Pasquale Frega guida il GEF, per il settore farmaceutico

Pasquale Frega

Il Gruppo Europeo e Nipponico di Farmindustria riunisce le maggiori 33 aziende a capitale europeo e nipponico operanti in Italia nel settore farmaceutico

Il country president #NovartisItalia e amministratore delegato Novartis Farma, Pasquale Frega, è stato nominato alla guida del GEF – Gruppo Europeo e Nipponico di Farmindustria.

Con oltre 25 anni di esperienza nel settore farmaceutico in Italia e all’estero, Pasquale Frega avrà la responsabilità di rappresentare oltre 30 aziende europee e giapponesi operanti in Italia che, per dimensioni, impegno produttivo e innovazione, ricoprono un ruolo determinante nel comparto farmaceutico del nostro Paese.

Secondo i dati elaborati da Farmindustria, le aziende di questo gruppo nel 2019 hanno generato 9 miliardi di euro di fatturato a ricavo industria, pari a circa metà del totale del mercato farmaceutico in Italia, anche grazie ai 40 siti produttivi operanti sul territorio nazionale, che contribuiscono in maniera fondamentale all’export di tutto il settore. Pasquale Frega s’impegna a portare avanti un eccellente progetto.


“Assumo con gratitudine, orgoglio e senso di responsabilità il ruolo che questa compagine mi ha affidato” ha affermato Pasquale Frega. “Ci aspettano sfide epocali e appuntamenti importanti, che mai avremmo immaginato di dover affrontare.

Oggi servono le migliori energie e le più alte competenze per sostenere il rilancio della competitività dell’Italia, la sua capacità di investire e di generare innovazione, e per rispondere alla necessità di riorganizzare il sistema salute per tutti i cittadini.

L’intera comunità è scossa dall’impatto della pandemia da Covid-19 e noi metteremo, collettivamente, ancora più energie e impegno per affermare un nuovo clima di fiducia e di dialogo con le istituzioni, i cittadini e i pazienti, alla ricerca di soluzioni condivise”.

Pasquale Frega. Experienced pharma executive with broad International experience. Currently Country President & Pharma Head at Novartis Italy. Previously VP for a Cluster of Countries for Celgene (Nordic Countries, BeLux, the Netherlands, Austria, Switzerland). Additional experiences in General Management, including leading 2 start ups in Sweden and Italy, strategic and global marketing roles, as well as M&A. 

Dassault Systèmes e Aden Group: ospedali “chiavi in mano” in 100 giorni

digital twin e collaborazione virtuale

Grazie a digital twin e collaborazione virtuale le due aziende svilupperanno soluzioni pronte all’uso per la costruzione di ospedali per malattie infettive come Covid-19

Dassault Systèmes, azienda specializzata in ambienti virtuali 3D collaborativi, e Aden Group, una delle più grandi aziende integrate di gestione di impianti in Asia, hanno annunciato l’intenzione di collaborare allo sviluppo di una soluzione “chiavi in mano” per la costruzione di ospedali per malattie infettive.

Akila Care, così si chiama la soluzione, potrà essere implementata velocemente e gestita facilmente nei Paesi più gravemente colpiti dal COVID-19 che hanno necessità immediata di strutture sanitarie di qualità. Il progetto nasce nella scia dell’esperienza dell’ospedale di Wuhan, il primo esempio di struttura costruita in pochi giorni.

Le due aziende lavoreranno insieme per sviluppare nuovi processi per la progettazione, costruzione e gestione operativa dell’ospedale, sfruttando la piattaforma 3DEXPERIENCE di Dassault Systèmes e la soluzione ospedaliera “smart and connected” Akila Care di Aden Group. L’iniziativa ruota attorno a un ambiente collaborativo virtuale per la progettazione, la simulazione e lo sviluppo di ospedali che possono essere costruiti e resi operativi in 100 giorni, restando in esercizio per molti anni, oltre a ottimizzarne l’operatività e la manutenzione lungo l’intero ciclo di vita. Nell’ambito della collaborazione, le due aziende prevedono la creazione di un consorzio di società specializzate in apparecchiature medicali, ingegneria e costruzioni, che offrirà la soluzione ospedale “chiavi in mano” ai Paesi che più ne hanno bisogno.

