La trasmissione di coronavirus nell’aria: fenomeno “airborne”

virus nell'aria

Il ruolo della trasmissione airborne dipende da diverse variabili, come la concentrazione e la distribuzione dimensionale delle particelle virali in atmosfera e le condizioni meteorologiche

Queste variabili poi, si diversificano a seconda che ci considerino ambienti outdoor e ambienti indoor”, sottolinea Marianna Conte, ricercatrice Cnr-Isac

Uno studio multidisciplinare, condotto a maggio 2020, analizza le concentrazioni in atmosfera di SARS-CoV-2 a Venezia e Lecce, evidenziandone le implicazioni per la trasmissione airborne.

La ricerca, pubblicata su Environment International, è stata condotta da Cnr-Isac, Università Ca’ Foscari Venezia, Cnr-Isp e Istituto zooprofilattico sperimentale della Puglia e della Basilicata

La rapida diffusione del Covid-19, e il suo generare focolai di differente intensità in diverse regioni dello stesso Paese, hanno sollevato importanti interrogativi sui meccanismi di trasmissione del virus e sul ruolo della trasmissione in aria (detta airborne) attraverso le goccioline respiratorie.

Mentre la trasmissione del SARS-CoV-2 per contatto (diretta o indiretta tramite superfici di contatto) è ampiamente accettata, la trasmissione airborne è invece ancora oggetto di dibattito nella comunità scientifica.


Grazie ad uno studio multidisciplinare, condotto dall’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isac) di Lecce, dall’Università Ca’ Foscari Venezia, dall’Istituto di scienze polari del Cnr (Cnr-Isp) di Venezia e dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Puglia e della Basilicata (Izspb), sono state analizzate le concentrazioni e le distribuzioni dimensionali delle particelle virali nell’aria esterna raccolte simultaneamente, durante la pandemia, in Veneto e Puglia nel mese di maggio 2020, tra la fine del lockdown e la ripresa delle attività.

La ricerca, avviata grazie al progetto “AIR-CoV (Evaluation of the concentration and size distribution of SARS-CoV-2 in air in outdoor environments) e pubblicata sulla rivista scientifica Environment International, ha evidenziato una bassa probabilità di trasmissione airbone del contagio all’esterno se non nelle zone di assembramento.
“Il nostro studio ha preso in esame due città a diverso impatto di diffusione: Venezia-Mestre e Lecce, collocate in due parti del Paese (nord e sud Italia) caratterizzate da tassi di diffusione del COVID-19 molto diversi nella prima fase della pandemia”, spiega Daniele Contini, ricercatore Cnr-Isac.

Durante la prima fase della pandemia, la diffusione del SARS-CoV-2 è stata eccezionalmente grave nella regione Veneto, con un massimo di casi attivi (cioè individui infetti) di 10.800 al 16 aprile 2020 (circa il 10% del totale dei casi italiani) su una popolazione di 4,9 milioni. Invece, la regione Puglia ha raggiunto il massimo dei casi attivi il 3 maggio 2020 con 2.955 casi (3% del totale dei casi italiani) su una popolazione di 4,0 milioni di persone.

All’inizio del periodo di misura (13 maggio 2020), le regioni Veneto e Puglia erano interessate, rispettivamente, da 5.020 e 2.322 casi attivi.

“Il ruolo della trasmissione airborne dipende da diverse variabili quali la concentrazione e la distribuzione dimensionale delle particelle virali in atmosfera e le condizioni meteorologiche. Queste variabili poi, si diversificano a seconda che ci considerino ambienti outdoor e ambienti indoor”, sottolinea Marianna Conte, ricercatrice Cnr-Isac.

La potenziale esistenza del virus SARS-CoV-2 nei campioni di aerosol analizzati è stata determinata raccogliendo il particolato atmosferico di diverse dimensioni dalla nano-particelle al PM10 e determinando la presenza del materiale genetico (RNA) del SARS-CoV-2 con tecniche di diagnostica di laboratorio avanzate.

AHSI: la disinfezione dell’aria con la tecnologia Novaerus

tecnologia AHSI twinpandemic

Un’arma potente per scongiurare una “DOPPIA PANDEMIA” di Covid/Influenza

Per diversi mesi, gli esperti della sanità globale hanno temuto una collisione tra il Covid-19 e l’influenza stagionale. Ma ora, con l’avvicinarsi della stagione influenzale e l’impennata del Covid-19, scongiurare una “doppia-pandemia” sembra più difficile del previsto.

Per di più, anche la “pigrizia pandemica” si è largamente diffusa, aumentando la riluttanza all’allontanamento sociale e all’uso delle mascherine. Allo stesso tempo, le nazioni sono afflitte da carenze e sfiducia nei confronti del vaccino anti-influenzale e, man mano che l’energia e la pazienza della popolazione nel seguire le norme diminuiscono, la tecnologia Novaeurus è diventata una difesa fondamentale in prima linea contro i due tipi di virus che causeranno disordine durante l’inverno: Sars-CoV-2 e l’influenza stagionale.

