) fino alle imprese utenti finali, è convinzione diffusa che le tecnologie satellitari in combinazione con le tecnologie digitali più avanzate siano oggi un driver fondamentale per l’innovazione e la sostenibilità nei settori più diversi.

In questa prospettiva saranno mobilizzati nei prossimi anni ingenti investimenti pubblici e privati, evidenzia l’Osservatorio del Polimi.

Space economy e sostenibilità

Le tecnologie satellitari sono considerate tra i driver rilevanti per raggiungere i 17 Sustainable Development Goals (Sdgs) – lo strumento adottato a livello globale per valutare la sostenibilità delle attività economiche e sociali. Ad esempio – spiega l’Osservatorio del Polimi – permettono di realizzare mappe di copertura del suolo per sviluppare modelli climatici o immagini multispettrali e radar per costruire modelli predittivi sulla deforestazione. O ancora di creare mappe di suscettibilità sulle zone a rischio frane, di monitorare i livelli di inquinamento o le dune nel deserto.

L’Osservatorio Space Economy ha studiato l’adozione di applicazioni satellitari per la sostenibilità, analizzando in particolare il contributo dell’Osservazione della Terra, della Navigazione e della Comunicazione ai diversi Sdg. Ne emerge come l’Osservazione della Terra può avere un impatto diretto su 10 Sdgs e indiretto su altri 6, la Navigazione un impatto diretto su 6 Sdgs e indiretto su altri 9, la Comunicazione un impatto diretto su 4 Sdgs e indiretto su altri 11. Ad esempio, l’Osservazione della Terra e la Navigazione possono avere un ruolo concreto nell’ottimizzare il suolo agricolo avendo un impatto sull’SDG 2 di “Zero Hunger”. Mentre i sistemi di monitoraggio remoto degli impianti possono influire positivamente sull’Sdg 7 di “Affordable and Clean Energy” che si prefigge di garantire l’accesso all’Energia.

La space economy internazionale

Il mercato della Space Economy vale 371 miliardi di dollari di ricavi a livello globale, di cui il 73% riconducibile all’industria satellitare (che include servizi satellitari di telecomunicazione, navigazione ed osservazione della Terra, prodotti per l’equipaggiamento a Terra come sensori, antenne o Gps).

“Il 2021 è stato un anno importante per la crescita dell’attività spaziale, testimoniata dall’aumento del numero di satelliti in orbita, dall’accelerazione nei viaggi spaziali con civili realizzate da aziende come SpaceX, Blue Origin, Virgin Galactic, ma soprattutto dalla consapevolezza diffusa sulla rilevanza strategica della Space Economy – sottolineano Paolo Trucco e Franco Bernelli Zazzera, Responsabili scientifici dell’Osservatorio Space Economy –.

Oggi la Space Economy è sempre più centrale nelle dinamiche di innovazione cross-settoriale delle attività economiche, nel dibattito pubblico e nelle politiche industriali di molti Paesi. I prossimi anni saranno fondamentali per un pieno sviluppo dei servizi e l’ampliamento delle opportunità, con il Pnrr e il New Deal Europeo a trainare innovazione e nuove infrastrutture nel nostro Paese”.

Le stime 2021 sono rimaste costanti rispetto all’anno precedente (il cui valore era stimato a 366 miliardi di dollari). Nel 2021 si contano 4838 satelliti in orbita, con un aumento in particolare dei piccoli satelliti (sotto i 600 kg): solo nel 2020 ne sono stati lanciati il 40% (pari a 1202 satelliti) di quelli lanciati negli ultimi 10 anni.

Ammontano a 11,5 i miliardi di dollari investiti per lo Spazio dall’Unione Europea, che si piazza al secondo posto dopo gli Stati Uniti. L’abbattimento dei costi e regolamentazioni meno stringenti hanno favorito la nascita di startup in particolare lo scorso anno: le startup hanno raccolto 12,3 miliardi di euro di finanziamenti.

Il Polimi stima che per i programmi spaziali la somma dei budget governativi a livello globale oscilli fra 86,9 miliardi e 100,7 miliardi di dollari. Per entità di spesa, nell’anno fiscale 2021, appena dopo gli Stati Uniti (ampiamente al primo posto nel mondo con gli 43,01 miliardi di dollari), viene l’Europa con 11,48 miliardi di dollari, seguita da Cina, Russia, Giappone e India: grazie a Copernicus, Egnos e Galileo, l’Ue possiede sistemi spaziali di livello mondiale, con più di 30 satelliti in orbita (e l’intenzione di raddoppiarli nei prossimi 10-15 anni) e una previsione di spesa di 14,8 miliardi di euro nel periodo 2021-2027, la somma più alta mai stanziata prima.