In un contesto globale dove la velocità di decisione e la rapidità di azione sono fondamentali per combattere il COVID-19, la combinazione fra un’architettura modulare edificabile in tempi rapidi e una piattaforma digitale può accelerare la costruzione di strutture sanitarie all’avanguardia e garantirne la piena operatività in tempi record,” spiegano Francois Amman e Joachim Poylo, cofondatori di Aden Group. “Avvalendoci della piattaforma 3DEXPERIENCE puntiamo a sviluppare una soluzione che ci consenta di ridurre le modifiche di progettazione, gestire un programma di sviluppo in tempi rapidi, rispettare i termini di consegna in modo rapido ed efficace, e garantire la manutenzione e la sicurezza a lungo termine degli ospedali in vista di nuove pandemie.

Una volta sviluppata, la soluzione metterà a disposizione un ambiente collaborativo virtuale nel quale dipendenti e fornitori verranno invitati a utilizzare un gemello virtuale dell’ospedale per ottimizzare la pianificazione degli spazi, la progettazione dei moduli, i reparti di isolamento con pressione negativa e altri elementi, simulare la costruzione e gli impianti e addestrare il personale che si occuperà della costruzione. Ultimata la costruzione dell’ospedale, la soluzione consentirà di gestire tutte le risorse in modalità digitale, collegando la struttura con apparecchiature medicali allo stato dell’arte per monitorare le procedure di igiene digitalizzate e i robot impiegati nei reparti.

Con Akila Care, Aden propone un approccio al tempo stesso innovativo e consolidato alla gestione di edifici modulari, intelligenti e connessi che richiede processi di progettazione e costruzione basati su concetti manifatturieri avanzati. Questo tipo di edifici, concepiti nell’ottica della modularità e dell’operatività, possono essere realizzati solo riproducendo il risultato finale con un gemello virtuale olistico e integrato che offre un’esperienza a 360 gradi. La piattaforma 3DEXPERIENCE funge da catalizzatore e abilitatore per questa svolta radicale, trasformando la nostra alleanza in un modello per la futura realizzazione di infrastrutture critiche,” sottolinea Bernard Charlès, Vice Chairman e CEO, Dassault Systèmes. “Insieme abbiamo già dimostrato come la simulazione dei meccanismi di contaminazione e diffusione del virus nell’impianto di ventilazione dell’ospedale Leishenshan abbia aiutato a gestire le esigenze sanitarie più urgenti; ora lavoreremo insieme per applicare le nostre conoscenze e competenze a tutti gli aspetti del ciclo di vita di un ospedale.

L’Italia riparte dal biotech

L’Italia riparte dal biotech
Settore in crescita alla ricerca di investimenti

Sono 696 le imprese biotech attive in Italia secondo il nuovo rapporto Assobiotec ed Enea su “Le imprese di biotecnologia in Italia. Facts&Figures” che mostra un settore in crescita, a forte intensità di ricerca e sviluppo ma che ha bisogno di rafforzarsi sotto il profilo dimensionale per migliorare la propria competitività a livello internazionale

Il settore biotech in questi primi mesi del 2020 ha mostrato tutte le sue potenzialità nella reazione all’emergenza sanitaria causata dalla diffusione del Sars-Cov2. E si sta sempre più affermando come tecnologia chiave per una ripartenza “sostenibile” del Paese

A testimoniare il ruolo che il biotech sta giocando nella battaglia globale contro la pandemia e che tipo di impatto ha avuto la diffusione del virus Sars-CoV-2 sul comparto biotech nazionale è stato un sondaggio “Biotech vs Covid19” lanciato nel mese di aprile da Assobiotec.

I risultati mostrano un importante coinvolgimento delle imprese presenti sul nostro territorio nella ricerca e nella produzione di soluzioni contro il virus (57% del campione) con particolare riferimento all’area della diagnostica (44%) e della ricerca di terapeutici (34%). Solo il 7% dichiara invece di essere impegnato nella ricerca di un vaccino.

Significativo è l’effetto che la pandemia e il lockdown stanno avendo sul comparto: sebbene il 60% del campione indichi di continuare a portare avanti il proprio business, anche se in modalità differente, il 40% si è vista costretta a ridimensionare (29%) o bloccare (11%) la propria attività.

A soffrire in particolare le realtà a capitale italiano che nel 13% dei casi hanno dovuto bloccare totalmente le attività in corso, mentre le imprese con headquarter estero sono riuscite tutte a proseguire le attività (dato imputabile al fatto che queste realtà svolgono in prevalenza attività più vicine al mercato e sono dunque meno esposte ad attività ad alto rischio di R&S).

Tante e differenti le difficoltà operative incontrate fra carenza di clienti (32%), logistica (29%) e crisi di liquidità (25%). Carenza di budget (36%), inaccessibilità dei laboratori e sospensione delle attività di arruolamento di pazienti negli studi clinici (21%), mancanza di materiali (19%) sono invece i principali fattori alla base di un rallentamento generale delle attività di R&S.