“C’è una notevole preoccupazione, mentre entriamo nei mesi autunnali e invernali e, conseguentemente, nella stagione influenzale, avremo quella temuta sovrapposizione di due malattie trasmesse dalle vie respiratorie”, avverte Anthony Fauci, M.D., Direttore dell’Istituto Nazionale statunitense di allergie e malattie infettive.

È necessario ricordare che il Covid-19 e l’influenza hanno in comune vari sintomi, come: febbre, tosse, dolori muscolari, affaticamento, mal di gola e mal di testa. Di conseguenza, l’insorgenza di questi sintomi causa un’ondata di ingressi al pronto soccorso, con una notevole incertezza sulla malattia da diagnosticare.

Potenzialmente si possono contrarre entrambe le malattie senza esserne a conoscenza e questo si configura come uno scenario decisamente preoccupante; per di più, adulti ospedalizzati che contraggono entrambe le malattie sono soggetti a un rischio mortale di 2/3 maggiore rispetto a chi contrae solo il Covid-19 (secondo Pubblic Health of England) e l’infezione influenzale sembra rendere i pazienti più vulnerabili a un attacco più grave di Covid-19. È dunque consigliabile, ove e quando possibile, sottoporsi alla vaccinazione anti-influenzale al fine di non congestionare le strutture sanitarie.

Sia l’influenza che Sars-CoV-2, possono diffondersi tramite le vie aeree ancor prima che sintomi compaiano e questi fattori indicano un unico imperativo per gli ospedali e le case di cura: assicurare una disinfezione continua dell’aria.

Le strategie di gestione dell’aria sono “importanti protezioni contro la diffusione delle infezioni all’interno delle strutture sanitarie” – asserisce il virologo australiano ed esperto di trasmissione influenzale, Ian Mackay, PhD.

Le stesse strategie, compresa la disinfezione dell’aria tramite la tecnologia NanoStrike® Novaeurus, possono essere implementate all’interno di ospedaliscuole, farmacie, uffici e ristoranti o, in qualsiasi spazio interno, anche con persone al loro interno, ove sono sicuramente presenti agenti patogeni infettivi. Le persone presenti all’interno di quello che possiamo definire un ambiente vivente, sono la più grande fonte di contaminazione. Essi rilasciano continuamente agenti patogeni nell’aria respirando, parlando, camminando, perdendo cellule epiteliali morte, starnutendo ecc. Per questo motivo, si verifica una costante fonte di contaminazione dell’ambiente, il che non può certamente dar vita a un ambiente sterile.

 Se utilizzate 24/7, le unità di disinfezione dell’aria riducono le probabilità di trasmissione di Sars-CoV-2 e dell’influenza stagionale. Indipendentemente dal fatto che siano installati su una parete o uno scaffale, i dispositivi Novaerus funzionano in modo sicuro e discreto e, soprattutto, senza fare affidamento sull’intervento umano.

La tecnologia Novaerus è in grado di lavorare completamente in sicurezza 24/7, anche con persone presenti all’interno della stanza. Tuttavia, occorre ricordare che, gli ambienti a cui facciamo riferimento non sono ambienti “sigillati” – le correnti d’aria entrano ed escono dalla stanza per via delle finestre/porte portando con loro nuove fonti di contaminazioni esterne e compromettono potenzialmente la pulizia dell’aria appena trattata dal nostro dispositivo.

Ciò di cui dobbiamo ricordarci, è che Novaerus è una tecnologia per la mitigazione del rischio, in grado di ridurre costantemente la carica batterica presente nell’aria, trattandola 24/7 e limitando in tal modo il rischio di diffusione di un’infezione.

Come funziona la tecnologia al plasma a freddo NANOSTRIKE® NOVAERUS

Questa tecnologia è una forma esclusiva di plasma atmosferico, a bassa energia, non termico (freddo) del tipo a scarica a barriera dielettrica (DBD) la quale non rilascia alcun tipo di ione ed è l’UNICA che disattiva i virus ed elimina batteri e funghi a livello del DNA. E’ in grado di distruggere i microorganismi di dimensioni nanometriche di diametro inferiore a 0.1 μm utilizzando una gamma di processi di inattivazione dei patogeni simultanei che si verificano nell’intervallo di tempo di nanosecondi; gli effetti distruttivi immediati che il Plasma ha sui patogeni a livello del DNA, UCCIDONO batteri e funghi, comprese le relative spore, e DISATTIVANO i virus. Tramite diversi processi chimico fisici si garantisce in 0,002 sec., un abbattimento fino al 99,99% di Virus, batteri, spore, funghi e allergeni.

Inoltre, poiché la tecnologia NanoStrike® offre processi di inattivazione multipli e simultanei, garantisce l’impossibilità per la resistenza antimicrobica (AMR) di svilupparsi nel tempo. La ricercaha infatti evidenziato la minaccia dello sviluppo della resistenza antimicrobica rispetto ai metodi di inattivazione singol

Lo smart working in Italia

SMART-WORKING
Uno studio sul lavoro agile: evoluzione della nuova normalità

Secondo una ricerca di ANRA e Aon, il 48% di chi lo ha sperimentato ritiene che resterà la modalità di lavoro prevalente, soprattutto grazie alla maggiore flessibilità degli orari di lavoro consentita. Quasi il 60% invece lamenta grande difficoltà nel limitare le ore passate davanti al pc mentre gli under 35 lo criticano.

