Biovitae, la lampada led contro il coronavirus

lampada led Biovitae

La scoperta italiana di una lampada led che, secondo il promotore Silvano Falocco, “potrebbe modificare i protocolli di sicurezza nelle scuole”. Dopo lo studio preliminare del Policlinico Militare Celio di Roma, ora si attende la pubblicazione su una rivista scientifica. Contrasterebbe il Coronavirus e inoltre rispetterebbe l’ambiente in un approccio di economia circolare

“Istituti di ricerca ed enti governativi, conoscono la lampada led Biovitae da tempo. Ecco perché penso che sulla lotta al coronavirus forse si sarebbe potuto fare qualcosa di più”. Silvano Falocco, fondatore e direttore della fondazione Ecosistemi, parla di Biovitae, la lampada a led in grado di emettere luce a una frequenza tale da indebolire diversi microrganismi, tra cui proprio il virus SARS-Cov-2 che ha contrassegnato le nostre esistenze in questo particolarissimo 2020.

La scoperta è tutta italiana: a inventare la lampada led Biovitae, nel 2016 sono Rosario Valles e Carmelo Cartiere, entrambi ricercatori campani, mentre a sviluppare il brevetto sono le società P&P Patents and Technologies (che si occupa di prevenzione e controllo delle infezioni) e Nextsense (che mira a ridurre il divario tra la ricerca pura e le applicazioni nella vita quotidiana).

Ad accertare l’efficacia della tecnologia LED BIOVITAE, lo scorso giugno, è stato il Dipartimento scientifico del Policlinico Militare Celio di Roma, in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità. Nello studio preliminare si afferma che i test hanno “mostrato per la prima volta la capacità di inattivare SARS-CoV-2 attraverso l’irradiazione a led delle lunghezze d’onda dello spettro visibili. Se ulteriori e più approfonditi studi confermeranno questi dati, l’uso di questo led potrebbe potenzialmente avere un grande impatto sulla sanificazione di praticamente tutti gli ambienti umani”. 

Biovitae rispetta l’ambiente attraverso i principi di economia circolare. “Ognuno dei pezzi che compone la lampada, alla maniera di un bulbo, è pensato in modo tale da poter essere non solo identificabile ma anche smontabile e riparabile. Non è un processo difficile, se sin dalla progettazione ci si pone come obiettivo il mantenimento dei più elevati standard di circolarità – conclude Falocco – Noi lo abbiamo fatto ispirandoci ai più avanzati modelli di ecodesign”.

Il picco di frequenze ha ucciso il 99,8% del virus, in un arco temporale compreso tra i 30 e i 60 minuti, e si è dimostrato efficace anche su batteri, spore, muffe e funghi. Non solo, in ambienti interni ed esterni la lampada è in grado di attivare la fotocatalisi, con la possibilità di ridurre gli agenti inquinanti nell’aria.

Non sorprende, dunque, che nel luglio scorso la lampada led Biovitae sia stata nominata tra le tre migliori innovazioni mondiali nel settore sanitario nell’ambito dell’Health Innovation Exchange 2020, il premio organizzato dall’agenzia dell’Onu per la lotta all’Aids.

 “Adesso Biovitae è sottoposta a verifica multicentrica, nel senso che è stata inviata in Svezia e Germania per una revisione peer review – spiega ancora Falocco – I risultati dovrebbero arrivare a breve, e stiamo già lavorando per una pubblicazione su una rivista scientifica, Science o Lancet. Quel che è certo è che siamo di fronte a un processo rivoluzionario”.

Il termine rivoluzionario ricorre spesso nelle osservazioni del direttore di Ecosistemi. “C’è qualche problemino con la comunità medico scientifica, per cui l’intreccio tra ospedali, aziende sanitarie, Asl e case farmaceutiche ha l’interesse a mantenere lo status quo e i nuovi business fatti di gel igienizzanti, mascherine e amuchine. La lampada Biovitae potrebbe modificare ad esempio i protocolli di sicurezza adottati dalla scuola”.

Mapei e Assoverde per il progetto #PortaGenovaMilanoGreen

Mapei Assoverde MilanoGreen

Nell’ambito del progetto StrategieGreen2020 Mapei ha scelto di supportare l’associazione Assoverde nella riqualificazione del piazzale antistante la Stazione di Porta Genova di Milano

Tutto ciò  in risposta all’appello del Comune per far fronte all’emergenza determinata dal Covid-19 e al necessario ripensamento della città.