E alla domanda “Superata l’emergenza, se dovesse indicare 2 priorità sulle quali le Istituzioni dovrebbero lavorare per permettere alla sua impresa di svilupparsi e di affrontare meglio sfide future come questa?”

Quasi la metà delle imprese italiane ha risposto che è urgente individuare un piano di lungo periodo per la Ricerca e l’Innovazione (42%) così come allocare più investimenti in R&S (41%), mentre le imprese a capitale estero chiedono minore burocrazia (28%) e l’individuazione di un pacchetto di sgravi fiscali (14%).

Il fatturato totale del Biotech in Italia 

Questo dato ha registrato di aver superato i 12 miliardi di euro a fine 2019, con un incremento medio annuo tra il 2014 e il 2018 di circa il 5%. Due terzi del fatturato è generato dalle imprese a capitale estero, che sono appena l’11% delle imprese censite, e sono attive soprattutto nell’area della salute.

L’80% dell’industria biotech in Italia è costituito da imprese di piccola e micro dimensione, che hanno avuto un ruolo propulsivo nella dinamica di crescita dell’intero comparto. Fra il 2017 e il 2019 sono state registrate oltre 50 nuove start-up innovative attive nelle biotecnologie.

In tutto, sono oltre 13 mila gli addetti biotech in Italia, di cui il 34% impiegato in attività di Ricerca e sviluppo. È il quadro che emerge dal nuovo rapporto su Le imprese di biotecnologie in Italia, realizzato grazie all’ormai consolidata collaborazione tra Assobiotec ed ENEA.

Il 49% delle imprese biotech ha come settore di applicazione prevalente quello legato alla salute, che storicamente si connota come il settore che per primo ha dato impulso allo sviluppo delle tecnologie biotech. Il 39% delle imprese biotech produce e/o sviluppa prodotti e servizi sia di carattere industriale o volti alla prevenzione e mitigazione dell’impatto ambientale (30%), sia per applicazioni agricole e zootecniche (9%), rappresentando una delle principali leve innovative per i settori della bioeconomia. L’area delle applicazioni in Genomica, Proteomica e Tecnologie Abilitanti – GPTA risulta presente nel 12% delle realtà censite.

FLIR Systems presenta il software FLIR Screen-EST

FLIR software screen-est
Migliora lo screening di temperature cutanee per COVID-19

FLIR Screen-EST, disponibile per le termocamere FLIR impiegate per lo screening di temperature cutanee, offre una soluzione più rapida per le aree ad elevato transito.

FLIR Systems, Inc. (NASDAQ: FLIR) ha annunciato il software FLIR Screen-ESTTM per le termocamere FLIR T-Series, Exx-Series e A-Series.

Il software fornisce strumenti di misurazione automatica per lo screening di temperature cutanee elevate in meno di due secondi per ciascun individuo che transita da un ingresso, un punto di controllo o in altre zone a elevato transito, consentendo di rispettare le raccomandazioni per il distanziamento sociale.

“I governi e le aziende di tutto il mondo sono impegnate nello sviluppo di nuove procedure volte a tutelare la salute e la sicurezza pubblica minacciata dalla pandemia COVID-19, che comprendono l’impiego di termocamere radiometriche in programmi di screening di primo livello“, ha dichiarato Jim Cannon, Presidente e CEO di FLIR. “Oggi, abbinando il software FLIR Screen-EST con le termocamere FLIR, queste organizzazioni possono aumentare la velocità e l’accuratezza dello screening di primo livello”.

Il metodo FLIR Screen-EST

Il software FLIR Screen-EST è progettato per eseguire automaticamente una misurazione della temperatura cutanea in prossimità del dotto lacrimale di ciascuna persona, l’area superficiale più strettamente correlata alla temperatura del corpo umano. Questo software, utilizzato con le termocamere T-Series, Exx-Series o A-Series consente di eseguire lo screening di singoli individui in metà tempo rispetto alla modalità di screening incorporata nelle termocamere FLIR Systems, migliorando le prestazioni del sistema di screening.

Se il software rileva una temperatura cutanea che supera di una data soglia la media di riferimento, Screen-EST avviserà l’operatore con una allarme acustico o visivo sul monitor su cui visualizza la persona, che potrà essere indirizzata verso uno screening medico di secondo livello*.