ANRAAssociazione Nazionale dei Risk Manager, e Aon, hanno analizzato come è cambiata la vita lavorativa degli italiani nel periodo del lockdown, e lo hanno pubblicato nella ricerca intitolata “Lo smart working in Italia, tra gestione dell’emergenza e scenari futuri”.

Sono stati intervistati dipendenti di aziende di tutte le dimensioni, ricevendo forte riscontro da grandi imprese (45%) e micro e piccole imprese (44%) con il duplice obiettivo di fornire, da un lato, una panoramica su problematiche e vantaggi riscontrati dalle imprese italiane nell’affrontare la conversione al lavoro agile, tra fine febbraio e inizio marzo; e dall’altro, comprendere in che modo questo possa rimanere come strumento nel futuro, e in quale misura modificherà l’organizzazione e la quotidianità lavorativa.

Secondo quanto emerso dall’indagine, prima della pandemia solo il 31% dei dipendenti poteva usufruire dello smart working, e non su base quotidiana mentre, allo stato attuale, i lavoratori che proseguono completamente l’attività da remoto rappresentano quasi l’80%.

smart working
Paolo Rubini di ANRA

Le aziende che in precedenza non usufruivano di questa modalità fondavano la propria decisione sulle possibili problematiche relative a pianificazione, gestione e controllo delle attività (44%), sulla mancanza di una strumentazione idonea (29%) o sul timore di un calo della produttività (26%).Risposte che denotano una cultura aziendale non basata sulla condivisione di fiducia e obiettivi ma ancora sul controllo, un retaggio tradizionale che mostrato i suoi limiti in questo periodo. Quando il virus ha reso necessario il distanziamento sociale anche i più scettici, per garantire l’operatività, hanno comunque dovuto ricorrere allo smart working, e l’attuazione pratica ha smentito diverse delle problematiche ipotizzate.

I lavoratori hanno riscontrato che oltre il 70% delle proprie attività può essere svolto da remoto, anche se rimane una certa difficoltà nella pianificazione e gestione delle attività.

“Tra i motivi d’impedimento all’utilizzo dello Smart Working prima dell’emergenza, numerosi sono stati i riferimenti a una ‘mancanza di cultura’ tra i piani alti, un preconcetto legato alla mancanza di fiducia nei propri dipendenti che si trovano a fare lo stesso lavoro, ma da casa, secondo tempi e ritmi diversi. Questa visione si è ‘allentata’ quando lo Smart Working è entrato a far parte della nostra quotidianità, seppure, in maniera forzata: le aziende hanno performato bene, nonostante le difficoltà che tutte le organizzazioni, in misura minore o maggiore, hanno riscontrato.” commenta Alessandro De Felice, Presidente ANRA.

smart working
Alessandro De Felice, Presidente ANRA

Il 68% delle imprese è riuscito a programmare momenti di confronto periodici con i propri dipendenti, come coffee break digitali, aperitivi virtuali, videocall. Il 45% ha inoltre fornito servizi aggiuntivi come corsi di formazione, supporto psicologico o alla genitorialità e corsi sportivi.

Vantaggi e svantaggi dello Smart Working

Tra i pro, il 47% evidenzia la possibilità di gestire con più autonomia i propri orari di lavoro e il 43% un migliore equilibrio tra vita privata e professionale. Tra i contro, pesano invece la mancanza di separazione tra ambiente lavorativo e domestico (48%) e soprattutto la grande difficoltà nel limitare le ore dedicate al lavoro (58%)

Dalle risposte emerge anche la forte convinzione che lo smart working rimarrà come modalità di lavoro principale anche nel “New Normal”: lo sostiene il 48% di chi ne ha effettivamente usufruito, ma addirittura il 64% di chi non ne ha avuto la possibilità. Una differenza che si spiega considerando che chi ha effettivamente sperimentato il lavoro agile ne ha una visione più lucida, disincantata, avendone sperimentati effettivi vantaggi e svantaggi.  “Questa accelerazione verso un nuovo paradigma di vita, potrà portare nel tempo a raggiungere una nuova normalità, nella quale sarà possibile trovare un equilibrio tra esigenze lavorative e personali, passando da una concezione del lavoro per sistemi tradizionali al lavorare per obiettivi.” conclude  De Felice.

Dassault Systèmes e Aden Group: ospedali “chiavi in mano” in 100 giorni

digital twin e collaborazione virtuale

Grazie a digital twin e collaborazione virtuale le due aziende svilupperanno soluzioni pronte all’uso per la costruzione di ospedali per malattie infettive come Covid-19

Dassault Systèmes, azienda specializzata in ambienti virtuali 3D collaborativi, e Aden Group, una delle più grandi aziende integrate di gestione di impianti in Asia, hanno annunciato l’intenzione di collaborare allo sviluppo di una soluzione “chiavi in mano” per la costruzione di ospedali per malattie infettive.

Akila Care, così si chiama la soluzione, potrà essere implementata velocemente e gestita facilmente nei Paesi più gravemente colpiti dal COVID-19 che hanno necessità immediata di strutture sanitarie di qualità. Il progetto nasce nella scia dell’esperienza dell’ospedale di Wuhan, il primo esempio di struttura costruita in pochi giorni.