Sono 88 i paesi nel mondo che investono in programmi spaziali, di cui 14 hanno capacità di lancio; l’Italia è tra i 9 dotati di un’Agenzia spaziale (Asi) con un budget di oltre 1 miliardo di dollari all’anno. Significativi anche gli investimenti privati nelle startup della Space Economy.

Nel 2021, si stimano complessivamente 12,3 miliardi di euro di finanziamenti a livello globale, una cifra rilevante con un sempre maggiore coinvolgimento del mercato azionario: 606 imprese nel 2021 si sono quotate tramite il meccanismo di Spac (Special Purpose Acquisition Company), contro una sola nel 2020.

Decarbonizzazione dei trasporti, ecco come si muovono le aziende

Il tema della decarbonizzazione dei trasporti è in cima alle agende dei Governi e anche alla Cop26 ci si è concentrato sulla discussione per ridurre l’impatto ambientale del settore

Le emissioni del settore dei trasporti rappresentano una parte importante sulla quota totale ed è per questo che alla Cop26 di Glasgow il tema della decarbonizzazione della mobilità è stato tra i temi più discussi.

Gli incontri nei quali si sono discusse le strategie per rendere più green il settore si sono concentrate soprattutto su come organizzare e normare la transizione verso veicoli a zero emissioni ma, poiché il tema è particolarmente rilevante per quanto riguarda le merci, il focus dei negoziati ha percorso la strada della promozione di iniziative nel trasporto aereo e marittimo.

In Italia le emissioni di CO2 legate ai trasporti rappresentano circa il 25% del totale ed è per questo che il Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili si è impegnato per ridurre le emissioni del 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990. Per farlo sarà necessario sfruttare bene le risorse messe in campo con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) che destina il 75,6% delle risorse di competenza del Ministero a progetti per il contrasto alla crisi climatica.

In particolare è necessario potenziare in modo importante le linee ferroviarie per ridurre l’uso del trasporto su gomma.

Da qui nascono progetti per l’alta velocità, il potenziamento delle reti regionali, le interconnessioni con le aree interne, ma anche il rinnovo del parco autobus nazionale, gli investimenti per il trasporto locale sostenibile, anche marittimo, la realizzazione di ciclovie per incentivare la mobilità dolce.

Alle aziende che partecipano alla campagna Race to Zero si aggiunge anche EasyJet, la low cost del trasporto aereo, che si è impegnata a stabilire un target intermedio di riduzione delle sue emissioni di anidride carbonica per il 2035 e poi a perseguire l’obiettivo delle zero emissioni nette entro il 2050.

La compagnia aerea sta lavorando da tempo alla realizzazione di voli più sostenibili; per Johan Lundgren, Ceo di easyJet, “l’ambizione è quella di raggiungere un volo a emissioni zero nel Regno Unito e in tutta Europa e stiamo lavorando proattivamente insieme ai leader del settore, come Airbus e Wright Electric, per aiutare a supportare e promuovere le tecnologie a zero emissioni per gli aerei passeggeri del futuro“.

Oltre all’anidride carbonica, easyJet si sta concentrando anche sulla riduzione della plastica – più di 27 milioni di articoli monouso in plastica sono stati eliminati – così come sulla riduzione dei rifiuti all’interno delle sue maggiori operazioni e della catena di approvvigionamento.

La mobilità del futuro? sostenibile e pulita grazie alle rinnovabili

Come sarà per le aziende del settore la mobilità del futuro? Sostenibile, grazie all’uso delle energie rinnovabili e alla diversificazione dei vettori energetici, orientata alla qualità del servizio, con un’offerta più flessibile, integrata e personalizzata per rispondere in modo efficace alle esigenze quotidiane degli utilizzatori.

Soluzioni innovative per la mobilità sostenibile si raggiungono tramite la sperimentazione e attuazione di processi di open innovation.

Per attuarle, le imprese necessitano di procedure semplificate, chiare e veloci, di reale supporto allo sviluppo immediato di una mobilità sempre più sostenibile e innovativa”. Rafforza il concetto anche Alvise Biffi, componente di Giunta della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi, per il quale “la crescita del settore dei trasporti e delle infrastrutture dovrà andare di pari passo con il miglioramento delle condizioni ambientali”.

