L’IMPRESA GREEN NEL DOPO-COVID

L’IMPRESA GREEN NEL DOPO-COVID

#AMBIENTE, #COGENERAZIONE, #ECOLOGIA, #ENERGIA; #RISPARMIOENERGETICO, #ECOSOSTENIBILITA‘, #ZEROEMISSIONI, #EFFICIENZAENERGETICA, #RINNOVABILI

Ecco le parole chiave del dopo-Covid, perchè sembra proprio che combacino perfettamente con altre tre parole: Ripresa, Sviluppo, Salute che riguardano da vicino il nostro futuro.

L’impresa GREEN

Sono sempre di più quelle imprese che puntano ad alcuni obiettivi “verdi” importanti, ovvero, la riduzione delle proprie emissioni del 75% entro il 2030, e del 100% entro il 2040 (rispetto al 2019).

E ancora la vendita esclusiva di energia rinnovabile entro il 2050.

Accanto a ciò anche le campagne per le spiagge pulite e quelle contro la plastica, e gli incentivi verdi.

Per rimettere in moto l’economia dunque sono in molti a scommettere sull’impresa green e su una direzione aziendale sempre più sostenibile.

Gli investimenti in efficienza energetica, specialmente in ambito commerciale e industriale, possono veramente aiutare l’economia dei paesi europei.

In che modo? Creando posti di lavoro, riducendo i costi di gestione, e offrono un enorme contributo alla difesa dell’ambiente e del clima.

L’energia rinnovabile è altrettanto apprezzata e conquista fette di mercato più ampie. L’impresa green è attenta all’impiego di fonti rinnovabili per poter usufruire di energia prodotta da impianti per esempio a pannelli fotovoltaici, ma anche vento e acqua stanno crescendo nel panorama dell’energia pulita.

Si punta ad una maggiore sensibilità e responsabilità ambientale coinvolgendo l’intera filiera. Insomma, la sfida è tutta in discesa, l’impresa green è la carta vincente per il futuro dei nostri figli.

Da AHSI Soluzioni multidisciplinari per il laboratorio

Bioquell Pod1

Parola d’ordine: BIO-decontaminazione. E’ partita in AHSI S.p.A. Soluzioni multidisciplinari per il laboratorio la fase di Bio-decontaminazione da Covid-19 grazie all’aiuto di alcuni collaboratori volontari e ai sistemi Bioquell con l’utilizzo di perossido di idrogeno.

Bioquell Pod4
Bioquell Pod4

Pronti a ripartire in modo graduale in un ambiente dopo la bio-decontaminazione a tutela e nel rispetto della salute di tutti. Ricordiamo che Bioquell a livello mondiale, ha effettuato diverse centinaia di bio-decontaminazioni in ambienti per ridurre ed eradicare le contaminazione da SARS e MERS-CoV.

Anche Ahsi sul territorio Italiano ha contribuito nel corso degli ultimi dieci anni con successo all’eradicazione completa di patogeni in ambienti Ospedalieri, Ambulanze e degenze collaborando con diverse Eccellenze Ospedaliere ed Enti di Ricerca, garantendo i 6 Log.

NASCE DA UNA STARTUP ITALIANA LA SANIFICAZIONE 4.0

SANIXAIR sanificazione 4.0

Si chiama Sanixair la startup italiana ad alta innovazione tecnologica – creata da un pool di imprenditori con esperienza ventennale nei settori delle energie rinnovabili, tecnologie ambientali ed efficientamento energetico – che ha messo a punto un sistema ingegnerizzato di sanificazione in continuo dell’aria, attivo h24.

Il sistema sfrutta di base la tecnologia della fotocatalisi, la stessa utilizzata dalla NASA per la sanificazione degli ambienti destinati alle missioni aerospaziali, aggiornata e implementata dal reparto R&D di Sanixair, combinandola con altre tecnologie, come la ionizzazione ed i rivestimenti murari fotocatalitici, per creare soluzioni integrate e flessibili, progettate su misura in funzione del contesto in cui si rende necessario l’intervento.

Si tratta dunque di una soluzione personalizzabile, in grado di generare all’interno di qualsiasi edificio costantemente un ambiente caratterizzato da aria microbiologicamente sicura, il cui corretto funzionamento e mantenimento è controllato da remoto con un sistema IoT sviluppato in collaborazione con Microsoft. Grazie alla costante raccolta ed elaborazione dei dati, il sistema di sanificazione ambientale.