Le due aziende lavoreranno insieme per sviluppare nuovi processi per la progettazione, costruzione e gestione operativa dell’ospedale, sfruttando la piattaforma 3DEXPERIENCE di Dassault Systèmes e la soluzione ospedaliera “smart and connected” Akila Care di Aden Group. L’iniziativa ruota attorno a un ambiente collaborativo virtuale per la progettazione, la simulazione e lo sviluppo di ospedali che possono essere costruiti e resi operativi in 100 giorni, restando in esercizio per molti anni, oltre a ottimizzarne l’operatività e la manutenzione lungo l’intero ciclo di vita. Nell’ambito della collaborazione, le due aziende prevedono la creazione di un consorzio di società specializzate in apparecchiature medicali, ingegneria e costruzioni, che offrirà la soluzione ospedale “chiavi in mano” ai Paesi che più ne hanno bisogno.

In un contesto globale dove la velocità di decisione e la rapidità di azione sono fondamentali per combattere il COVID-19, la combinazione fra un’architettura modulare edificabile in tempi rapidi e una piattaforma digitale può accelerare la costruzione di strutture sanitarie all’avanguardia e garantirne la piena operatività in tempi record,” spiegano Francois Amman e Joachim Poylo, cofondatori di Aden Group. “Avvalendoci della piattaforma 3DEXPERIENCE puntiamo a sviluppare una soluzione che ci consenta di ridurre le modifiche di progettazione, gestire un programma di sviluppo in tempi rapidi, rispettare i termini di consegna in modo rapido ed efficace, e garantire la manutenzione e la sicurezza a lungo termine degli ospedali in vista di nuove pandemie.

Una volta sviluppata, la soluzione metterà a disposizione un ambiente collaborativo virtuale nel quale dipendenti e fornitori verranno invitati a utilizzare un gemello virtuale dell’ospedale per ottimizzare la pianificazione degli spazi, la progettazione dei moduli, i reparti di isolamento con pressione negativa e altri elementi, simulare la costruzione e gli impianti e addestrare il personale che si occuperà della costruzione. Ultimata la costruzione dell’ospedale, la soluzione consentirà di gestire tutte le risorse in modalità digitale, collegando la struttura con apparecchiature medicali allo stato dell’arte per monitorare le procedure di igiene digitalizzate e i robot impiegati nei reparti.

Con Akila Care, Aden propone un approccio al tempo stesso innovativo e consolidato alla gestione di edifici modulari, intelligenti e connessi che richiede processi di progettazione e costruzione basati su concetti manifatturieri avanzati. Questo tipo di edifici, concepiti nell’ottica della modularità e dell’operatività, possono essere realizzati solo riproducendo il risultato finale con un gemello virtuale olistico e integrato che offre un’esperienza a 360 gradi. La piattaforma 3DEXPERIENCE funge da catalizzatore e abilitatore per questa svolta radicale, trasformando la nostra alleanza in un modello per la futura realizzazione di infrastrutture critiche,” sottolinea Bernard Charlès, Vice Chairman e CEO, Dassault Systèmes. “Insieme abbiamo già dimostrato come la simulazione dei meccanismi di contaminazione e diffusione del virus nell’impianto di ventilazione dell’ospedale Leishenshan abbia aiutato a gestire le esigenze sanitarie più urgenti; ora lavoreremo insieme per applicare le nostre conoscenze e competenze a tutti gli aspetti del ciclo di vita di un ospedale.

FLIR Systems presenta il software FLIR Screen-EST

FLIR software screen-est
Migliora lo screening di temperature cutanee per COVID-19

FLIR Screen-EST, disponibile per le termocamere FLIR impiegate per lo screening di temperature cutanee, offre una soluzione più rapida per le aree ad elevato transito.

FLIR Systems, Inc. (NASDAQ: FLIR) ha annunciato il software FLIR Screen-ESTTM per le termocamere FLIR T-Series, Exx-Series e A-Series.

Il software fornisce strumenti di misurazione automatica per lo screening di temperature cutanee elevate in meno di due secondi per ciascun individuo che transita da un ingresso, un punto di controllo o in altre zone a elevato transito, consentendo di rispettare le raccomandazioni per il distanziamento sociale.

“I governi e le aziende di tutto il mondo sono impegnate nello sviluppo di nuove procedure volte a tutelare la salute e la sicurezza pubblica minacciata dalla pandemia COVID-19, che comprendono l’impiego di termocamere radiometriche in programmi di screening di primo livello“, ha dichiarato Jim Cannon, Presidente e CEO di FLIR. “Oggi, abbinando il software FLIR Screen-EST con le termocamere FLIR, queste organizzazioni possono aumentare la velocità e l’accuratezza dello screening di primo livello”.

Il metodo FLIR Screen-EST

Il software FLIR Screen-EST è progettato per eseguire automaticamente una misurazione della temperatura cutanea in prossimità del dotto lacrimale di ciascuna persona, l’area superficiale più strettamente correlata alla temperatura del corpo umano. Questo software, utilizzato con le termocamere T-Series, Exx-Series o A-Series consente di eseguire lo screening di singoli individui in metà tempo rispetto alla modalità di screening incorporata nelle termocamere FLIR Systems, migliorando le prestazioni del sistema di screening.