Con l’obiettivo di rendere gli spazi della città luoghi più accoglienti e funzionali, infatti, Mapei ha scelto di partecipare all’allestimento della piazza antistante la stazione di Porta Genova di Milano con la fornitura gratuita dei suoi prodotti.

L’iniziativa rientra nel più ampio quadro di interventi StrategieGreen2020, promosso da Assoverde, AIAPP e ANACI, per promuovere uno stile di vita più sostenibile a tutela del territorio, della vita e della salubrità delle persone.

Per il rifacimento delle strisce colorate sulla superficie in asfalto e pietra, i tecnici Mapei hanno proposto l’utilizzo di MAPECOAT TNS EXTREMEresina bicomponente epossi-acrilica per la realizzazione di aree carrabili e ciclopedonali.

MAPECOAT TNS EXTREME si caratterizza per l’ottima resistenza al traffico, l’elevata durabilità e le performance di prodotto, essenziali per la realizzazione della superfice sottoposta ad un molteplice utilizzo: rapidità di asciugatura, versatilità di applicazione su sottofondi esistenti e possibilità di realizzare il rivestimento nel colore desiderato.  

MAPECOAT TNS EXTREME è stato fornito nei colori blu ral 5024 e bianco, soddisfacendo cosi la richiesta di progetto.

Per garantire una maggiore adesione sulle superfici in asfalto e pietra, è stato utilizzato MAPECOAT TNS PRIMER EPW, primer epossidico bi componente caratterizzato da un elevato potere adesivo.

A completamento delle aree orizzontali è stato applicato anche MAPECOAT TNS PROTECTION, protettivo poliuretanico bicomponente e trasparente in grado di aumentare ulteriormente le caratteristiche meccaniche di resistenza al traffico veicolare.

Le fioriere installate per le nuove piante che abbelliscono l’area, sono state verniciate con DURSILAC SATIN di colore grigio antracite, smalto acril-uretanico all’acqua per interni ed esterni, con ottima distensione ed elevata durezza superficiale.

Economia Circolare: un sistema economico pianificato per il riutilizzo dei materiali

economia circolare

Secondo la definizione della Ellen MacArthur Foundation economia circolare «è un termine generico per definire un’economia pensata per potersi rigenerare da sola.

<<In un’economia circolare i flussi di materiali sono di due tipi: quelli biologici, in grado di essere reintegrati nella biosfera, e quelli tecnici, destinati ad essere rivalorizzati senza entrare nella biosfera>>.

L’economia circolare è dunque un sistema economico pianificato per riutilizzare i materiali in successivi cicli produttivi, riducendo al massimo gli sprechi.

Il modello economico lineare ‘take-make-dispose’ si basa sull’accessibilità di grandi quantità di risorse ed energia ed è sempre meno adatto alla realtà in cui ci troviamo ad operare.

Le iniziative a sostegno dell’efficienza – che lavorano per la riduzione delle risorse e dell’energia fossile consumata per unità di produzione – da sole possono ritardare la crisi del modello economico, ma non sono sufficienti a risolvere i problemi dati dalla natura finita degli stock.

Si pone quindi come necessaria la transizione dal modello lineare ad un modello circolare, che nella considerazione di tutte le fasi – dalla progettazione, alla produzione, al consumo, fino alla destinazione a fine vita – sappia cogliere ogni opportunità di limitare l’apporto di materia ed energia in ingresso e di minimizzare scarti e perdite, ponendo attenzione alla prevenzione delle esternalità ambientali negative e alla realizzazione di nuovo valore sociale e territoriale.

Si tratta di un ripensamento complessivo e radicale rispetto al modello produttivo classico, basato sull’ipersfruttamento delle risorse naturali e orientato all’unico obiettivo della massimizzazione dei profitti tramite la riduzione dei costi di produzione.

Adottare un approccio circolare significa rivedere tutte le fasi della produzione e prestare attenzione all’intera filiera coinvolta nel ciclo produttivo.

Su base scientifica

L’economia circolare prende spunto dai meccanismi di retroazione non lineari che contraddistinguono i sistemi viventi e assume che i sistemi economici debbano funzionare come organismi in cui le sostanze nutrienti sono elaborate e utilizzate, per poi essere reimmesse nel ciclo sia biologico che tecnico. Da qui deriva il concetto ricorrente, nell’ambito dell’economia circolare, di “ciclo chiuso” o “rigenerativo”.

Come nozione generica trae da un certo numero di approcci più specifici, tra cui Cradle to Cradle, biomimetica, ecologia industriale e economia blu. Il concetto di economia circolare dovrebbe costituire un quadro di riferimento per il pensiero, e i suoi sostenitori sostengono che sia un modello coerentemente valido come risposta alla fine dell’era del petrolio a buon mercato e dei materiali.

