POMPE CRIOGENICHE PER PICCOLI IMPIANTI INDUSTRIALI

pompa criogenica

Con le pompe criogeniche di Vanzetti Engineering è possibile rispondere a tutte le esigenze applicative del settore industriale su piccola scala

L’ultimo modello della serie ARTIKA di Vanzetti Engineering, l’ARTIKA 300, permette di soddisfare le esigenze di applicazioni per il trasferimento di gas naturale liquefatto in terminali di piccola e media taglia.

Nel settore industriale su piccola scala le applicazioni a valle delle pompe criogeniche che hanno registrato una crescita significativa negli ultimi anni sono quelle relative all’alimentazione di gasdotti, centrali elettriche a gas, impianti di peak shaving a gas e trasferimento di gas a terminali costieri di piccole e medie dimensioni.

Vanzetti Engineering è in grado di fornire tutte le pompe criogeniche a valle dell’impianto di liquefazione, su skid e complete di tutti gli accessori, sensori e strumenti.

Per soddisfare le esigenze di applicazioni per il trasferimento di gas naturale liquefatto in terminali di piccola e media taglia, Vanzetti Engineering ha sviluppato un modello più grande di pompa centrifuga sommersa, l’ARTIKA 300. Disponibile in configurazione a 1 o 2 stadi, questa pompa può raggiungere i 270 m3/h di portata, completando così la gamma di pompe sommerse per LNG. Le caratteristiche proprie di queste pompe includono la concezione senza guarnizione, con i cuscinetti dei motori lubrificati in permanenza dal gas naturale liquefatto, che consente il mantenimento di condizioni di freddo per operazioni di avvio e stop veloci ed efficienti, e bassissima frequenza di manutenzione.

Rigassificazione

Il gas naturale, allo stato liquido, avendo una densità circa 600 volte superiore a quella in stato gassoso e ed essendo stoccato a basse pressioni, rappresenta la forma più conveniente per il trasporto di questo combustibile in grandi quantità, indispensabile specialmente laddove non è presente una rete così capillare di gasdotti. Il gas naturale liquido viene trasportato dai Paesi in cui viene prodotto, per poi essere rigassificato in impianti chiamati terminal LNG, nei Paesi a cui il prodotto viene destinato. La rigassificazione è un processo nel quale il gas naturale liquefatto viene scaldato, tramite speciali scambiatori di calore, per farlo ritornare allo stato gassoso. In seguito, viene distribuito come gas naturale tramite i gasdotti. Il gas naturale liquefatto può essere stoccato localmente in serbatoi criogenici e impiegato successivamente per altri scopi, come il riempimento di rimorchi e stive.

Impianti satellite LNG

Gli impianti satellite LNG sono spesso impiegati per fornire gas naturale a caldaie, fornaci, centrali elettriche e altre applicazioni industriali, quando non è localmente disponibile una rete di distribuzione gas. In combinazione con i trasporti via iso-container e trailer LNG, questi impianti sono in grado di garantire una fornitura costante di combustibile pulito dai terminal LNG.

Power generation

Nei casi in cui è richiesta la produzione in loco di energia elettrica, il gas naturale liquefatto rappresenta una valida alternativa all’olio combustibile.

Le centrali elettriche garantiscono energia pulita, sicura ed economica a città, isole e aree remote utilizzando il gas naturale liquefatto al posto dei combustibili pesanti. In agricoltura e nelle serre, dove non sono disponibili gasdotti o reti elettriche, il gas naturale liquefatto rappresenta una valida alternativa per avere accesso al gas naturale.

Inoltre, i generatori diesel possono essere sostituiti con generatori a gas o trasformati in sistemi bifuel capaci di essere alimentati sia a gasolio sia a gas naturale.

Impianti Peak Shaving

Il gas naturale liquefatto può essere impiegato per gestire picchi di domanda di energia quando le normali reti di distribuzione sono in grado soltanto di soddisfare la normale domanda ma non occasionali richieste extra, dovute, ad esempio, alle variazioni stagionali. Questi impianti sono chiamati LNG Peak Shaving, perché sono in grado di gestire questi picchi transitori usando il gas naturale liquefatto come fonte di energia

Impianti industriali, oil & gas e attività minerarie

Il gas naturale liquefatto è ampiamente utilizzato in vari processi industriali, come centrali elettriche, essiccatoi, caldaie, trattamenti termici, forni rotanti e fornaci per la produzione di carta, metallo, prodotti chimici, petrolio, pietra, argilla, vetro, abbigliamento e cibo. Rappresenta un’alternativa ecologica, meno costosa e sicura, al GPL, al gasolio e agli oli, garantendo innegabili benefici economici e ambientali.