Se il software rileva una temperatura cutanea che supera di una data soglia la media di riferimento, Screen-EST avviserà l’operatore con una allarme acustico o visivo sul monitor su cui visualizza la persona, che potrà essere indirizzata verso uno screening medico di secondo livello*.

Frutto dell’esperienza affinata in quasi due decenni nella progettazione e produzione di soluzioni per la misurazione termica per screening di temperature cutanee, Screen-EST campiona automaticamente le temperature cutanee sul luogo adibito allo screening per calcolare una media di riferimento delle temperature cutanee.

Il software provvede inoltre ad eseguire ulteriori campionamenti nel corso della giornata.

Questo metodo di screening, basato su valori di temperatura relativa, tiene conto delle normali variazioni della temperatura corporea causate da fattori biologici naturali e ambientali esterni, riducendo così il numero di letture inaccurate che potrebbero compromettere l’affidabilità dei sistemi di allarme a temperatura assoluta.

Il software FLIR Screen-EST funziona su computer portatili e desktop in ambiente Windows. La connessione delle termocamere FLIR è plug-and-play e il software si installa e disinstalla in pochi minuti, offrendo agli operatori una notevole flessibilità, che consente loro di spostare facilmente le postazioni o di scollegare rapidamente la termocamera per impiegarla diversamente, ad esempio per la manutenzione degli impianti o l’ispezione dei macchinari.

Per saperne di più, visita:

www.flir.com/screen-est.

* Le termocamere FLIR sono indicate esclusivamente per lo screening di primo livello di temperature corporee. Non rilevano stati febbrili, virus o patologie mediche specifiche. Chiunque presenti una temperatura cutanea elevata deve essere sottoposto a screening secondari condotti da personale medico dotato di attrezzature medicali al fine di effettuare una diagnosi.

Informazioni su FLIR Systems, Inc.Fondata nel 1978, FLIR Systems è un’azienda leader mondiale nella tecnologia industriale, focalizzata su soluzioni di rilevamento intelligenti per applicazioni industriali, commerciali e di difesa. La visione FLIR Systems “The World’s Sixth Sense” si concretizza nella creazione di tecnologie che aiutano i professionisti a prendere decisioni più informate che possano salvare vite e preservare mezzi di sussistenza.

Per maggiori informazioni, visita:

www.flir.com

e seguici su:

@flir

PolyPeptide Group

PolyPeptide
PolyPeptide Group Selected by Novavax to Manufacture Critical Intermediates of Matrix-M™ Adjuvant for its COVID-19 Vaccine

The PolyPeptide Group, a global Contract Development and Manufacturing Organization (CDMO) for Peptide, Peptidomimetic and other Drug Substances, has announced that it has partnered with Novavax Inc. (NASDAQ: NVAX), a late-stage biotechnology company developing next-generation vaccines for serious infectious diseases, on large-scale GMP production of a critical component of Novavax’ novel coronavirus vaccine candidate, NVX-CoV2373.

PolyPeptide Group will produce two key intermediates used in the production of Matrix-M™, the adjuvant component of the vaccine, which is being used to enhance the vaccine’s immune response and stimulate high levels of neutralizing antibodies. NVX-CoV2373 is a stable, prefusion protein made using Novavax’ proprietary nanoparticle technology.

“The experience and expertise that PolyPeptide applies for the production of peptides, is ideally suited for the production of our key intermediate components of Matrix-M™,” said Novavax Senior Vice President, Process Technology, Timothy J. Hahn, “The PolyPeptide Group is an important strategic partner in expanding our commercial supply chain of adjuvant for our vaccines.”

“PolyPeptide is delighted to be supporting Novavax’ global supply chain to enable the large-scale production of Novavax’ saponin-based Matrix-M™ adjuvant across our facility network” says Group Commercial Director, Neil Thompson. “Our Global organization is engaged with Novavax to successfully fight this global pandemic.”

About PolyPeptide

The PolyPeptide Group is a privately-held Contract Development & Manufacturing Organization (CDMO) which focuses primarily on proprietary and generic GMP-grade peptides for the diagnostic, cosmetic, pharmaceutical and biotechnological market.

The Group has manufacturing facilities in Belgium, Sweden, France, India and two sites in the USA. As a multinational company with more than 850 employees worldwide, its diversity brings breadth and depth of knowledge and experience to the Group. The PolyPeptide Group has grown by selective acquisition of existing expertise, culminating in its position today as a leader in peptide manufacturing.

For more information, visit www.polypeptide.com

About Matrix-M™

Novavax’ patented saponin-based Matrix-M adjuvant has demonstrated a potent and well-tolerated effect by stimulating the entry of antigen-presenting cells into the injection site and enhancing antigen presentation in local lymph nodes, boosting immune response and helping an immunized person make antibodies against the virus.

About Novavax

Novavax, Inc. (Nasdaq:NVAX), is a late-stage biotechnology company that promotes improved health globally through the discovery, development, and commercialization of innovative vaccines to prevent serious infectious diseases.