La guida è stata realizzata per aiutare le aziende e le start-up del settore dei trasporti a orientarsi nelle nuove tendenze tecnologiche: dai veicoli elettrici e a idrogeno alla guida autonoma, dalla mobilità aerea urbana alla micromobilità, dalla Hyperloop agli aerei supersonici.

Il rapporto 2021 sulle tecnologie e sulle politiche ambientali di Cruise Lines International Association Cruise Lines International Association (Clia), associazione di categoria del settore crocieristico, ha pubblicato il Global Cruise Industry Environmental Technologies and Practices Report, realizzato da Oxford Economics, per mostrare l’impegno del settore verso pratiche di turismo responsabile e i progressi nello sviluppo di tecnologie ambientali per il settore.

Il report approfondisce anche la ricerca di combustibili alternativi e offre una valutazione sulle politiche che il settore sta mettendo in atto per sostenere il percorso di sostenibilità.

Dai dati emerge infatti che, in aggiunta al gas naturale liquido (Gnl), oltre i tre quarti della flotta globale di navi da crociera per capacità passeggeri è attualmente predisposta per utilizzare combustibili alternativi.

Le fonti di carburante alternative agli oli combustibili pesanti attualmente in fase di sperimentazione includono biodiesel, metanolo, ammoniaca, idrogeno e batterie elettriche.

Il rapporto segnala però la presenza di ostacoli ingegneristici, di fornitura e normativi, che ne rallentano l’adozione su larga scala.

Ciò nonostante, l’investimento di 26,5 miliardi di dollari da parte del settore crocieristico sta dando impulso alla ricerca e sviluppo in questo ambito.

Grafene per rendere le batterie al litio-zolfo più efficienti

Il grafene è un materiale iper-innovativo, che viene unito con il ben più diffuso zolfo, per sostituire le terre rare nelle batterie agli ioni di litio

Ecco la sfida recente Directa Plus, la società comasca quotata dal 2016 all’Aim di Londra e fondata e diretta da Giulio Cesareo che sta sperimentando questa strada con l’americana NexTech: l’obiettivo è sviluppare le batterie al litio-zolfo, che, con il grafene, diventerebbero più efficienti e di maggior durata rispetto a quelle a ioni di litio.  In più si aggirerebbe la strozzatura delle terre rare, costose e difficili da trovare.

Batterie più potenti e durature

«Siamo in una fase avanzata di sperimentazione con NexTech, un’azienda del Nevada. Ora installeranno qui accanto a noi un impianto pilota di queste batterie», annuncia Cesareo. «Hanno scoperto che il nostro grafene, essendo fatto senza chimica, secondo loro è il migliore al mondo come conduttore. L’obiettivo è fare una batteria che costa il 50% in meno rispetto agli ioni di litio, e con una energia specifica da 3 a 5 volte, che significa che un’auto farebbe quasi mille chilometri. Poi c’è la sicurezza: se la batteria agli ioni di litio prende fuoco non la spegni più questa invece non prende fuoco».

L’accordo con Norda

Di venerdì 5 è invece l’accordo con Norda per la produzione delle suole nelle scarpe da trekking, nelle quali sarà inserita la membrana di grafene di Directa Plus per uniformare la temperatura del piede con uno spessore minimo.

«Il grafene comincia ad essere richiesto dalle grandi catene della supply chain», spiega Cesareo, e anche per questo motivo i conti sono in crescita.

Il semestre si è chiuso con «il miglior risultato della storia»: +41% i ricavi a 4,56 milioni di euro e ebitda vicino al pareggio (0,44 milioni di rosso, -70%).

La spugna anti-petrolio e i filtri anti-Covid

Per il 70% circa i ricavi arrivano dall’uso ambientale nella raccolta del petrolio sversato. Directa ha creato nello stabilimento di Lomazzo una specie di spugna di grafene riutilizzabile («Grafysorber») con cui in Romania ha recuperato oltre 6,5 mila tonnellate di petrolio, reimmesso in raffineria.

Il resto arriva dal tessile e dai filtri antibatterici e antivirali a partire dalle mascherine anti-Covid al grafene «che non solo bloccano il virus ma ne uccidono il 90% come testato dall’Università Cattolica e dalla Sapienza»— dice Cesareo — e dall’uso del grafene come coadiuvante degli asfalti, per aumentarne tenuta e durata. E tra gli studi ce n’è un altro nell’elettronica consumer. Il break even è alle porte: dovrebbe essere raggiunto nel 2022.

 L’azionista statunitense

Primo azionista è diventato il miliardario (di origine cinese/sudafricana), Patrick Soon-Shiong, già inventore del farmaco anticancro Abraxaneha e investitore in biotech.