Ambito di applicazione

L’espressione fa riferimento sia a una concezione della produzione e del consumo di beni e servizi alternativa rispetto al modello lineare (ad esempio attraverso l’impiego di energie rinnovabili in luogo dei combustibili fossili), sia al ruolo della diversità come caratteristica imprescindibile dei sistemi resilienti e produttivi.

Nell’economia circolare è insita la messa in discussione del ruolo del denaro e della finanza: alcuni suoi pionieri hanno proposto di modificare gli strumenti di misurazione della performance economica in modo da tenere conto di più aspetti oltre a quelli che determinano il prodotto interno lordo.

Principi fondamentali

I rifiuti sono nutrimento

I rifiuti non esistono. I componenti biologici e tecnici di un prodotto (i nutrienti, per stare alla metafora biologica) sono progettati col presupposto di adattarsi all’interno di un ciclo dei materiali, progettato per lo smontaggio e riproposizione.

I nutrienti biologici sono atossici e possono essere semplicemente compostati. I nutrienti tecnici – polimeri, leghe e altri materiali artificiali – sono progettati per essere utilizzati di nuovo con un dispendio di energia minimo.

La diversità è forza

Modularità, versatilità e adattabilità sono da privilegiare in un mondo in incerta e veloce evoluzione. Lavorando verso l’economia circolare, dovremmo concentrarci su prodotti di più lunga durata, sviluppati per l’aggiornamento, l’invecchiamento e riparazione, considerando strategie come il design sostenibile. Diversi prodotti, materiali e sistemi, con molti collegamenti e misure sono più resistenti di fronte a shock esterni, rispetto ai sistemi costruiti solo per l’efficienza.

Fine dello spreco d’uso del prodotto

Gran parte della materia trasformata in oggetti giace inutilizzata per la maggior parte della sua vita. Magazzini colmi di macchinari in attesa di essere dismessi, scatoloni in cantina pieni di vestiti con scarso valore affettivo, oggetti comprati e usati una volta l’anno. L’economia circolare guarda ai processi di condivisione di prodotti e oggetti (economia collaborativa). Ad esempio un’automobile giace inutilizzata per circa il 90% del suo tempo contro il 60% di un’auto del car-sharing.

Energia da fonti rinnovabili

Come per tutti gli esseri viventi, l’energia dovrebbe provenire dal flusso generato dalle forze naturali, prima tra tutte l’energia solare.

Nobel per la Chimica a due ricercatrici per l’editing del genoma

editing del genoma premio nobel per la chimica

Il Premio Nobel per la Chimica è stato assegnato alle due ricercatrici Emmanuelle Charpentier e Jennifer A. Doudna “per avere sviluppato un sistema di editing del genoma”

Il sistema di editing del genoma CRISPR/Cas9, sviluppato dalle due ricercatrici, ha messo a disposizione una nuova potente soluzione per cambiare il DNA degli animali, delle piante e di altri microorganismi, con una precisione senza precedenti.

Questo sistema ha permesso negli ultimi anni di sviluppare nuove terapie contro i tumori e potrebbe rendere possibile la cura di diverse malattie ereditarie.

Anche se non ce ne rendiamo conto, da quando esiste la vita batteri e virus si fanno una guerra senza quartiere, dandosele di santa ragione.

batteriofagi (o fagi), per esempio, sono particolari virus che vanno a caccia di batteri. Si stima che da soli ogni giorno uccidano circa il 40% dei miliardi di miliardi di batteri che vivono negli oceani (e se ne formano di nuovi miliardi quotidianamente).

Dopo che sono entrati in contatto con i batteri, i fagi iniettano il proprio materiale genetico al loro interno, trasformandoli in piccole fabbriche che produrranno altri virus, che a loro volta infetteranno altri batteri. A differenza degli organismi più complessi e con un sistema immunitario avanzato, come il nostro, i batteri hanno meno difese e falliscono quasi sempre a resistere.

Talvolta accade però che alcuni batteri riescano a resistere all’attacco da parte dei batteriofagi. Quando ciò avviene, salvano parte del materiale genetico del virus nel loro codice genetico, in una sorta di catalogo che i ricercatori chiamano CRISPR, da clustered regularly interspaced short palindromic repeats (brevi ripetizioni palindrome raggruppate e separate a intervalli regolati).