Per quanto riguarda il settore oil & gas, un tipico sito di perforazione consuma da 2.500 a 9.000 litri di gasolio al giorno: un combustibile altamente efficiente come il gas naturale liquefatto può essere una scelta intelligente.

Il gas naturale liquefatto può essere impiegato con successo anche nelle attività minerarie e nei veicoli pesanti al posto di grandi quantità di gasolio. I camion da cava e miniera spesso compiono percorsi brevi e ripetitivi e, quindi, un sistema di rifornimento in loco basato sulla tecnologia LNG rappresenta un’ottima opportunità.

Una soluzione per ogni esigenza

Per tutte le tipologie di applicazioni appena citate, Vanzetti Engineering propone diverse tipologie di pompe criogeniche.

Le pompe criogeniche sommerse della serie ARTIKA sono disponibili in configurazione monostadio o multistadio (2, 3, 4 o 6), sono progettate per lavorare sommerso in criostato o in serbatoio criogenico, sono adatte ad utilizzo continuo e discontinuo, offrono helical inducer per minimizzare il valore di NPSH, motore integrato da utilizzare con inverter/VFD, meno interventi di manutenzione grazie all’assenza di elementi soggetti a usura e alla lubrificazione continua dell’LNG, rumorosità ridotta (<80dB).

Le pompe criogeniche centrifughe per gas naturale liquefatto e gas industriali delle serie DSM e SGM dispongono di motore elettrico e presa diretta, tenuta meccanica, induttore per minimizzare la NPHS richiesta e hanno una rumorosità di emissione ridotta (< 80 dB).

Le pompe criogeniche alternative della serie VT-1 garantiscono elevata efficienza e ridotta rumorosità, compatibilità con serbatoi Cold Converter e Thermosyphon, installazione semplice grazie alle connessioni adattabili inlet e outlet, manutenzione rapida grazie ad un kit di tenuta della cartuccia.

FUCHS: Fluidi da taglio per lavorare nuovi materiali per l’industria aerospaziale

Fuchs lubrificant

FUCHS Lubrificanti fornisce ai maggiori player dell’aerospace fluidi di processo per le lavorazioni meccaniche su materiali vari quali alluminio, titanio, magnesio e superleghe.

Costi del carburante e necessità di contrarre le emissioni di CO2 inducono i costruttori a ridurre il peso degli aeromobili, grazie a nuovi materiali che richiedono lavorazioni difficili e lunghe: il ruolo di lubrificanti e i fluidi da taglio FUCHS è fondamentale.

FUCHS Lubrificanti S.p.A., filiale italiana del Gruppo FUCHS PETROLUB SE produce e commercializza oli lubrificanti e fluidi per il metalworking dal 1982.

E’ il più grande produttore indipendente di lubrificanti e prodotti affini nel mondo. L’azienda si distingue per l’alto grado di specializzazione e per la capacità di sviluppare soluzioni ‘tailor made’ per l’ottimizzazione dei processi produttivi su specifiche dei clienti. Il portfolio prodotti copre tutte le applicazioni industriali, compresi i segmenti di nicchia ad alta specializzazione, come spiega Giovanni Caula, Responsabile Aerospace Business FUCHS Lubrificanti S.p.A.

Nel settore aerospace l’azienda è attiva e dispone di diverse omologazioni di prodotti presso le più importanti industrie di aeromobili e loro componenti. La gamma di prodotti offerta è in grado di soddisfare qualsiasi lavorazione. In particolare l’azienda sta promuovendo nuovi fluidi a elevate prestazioni e ridotto consumo per il metalworking specifici per le lavorazioni del titanio, dell’alluminio, del magnesio e delle superleghe, materiali ampiamente utilizzati proprio nel settore aeronautico”.

Gli emulsionabili e gli oli interi FUCHS rappresentano la frontiera più avanzata oggi disponibile, frutto dell’esperienza maturata in oltre settant’anni, a stretto contatto con i clienti e i più importanti costruttori di macchine utensili e CNC.

fuchs lubrificant

LAVORAZIONI MECCANICHE ESIGENTI

A livello mondiale FUCHS Lubrificanti fornisce ai maggiori player dell’aerospace fluidi di processo per le lavorazioni meccaniche su materiali vari quali alluminio, titanio, magnesio e superleghe. In Italia FUCHS Lubrificanti opera nel comparto aeronautico fornendo le due holding nazionali del settore per la produzione di aeromobili (Leonardo) e motori per velivoli (GE Avio Aero). Leonardo (ex Finmeccanica) è costituita da varie divisioni, e Fuchs Lubrificanti lavora sia per quella aeronautica che costruisce velivoli civili e militari (ex Alenia Aermacchi), sia per quella denominata Elicotteri (ex Agusta Westland). FUCHS Lubrificanti inoltre dispone di tecnologie e prodotti per i fluidi da taglio con omologazioni dei principali costruttori aeronautici, come Boeing, Airbus, Safran, MTU, Pratt&Whitney, Rolls-Royce.