Novavax recently initiated development of NVX-CoV2373, its vaccine candidate against SARS-CoV-2, the virus that causes COVID-19, with Phase 1 clinical trial results expected in July of 2020.

NanoFlu™, its quadrivalent influenza nanoparticle vaccine, met all primary objectives in its pivotal Phase 3 clinical trial in older adults.

Both vaccine candidates incorporate Novavax’ proprietary saponin-based Matrix-M™ adjuvant in order to enhance the immune response and stimulate high levels of neutralizing antibodies. Novavax is a leading innovator of recombinant vaccines; its proprietary recombinant technology platform combines the power and speed of genetic engineering to efficiently produce highly immunogenic nanoparticles in order to address urgent global health needs. 

Learn more at www.novavax.com.

The PolyPeptide Group is a privately-held Contract Development & Manufacturing Organization (CDMO) who focuses on proprietary and generic GMP-grade peptides for the diagnostic, cosmetic, pharmaceutical and biotechnological market. The Group has manufacturing facilities in Belgium, Sweden, France, India and two sites in the USA. As a multinational company with more than 850 employees worldwide, its diversity brings breadth and depth of knowledge and experience to the Group. The PolyPeptide Group has grown by selective acquisition of existing expertise, culminating in its position today as a leader in peptide manufacturing.

LINK:

https://www.mynewsdesk.com/polypeptide-laboratories-sweden-ab/pressreleases/polypeptide-group-selected-by-novavax-to-manufacture-critical-intermediates-of-matrix-m-adjuvant-for-its-covid-19-vaccine-3005178?utm_campaign=send_list

Tecnologie anti Covid-19

I tessuti antivirus
I tessuti antivirus

Il post Covid-19 porta alla luce novità non solo in campo medico ma anche tecnologico e per quanto riguarda la moda, l’abbigliamento è in atto una vera e propria rivoluzione soprattutto per quanto riguarda i materiali con cui verranno realizzati i capi, tessuti antivirus

Da Albini Group arrivano i primi tessuti  antivirus «ViroFormula», in grado di proteggerci da virus e microbi. Grazie a una tecnologia (la Viroblock della svizzera HeiQ), che impedisce alle stoffe, con comprovata efficacia, di diventare superfici ideali per la diffusione del Covid19. Contribuendo così a ridurne il rischio e la velocità di contaminazione e trasmissione.

«Stiamo vivendo un momento critico e incerto, ma noi non ci fermiamo. Siamo pronti ad affrontare la sfida, continuando a lavorare su nuove soluzioni e articoli in sintonia con le attuali esigenze del mercato – spiega Stefano Albini, Presidente di Albini- Ecco perché abbiamo sviluppato i tessuti antivirus ViroFormula».

Da oltre 144 anni la ricerca d’avanguardia è l’obiettivo di Albini Group (sette stabilimenti, di cui 4 in Italia, 1.300 dipendenti).

«Abbiamo ideato una nuova categoria di prodotti, unica nel suo genere: i più bei tessuti al mondo con la capacità di proteggerci dai virus. Per indossare un futuro migliore adesso», sottolinea Fabio Albini, direttore creativo del marchio fondato nel 1876 ad Albino (Bergamo), impresa famigliare, oggi guidata dalla quinta generazione. 

Il brand – maggior produttore europeo di tessuti per camicie – proprio perché è da sempre in prima linea nello studio di soluzioni innovative, nel 2019 ha inaugurato Albini Next, il «Think Tank» che promuove il cambiamento nel tessile,  fondato sull’evoluzione del know-how. E su partnership industriali e accademiche d’alto livello. Come ad esempio la collaborazione con l’azienda leader svizzera HeiQ, con cui sono nati i tessuti antivirus ViroFormula che, grazie a particolari trattamenti  annientano velocemente microbi e virus (tra cui, appunto, il Covid19). Alcuni particolari elementi chimico tessili sono stati utilizzati per distruggere il virus in pochi minuti attraverso la combinazione, in attesa di brevetto, di una tecnologia della vescicola grassa (liposomi), che distrugge i virus esaurendo la membrana virale nel suo contenuto di colesterolo.

Successivamente, gli stessi sono stati bloccati da un altro procedimento, a base d’argento che attiva reazioni antivirali ad alto spettro, attraendo i virus e legandosi permanentemente ai loro gruppi zolfo. 

Meccanismi complessi, invisibili sui tessuti antivirus realizzati in vari pesi, ideali per la produzione di camice, casacche, giacche e pantaloni, ma anche di mascherine e camici.

L’effetto del finissaggio sugli indumenti dura fino a 30 lavaggi. I prodotti utilizzati nel trattamento ViroFormula, testati per garantire la sicurezza delle persone, sono  dermatologicamente non irritanti, innocui per la pelle e per il corpo, oltre che sostenibili.

MELFA ASSISTA: il nuovo cobot easy-to-use

melfa assista
Supporto sicuro e preciso per l’uomo durante le fasi di produzione

Il nuovo robot collaborativo di Mitsubishi Electric, MELFA ASSISTA, è stato sviluppato per lavorare a fianco degli operatori senza la necessità di protezioni di sicurezza, soddisfacendo al contempo i nuovi requisiti per un’adeguata distanza dei lavoratori nei siti produttivi. Il cobot offre la massima sicurezza e durata nel tempo, facilità d’uso e programmazione, pur mantenendo un’elevata ripetibilità di posizione.