Se in seguito entra nuovamente in contatto con un virus, il batterio produce una copia del materiale genetico che aveva archiviato e la passa a una proteina che si chiama Cas9. Questa si mette al lavoro e cerca all’interno del batterio pezzi di DNA e li confronta con quelli in archivio, per capire se sia presente un virus.

Nel caso in cui rilevi una corrispondenza, provvede a tagliare la sequenza genetica appartenente al virus, rendendola in questo modo innocua. In mancanza di istruzioni chiare, il batterio non può essere trasformato in una fabbrica di nuovi virus e non rischia di fare una brutta fine.

Editing
La Cas9 è una proteina estremamente precisa nel tagliare pezzi di DNA.

Quando Chapentier e Doudna se ne accorsero nel corso dei loro studi – mettendo insieme le conoscenze raccolte separatamente in anni di ricerca e con altri ricercatori – si chiesero se potessero sfruttare Cas9 per programmare il sistema CRISPR e utilizzarlo per fare editing del genoma (materiale genetico).

L’obiettivo piuttosto ambizioso non le scoraggiò e portò alla creazione di un sistema di “forbici genetiche” descritto nel loro studio pubblicato nel 2012.

Semplificando molto, le forbici di CRISPR/Cas9 per modificare il materiale genetico in una cellula funzionano partendo da una sequenza genetica (RNA guida) approntata dai ricercatori che corrisponde a quella del DNA dove si deve effettuare il taglio nella cellula.

La proteina Cas9 si mette all’opera ed effettua il taglio: se non ci sono altre istruzioni, le cellula ripara il proprio DNA perdendo un pezzo del proprio codice genetico, comportando la perdita delle istruzioni per il gene che i ricercatori volevano disattivare.

Il sistema consente inoltre di innestare del nuovo DNA nella fase di riparazione, nel caso in cui i ricercatori vogliano modificare ulteriormente il funzionamento della cellula.

Opportunità e pericoli

Prima dell’avvento di CRISPR/Cas9, modificare i geni in una cellula era estremamente difficile, richiedeva molto tempo e spesso portava a risultati poco affidabili.

Grazie alle forbici genetiche, invece, si possono effettuare modifiche molto più accurate e in tempi più rapidi.

Il sistema è ormai diffuso in numerosi ambiti della ricerca, anche se non è sempre facile da padroneggiare e ha mostrato di avere la necessità di qualche miglioramento.

I ricercatori in questi anni hanno utilizzato CRISPR/Cas9 soprattutto per comprendere meglio il funzionamento dei geni e le loro interazioni, per esempio nel caso di malattie in alcuni animali.

La tecnica è impiegata anche per modificare il genoma delle piante, in modo da renderle più resistenti alla siccità, oppure a particolari parassiti, riducendo la necessità di utilizzare composti chimici potenzialmente dannosi per la nostra salute.

CRISPR/Cas9 è ritenuta inoltre una risorsa molto promettente per sviluppare nuove cure contro alcune malattie ereditarie, anche se i risultati ottenuti per ora sono ancora parziali e le tecniche da affinare. I ricercatori stanno anche sperimentando l’impiego di CRISPR per modificare le nostre cellule immunitarie, rendendole in grado di andare a caccia delle cellule tumorali con maggiore efficacia.

Un sistema così accurato di modifica del genoma apre inoltre scenari ancora inesplorati ed eticamente controversi. In linea teorica, CRISPR/Cas9 potrebbe essere impiegato per creare esseri umani geneticamente modificati. Potrebbe offrire enormi benefici per ridurre i rischi di nascite con gravi malattie ereditarie, ma potrebbe anche portare a modifiche irreversibili del nostro patrimonio genetico, trasmesso di generazione in generazione.

Emmanuelle Charpentier è nata nel 1968 a Jubisy-sur-Orge in Francia ed è direttrice della Divisione per le scienze dei patogeni presso il Max Planck Institute di Berlino, in Germania.


Jennifer A. Doudna è nata nel 1964 a Washington, DC (Stati Uniti) ed è docente presso l’Università della California, Berkeley.

Evento Digitale: LAB& CHEMICAL WEB EDITION, 14 OTTOBRE 2020

ISCRIVETEVI GRATUITAMENTE all’Evento Digitale del 14 ottobre alle 14.30 dedicato alla chimica farmaceutica, laboratorio, analisi, biotech, life sciences, cleaning room all’indirizzo mail promozione@progettoindustria.com

Nel panorama del mercato italiano, l’industria chimica-farmaceutica (e tutto il relativo indotto) è tra quelle che meno hanno risentito del blocco forzato causato dall’emergenza Covid-19, tenendo forte la presa sui numeri di fatturato e produzione e assicurando così un’efficiente continuità operativa, essendo tra le imprese considerate essenziali.