Sull’Aim da inizio anno è cresciuta di oltre il 60% a 83 milioni di sterline guadagnando più dei suoi diretti concorrenti quotati. «Il nostro socio americano è interessantissimo a quello che facciamo», continua Cesareo.

«Lavoriamo tanto con l’estero ma mi piacerebbe relazioni solide e significative con le aziende di Stato, come Leonardo o Eni e avviare con loro dei joint-lab. Le tecnologie ci sono, ora vanno messe assieme.

Se lo facciamo solo con gli stranieri, alla lunga correremo il rischio di spostare valore e innovazione sostenibile fuori dall’Italia».

REFRIGERA 2021 apre i battenti oggi a Bologna Fiere

 

 

Dal 3 al 5 novembre 2021 i protagonisti dell’intera filiera della refrigerazione si danno appuntamento al polo fieristico di Bologna Fiere per la seconda edizione di REFRIGERA, la fiera dedicata alla refrigerazione industriale, commerciale e logistica

Prima fiera europea di settore a tornare in presenza nel 2021, REFRIGERA si pone come punto di ripartenza e di rilancio del mondo della refrigerazione, grazie anche alla qualifica di manifestazione internazionale (dati statistici certificati da ISFCert – ente accreditato Accredia).

 L’evento riunisce a Bologna Fiere non solo tutti gli operatori specializzati ma anche il mondo della produzione, della distribuzione, i tecnici e i progettisti dei settori del food retail e della GDO, delle industrie alimentari, farmaceutiche, dei trasporti, della logistica, e dell’industria in generale, offrendo così una preziosa occasione di crescita professionale e di incontro tra frigoristi e il resto della filiera che consentirà di sviluppare un proficuo “networking” finalmente in presenza e di toccare con mano le novità e il meglio della produzione di settore. 

Oltre alla parte espositiva, con 150 espositori già confermati, REFRIGERA 2021 propone un fitto programma di convegni, workshop ed eventi formativi di altissimo livello che permetteranno alle migliaia di visitatori di aggiornarsi sui temi centrali e d’avanguardia per il settore, sulle nuove tecnologie, sulle ultime normative e sulle tendenze di sviluppo del mercato: le nuove frontiere nel trasporto refrigerato, l’ultrafreddo nel food e nel pharma, le connessioni tra ICT, digital innovation e refrigerazione, la questione ormai imprescindibile per qualunque settore produttivo della sostenibilità e dell’efficienza energetica, sono solo alcuni dei temi che saranno approfonditi a REFRIGERA 2021.

Dal 3 al 5 novembre a Bologna Fiere, REFRIGERA 2021 rappresenterà quindi un’occasione di business, incontro e formazione imperdibile per tutte le figure del settore, e sarà organizzata garantendo le migliori condizioni sanitarie e logistiche, in modo da offrire il più alto grado di soddisfazione, visibilità e sicurezza per espositori e visitatori.

REFRIGERA 2021 è un evento organizzato da A151 srl in collaborazione con le più importanti associazioni di settore, quali Assofrigoristi, Area, Asercom, ATF-Associazione Tecnici del Freddo, Centro Studi Galileo, Frigoristi Datoriale, OITA, etc.

TERRANOVA INSTRUMENTS TORNA IN PRESENZA AD ADIPEC 2021

Ospitato dall’Abu Dhabi National Oil Company (ADNOC), ADIPEC è il luogo di incontro più influente al mondo in cui le società e i professionisti del petrolio, del gas e dell’energia si riuniranno di persona

E lo faranno in modo sicuro e protetto, per coinvolgere e identificare le opportunità che sbloccheranno nuovo valore in un panorama energetico in continua evoluzione.

La mostra ADIPEC offre opportunità per acquirenti e venditori di incontrarsi, imparare, fare rete, fare affari e scoprire nuovi prodotti, soluzioni e tecnologie da oltre 2.000 aziende espositrici, che comprende oltre 51 NOC, IOC e IEC, nonché 26 padiglioni nazionali internazionali, fornendo un ambiente di livello mondiale per il commercio lungo l’intera catena del valore del settore.

I programmi della conferenza forniscono approfondimenti sia strategici che tecnici mentre più di 1.000 leader tra ministri, amministratori delegati, responsabili politici e influencer discutono e condividono le loro intuizioni sugli ultimi sviluppi che modellano il settore attraverso il programma strategico e oltre 800 esperti tecnici di tutto il mondo, forniscono 127 sessioni in 4 giorni di scambio di conoscenze business-critical.