MELFA ASSISTA soddisfa le esigenze sia di applicazioni industriali standard che in ambienti esigenti – ad esempio, può essere fornito con grasso certificato NSF H1 (linee guida per la sanificazione della National Sanitation Foundation) per applicazioni nel settore Food&Beverage. MELFA ASSISTA può eseguire compiti di assemblaggio complessi e delicati, lavorazioni precise o operazioni di “pick and place” ripetitive con i più alti livelli di consistenza e affidabilità, rispondendo in modo flessibile a contesti aziendali e bisogni sociali in rapido cambiamento. Esempi di applicazione includono collaborare con operatori nelle attività di assemblaggio automobilistico o eseguire operazioni di packaging su linee di produzione.

L’utilizzo di MELFA ASSISTA è semplificato grazie alla funzione “direct teach”, in cui l’utente ha la possibilità di trascinare il braccio verso ogni posizione desiderata; la posizione viene quindi acquisita premendo un pulsante sulla tastiera (Single Button Mode), incorporata sul braccio del cobot. Il processo è rapido e intuitivo per gli operatori. Per completare la proposta, è disponibile un ambiente software “visual” utilizzato per operazioni più complesse – il pacchetto RT Visualbox consente sia la creazione del programma con blocchi funzione selezionabili “drag and drop”, che la possibilità di modifica e “fine tuning” per ogni movimento. Ciò garantisce una programmazione notevolmente più agile, in quanto gli operatori possono modificare le configurazioni, senza know-how specialistico relativo ai robot.

Mitsubishi Electric, MELFA ASSISTA
MELFA ASSISTA di Mitsubishi Electric

MELFA ASSISTA ha una ripetibilità eccezionale di ± 0,03 mm * con un payload nominale di 5 kg e un raggio massimo di 910 mm. Tali caratteristiche migliorano nettamente la qualità del prodotto finito con standard qualitativi più elevati, riducendo di fatto la necessità di controlli di qualità più stringenti. Ciò estende la gamma delle possibili applicazioni, includendo settori complessi quali il “Life Science”, assemblaggio di precisione, imballaggi di alta qualità o processi di movimentazione dei componenti.

Un ulteriore vantaggio del MELFA ASSISTA è la possibilità di alternare la modalità collaborativa – in cui opera alle velocità più basse tipiche di un cobot – e una modalità a velocità più elevata da utilizzare in un ambiente più industriale di “produzione cooperativa”. Ciò garantisce la massima flessibilità applicativa e offre il miglior ritorno sull’investimento possibile.

Il nuovo MELFA ASSISTA soddisfa tutti i requisiti di sicurezza definiti dalle norme ISO 10218-1 e ISO / TS 15066. Inoltre, la diagnostica dei guasti e lo stato operativo sono mostrati da un anello LED a 6 colori, sempre visibile, posto sull’avambraccio del cobot. Gli operatori che collaborano con i robot durante i processi di produzione dovrebbero godere della massima sicurezza e facilità d’uso, soddisfacendo i nuovi requisiti di distanziamento dei lavoratori all’interno dei siti produttivi, tutto ciò è possibile con MELFA ASSISTA di Mitsubishi Electric.

Ansaldo Energia e Covid-19

Ansaldo Energia gestire fase 2
Gestire la fase 2 tra test sierologici e alta tecnologia

Il caso di Ansaldo Energia è significativo per spiegare come, in una situazione così incerta e difficile, le aziende stiano cercando di reagire per creare le condizioni più veloci per garantire continuità operativa e ritornare, nella fase 2, a un’operatività piena in tempi relativamente brevi

Un recente articolo del Wall Street Journal, oltre alla Ferrari, cita proprio l’impianto genovese di produzione delle turbine, assieme ad altre aziende italiane, come case history per spiegare il modo in cui le imprese si sono organizzate.

Aziende che, in tempi molto rapidi, hanno posto in essere la sanificazione del sito, individuando tutti gli strumenti di processo, di informazione e di protocollo tecnologico necessario per garantire la piena sicurezza delle persone che ci lavorano e la continuità operativa.

Luca Manuelli, Chief Digital Officer di Ansaldo Energia e Presidente del Cluster nazionale Fabbrica Intelligente ha rilasciato di recente alcune dichiarazioni.

Per l’azienda genovese la situazione si è rivelata particolarmente complessa: “Siamo stati sfortunati – spiega Manuelli – perché da un lato abbiamo rallentato le nostre attività operative, ma dall’altro dovevamo pur sempre  garantire il supporto e la continuità operativa ai nostri clienti che gestiscono centrali elettriche nelle zone più critiche. Purtroppo, nel momento in cui eravamo pronti per ripartire ci siamo trovati fuori dalla lista Ateco. Ci siamo rimessi in moto grazie al sistema delle autorizzazioni prefettizie, perché i nostri clienti ci chiedevano garanzie sul supporto. Quindi abbiamo lavorato verso la data del 4 maggio per una graduale continuità operativa. Entro maggio saremo a pieno regime”.