SANIXAIR esempio di fotocatalizzatore
SANIXAIR esempio di fotocatalizzatore

Sanixair è in grado di lanciare alert in tempo reale in caso di eventuali anomalie e di affrontare con un approccio predittivo la delicata questione della qualità dell’aria negli ambienti chiusi, in cui la maggior parte delle persone trascorre l’85% del tempo.

Il risultato è una soluzione sempre operativa e pienamente efficace, grazie all’alto contenuto di innovazione tecnologica, rivoluzionaria rispetto ad un mercato che si basa prevalentemente su soluzioni shock di igienizzazione chimica periodica, che spesso per essere attuate impongono l’interruzione delle attività per diversi giorni.

Il sistema Sanixair, una volta installato, funziona in continuo e non necessita di interventi straordinari o invasivi.

Rispetto al mercato, che si basa ancora su un sistema tradizionale di vendita del servizio, la startup italiana ha introdotto inoltre una formula di noleggio del servizio, che permette una migliore accessibilità e sostenibilità economica da parte delle attività.

SANIXAIR sistema principio fotocatalisi
SANIXAIR sistema principio fotocatalisi

Per agevolare una ripresa serena delle attività nei luoghi di aggregazione sociale (centri commerciali, musei, cinema, discoteche, teatri, palestre, hotel, resort, centri congressi e SPA) dopo l’interruzione imposta dall’emergenza Covid-19, attraverso la campagna “Riparti Italia”, Sanixair rimborserà i primi 2 mesi di canone alle grandi strutture che nei mesi di aprile e maggio chiederanno l’installazione del sistema di sanificazione.

LINK: Sanixair; sanificazione in continuo dell’aria; Riparti Italia

Vanzetti Engineering: unici produttori italiani di pompe criogeniche

Vanzetti Engineering Sede

Qualità, ricerca, innovazione e crescita. Sono questi i quattro punti cardinali che dal 1984 guidano l’attività di Vanzetti Engineering, unica azienda italiana attiva nella progettazione e realizzazione di pompe criogeniche per Gas Naturale Liquefatto (GNL) e gas industriali criogenici quali Ossigeno, Azoto e Argon

Le pompe criogeniche sono necessarie in qualsiasi fase di trasferimento di gas liquefatto e sono fondamentali per garantire la ripetitività e riproducibilità del processo.

Unica azienda italiana attiva nella progettazione e realizzazione di pompe criogeniche per GasNaturale Liquefatto (GNL) e GAS INDUSTRIALI (LIN,LOX,LAR, med-LOX), con la propria gamma di prodotti Vanzetti Engineering è in grado di coprire le applicazioni a valle della filiera GNL.

Inaugurato nel 2015 a Cavallerleone, in provincia di Cuneo, il nuovo stabilimento di oltre 10.000 m2 di Vanzetti Engineering ospita i reparti di produzione delle pompe criogeniche centrifughe, sommerse, alternative e relativi skid.

Vanzetti pompa criogenica sommersa
Pompa Criogenica Sommersa

Le attuali politiche energetiche puntano sull’ascesa del GNL e Vanzetti Engineering, con la sua decennale specializzazione tecnica nel settore, è uno dei principali protagonisti in grado di sostenere lo sviluppo verso la riduzione dei prodotti petroliferi a favore del gas naturale.

Sono infatti sempre più numerose le iniziative legate all’utilizzo del GNL nel trasporto pubblico e privato, con una crescita significativa dei distributori GNL/L-GNC e dei mezzi di trasporto via mare e via terra alimentati a metano liquido.

Il GNL è considerato il carburante del futuro: in questo contesto l’accurata ricerca dei materiali, la flessibilità e la semplicità di installazione delle pompe criogeniche di Vanzetti Engineering offrono soluzioni idonee alle diverse esigenze di mercato.

Una gamma completa per GNL e Gas dell’Aria per applicazioni industriali, navali e autotrazione

Grazie alle proprie competenze acquisite negli anni, Vanzetti Engineering ha sviluppato una gamma completa di pompe e componenti criogenici per i suoi principali settori di business: Navale, Autotrazione e Industriale.