MOC, Alessandria d’Egitto.

– Mediterranean Offshore Conference

L’evento ufficiale dell’industria oil & gas celebra i 20 anni.

MOC – Mediterranean Offshore Conference, si terrà ad Alessandria d’Egitto dal 13 al 15 ottobre, presso la BACC – Bibliotheca Alexandrina Conference Centre.

Quest’anno festeggerà 20 anni di successi. Considerata la principale fiera di settore dell’industria oil&gas in Egitto, in tutti questi anni, il MOC è cresciuto anno dopo anno ed è diventato uno degli eventi di settore più importanti del bacino mediterraneo.

Con il patrocinio del Ministro del Petrolio e delle Risorse Minerali l’evento riveste una particolare importanza per il governo egiziano che riconosce l’importanza del ruolo dell’energia nel migliorare la vita dei suoi cittadini. Il governo egiziano continua a dimostrare, infatti, un forte impegno nell’abbracciare nuovi ed emergenti studi e processi fornendo all’industria petrolifera e del gas metodi innovativi che evolvono, in questo modo, i bisogni delle generazioni future.

È molto importante riconoscere il supporto continuo che la fiera riceve dai professionisti del settore e dalle aziende che stabiliscono gli standard come Eni, BP, Shell, Edison, ENPPI, Petrojet, Wintershall Dea, Halliburton, Schlumberger, Gasco, solo per citarne alcune. La loro visione di un futuro prospero per il settore in questione è fondamentale per mantenere bassi i costi e aumentare il livello di eccellenza operativa. Ora più che mai è importante muoversi verso un mondo a basse emissioni di carbonio come parte della transizione energetica e verso iniziative rivolte a questo obiettivo comune.

Riunendo i più grandi nomi dell’industria petrolifera e del gas naturale e le più grandi aziende nazionali ed estere che operano nella regione, il MOC – Mediterranean Offshore Conference celebrerà il 20 ° anniversario con un gran numero di aziende E&P e aziende specializzate nella fornitura di servizi di supporto rendendo l’evento uno tra i più completi e di successo nella regione.

Il MOC – Mediterranean Offshore Conference offrirà un’opportunità unica ai partecipanti di scambiarsi e mettere a confronto le precedenti esperienze oltre a mostrare le ultime tecnologie internazionali e analizzare i vantaggi per quanto riguarda lo studio delle possibilità di sviluppo, soprattutto nel settore dell’esplorazione. Con la speranza di vedere una grande partecipazione di leader aziendali e professionisti, il MOC – Mediterranean Offshore Conference apre la strada verso il futuro divenendo una parte attiva di questo processo di transizione del settore energetico.

Eni: la sua “rivoluzione green” con più fonti rinnovabili e meno petrolio

Eni claudio descalzi

Eni lancia la sua «rivoluzione verde»: con il piano strategico per i prossimi 30 anni la compagnia oil&gas annuncia la sua trasformazione in società dell’energia a 360 gradi, focalizzata soprattutto su gas naturale e fonti rinnovabili

E sul versante delle emissioni di «gas serra» si impegna ad abbatterle dell’80% di qui al 2050. Ad abbatterle tutte: quelle dirette (in gergo definite «scope1»), indirette («scope2») e quelle legate a tutta la sua catena produttiva di petrolio e gas, ovvero ai prodotti come ad esempio benzina e gasolio venduti e utilizzati dai suoi clienti («scope3»).

Così facendo il gruppo del ceo Claudio Descalzi punta ad entrare nel ristretto plotoncino dei «virtuosi», come Repsol e Bp, che di recente si sono impegnati a ridurre fino al 100% le proprie emissioni di CO2.