Ingressi frazionati, test sierologici e alta tecnologia, sono le parole chiave per una corretta ripartenza

ANSALDO ENERGIA, quindi, ha creato un’unità di crisi, guidata personalmente dal Ceo Giuseppe Marino, per la gestione dell’emergenza.

Per la riapertura è stato sviluppato un protocollo che ha permesso di gestire questa situazione. “Le persone lavorano su tre turni in modo, ovviamente, da diversificare anche le modalità di accesso alla fabbrica. Una delle criticità principali erano gli spogliatoi, problema che è stato risolto noleggiando prefabbricati ad hoc che hanno permesso di aumentare la capacità di 250 posti con maggiore distanziamento. C’è poi il problema dei mezzi pubblici: avendo una buona capacità di parcheggi, in questa fase è stato caldamente incoraggiato l’utilizzo delle auto private.

All’ingresso della fabbrica viene effettuato uno screening della temperatura, e poi attraverso i test sierologici, introdotti in concerto con le ASL, le strutture sanitarie regionali e i sindacati, c’è la possibilità di intervenire immediatamente in caso di positività, con un protocollo attivato con il Policlinico San Martino di Genova che è in grado di restituire i risultati di un tampone in 48 ore, e quindi dare immediatamente tutte le informazioni necessarie”.

A questo si aggiunge anche il lavoro fatto sui temi dell’alta tecnologia legata alla prevenzione e alla sicurezza sul lavoro. “Noi avevamo già selezionato Smart Track, che è una spin-off genovese che si occupa di tecnologie wearable – prosegue Manuelli – che ha sviluppato un sistema che non solo permette la verifica del distanziamento nella fabbrica ma offre anche la possibilità, nel rispetto della privacy e delle normative del lavoro, di avere tutti i dati sulla tracciabilità delle relazioni che gli operai hanno nel corso della loro attività. Abbiamo così iniziato a costruire anche degli ambiti di ulteriore adattamento dalle nuove tecnologie, che ci permettono di superare questo livello di emergenza. Questo ci permetterà di arrivare, entro il mese di maggio, tra il 70 e l’80% della continuità operativa”.

Lo Smart working, da emergenza a nuovo modello di sviluppo

 “L’altro miracolo che i miei colleghi hanno fatto – afferma il CDO di Ansaldo Energia – è stato quello di portare 2 mila persone in tutto il mondo in smart working. In questo caso si è potuto usufruire dell’infrastruttura tecnologica che era stata messa a punto all’epoca del crollo del ponte Morandi, quando eravamo riusciti a collegare in poco tempo circa 250 persone che, per motivi fisici e logistici, non riuscivano a raggiungere il posto di lavoro. Per noi è stato fondamentale maturare questa resilienza e poter utilizzare anche oggi questa tecnologia”. Un nuovo modello di lavoro, quindi, che potrà diventare strategico in tempi abbastanza brevi. “Abbiamo visto che, su certi processi, lavorare a distanza in maniera integrata genera diversi benefici – continua Manuelli – una produttività uguale, se non addirittura maggiore, un forte livello di motivazione, ma anche minori emissioni di CO2, che derivano dal minor traffico. Ansaldo Energia, quindi, farà tesoro anche di questa esperienza e, alla fine, avremo un modello ibrido nel quale accanto alle attività operative della fabbrica, perché alla fine il prodotto fisico, che siano turbine o centrali elettriche, deve essere prodotto, ce ne saranno altre che porteremo avanti da remoto”.

DISTANZIAMENTO SOCIALE

distanziamento sociale
Safety Bubble Device, il dispositivo per mantenere il distanziamento sociale

In vista della “fase 2” dell’emergenza Coronavirus e della riapertura delle attività produttive, VeSta, azienda marchigiana collegata all’incubatore milanese PoliHub, ha presentato Safety Bubble Device, un dispositivo elettronico portatile di protezione individuale che vibra o suona se non si rispetta il distanziamento sociale.

Il dispositivo – inseribile in un portabadge oppure cucito o applicato a coccarda su tute e gilet da lavoro – è capace di vibrare (o suonare) quando si trova al di sotto di una determinata distanza da un secondo device.

Se le persone non mantengono il distanziamento sociale di sicurezza previsto viene impostato il bracciale, attraverso un segnale elettrico, che rileva la situazione di rischio e avverte chi lo indossa. Il tutto per garantire una maggiore sicurezza delle persone, soprattutto nei luoghi chiusi: al lavoro, soprattutto, ma anche al supermercato e sui mezzi di trasporto.

Safety Bubble Device è anche in grado di immagazzinare le informazioni di “contatto” tra dispositivi nel pieno rispetto della privacy, senza necessità di registrare nominativi e senza tracciare i percorsi.

Nel caso un dipendente segnalasse la sua positività al Covid-19, i dati delle collisioni verrebbero trattati dall’Autorità Competente, unica in grado di risalire a tutti i contatti avuti per informare, nel rispetto dai dati sensibili, le persone interessate. Il dispositivo può essere tarato per distanze differenti da dispositivo a dispositivo e, se richiesto, può anche segnalare un innalzamento della temperatura corporea.

Spiagge alternative
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