Le soluzioni di Vanzetti Engineering vengono utilizzate in numerose tipologie di applicazioni, tra cui:

  • sistemi di alimentazione per motori marini e di rifornimento navi.
  • Stazioni di rifornimento GNL / L-CNG.
  • Sistemi di travaso da rimorchi stradali e serbatoi fissi.
  • Stazioni satellite con alimentazione e supporto alla rete di gasdotti, inclusi impianti di generazione energia elettrica.
  • Riempimento di bombole di gas dell’aria (azoto, argon, ossigeno) in media e alta per applicazioni industriali, alimentari e medicali.

L’azienda piemontese è tra i pionieri nelle stazioni di rifornimento GNL in Europa e negli ultimi dieci anni le pompe criogeniche Vanzetti Engineering sono state installate in molti Paesi nel mondo. Oggi sono più di 50 le stazioni di rifornimento in Europa e circa 40 in Italia.

In ambito navale, in pochi anni, Vanzetti Engineering ha fornito le proprie pompe sommerse e alternative per oltre 50 navi, con progetti che annoverano alcuni tra i più noti costruttori di navi da crociera e trasporto merci del mondo.

PAROLA CHIAVE: pompe criogeniche

RIASSUNTO:

COVID-19 e INQUINAMENTO ATMOSFERICO

coronavirus e inquinamento

Perché la Lombardia ha registrato così tanti morti e un’ondata epidemica così violenta? E perché in queste ultime due settimane i malati che vengono ricoverati sembrano soffrire di forme meno severe di Covid-19 e meno pazienti devono ricorrere alle terapie intensive?

Le variabili

Si tratta di due domande difficilissime per la scienza, soprattutto perché le variabili da considerare sono moltissime. Solo una volta che saranno disponibili i dati precisi sulla mortalità per tutte le cause (vedi i recenti riscontri Istat che documentano un aumento di mortalità del 20% in tutta Italia nel marzo 2020 rispetto allo stesso periodo negli anni 2015-19, con punte di 300-400% in alcune aree come Bergamo e Brescia, e più 49% a Milano) si potrà dire se la Lombardia ha avuto più morti di altre regioni italiane e europee a causa del Covid-19.

Lo studio di Harvard

Nella analisi delle possibili cause contano moltissimi fattori: la densità di popolazione, gli scambi internazionali, le attività industriali e molte altre valutazioni, ma una oggi è fortemente sotto accusa, l’inquinamento atmosferico. Può aver avuto un ruolo nel favorire la pandemia del Covid-19? 

Uno studio recente sviluppato da ricercatori dell’università di Harvard, diffuso in via preliminare e senza che sia ancora stato sottoposto a tutti i seri processi di valutazione delle pubblicazioni scientifiche, sostiene che esiste un legame fortissimo fra Pm2,5 e Covid-19, addirittura che per ogni aumento di 1 mcg/m3 si registrerebbe un incremento della mortalità del 15%, cosa che se fosse vera sarebbe davvero terribile e sorprendente.

I dubbi

Ma la metodologia utilizzata dagli autori presenta importanti lacune sul piano metodologico e epidemiologico e prima che questa ipotesi venga confermata deve essere passata al vaglio molto accuratamente. Che il particolato renda il sistema respiratorio più suscettibile alle infezioni e alle loro complicanze è un dato scientificamente noto, ma che questo sia vero per il Sars-CoV-2 non è provato così come non è accertata la eventuale dimensione del fenomeno.

Le risposte

Sempre da verificare è se la riduzione importante di certi inquinanti (ad esempio delle concentrazioni di NO2 che si sono abbassate del 40% a Milano) influisca anche sulla minor gravità dei malati che stiamo registrando in queste ultime settimane.

Un recentissimo studio italiano ha poi segnalato una correlazione tra concentrazioni di Pm10 e casi di Covid-19, ma anche qui i problemi metodologici della ricerca sono importanti e sono stati fortemente criticati da molti esperti nazionali e internazionali. Infine, a complicare le cose, va nella direzione opposta il rilievo di pochi casi di Covid-19 nella popolazione pediatrica mentre proprio questa è forse quella più suscettibile agli effetti dell’ inquinamento. Siamo quindi molto lontani dall’ avere risposte certe, se le future valutazioni scientifiche provassero una relazione solida tra inquinamento e Covid-19 allora forse avremmo un tassello delle tante risposte mancanti, ma al momento si tratta soltanto di nulla di più che un sospetto da approfondire con seri studi scientifici.