TERRANOVA INSTRUMENTS – Stand 12333, Padiglione 12, dal 15 al 18 Novembre

Per maggiori informzioni: www.terranova-instruments.com

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TERRANOVA® GOES LIVE AGAIN AT ADIPEC 2021

Hosted by the Abu Dhabi National Oil Company (ADNOC), ADIPEC is the world’s most influential meeting place where oil, gas and energy companies and professionals will convene in-person, safely and securely, to engage and identify the opportunities that will unlock new value in an evolving energy landscape.

The exhibition provides opportunities for buyers and sellers to meet, learn, network, do business and discover new products, solutions and technologies from over 2,000 exhibiting companies, which includes over 51 NOCs, IOCs and IECs as well as 26 international country pavilions, providing a world-class environment for trade across the industry’s full value chain.

The conference programmes provide both strategic and technical insights as more than 1,000 leading Ministers, CEOs, policy makers and influencers debate and share their insights on the latest developments that shape the industry across the strategic programme and over 800 technical experts from around the world, deliver 127 sessions across 4 days of business-critical knowledge-exchange.

Come and visit at Stand 12333, Hall 12, November 15-18.

www.terranova-instruments.com

DIGITALIZZAZIONE: aumentare i ricavi offrendo servizi digitali

costruttori macchinari industriali

Ecco 4 opportunità per i costruttori di macchine. Nei prossimi 5 anni si prevede che almeno il 20% delle entrate dei costruttori di macchine deriverà dai servizi digitali

IXON si propone di aiutare i costruttori di macchine a raggiungere questo obiettivo, non solo per agevolare il passaggio a nuovi modelli di business, ma anche fornendo idee concrete che richiedono un investimento ridotto e offrono un rapido ritorno dell’investimento (ROI).

In questo articolo parleremo delle sfide che devono affrontare i costruttori di macchine e introdurremo le nuove opportunità di business che potranno consentire agli OEM di generare risparmi e ricavi usando con intelligenza i dati raccolti dalle macchine.

Le sfide che aspettano i costruttori di macchine

La maggior parte degli OEM è focalizzato sulle esigenze dei clienti e non pensa tanto a come creare la strada per il proprio successo.

Per produrre macchine a costi ottimizzati bisogna stabilire da dove partire e dove dirigersi.

Esplorare le possibilità digitali per ottimizzare le macchine senza dover affrontare enormi investimenti può essere difficoltoso.

La mancanza di conoscenze, il sovraccarico di tecnologia digitale e potenziali rischi per la sicurezza durante il ciclo di vita della macchina complicano ulteriormente il tutto.

Il che ci riporta alla domanda principale: come è possibile ottenere un profitto del 20% dai servizi digitali entro 5 anni con un modello di business che possa offrire vantaggi all’OEM e ai suoi clienti? Quale tipo di cliente è disposto a pagare per questo?

Nuovo potenziale di fatturato

Per guadagnare offrendo servizi digitali occorre partire da un cambio di mentalità. Uno sguardo critico sui servizi esistenti e un confronto con i clienti può aprire la strada a nuove opportunità.

Ci occuperemo delle diverse opportunità di business in base ai diversi tipi di macchine che ci sono in una linea di produzione.

Sono tutte idee data-driven che possono portare a una nuova crescita dei ricavi o a un risparmio di costi.

  1. Entrate ricorrenti puntando sulle parti consumabili
  2. Servizio di monitoraggio sulle parti soggette a usura
  3. Utilizzare il machine-learning per risparmiare sui componenti
  4. Contratti per il monitoraggio predittivo

Opportunità di flussi di guadagno per i costruttori di macchine 

1) Entrate ricorrenti puntando sulle parti consumabili

Utilizzare parti consumabili fuori specifica può essere una delle principali cause di inattività della macchina. Quando questi componenti vengono invece ottimizzati per le tue macchine e tenuti in magazzino, il tempo di attività delle macchine migliora.

Quindi perché non fornire direttamente al cliente le parti consumabili? O meglio ancora perché non pensare di spostare i guadagni proprio sui consumabili? Certo, non tutte le macchine offrono questa possibilità, ma vale la pena di considerare se questo aspetto si possa adattare alle tue macchine.

Nell’industria della stampa e dell’imballaggio vi sono molti esempi su come questa strategia sia stata applicata con successo. Inviare i beni di consumo al tuo cliente prima ancora che sappia di averne bisogno vuol dire alleggerirlo di una potenziale preoccupazione. È una situazione win-win, che porta a un’operatività aumentata e a entrate ricorrenti per il costruttore di macchine.