In questo processo di “nuova normalità” l’evoluzione digitale e tecnologica riveste un ruolo di sempre maggiore importanza.

www.progettoindustria.com desidera dare risalto al settore della chimica e farmaceutica e del laboratorio di analisi/analisi di processo, in tutte le sue declinazioni e applicazioni con questo EVENTO DIGITALE.

Per questo, abbiamo deciso di organizzare

“SPECIALE LAB&CHEMICAL WEB EDITION 2020”

in programma mercoledì 14 ottobre 2020, dalle 14.30

un Evento che vuole essere incontro e confronto delle AZIENDE, per fare il punto della situazione sul settore attraverso le loro esperienze e le loro novità in tema di applicazioni, soluzioni, strategie, prodotti, servizi e tecnologie.

“SPECIALE LAB&CHEMICAL WEB EDITION 2020” si svolgerà on line attraverso la presentazione mirata e la condivisione in networking su piattaforma ZOOM, e diffusa anche tramite il canale YouTube dedicato e i profili social, in particolare Linkedin, che conta una Community qualificata di circa 3.000 contatti.

Si parlerà perciò di temi attuali e interessanti nell’ambito chimico-farmaceutico e in primo piano saranno:

Chimica – Farmaceutica

CLP – REACH

Affari Regolatori

Laboratorio

Cleaning Room

Ricerca/Life Sciences

Biotecnologie e Nanotecnologie

LIMS

Strumentazione e Tecnologie

Bioprocessing Equipment

Biosicurezza e biocontenimento

Arredi e Cappe

Prodotti e Reagenti

PRE-REGISTRAZIONE GRATUITA, INFO E PROGRAMMA ALL’INDIRIZZO MAIL

promozione@progettoindustria.com

Oppure

comunicazione@progettoindustria.com

Innovatech: l’avvio di impianti per la cogenerazione

economia circolare

Italmatch Chemicals sceglie Innovatec, tramite la sua controllata Innovatec Power, per il processo di accompagnamento strategico verso l’integrazione della sostenibilità nel proprio business

L’Accordo sottoscritto prevede la realizzazione di un intervento di riqualificazione energetica dello stabilimento industriale di Arese (MI) quale parte fondamentale del percorso di riduzione dei costi energetici e di abbattimento delle emissioni di gas climalteranti del sito.

Italmatch Chemicals, società italiana attiva nella chimica di specialità, tra cui additivi per materie plastiche, ha deciso di dotare lo stabilimento di Arese, alle porte di Milano, di un impianto di cogenerazione da 1.200 kWe e di un generatore di vapore a 15 bar da 6.000 kg/h, per un investimento complessivo pari a 3,4 milioni di euro, comprensivo di un contratto di manutenzione decennale (1,5 milioni). 
A regime, l’impianto soddisferà l’80% della domanda di consumi elettrici e il 62% del fabbisogno di acqua calda e vapore di processo, con riduzione del 23% delle emissioni di CO2 equivalente.

Il progetto di efficientamento dello stabilimento di Arese conferma l’impegno di Italmatch Chemicals verso la sostenibilità e la cogenerazione – nota Sergio IorioCEO di Italmatch Chemicals Group – Da anni siamo impegnati nella riduzione del nostro impatto ambientale, non solo con l’efficientamento dei nostri stabilimenti produttivi, ma anche, in modo proattivo, portando avanti progetti di ricerca e sviluppo che puntano ad avviare processi di economia circolare per una chimica più verde”.

Biotech sempre più di peso nella bioeconomia mondiale

bioeconomia e biotech

Il biotech rappresenta oggi un settore importantissimo che, secondo le stime dell’Ocse, nel 2030 avrà un peso enorme nell’economia mondiale: saranno, infatti, biotech l’80% dei prodotti farmaceutici, il 50% dei prodotti agricoli, il 35% dei prodotti chimici e industriali

Nonostante l’Italia sia sul podio per il numero di progetti di qualità nel settore delle biotecnologie, è importante interconnettere settori e attori, coinvolgendo, ad esempio, per quanto riguarda la filiera agroalimentare, gli  agricoltori in prima persona, al fine di comprendere al meglio le sfide e fissare obiettivi su base scientifica. Per questo motivo, Assobiotec Federchimica sta lavorando insieme ai partecipanti del gruppo di lavoro alla creazione di un nuovo modello di sviluppo sostenibile.