Frutto dell’esperienza affinata in quasi due decenni nella progettazione e produzione di soluzioni per la misurazione termica per screening di temperature cutanee, Screen-EST campiona automaticamente le temperature cutanee sul luogo adibito allo screening per calcolare una media di riferimento delle temperature cutanee.

Il software provvede inoltre ad eseguire ulteriori campionamenti nel corso della giornata.

Questo metodo di screening, basato su valori di temperatura relativa, tiene conto delle normali variazioni della temperatura corporea causate da fattori biologici naturali e ambientali esterni, riducendo così il numero di letture inaccurate che potrebbero compromettere l’affidabilità dei sistemi di allarme a temperatura assoluta.

Il software FLIR Screen-EST funziona su computer portatili e desktop in ambiente Windows. La connessione delle termocamere FLIR è plug-and-play e il software si installa e disinstalla in pochi minuti, offrendo agli operatori una notevole flessibilità, che consente loro di spostare facilmente le postazioni o di scollegare rapidamente la termocamera per impiegarla diversamente, ad esempio per la manutenzione degli impianti o l’ispezione dei macchinari.

Per saperne di più, visita:

www.flir.com/screen-est.

* Le termocamere FLIR sono indicate esclusivamente per lo screening di primo livello di temperature corporee. Non rilevano stati febbrili, virus o patologie mediche specifiche. Chiunque presenti una temperatura cutanea elevata deve essere sottoposto a screening secondari condotti da personale medico dotato di attrezzature medicali al fine di effettuare una diagnosi.

Informazioni su FLIR Systems, Inc.Fondata nel 1978, FLIR Systems è un’azienda leader mondiale nella tecnologia industriale, focalizzata su soluzioni di rilevamento intelligenti per applicazioni industriali, commerciali e di difesa. La visione FLIR Systems “The World’s Sixth Sense” si concretizza nella creazione di tecnologie che aiutano i professionisti a prendere decisioni più informate che possano salvare vite e preservare mezzi di sussistenza.

Per maggiori informazioni, visita:

www.flir.com

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@flir

Tecnologie anti Covid-19

I tessuti antivirus
I tessuti antivirus

Il post Covid-19 porta alla luce novità non solo in campo medico ma anche tecnologico e per quanto riguarda la moda, l’abbigliamento è in atto una vera e propria rivoluzione soprattutto per quanto riguarda i materiali con cui verranno realizzati i capi, tessuti antivirus

Da Albini Group arrivano i primi tessuti  antivirus «ViroFormula», in grado di proteggerci da virus e microbi. Grazie a una tecnologia (la Viroblock della svizzera HeiQ), che impedisce alle stoffe, con comprovata efficacia, di diventare superfici ideali per la diffusione del Covid19. Contribuendo così a ridurne il rischio e la velocità di contaminazione e trasmissione.

«Stiamo vivendo un momento critico e incerto, ma noi non ci fermiamo. Siamo pronti ad affrontare la sfida, continuando a lavorare su nuove soluzioni e articoli in sintonia con le attuali esigenze del mercato – spiega Stefano Albini, Presidente di Albini- Ecco perché abbiamo sviluppato i tessuti antivirus ViroFormula».

Da oltre 144 anni la ricerca d’avanguardia è l’obiettivo di Albini Group (sette stabilimenti, di cui 4 in Italia, 1.300 dipendenti).

«Abbiamo ideato una nuova categoria di prodotti, unica nel suo genere: i più bei tessuti al mondo con la capacità di proteggerci dai virus. Per indossare un futuro migliore adesso», sottolinea Fabio Albini, direttore creativo del marchio fondato nel 1876 ad Albino (Bergamo), impresa famigliare, oggi guidata dalla quinta generazione. 

Il brand – maggior produttore europeo di tessuti per camicie – proprio perché è da sempre in prima linea nello studio di soluzioni innovative, nel 2019 ha inaugurato Albini Next, il «Think Tank» che promuove il cambiamento nel tessile,  fondato sull’evoluzione del know-how. E su partnership industriali e accademiche d’alto livello. Come ad esempio la collaborazione con l’azienda leader svizzera HeiQ, con cui sono nati i tessuti antivirus ViroFormula che, grazie a particolari trattamenti  annientano velocemente microbi e virus (tra cui, appunto, il Covid19). Alcuni particolari elementi chimico tessili sono stati utilizzati per distruggere il virus in pochi minuti attraverso la combinazione, in attesa di brevetto, di una tecnologia della vescicola grassa (liposomi), che distrugge i virus esaurendo la membrana virale nel suo contenuto di colesterolo.