 Sempre più gas e meno petrolio

Per tenere fede al suo programma la compagnia promette che la crescita della produzione di idrocarburi crescerà del 3,5% ogni anno fino al 2025, ma poi declinerà in modo flessibile soprattutto nella sua componente petrolifera. Insomma, l’Eni diventerà sempre più una gas-company, la cui produzione nel 2050 costituirà circa l’85% del totale. Il valore di quasi tutte le riserve di petrolio in portafoglio (il 94%) dovrà essere incassato entro il 2035 (il punto di pareggio è a 20 dollari il barile, e l’assunzione di fondo è un prezzo del brent a 50 dollari, poco sotto l’attuale valore).

Co2 e piano rinnovabili

Per rendere sostenibili le produzioni gas, l’Eni avvierà progetti di conservazione delle foreste e di «cattura» della CO2 per più di 40 milioni di tonnellate/anno al 2050 e, soprattutto, entro quella data intende sviluppare più di 55 Gigawatt di capacità di impianti di energie rinnovabili e raggiungere quota 20 milioni di clienti retail cui vendere l’elettricità prodotta, principalmente nei Paesi Ocse. Per dare un termine di paragone: l’Enel ad oggi dispone nel mondo di circa 90 Gigawatt.

Si parte da Ravenna

Il primo progetto Eni per la cattura della CO2 sarà a Ravenna, prossimo hub per l’Italia, dove già si sta studiando la possibilità di convogliare nei campi a gas ormai esauriti dell’offshore adriatico la CO2 catturata dagli insediamenti industriali e di generazione elettrica.

Obiettivi intermedi

Come misurare il raggiungimento di tali obiettivi? Il gruppo di Descalzi si prefigge di arrivare a tappe intermedie nel 2030 e nel 2040. Tra dieci anni dovrà essere ridotta a zero l’impronta carbonica delle emissioni scope1 e scope2 (dirette e indirette) dell’attività di esplorazione e produzione. Tra venti quella delle emissioni dirette e indirette di tutto il gruppo. I suoi manager, sul fronte degli incentivi, vedranno salire al 35% l’obiettivo ambientale da raggiungere. La quota della componente gas nel mix produttivo dovrà essere almeno del 60% al 2030.

Investimenti per 32 miliardi al 2023, cedola di 0,89 euro

Nell’immediato, ovvero nei prossimi anni fino al 2023 l’Eni si prefigge nuove scoperte per 2,5 miliardi di barili equivalenti e la generazione di un flusso di cassa superiore ai 25 miliardi di euro. Sempre al 2023 i clienti retail dovranno essere 11 milioni. Nel quadriennio il piano prevede 32 miliardi di euro di investimenti, all’insegna però della flessibilità operativa. Il loro punto di pareggio scenderà a 23 dollari al barile e garantirà un ritorno di circa il 25%. In generale la neutralità di cassa (il livello al quale si copre tutta l’attività produttiva ed economica del gruppo) scenderà da 55 a 45 dollari al barile. La cedola 2020 sale del 3,5% e sarà di 0,89 euro per azione, mentre si prevede un buy back di 400 milioni di euro.

I conti 2019

L’anno appena passato è stato un periodo complicato per il gruppo, dalle tensioni geopolitiche (come in Libia) fino all’andamento altalenante e tendente al ribasso del prezzo del petrolio. L’Eni ha reagito anche attraverso la diversificazione dei propri scenari operativi, crescendo in Norvegia e soprattutto negli Emirati Arabi, dove ha tra l’altro acquistato il 20% di una delle più grandi raffinerie del mondo, quella di Ruwais. La produzione di petrolio e gas è salita a 1,87 milioni di barili al giorno (1,92 nell’ultimo trimestre). Quanto ai risultati consolidati dell’anno il flusso di cassa è risultato di 12,1 miliardi di euro, circa un miliardo in più della spesa per investimenti (7,73 miliardi) e della remunerazione degli azionisti (3,4 miliardi). Il debito netto è salito a 11,5 miliardi per le acquisizioni negli Emirati mentre l’utile operativo adjusted (corretto escludendo i cosiddetti fattori speciali) è stato di 8,6 miliardi (-24%), quello netto di 2,88 miliardi (-37%) e l’utile netto di 0,15 miliardi. Il dividendo per il 2019 è di 0,86 centesimi per azione (di cui 0,43 pagati come acconto).

Il rinnovo

La primavera del 2020 costituirà un passaggio importante per il gruppo: il consiglio di amministrazione attuale è in scadenza, e i vertici, dal ceo Descalzi alla presidente Emma Marcegaglia, dovrà essere rinnovato. Secondo i rumors di mercato dei giorni scorsi il ministero dell’Economia sarebbe favorevole alla riconferma per un terzo triennio di Descalzi. 

(fonte: ENI)