La creazione di filiere e catene di valore a basso impatto, la collaborazione pubblico e privato per ottenere processi più efficienti, l’analisi delle criticità come la qualità dei prodotti, i costi e l’importanza di creare un dialogo tra chimica e biochimica sono solo alcune delle necessità emerse  per creare una bioeconomia circolare di reale innovazione.

Al tavolo di lavoro dello scorso 14 settembre ne hanno parlato, tra gli altri, Luigi Capuzzi, Research & Development Director Novamont, Fabio Fava, Coordinatore del “Gruppo di Coordinamento nazionale per la Bioeconomia” presso il Comitato Nazionale per la Biosicurezza, le Biotecnologie e le Scienze della Vita (CNBBSV) della Presidenza del Consiglio dei Ministri e Professore ordinario di Biotecnologie industriali ed ambientali presso la Scuola di Ingegneria dell’Università di Bologna, Deborah Piovan, Portavoce Cibo per la mente, Mauro Provezza, Industrial director di Bayer CropScience, Filippo Servalli, Corporate Innovation & Research Manager di RadiciGroup, Elena Sgaravatti, Consiglio di Presidenza Assobiotec-Federchimica e Ceo DemBiotech.

“Le biotecnologie rappresentano una leva di innovazione importantissima per la Salute del pianeta, centrale per il settore agricolo e industriale, in un’ottica che mette insieme sviluppo economico e tutela dell’ambiente – ha affermato Elena Sgaravatti, del Consiglio di Presidenza Assobiotec-Federchimica e Ceo DemBiotech – Le biotecnologie industriali sono una tecnologia chiave per lo sviluppo economico attuale e futuro. Occorre, oggi più che mai, andare avanti con un piano d’azione che non prescinda dagli investimenti in ricerca e innovazione e che assegni alle biotecnologie il loro ruolo di vero e proprio motore di una bioeconomia circolare per una ripartenza sostenibile. L’emergenza Covid ci ha insegnato quanto sia fondamentale incrementare la produzione nazionale e limitare sempre più le importazioni dagli altri Paesi. Dobbiamo sviluppare in questo senso strategie precise che facciano sì che, anche a livello culturale, vengano accettate alternative sostenibili dal punto di vista ambientale ma anche economico e sociale”.

Il progetto su un doppio binario

Il progetto “Biotech, il futuro migliore – Per la nostra salute, per il nostro ambiente, per l’Italia” si muove su un doppio binario. Da una parte, la costruzione di una visione condivisa con i principali attori delle Istituzioni competenti, base indispensabile per poter mettere a disposizione dei decisori nazionali e regionali un piano d’azione concreto per lo sviluppo del settore biotech in Italia. Dall’altra, creare maggiore conoscenza e consapevolezza su queste tecnologie attraverso una comunicazione più divulgativa.

Successivi al tavolo di lavoro dedicato a “Premesse programmatiche e rafforzamento dell’ecosistema” di giugno, all’incontro di luglio sulle Scienze della Vita e questo di settembre sulla Bioeconomia i prossimi appuntamenti, sono in programma per lunedì 12 ottobre 2020 con in agenda la riunione plenaria per “Condivisione e validazione contenuti emersi nei lavori dei diversi gruppi.

L’evento conclusivo avrà luogo il 9 novembre 2020. Composto da una plenaria e alcuni workshop verticali, avrà l’obiettivo di avvicinare il grande pubblico – con particolare riferimento ai giovani – al valore delle biotecnologie e alla filiera del biotech. L’appuntamento sarà inoltre l’occasione per presentare il Manifesto e il Documento di Posizione (con dati, percorsi, sfide, difficoltà, relazioni, scenari, visione e proposte concrete) condivisi con le istituzioni, da mettere a disposizione del Governo per valorizzare la filiera del biotech per il futuro di un’Italia più in salute e più sostenibile.

Il progetto “Biotech, il futuro migliore – Per la nostra salute, per il nostro ambiente, per l’Italia” è realizzato da Assobiotec Federchimica con il supporto di StartupItalia e grazie al sostegno di AbbVie, Alexion, Bayer, Bristol-Myers Squibb, Daiichi Sankyo, Dembiotech, DiaSorin, Genenta, Genextra, MolMed, Novartis, Qiagen, Rottapharm Biotech, Sanofi e UCB Pharma.