Successivamente, gli stessi sono stati bloccati da un altro procedimento, a base d’argento che attiva reazioni antivirali ad alto spettro, attraendo i virus e legandosi permanentemente ai loro gruppi zolfo. 

Meccanismi complessi, invisibili sui tessuti antivirus realizzati in vari pesi, ideali per la produzione di camice, casacche, giacche e pantaloni, ma anche di mascherine e camici.

L’effetto del finissaggio sugli indumenti dura fino a 30 lavaggi. I prodotti utilizzati nel trattamento ViroFormula, testati per garantire la sicurezza delle persone, sono  dermatologicamente non irritanti, innocui per la pelle e per il corpo, oltre che sostenibili.

Bosch avvia linee di produzione completamente automatizzate per mascherine protettive

Bosch produce mascherine

Volkmar Denner, CEO di Bosch, ha inaugurato lo scorso 15 maggio la prima linea di produzione speciale per dispositivi di protezione per il viso, presso lo stabilimento Bosch di Feuerbach, a Stoccarda, in Germania

Cinque linee di produzione specifiche, completamente automatizzate, per la produzione di mascherine protettive, sono state sviluppate da Bosch in 4 diverse sedi nel mondo. Alle aziende che lo richiedono, vengono forniti gratuitamente i piani progettuali delle speciali linee di produzione automatizzate.

 “Il contenimento del coronavirus è una sfida per tutta la società. Dotando i nostri collaboratori di mascherine che realizziamo internamente, stiamo aiutando a mitigare la situazione difficile di approvvigionamento sul mercato. Inoltre, stiamo gettando le basi che ci consentiranno di riprendere in sicurezza le attività contribuendo a proteggere i nostri collaboratori”, ha dichiarato Volkmar Denner, Ceo di Bosch.

Seguendo un aumento graduale e coordinato della produzione, che durerà fino alla fine di giugno, l’azienda realizzerà oltre mezzo milione di mascherine al giorno su cinque linee di produzione automatizzate in quattro sedi nel mondo.

Le linee sono state realizzate progettando macchinari specifici. Bosch sta rendendo disponibili gratuitamente i piani di progettazione alle aziende interessate che al momento sono già oltre 30.

Bosch produce mascherine

LE LINEA DELLE MASCHERINE PROTETTIVE

In combinazione con altre misure igieniche e le disposizioni previste, le mascherine protettive sono un mezzo efficace per ridurre il rischio di nuove infezioni da Covid-19. Bosch ha sviluppato linee di produzione automatizzate specifiche implementante in poche settimane in diverse sedi dell’azienda.

Oltre all’impianto principale per l’Industry 4.0 di Feuerbach, dove sono previste due linee, la produzione verrà realizzata anche nelle sedi Bosch a Naganathapura, in India, e Juárez, in Messico. Anche la consociata Rexroth installerà una linea nel sito produttivo di Erbach, in Germania. Anche l’Italia sta facendo la sua parte: infatti, presso il sito Bosch di Bari è già stata avviata la produzione di mascherine protettive certificate per soddisfare le esigenze locali dello stabilimento. Complessivamente, entro la fine di giugno, il volume produttivo supererà i dieci milioni di mascherine al mese.

Bosch produce mascherine

PRODUZIONE INTERNA

Bosch produce mascherine chirurgiche di tipo I e II, conformi alla norma europea DIN EN 14683, e le utilizzerà principalmente per proteggere i suoi circa 400.000 collaboratori in tutto il mondo.

Bosch produce mascherine

L’azienda vuole mettere a disposizione di terzi l’eventuale capacità in eccesso, a condizione che le mascherine soddisfino gli standard specifici richiesti.

Inoltre, Bosch sta mettendo gratuitamente a disposizione di altre aziende i progetti, i disegni tecnici e le istruzioni di assemblaggio delle linee di produzione automatizzate, nonché informazioni sul confezionamento e distribuzione delle mascherine.

“Le nostre speciali linee di produzione automatizzate offrono una maggiore indipendenza, poiché i dispositivi di protezione possono essere realizzati direttamente sul posto, proprio dove sono necessari”, ha spiegato Denner.

IN CAMPO L’ESPERIENZA PRODUTTIVA Questo risultato è stato possibile sfruttando la grande esperienza nel campo produttivo e industriale del Gruppo. In particolare, all’interno del settore Industrial Technology, Robert Bosch Manufacturing Solutions GmbH sviluppa da 25 anni piani di assemblaggio flessibili e scalabili, tecnologia di collaudo e di processo e servizi correlati.