2) Servizio di monitoraggio sulle parti soggette a usura

Certe parti di macchina hanno un ciclo di vita definito e a un certo punto saranno soggette a usura. L’inattività non pianificata provocata da parti di macchina usurate offre un’esperienza negativa per il cliente e genera un aumento dei costi. Basti pensare all’automobile: meglio essere avvisati della necessità di manutenzione piuttosto che subire una improvvisa rottura.

I costruttori di macchine possono usare dati della macchina per determinare quando le parti soggette a usura sono alla fine del loro ciclo. Possono offrire questo nuovo servizio notificando al cliente in anticipo, con un piccolo sovrapprezzo che permetterà però al cliente di prevenire un fermo della produzione. Il risultato per l’OEM sarà un aumento delle vendite di parti di ricambio, contratti di assistenza e un miglioramento della soddisfazione del cliente.

3) Utilizzare il “machine learning” per risparmiare sui componenti

Implementare soluzioni di machine learning è difficile e impegnativo, specialmente per i piccoli costruttori di macchine. La maggior parte dei costruttori di macchine si concentra su come aver software di macchina che funzionano bene con pochi bug e un sistema operativo stabile. Cambiare software è fuori discussione e usare algoritmi ad apprendimento automatico e intelligenza artificiale è vista come una possibilità solo per un futuro lontano.

Quando però si progettano nuove macchine si tiene conto di determinati margini sulla sicurezza, a volte anche eccessivi, per essere sicuri di non incorrere in guasti. Se però queste parti non si guastassero mai, sarebbe possibile ridurre tolleranze e costi. Come? Mentre tutti studiano le parti malriuscite e analizzano le cause dei guasti, raramente ci si concentra sulle parti che invece non si guastano perché sono state ben progettate.

Raccogliendo e analizzando i dati delle parti ben riuscite si può ri-progettare ciò che è ha avuto successo, riducendo notevolmente i costi. E la competenza acquisita sarà di aiuto nella fase di progettazione su parti future e sulle macchine e per ottimizzare quelle di nuova generazione in modo da ottenere un vantaggio in termini di competitività.

4) Contratti per il monitoraggio predittivo

Nelle macchine ci sono alcune parti critiche che hanno un ciclo di vita di produzione e progettazione a lungo termine; eppure queste parti si guastano durante la vita della macchina.

La rottura di parti critiche porta a lunghi periodi di inattività dal momento che molte aziende non hanno a magazzino queste parti critiche. Tutto questo può avere un impatto importante in termini di processo di produzione e per i clienti significa aumento dei costi.

Analizzando i dati di parti guaste e di parti vicine alla fine del loro ciclo di vita può essere potenzialmente combinato con la data science per trarne informazioni preziose.

Dei Service Engineer esperti possono riconoscere se una macchina funziona bene o no semplicemente ascoltando la macchina o sentendo le vibrazioni e identificandone la causa.

Monitorare i dati giusti e confrontarli con i modelli noti può consentire di offrire un servizio di assistenza 24 ore, 7 giorni su sette e 365 giorni l’anno su ogni macchina. Sarà possibile sapere che un guasto si verificherà prima che succeda realmente.

Sostituire parti e fare assistenza prima della rottura in un momento in cui l’impatto sulla produzione è limitato può aumentare il livello (e i ricavi) dei contratti di assistenza offerti.

Ecosistema digitale in impresa: la quarta rivoluzione industriale

quarta rivoluzione industriale

La quarta rivoluzione industriale è caratterizzata dall’avvento dell’ecosistema digitale: i concetti di Internet of Things (IoT) e Internet of Services (IoS) nella produzione e “nell’inventory management

Tutto ciò permette alle fabbriche di diventare “intelligenti”, con sistemi di produzione integrati verticalmente e orizzontalmente.

Il driver principale è la tecnologia, poiché Industria 4.0 è un termine collettivo per indicare proprio le tecnologie e i concetti di organizzazione della catena del valore.

L’ecosistema digitale e le piattaforme di produzione connesse e integrate svolgono un ruolo importante nell’affrontare le pressioni competitive e nello sviluppo di nuove applicazioni e servizi. In questo articolo analizziamo che cosa significa integrare un ecosistema digitale in impresa e qual è il ruolo dell’Internet of Things e dei “dati” di cui sentiamo sempre più parlare.

Ecosistema digitale: dal monitoraggio remoto al condition monitoring

Nelle prime fasi della digitalizzazione del settore industriale si parlava principalmente di sistemi di monitoraggio remoto delle macchine (RMMS): tipicamente prodotti software che, abbinati agli strumenti, consentivano di monitorare le attrezzature e i dispositivi in impianto.