NextChem e LanzaTech, il riciclo chimico per produrre etanolo

nextxchem

NextChem e la società americana LanzaTech, specializzata nel recupero del carbonio, hanno siglato un accordo per la licenza della linea di processo “Waste to Ethanol” grazie al riciclo chimico

NextChem implementa così il proprio portafoglio tecnologico nell’area della circular economy e in particolare del riciclo chimico, aggiungendo alle piattaforme tecnologiche per la produzione di idrogeno circolare e metanolo circolare da rifiuti plastici e secchi, (attualmente in fase di progettazione ingegneristica), anche la produzione di etanolo circolare.

Il processo base del riciclo chimico è quello della conversione chimica dell’idrogeno e del carbonio contenuti in plasmix e CSS, conversione da cui si ottiene un gas circolare che può essere utilizzato come base per produrre diversi prodotti chimici. Con la tecnologia biologica LanzaTech di “syngas fermentation”, l’etanolo è prodotto dai batteri trasformando il gas circolare a bassa temperatura e bassa pressione, migliorando l’intera sostenibilità del processo.

Questo è un esempio di bioeconomia in azione, al servizio dell’economia circolare e della decarbonizzazione. NextChem licenzierà in esclusiva questa tecnologia per l’Italia e con accordi mirati per i mercati esteri.

L’etanolo circolare derivante da questo processo può essere miscelato con le benzine, sostituendo componenti fossili, con un carbon footprint inferiore.

Quando prodotto da rifiuti secchi contenenti frazioni non fossili (per esempio il legno), il 40% dell’etanolo circolare può essere considerato come ‘advanced’ secondo la Direttiva Europea sulle Energie Rinnovabili.

L’etanolo, che in Italia viene totalmente importato, è anche un intermedio importante per una serie di componenti chimici, quali l’etil-acetato – un solvente pregiato per le vernici auto di cui l’Europa è forte importatore – e l’alcol utilizzato come disinfettante. Essendo derivanti dal riciclo, questi prodotti chimici promuovono modelli circolari di consumo.

Quella di NextChem è un’integrazione tecnologica innovativa tra le più rilevanti degli ultimi anni nel settore dei rifiuti e più in generale nel campo dell’economia circolare, in quanto consente di produrre prodotti come l’idrogeno, il metanolo, l’etanolo, che sono “building block” della chimica, partendo non da fonti fossili ma da frazioni di rifiuti che attualmente non sono riciclabili, consentendo dunque un doppio vantaggio ambientale, sia in termini di abbattimento di emissioni climalteranti, sia in termini di aumento della quota di riciclo.

Stiamo ampliando il nostro portafoglio tecnologico in ottica strategica: il nostro modello di distretto circolare e la nostra piattaforma tecnologica waste to chemicals sono la risposta sia ad un problema di dipendenza dall’estero per molti prodotti base dell’industria chimica, sia al problema del recupero di frazioni di rifiuti ad oggi non riciclabili, sia al problema della decarbonizzazione, dichiara Pierroberto Folgiero, Ceo di NextChem e di Maire Tecnimont.

NextChem – aggiunge – ha l’obiettivo di fornire al mercato le soluzioni tecnologiche per sostituire completamente la chimica tradizionale a base fossile con la biochimica e la chimica dei rifiuti. Vogliamo ricostruire la chimica del carbone, senza il carbone: un obiettivo ambiziosissimo, ad oggi concretamente possibile”.

Dobbiamo accelerare la transizione verso una bioeconomia circolare inclusiva e in armonia con la natura”, commenta Jennifer Holmgren, Ceo di LanzaTech.

Dobbiamo capire che lo spreco è una scelta. Tutto può e deve essere riutilizzato, così come accade in natura. L’Economia Circolare è fatta per durare e il modello di distretto circolare di NextChem è un grande esempio di come possiamo costruire un sistema economico resiliente recuperando e riutilizzando quanto più carbonio possibile”, conclude.

Reazione chimica simulata con un computer quantistico

simulazione quantistica

I ricercatori hanno ricostruito una reazione con una molecola di diazene, che consiste di due atomi di azoto e due atomi di idrogeno grazie a un computer quantistico

ricercatori di Google hanno utilizzato per la prima volta un computer quantistico per simulare una reazione chimica. La reazione è semplice, ma segna un passo verso la ricerca di un utilizzo pratico per i computer quantistici.  

A descrivere il lavoro è stato uno studio pubblicato sulla rivista Science.

Poiché gli atomi e le molecole sono sistemi governati dalla meccanica quantistica, i computer quantistici dovrebbero essere il modo migliore per simularli con precisione. Questi computer utilizzano bit quantistici, o qubit, per memorizzare informazioni e eseguire calcoli.