Festo LifeTech: tecnologia piezo-elettrica nelle valvole

FESTO Proportional flow control valve VEMD

Il settore healthcare si trova ogni anno ad affrontare un numero sempre maggiore di sfide per rispondere alle necessita di tutto il mondo

Sono molti i fattori globali che portano a investire in questo settore tra i quali l’aspetto demografico, arrivato a essere uno dei “megatrend” più influenti sul mercato a livello globale.

Alla base troviamo tre cause:

• l’incremento della popolazione: ormai abbiamo raggiunto i 7,2 miliardi. Dei quali un miliardo solo negli ultimi 12 anni;

• l’invecchiamento della popolazione: si stima che nel 2050 le persone over 60 raddoppieranno, raggiungendo i 2 miliardi;

• l’aumento di malattie legate all’urbanizzazione, all’impatto ambientale e alla mobilità globale.

Da parte delle autorità pubbliche si ha quindi la necessità di abbassare i costi legati alla sanità, aspetto che a sua volta comporta una crescente richiesta nell’ambito dell’assistenza sanitaria preventiva oltre che di diagnostica.

In sostanza, prevenire è meglio che curare, anche da un punto di vista di costi.
Per questo sviluppiamo tecnologie che puntano a migliorare le prestazioni degli strumenti medicali e da laboratorio. Si tratta di soluzioni facili da implementare, e che comportano una riduzione del time to market e dei costi di sviluppo.

LifeTech: campi applicativi

Oltre alle esigenze espresse dalle autorità, ci sono un altro paio di fattori di cui tenere conto:
• le persone anziane vogliono mantenere uno stile di vita adeguato con la possibilità di muoversi;
• il processo di laboratorio predominante è ancora manuale.

Festo è partita proprio da queste esigenze per realizzare le soluzioni del settore LifeTech, che si focalizza su tre campi applicativi:

Automazione di laboratorio (meccatronica);

Liquid Handling (controllo di liquidi);

Gas Handling (controllo gas medicali e ossigeno).

La divisione LifeTech dFesto offre soluzioni innovative nel campo della tecnologia medica e automazione di laboratorio, oltre a dare supporto ai produttori di sistemi e apparecchiature combinando qualità e massima efficienza.


In collaborazione con i suoi clienti, Festo sviluppa prodotti e sottosistemi per apparecchiature medicali e laboratori automatizzati, come:

• controllo e regolazione dei gas medicali;

• controllo della portata con valvole compatte per applicazioni di ventilazione e ossigenoterapia;

• controllo e dosaggio fluidi;

soluzioni pneumatiche per strumentazioni chirurgiche;

• soluzioni di automazione per laboratori.

In particolare, è stata integrata la tecnologia piezo-elettrica alle  valvole Festo, così da sviluppare soluzioni e sottosistemi per apparecchiature medicali che permettessero regolazione e controllo efficienti dei gas medicali e dell’ossigeno e quindi alla lifetech.

Le valvole proporzionali VEMP e VEAE.

VEAE: affidabilità e precisione

VEAE regola i flussi di gas, come ossigeno, azoto o gas inerti, in modo affidabile e preciso.
Si tratta di una valvola compatta, ideale per ventilatori fissi per ambulatori e ospedali.
Offre un controllo ottimale del flusso d’aria che la rende adatta all’uso in odontoiatria e chirurgia.

Una soluzione pensata sia per la tecnologia medica sia per le applicazioni in assemblaggio leggero, elettronica e industria dei semiconduttori.

Trovate maggiori dettagli al link:

https://www.festo.com/cms/it_it/62533.htm

Intelligenza Artificiale per identificare tumori al cervello

tumori al cervello intel labs
Intel Labs e University of Pennsylvania utilizzano questo nuovo metodo

Intel Labs e la Perelman School of Medicine della University of Pennsylvania (Penn Medicine) stanno sviluppando insieme una tecnologia per abilitare una federazione di 29 istituti di salute e ricerca, diretti da Penn Medicine, per addestrare modelli di intelligenza artificiale (AI) in grado di identificare tumori al cervello, utilizzando una tecnica di machine learning che tutela la privacy, chiamata federated learning (apprendimento federato o apprendimento collaborativo).

Il lavoro di Penn Medicine è finanziato dall’Informatics Technology for Cancer Research (ITCR) program del National Cancer Institute (NCI) del National Institutes of Health (NIH), attraverso un grant in tre anni di 1,2 milioni di dollari riconosciuto al responsabile scientifico, Dr. Spyridon Bakas, del Center for Biomedical Image Computing and Analytics (CBICA) della University of Pennsylvania.