L’avvento dell’Internet of Things nel settore industriale ha spinto l’adozione della raccolta di informazioni basata su sensori, per affrontare i problemi legati principalmente ai tempi di fermo macchina e ai ritardi nella produzione. In questo modo, il monitoraggio della macchina si evolve verso il monitoraggio delle condizioni (condition monitoring), che è la pratica di monitorare i dispositivi, solitamente con sensori esterni, al fine di raccogliere i dati necessari per la diagnosi sullo stato di salute. Per raggiungere questo obiettivo, vengono utilizzati sistemi di acquisizione dati per monitorare tutti i tipi di apparecchiature e dispositivi industriali.

Oggi, oltre al monitoraggio delle condizioni, si stanno sviluppando altri tipi di servizi per rispondere a necessità come la manutenzione preventiva, la misurazione dell’autonomia e dell’operatività dei sistemi, il monitoraggio dell’energia o delle prestazioni dell’impianto; di conseguenza, i responsabili dei processi hanno necessità di una maggior digitalizzazione per ricevere e interpretare tutti i dati necessari.

Ecosistema digitale: il ruolo dell’Internet of Things

La digitalizzazione della produzione collega, tramite il cosiddetto internet delle cose (IoT) persone, dispositivi di processo, macchinari e impianti. Come abbiamo già accennato, un ecosistema digitale consente una maggior disponibilità di dati legati alla produzione: la loro raccolta, archiviazione ed elaborazione fa sì che essi descrivano con precisione il contesto in cui il prodotto viene fabbricato, il processo di fabbricazione, lo stato di salute degli asset di produzione e l’intera rete del valore. L’ecosistema digitale svolge quindi un ruolo cruciale nel consentire una miglior visione dello scenario, finalizzata all’ottimizzazione della produzione da diverse prospettive quali efficienza, disponibilità, qualità del prodotto finale, prestazioni degli asset e così via.

È chiaro, quindi, come l’Internet of Things industriale influenzi ampie porzioni del processo di produzione, e in modo significativo.

La spinta verso un ecosistema produttivo digitale include però la necessità di modelli condivisi, accordi su interfacce e protocolli di comunicazione industriale, e interoperabilità dei dati.

Sensori di numerose tipologie sono già ampiamente utilizzati nell’ambiente di produzione, ma mentre il loro uso diventerà più diffuso, la capacità di connettere e trasmettere dati più velocemente e con una migliore integrità sarà il vero fattore abilitante dell’IIoT.

Ecosistema digitale: il ruolo dei dati e della loro trasmissione

I dati alimentano l’Industria 4.0 e gli ecosistemi digitali. L’analisi dei dati è il prerequisito base per l’implementazione delle applicazioni digitali in impresa.

Man mano che gli ecosistemi digitali si espandono, aumenta anche l’importanza di stabilire forti livelli di sicurezza, supportati da processi trasparenti e integrità dell’origine dei dati. Sistemi di gestione dati che garantiscano la loro integrità possono aiutare le aziende a evitare violazioni e a gestire meglio le interruzioni delle operazioni: questa è la prima preoccupazione legata alla sicurezza dei dati, secondo una ricerca di pwc.

I protocolli e i framework di connettività consentono ai responsabili d’impianto di raccogliere e trasferire dati in modo più rapido e accurato, dai sensori fino al cloud, per l’aggregazione e l’analisi. Gli esempi includono:

  • il protocollo IO-Link, introdotto dai fornitori di sensori;
  • il protocollo OPC UA, che supporta una maggiore interoperabilità e una trasmissione più sicura delle informazioni al cloud.

Ecosistema digitale in impresa: i driver dell’adozione

Di seguito sono riportati i fattori chiave per rendere gli ecosistemi digitali in impresa una realtà sempre più presente e strategica.

1. Connettività e tecnologia

I settori industriali possono generare enormi quantità di dati. La tecnologia per la loro acquisizione e analisi apre a nuove opportunità di ottimizzazione e monetizzazione.

2. Standardizzazione e sicurezza

L’industria ha bisogno di standard comuni per consentire a prodotti, macchine e apparecchiature intelligenti di diversi produttori di interagire senza problemi. Con l’uso industriale del cloud, la sicurezza rimane la principale preoccupazione da superare.

3. Produzione e competitività

L’adozione dell’internet delle cose a livello industriale può accelerare i tassi di produttività in fabbrica, riducendo i tempi di inattività non pianificati e aumentando la disponibilità degli impianti.