Tuttavia, i computer quantistici hanno difficoltà a raggiungere la precisione necessaria per simulare atomi di grandi dimensioni o reazioni chimiche.

Così i ricercatori di Google hanno utilizzato il dispositivo Sycamore dell’azienda per eseguire la prima simulazione quantistica accurata di una reazione chimica.

Sycamore ha raggiunto la supremazia quantistica nel 2019, quando ha effettuato un calcolo che sarebbe stato impossibile per un computer classico eseguire negli stessi tempi.

Per quest’ultima impresa, i ricercatori hanno simulato una reazione chimica con una molecola di diazene, che consiste di due atomi di azoto e due atomi di idrogeno.

La molecola ha subito una reazione in cui gli atomi di idrogeno si muovono in diverse configurazioni attorno agli atomi di azoto. La simulazione quantistica concorda con le simulazioni che i ricercatori hanno eseguito su computer classici per verificare il loro lavoro.

Sebbene questa reazione possa essere relativamente semplice e non sia necessario disporre di un computer quantistico per simularla, questo lavoro rappresenta un grande passo avanti per il calcolo quantistico, secondo Ryan Babbush di Google. “Stiamo facendo calcoli quantistici della chimica su una scala fondamentalmente diversa ora“, dice. “Il lavoro precedente consisteva in calcoli che potevi fondamentalmente fare a mano con carta e matita, ma per le dimostrazioni che stiamo vedendo ora, avresti sicuramente bisogno di un computer per farlo“, aggiunge.

Scalare questo algoritmo per simulare reazioni più complesse dovrebbe essere abbastanza semplice, secondo Babbush: simulare reazioni in molecole più grandi richiederà semplicemente più qubit e piccole modifiche al calcolo.  Secondo i ricercatori, un giorno potremmo persino essere in grado di sviluppare nuove sostanze chimiche utilizzando simulazioni quantistiche.

FLIR: telecamera Quasar 4K PTZ perfetta per gli ambienti gravosi

telecamera FLIR Quasar 4k

La telecamera Quasar 4K 31× IR PTZ è attrezzata per garantire la continuità operativa in condizioni climatiche estreme

FLIR Systems ha arricchito la sua prestigiosa linea di telecamere PTZ Quasar™, con il nuovo modello FLIR Quasar 4K 31× IR PTZ, che offre una risoluzione 4K nello spettro della luce visibile con zoom ottico 31× abbinato ad un illuminatore a infrarossi (IR) a lungo raggio per produrre immagini nitide fino a 200 metri in condizioni di scarsa illuminazione e in condizioni sfavorevoli.

Grazie all’ampia gamma di temperature di esercizio, tra -40 e 60 °C/140 °F, la protezione da acqua e polvere IP66 e l’approvazione NEMA-4X (tolleranza al sale), la telecamera Quasar 4K 31× IR PTZ è attrezzata per garantire la continuità operativa in condizioni climatiche estreme.

Gli accessori comandati a distanza di sbrinamento del Pan-Tilt e il tergicristallo integrato, abbinati al sistema di lavaggio, garantiscono l’operatività della telecamera in installazioni remote o difficili da raggiungere.

“La telecamera FLIR Quasar 4K 31× IR PTZ è un’aggiunta strategica alla prestigiosa famiglia di prodotti Quasar; questo modello offre una copertura a lungo raggio maggiore e produce eccellenti immagini visibili in condizioni di scarsa illuminazione; è indicata per siti di infrastrutture critiche, impianti remoti e altre grandi aree che richiedono un attento monitoraggio in tutte le condizioni” ha affermato Daniel Gundlach, Global Business Development, Solutions Business di FLIR Systems.

“La telecamera è progettata per sopportare condizioni ambientali avverse e fornire le immagini necessarie ad acquisire consapevolezza del contesto in tempo reale ed a produrre materiale forense post-evento”.

Come tutti i prodotti Quasar, anche la telecamera Quasar 4K 31× IR PTZ è basata su una piattaforma aperta per garantire la compatibilità con un’ampia gamma di soluzioni VMS di terze parti o con FLIR United VMS. Quasar 4K 31× IR PTZ adotta protocolli di sicurezza standard del settore e ulteriori miglioramenti della sicurezza informatica, tra cui la protezione esclusiva contro gli attacchi esterni, i tentativi di accesso, l’autenticazione hardware e software e la crittografia per aiutare a mantenere le infrastrutture al sicuro dalle minacce informatiche. Le telecamere FLIR Quasar 4K 31× IR PTZ sono disponibili per l’acquisto in tutto il mondo presso FLIR o i suoi rivenditori autorizzat