“L’Artificial Intelligence mostra magnifiche prospettive per l’individuazione precoce dei tumori al cervello, ma richiederà più dati di quanti un singolo centro medico possieda, affinché possa sviluppare al massimo il proprio potenziale. Utilizzando il software e l’hardware di Intel e il supporto di alcune delle brillanti menti degli Intel Labs, lavoriamo con l’Università della Pennsylvania e una federazione di 29 centri medici per far progredire l’identificazione dei tumori al cervello e proteggere al contempo i dati sensibili dei pazienti”, afferma Jason Martin, Principal Engineer di Intel Labs.

Penn Medicine e 29 istituti di salute e ricerca di Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Germania, Paesi Bassi, Svizzera e India, utilizzeranno il federated learning, ovvero un approccio distribuito al machine learning che consente alle organizzazioni di collaborare a progetti di deep learning senza condividere i dati dei pazienti.

Secondo l’American Brain Tumor Association (ABTA), circa 80.000 persone avranno una diagnosi di tumore al cervello quest’anno, con oltre 4.600 bambini fra di loro. Per addestrare e costruire un modello che individui un tumore al cervello che possa aiutare il riconoscimento precoce e un migliore risultato, i ricercatori necessitano dell’accesso a un grande numero di dati medici rilevanti.

Allo stesso tempo, è essenziale che questi dati restino privati e protetti ed è qui che entra in gioco il federated learning con la tecnologia di Intel.

Con l’utilizzo di questo approccio, i ricercatori di tutte le organizzazioni partner potranno lavorare insieme nella costruzione e l’addestramento di algoritmi di identificazione dei tumori al cervello, mantenendo protetti i dati medici sensibili.Per conoscere i dettagli su come funziona il federated learning di Intel e Penn Medicine è disponibile il link:

http://app.plan.intel.com/e/es?s=334284386&e=6512449&elqTrackId=3aaf88278dfe4cedbfa41a2fae7d1afe&elq=6dec3beac27546cfb85a20714a76126b&elqaid=57448&elqat=1

Ansaldo Energia e Covid-19

Ansaldo Energia gestire fase 2
Gestire la fase 2 tra test sierologici e alta tecnologia

Il caso di Ansaldo Energia è significativo per spiegare come, in una situazione così incerta e difficile, le aziende stiano cercando di reagire per creare le condizioni più veloci per garantire continuità operativa e ritornare, nella fase 2, a un’operatività piena in tempi relativamente brevi

Un recente articolo del Wall Street Journal, oltre alla Ferrari, cita proprio l’impianto genovese di produzione delle turbine, assieme ad altre aziende italiane, come case history per spiegare il modo in cui le imprese si sono organizzate.

Aziende che, in tempi molto rapidi, hanno posto in essere la sanificazione del sito, individuando tutti gli strumenti di processo, di informazione e di protocollo tecnologico necessario per garantire la piena sicurezza delle persone che ci lavorano e la continuità operativa.

Luca Manuelli, Chief Digital Officer di Ansaldo Energia e Presidente del Cluster nazionale Fabbrica Intelligente ha rilasciato di recente alcune dichiarazioni.

Per l’azienda genovese la situazione si è rivelata particolarmente complessa: “Siamo stati sfortunati – spiega Manuelli – perché da un lato abbiamo rallentato le nostre attività operative, ma dall’altro dovevamo pur sempre  garantire il supporto e la continuità operativa ai nostri clienti che gestiscono centrali elettriche nelle zone più critiche. Purtroppo, nel momento in cui eravamo pronti per ripartire ci siamo trovati fuori dalla lista Ateco. Ci siamo rimessi in moto grazie al sistema delle autorizzazioni prefettizie, perché i nostri clienti ci chiedevano garanzie sul supporto. Quindi abbiamo lavorato verso la data del 4 maggio per una graduale continuità operativa. Entro maggio saremo a pieno regime”.

Ingressi frazionati, test sierologici e alta tecnologia, sono le parole chiave per una corretta ripartenza

ANSALDO ENERGIA, quindi, ha creato un’unità di crisi, guidata personalmente dal Ceo Giuseppe Marino, per la gestione dell’emergenza.

Per la riapertura è stato sviluppato un protocollo che ha permesso di gestire questa situazione. “Le persone lavorano su tre turni in modo, ovviamente, da diversificare anche le modalità di accesso alla fabbrica. Una delle criticità principali erano gli spogliatoi, problema che è stato risolto noleggiando prefabbricati ad hoc che hanno permesso di aumentare la capacità di 250 posti con maggiore distanziamento. C’è poi il problema dei mezzi pubblici: avendo una buona capacità di parcheggi, in questa fase è stato caldamente incoraggiato l’utilizzo delle auto private.