In conclusione, l’adozione dell’IoT industriale e degli ecosistemi digitali in impresa ha subito un’accelerazione con l’ingresso delle nuove tecnologie e lo sprint a cui l’emergenza sanitaria ha costretto l’intero settore produttivo.

Secondo un report di IHS Markit, entro il 2030 i dispositivi IoT installati supereranno i 125 miliardi. Gli ecosistemi digitali saranno sempre più fondamentali per l’interpretazione dei dati e un miglior sviluppo degli impianti industriali, nonché delle performance e della competitività aziendale.

ITAL CONTROL METERS, Oil&Gas: MISURATORI DI PORTATA SPECIALI

RHM misuratore di portata speciale

Nel settore oil&gas relativo sia al greggio che al gas naturale in ambito onshore ed offshore, sono molte le applicazioni che richiedono la misurazione delle portate dei fluidi e quindi misuratori di portata speciali

Ma soprattutto nel settore della perforazione la richiesta degli impianti è indispensabilmente mirata sia alla sicurezza che all’affidabilità in qualsiasi condizione e con poca manutenzione.

Nei pozzi di estrazione è comune l’esigenza di iniezione nel pozzo di fluidi di servizio, in particolare metanolo ma anche acqua e prodotti chimici con varie funzioni specifiche. Quello che c’è da considerare è che molto spesso le portate in gioco sono microscopiche, soprattutto per gli inibitori, quindi su tubazioni di piccolo diametro, da pochi millimetri fino tipicamente a poche decine di centimetri, inoltre molte di queste applicazioni di iniezione sono a pressione estremamente elevata, anche superiore ai 1.000 bar.

L’impianto quindi necessita di:

➤ capacità di misura per piccole portate, in condizione di elevatissime pressioni, utilizzando per i sensori materiali compatibili con fluidi chimicamente aggressivi e con certificazioni ATEX/IECex

➤ affidabilità, precisione e continuità di misura che devono essere garantite nel tempo

PER QUESTE APPLICAZIONI CRITICHE PROPONIAMO DUE SOLUZIONI TECNICHE DIFFERENTI

  • Misuratore di portata di massa ad effetto Coriolis –Rheonik Messtechnik. È uno strumento che non ha eguali per la capacità di misura di portate microscopiche, a partire anche da pochi grammi/min, con tubi di misura realizzati in moltissimi materiali anche speciali (inox, hastelloy, tantalio, duplex, super duplex, monel, inconel, HP160, ed altri ancora), versioni realizzate per funzionare anche oltre i 1.200 bar. Basato sulla misura delle forze di Coriolis questo strumento rileva in tempo reale la portata direttamente in massa del fluido che lo attraversa, indipendentemente dalle sue caratteristiche chimico-fisiche e da pressione e temperatura, fornendo prestazioni di accuratezza anche fino al +/-0,1% del valore misurato (versione “Gold Line”). Il sensore della serie RHM è fornibile in varie taglie, tutte certificate ATEX/IECex per zona 0, 1 e 2 e viene connesso ad un convertitore elettronico montabile sia in campo che anche a distanza, con display locale per la visualizzazione della portata istantanea e totalizzata e per l’interfaccia diagnostico con l’operatore che naturalmente può anche essere effettuato a distanza mediante collegamento seriale con un software dedicato.
  • Misuratore di portata ad ultrasuoni clamp-on – Flexim. Nei casi in cui le portate sono sempre molto piccole ma non microscopiche, come spesso capita ad esempio per l’iniezione di metanolo, quindi in tubazioni di diametro sopra i 6 mm, è possibile impiegare questa tecnica di misura che prevede l’installazione dei trasduttori completamente all’esterno della tubazione, quindi senza nessun contatto con il fluido in transito.
  • Questa soluzione, oltre a non avere limitazioni di pressione di esercizio, ha anche l’enorme vantaggio di garantire sempre la continuità di esercizio dell’impianto, anche durante il montaggio, lo smontaggio o qualsiasi operazione si voglia o debba fare sul misuratore stesso.
  • Anche questo strumento è certificato ATEX/IECex per zona 1 oppure 2 e viene fornito con un convertitore di misura, serie F721 oppure serie F80x, da campo o anche remoto provvisto di display locale e di ogni funzionalità addizionale, oltre che di datalogger a bordo ed interfaccia seriale con diversi protocolli di comunicazione a scelta.
  • Le prestazioni in termini di incertezza di misura sono tipicamente entro +/-1% del valore misurato con ripetibilità entro +/-0,15%.