FONTE: Prof. Sergio Harari – Primario Divisione Pneumologia Ospedale San Giuseppe – Multimedica – Milano

LINK: Studio recente sviluppato da ricercatori dell’università di Harvard

(Corriere della Sera)

Innovazione: accordo ENEA-MITO Technology per investimenti in tecnologie per la sostenibilità

accordo Enea-Mito
Facilitare l’accesso a fondi di venture capital per accrescere gli investimenti in tecnologie innovative nel campo della sostenibilità

È l’obiettivo dell’intesa sottoscritta fra ENEA e MITO Technology, società specializzata nella valorizzazione dei risultati della ricerca a supporto di università ed enti pubblici e advisor strategico del fondo di investimento Progress Tech Transfer, lanciato nel 2019 e sottoscritto dal Fondo europeo per gli investimenti (FEI) e da Cassa Depositi e Prestiti (CDP) con una dotazione iniziale di 40 milioni di euro per l’innovazione nel settore della sostenibilità.

In particolare, attraverso l’intesa con MITO, ENEA e Progress Tech Transfer collaboreranno per accrescere gli investimenti in tecnologie sviluppate dall’Agenzia nei settori energia, ambiente, nuovi materiali e per favorirne il trasferimento verso imprese esistenti o attraverso la creazione di spin-off.

A livello operativo, Progress Tech Transfer concorrerà a selezionare progetti ENEA di “proof of concept” (a basso livello di maturazione tecnologica), sui quali indirizzare le risorse finanziarie necessarie al loro sviluppo, con l’obiettivo di arrivare all’industrializzazione e alla commercializzazione di nuovi prodotti.

“Siamo particolarmente soddisfatti dell’accordo raggiunto con ENEA – ha dichiarato Francesco De Michelis, amministratore delegato di MITO Technology – perché si tratta di un interlocutore cruciale nei settori di interesse di investimenti in tecnologie Progress Tech Transfer e un potenziale canale di alimentazione del dealflow, che ci consentirà di concentrarci sulle attività peculiari di Progress Tech Transfer come finanziatore di programmi di proof of concept.

Nell’interesse anche delle generazioni che verranno, ci auguriamo di identificare progetti nel settore della sostenibilità che arriveranno al mercato e aiuteranno a risolvere le sfide ambientali, energetiche, produttive del nostro tempo”.

“Questa collaborazione con un soggetto di particolare rilievo – ha sottolineato il presidente ENEA Federico Testa – è un risultato importante anche nell’ambito della strategia di Knowledge Exchange lanciata da ENEA per rafforzare il trasferimento di tecnologie innovative e servizi avanzati alle imprese.

Accordi analoghi sono stati siglati con altri operatori del venture capital con l’obiettivo di  accrescere le opportunità di valorizzazione dei risultati della ricerca ENEA in particolare nel campo delle biotecnologie e dei materiali avanzati”.

L’accesso ai fondi di venture capital rappresenta uno dei tre ‘pilastri’ della ‘Knowledge Exchange Strategy, la strategia lanciata da ENEA nel 2018 per rafforzare il trasferimento tecnologico alle imprese. Gli altri due pilastri sono il il fondo interno di Proof of Concept e il Knowledge Exchange Program (KEP), realizzato in collaborazione con CNA, Confapi, Confartigianato, Confindustria e Unioncamere. Il KEP dà alle aziende la possibilità di iscriversi gratuitamente al portale www.kep.enea.it, che raccoglie tecnologie, competenze e infrastrutture ENEA suddivise per specifiche aree tematiche: energia, beni culturali, diagnostica avanzata, strumenti medicali, biotecnologie e agroindustria e sicurezza delle infrastrutture critiche.

Le imprese che si iscrivono vengono contattate da un Knowledge Exchange Officer (KEO), un ricercatore ENEA esperto in trasferimento dell’innovazione, in grado di individuare soluzioni ‘su misura’ dell’impresa iscritta, di organizzare visite ai laboratori e incontri diretti con i ricercatori.

In cinque mesi al programma – che segue il modello di esperienze di successo come l’Industrial Liaison Program del MIT di Boston – hanno aderito circa 100 imprese, prevalentemente per i settori energia e diagnostiche avanzate, e sono in via di perfezionamento le prime partnership.