All’ingresso della fabbrica viene effettuato uno screening della temperatura, e poi attraverso i test sierologici, introdotti in concerto con le ASL, le strutture sanitarie regionali e i sindacati, c’è la possibilità di intervenire immediatamente in caso di positività, con un protocollo attivato con il Policlinico San Martino di Genova che è in grado di restituire i risultati di un tampone in 48 ore, e quindi dare immediatamente tutte le informazioni necessarie”.

A questo si aggiunge anche il lavoro fatto sui temi dell’alta tecnologia legata alla prevenzione e alla sicurezza sul lavoro. “Noi avevamo già selezionato Smart Track, che è una spin-off genovese che si occupa di tecnologie wearable – prosegue Manuelli – che ha sviluppato un sistema che non solo permette la verifica del distanziamento nella fabbrica ma offre anche la possibilità, nel rispetto della privacy e delle normative del lavoro, di avere tutti i dati sulla tracciabilità delle relazioni che gli operai hanno nel corso della loro attività. Abbiamo così iniziato a costruire anche degli ambiti di ulteriore adattamento dalle nuove tecnologie, che ci permettono di superare questo livello di emergenza. Questo ci permetterà di arrivare, entro il mese di maggio, tra il 70 e l’80% della continuità operativa”.

Lo Smart working, da emergenza a nuovo modello di sviluppo

 “L’altro miracolo che i miei colleghi hanno fatto – afferma il CDO di Ansaldo Energia – è stato quello di portare 2 mila persone in tutto il mondo in smart working. In questo caso si è potuto usufruire dell’infrastruttura tecnologica che era stata messa a punto all’epoca del crollo del ponte Morandi, quando eravamo riusciti a collegare in poco tempo circa 250 persone che, per motivi fisici e logistici, non riuscivano a raggiungere il posto di lavoro. Per noi è stato fondamentale maturare questa resilienza e poter utilizzare anche oggi questa tecnologia”. Un nuovo modello di lavoro, quindi, che potrà diventare strategico in tempi abbastanza brevi. “Abbiamo visto che, su certi processi, lavorare a distanza in maniera integrata genera diversi benefici – continua Manuelli – una produttività uguale, se non addirittura maggiore, un forte livello di motivazione, ma anche minori emissioni di CO2, che derivano dal minor traffico. Ansaldo Energia, quindi, farà tesoro anche di questa esperienza e, alla fine, avremo un modello ibrido nel quale accanto alle attività operative della fabbrica, perché alla fine il prodotto fisico, che siano turbine o centrali elettriche, deve essere prodotto, ce ne saranno altre che porteremo avanti da remoto”.

DISTANZIAMENTO SOCIALE

distanziamento sociale
Safety Bubble Device, il dispositivo per mantenere il distanziamento sociale

In vista della “fase 2” dell’emergenza Coronavirus e della riapertura delle attività produttive, VeSta, azienda marchigiana collegata all’incubatore milanese PoliHub, ha presentato Safety Bubble Device, un dispositivo elettronico portatile di protezione individuale che vibra o suona se non si rispetta il distanziamento sociale.

Il dispositivo – inseribile in un portabadge oppure cucito o applicato a coccarda su tute e gilet da lavoro – è capace di vibrare (o suonare) quando si trova al di sotto di una determinata distanza da un secondo device.

Se le persone non mantengono il distanziamento sociale di sicurezza previsto viene impostato il bracciale, attraverso un segnale elettrico, che rileva la situazione di rischio e avverte chi lo indossa. Il tutto per garantire una maggiore sicurezza delle persone, soprattutto nei luoghi chiusi: al lavoro, soprattutto, ma anche al supermercato e sui mezzi di trasporto.

Safety Bubble Device è anche in grado di immagazzinare le informazioni di “contatto” tra dispositivi nel pieno rispetto della privacy, senza necessità di registrare nominativi e senza tracciare i percorsi.

Nel caso un dipendente segnalasse la sua positività al Covid-19, i dati delle collisioni verrebbero trattati dall’Autorità Competente, unica in grado di risalire a tutti i contatti avuti per informare, nel rispetto dai dati sensibili, le persone interessate. Il dispositivo può essere tarato per distanze differenti da dispositivo a dispositivo e, se richiesto, può anche segnalare un innalzamento della temperatura corporea.

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