Il Fondo interno per il Proof of Concept ha una dote triennale di 2,5 milioni di euro per supportare lo sviluppo di tecnologie innovative ENEA, in partnership con imprese interessate a condividere il rischio dell’investimento; ENEA non finanzia le imprese, ma specifici progetti al cui sviluppo contribuiscono le imprese stesse, selezionate  a seguito di una manifestazione di interesse.  I progetti vengono valutati da un’apposita commissione costituita da esperti di IBAN, l’Associazione Italiana dei Business Angels: nei primi due anni di avvio del Fondo sono stati finanziati 38 progetti con circa 1,67 milioni di euro, a fronte degli oltre 170 presentati.

Lanxess: materie prime di origine vegetale, per ridurre le emissioni di CO2

lanxess

LANXESS, azienda che produce specialità chimiche, ha aggiunto delle varianti a base di materie prime di origine vegetale alla gamma di prodotti Aktiplast PP. Questi processing promoters per Compounds sono utilizzati nella produzione degli pneumatici e in tutti i tipi di articoli tecnici in gomma.

Aktiplast PP-veg, a base di materie prime rinnovabili, è stato sviluppato specificamente per rispondere alle esigenze di clienti in Asia. In questo modo, la business unit LANXESS Rhein Chemie mira a consentire ai trasformatori di gomma di ridurre la loro impronta di CO2. A differenza dei prodotti convenzionali, Aktiplast PP-veg è prodotto esclusivamente a base di oli di origine vegetale, e la proporzione di materie prime rinnovabili arriva quasi al 90%, in modo che l’impatto ambientale dovuto alla CO2 sia significativamente ridotto.

Il punto di partenza sono le materie prime ottenute dai frutti delle palme da olio. Sono ecologicamente più sostenibili di palme da cocco, colza o girasole, perché forniscono di gran lunga la più alta resa di olio per ettaro. Gli aiuti di processo sono particolarmente adatti per Compounds a base di gomma naturale, riducendone la viscosità e migliorando significativamente il comportamento ad iniezione ed estrusione, anche in combinazione con polimeri funzionali. A seconda della composizione del Compound, il prodotto migliora il comportamento alla scottatura, favorendo la vulcanizzazione e assicura un facile distacco della matrice senza contaminazione dello stampo

A propostio di LANXESS LANXESS è un’azienda leader nella produzione di specialità chimiche con un fatturato di 7,2 miliardi di euro nel 2018. Attualmente, l’azienda ha circa 15.500 dipendenti in 33 paesi e 58 siti di produzione in tutto il mondo. Il core business di LANXESS è lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti chimici intermedi, additivi, prodotti chimici speciali e materie plastiche. LANXESS è presente nei principali indici di sostenibilità, quali Dow Jones Sustainability Index (DJSI World ed Europa) e FTSE4Good.

Eni: la sua “rivoluzione green” con più fonti rinnovabili e meno petrolio

Eni claudio descalzi

Eni lancia la sua «rivoluzione verde»: con il piano strategico per i prossimi 30 anni la compagnia oil&gas annuncia la sua trasformazione in società dell’energia a 360 gradi, focalizzata soprattutto su gas naturale e fonti rinnovabili

E sul versante delle emissioni di «gas serra» si impegna ad abbatterle dell’80% di qui al 2050. Ad abbatterle tutte: quelle dirette (in gergo definite «scope1»), indirette («scope2») e quelle legate a tutta la sua catena produttiva di petrolio e gas, ovvero ai prodotti come ad esempio benzina e gasolio venduti e utilizzati dai suoi clienti («scope3»).

Così facendo il gruppo del ceo Claudio Descalzi punta ad entrare nel ristretto plotoncino dei «virtuosi», come Repsol e Bp, che di recente si sono impegnati a ridurre fino al 100% le proprie emissioni di CO2.

 Sempre più gas e meno petrolio

Per tenere fede al suo programma la compagnia promette che la crescita della produzione di idrocarburi crescerà del 3,5% ogni anno fino al 2025, ma poi declinerà in modo flessibile soprattutto nella sua componente petrolifera. Insomma, l’Eni diventerà sempre più una gas-company, la cui produzione nel 2050 costituirà circa l’85% del totale. Il valore di quasi tutte le riserve di petrolio in portafoglio (il 94%) dovrà essere incassato entro il 2035 (il punto di pareggio è a 20 dollari il barile, e l’assunzione di fondo è un prezzo del brent a 50 dollari, poco sotto l’attuale valore).

Co2 e piano rinnovabili

Per rendere sostenibili le produzioni gas, l’Eni avvierà progetti di conservazione delle foreste e di «cattura» della CO2 per più di 40 milioni di tonnellate/anno al 2050 e, soprattutto, entro quella data intende sviluppare più di 55 Gigawatt di capacità di impianti di energie rinnovabili e raggiungere quota 20 milioni di clienti retail cui vendere l’elettricità prodotta, principalmente nei Paesi Ocse. Per dare un termine di paragone: l’Enel ad oggi dispone nel mondo di circa 90 Gigawatt.

Si parte da Ravenna

Il primo progetto Eni per la cattura della CO2 sarà a Ravenna, prossimo hub per l’Italia, dove già si sta studiando la possibilità di convogliare nei campi a gas ormai esauriti dell’offshore adriatico la CO2 catturata dagli insediamenti industriali e di generazione elettrica.

Obiettivi intermedi

Come misurare il raggiungimento di tali obiettivi? Il gruppo di Descalzi si prefigge di arrivare a tappe intermedie nel 2030 e nel 2040. Tra dieci anni dovrà essere ridotta a zero l’impronta carbonica delle emissioni scope1 e scope2 (dirette e indirette) dell’attività di esplorazione e produzione. Tra venti quella delle emissioni dirette e indirette di tutto il gruppo. I suoi manager, sul fronte degli incentivi, vedranno salire al 35% l’obiettivo ambientale da raggiungere. La quota della componente gas nel mix produttivo dovrà essere almeno del 60% al 2030.

Investimenti per 32 miliardi al 2023, cedola di 0,89 euro

Nell’immediato, ovvero nei prossimi anni fino al 2023 l’Eni si prefigge nuove scoperte per 2,5 miliardi di barili equivalenti e la generazione di un flusso di cassa superiore ai 25 miliardi di euro. Sempre al 2023 i clienti retail dovranno essere 11 milioni. Nel quadriennio il piano prevede 32 miliardi di euro di investimenti, all’insegna però della flessibilità operativa. Il loro punto di pareggio scenderà a 23 dollari al barile e garantirà un ritorno di circa il 25%. In generale la neutralità di cassa (il livello al quale si copre tutta l’attività produttiva ed economica del gruppo) scenderà da 55 a 45 dollari al barile. La cedola 2020 sale del 3,5% e sarà di 0,89 euro per azione, mentre si prevede un buy back di 400 milioni di euro.

I conti 2019

L’anno appena passato è stato un periodo complicato per il gruppo, dalle tensioni geopolitiche (come in Libia) fino all’andamento altalenante e tendente al ribasso del prezzo del petrolio. L’Eni ha reagito anche attraverso la diversificazione dei propri scenari operativi, crescendo in Norvegia e soprattutto negli Emirati Arabi, dove ha tra l’altro acquistato il 20% di una delle più grandi raffinerie del mondo, quella di Ruwais. La produzione di petrolio e gas è salita a 1,87 milioni di barili al giorno (1,92 nell’ultimo trimestre). Quanto ai risultati consolidati dell’anno il flusso di cassa è risultato di 12,1 miliardi di euro, circa un miliardo in più della spesa per investimenti (7,73 miliardi) e della remunerazione degli azionisti (3,4 miliardi). Il debito netto è salito a 11,5 miliardi per le acquisizioni negli Emirati mentre l’utile operativo adjusted (corretto escludendo i cosiddetti fattori speciali) è stato di 8,6 miliardi (-24%), quello netto di 2,88 miliardi (-37%) e l’utile netto di 0,15 miliardi. Il dividendo per il 2019 è di 0,86 centesimi per azione (di cui 0,43 pagati come acconto).

Il rinnovo

La primavera del 2020 costituirà un passaggio importante per il gruppo: il consiglio di amministrazione attuale è in scadenza, e i vertici, dal ceo Descalzi alla presidente Emma Marcegaglia, dovrà essere rinnovato. Secondo i rumors di mercato dei giorni scorsi il ministero dell’Economia sarebbe favorevole alla riconferma per un terzo triennio di Descalzi. 

(fonte: ENI)