Il microscopio più potente del mondo grazie alla scansione 3D

microscopio sincrotone energia

Rivoluzione scientifica resa possibile dalla scansione 3D, per studiare organi e malattie. Una nuova era per la scienza

Osservare il processo di infezione, come quello provocato dal nuovo coronavirus, grazie alla scansione in 3D di un organo o dell’intero corpo umano: è la rivoluzione scientifica resa possibile grazie alla nuova sorgente di raggi X più brillante mai ottenuta, presso il microscopio europeo Esrf (European Synchrotron Radiation Facility) di Grenoble (Francia) basato sulla luce di sincrotrone.

Ideata da un fisico italiano, la nuova sorgente che ha reso il supermicroscopio europeo, con scansione 3D, il più potente del mondo si chiama Esrf-Extremely Brilliant Source (Esrf-Ebs).

Grazie ad essa il microscopio è adesso in grado di generare fasci di raggi X 100 volte più luminosi rispetto a quelli che finora era possibile ottenere.

“Questo è un momento di orgoglio per l’intera comunità del sincrotrone”, afferma Francesco Sette, direttore generale dell’Esrf. “Con l’apertura di questa nuovissima generazione di sincrotrone ad alta energia – aggiunge – l’Esrf continua il suo ruolo pionieristico nel fornire un nuovo strumento senza precedenti agli scienziati, per spingere le frontiere della scienza e affrontare le sfide vitali che la nostra società deve affrontare oggi, come la salute e l’ambiente”.

Coronavirus, prevenirlo con l’alimentazione, in attesa del vaccino

coronavirus - Covid-19

Intorno al coronavirus continuano a ruotare studi e ricerche che tentano di dare risposte ad una possibile “immunità” da contagio, in attesa di un vaccino che non dovrebbe peraltro arrivare prima del 2021


E proprio su questi temi, la Calabria, è protagonista di una piacevole sorpresa.

A conti fatti, analizzando i dati del COVID-19è stata una delle regioni meno colpite, tant’è che il sistema sanitario, nonostante il preoccupante allarme mondiale, non è stato fortunatamente messo alla prova e i reparti di terapia intensiva non sono stati presi d’assalto, a differenza di alcune regioni del nord che per gli eccessivi ricoveri hanno dovuto creare ulteriori posti, utilizzando strutture diverse da quelle sanitarie. Ma non solo del Nord. Anche al Sud, come ad esempio Campania e Puglia, la situazione è stata ben diversa.

Sembra proprio che in Calabria, come dimostra una ricerca, il coronavirus non abbia trovato terreno fertile, soprattutto grazie all’alimentazione basata su prodotti tipici locali che per le specifiche e uniche caratteristiche organolettiche fungono da farmaco naturale di prevenzione e cura del coronavirus.

Così la ricercatissima soppressata, il salame piccante, la nduja, il sanguinaccio di maiale, i funghi sott’olio, le polpette di carne e melanzane, le frittelle di fiori di zucca e le olive locali nere e verdi, paiono rappresentare il vero e unico vaccino a difesa del coronavirus, insieme all’ottimo vino rosso paesano, curato nelle private cantine.

Ad avvalorarequesta tesi è stato un team di ricerca italiano, dell’Università di Torino che ha individuato una molecola del colesterolo che da sola blocca il coronavirus.

Si tratta della 27OHC, la molecola 27- idrossicolesterolo, presente nel corpo umano per il metabolismo del colesterolo.

I ricercatori dell’Università hanno fatto questa interessante scoperta in collaborazione con la Panoxyvir, una start up innovativa e tale studio è stato pubblicato sulla celebre rivista scientifica Redox Biologycon lo studio viene dimostrato che tale molecola è in grado di bloccare la replicazione del COVID-19, nelle cellule dell’uomo.

Tale molecola riesce a bloccare i patogeni attraverso un meccanismo che non bersaglia direttamente le particelle virali, bensì modifica in modo transiente fattori della cellula ospite necessari ai virus per replicarsi.

Flir: nuove termocamere

Flir A400-A700 skin temp screening with thermal LOW
Per misurare la temperatura a distanza

Flir Systems ha presentato le termocamere fisse Flir A400/A700 Thermal Smart Sensor e Thermal Image Streaming, per il monitoraggio di apparecchiature, linee di produzione, infrastrutture critiche e per lo screening di temperature cutanee elevate

Le nuove termocamere Flir

Queste termocamere intelligenti e altamente configurabili sono utilizzabili per il monitoraggio di temperatura accurato e senza contatto in un’ampia gamma di applicazioni: controllo di processi produttivi, sviluppo prodotti, monitoraggio delle emissioni, gestione dei rifiuti, manutenzione di impianti e miglioramento delle politiche per l’ambiente, la salute e la sicurezza (EHS).

Inizialmente, per la soluzione Flir A400/A700 Thermal Smart Sensor verrà data priorità alle organizzazioni impegnate sul fronte Covid-19.

Le capacità di streaming multi-immagine, edge computing e connettività Wi-Fi offerte da questa serie contribuiscono a velocizzare il flusso dei dati e a prendere decisioni più rapidamente, migliorando la produttività e la sicurezza dei professionisti in qualsiasi applicazione.

Attualmente Flir è in fase di beta testing di una soluzione software per lo screening di temperature cutanee elevate completamente integrata con le sue termocamere certificate dalla Food and Drug Administration degli Stati Uniti.

La soluzione per queste termocamere è stata progettata per aumentare rapidamente l’accuratezza, la facilità d’uso e la velocità delle procedure di screening esistenti. Flir annuncerà la sua soluzione nel secondo trimestre del 2020.

Gli obiettivi

Flir ha progettato le termocamere A400/A700 in due configurazioni, per soddisfare al meglio le esigenze specifiche delle singole applicazioni. La configurazione Thermal Smart Sensor, consigliata per la misurazione di temperature cutanee elevate, incorpora strumenti di misurazione avanzati e allarmi con algoritmi di calcolo a bordo (edge computing), per supportare ed accelerare il processo decisionale in situazioni critiche.

La configurazione Thermal Image Streaming fornisce molteplici funzionalità di streaming termico per ottimizzare i controlli di processo, migliorare la garanzia di qualità e identificare potenziali guasti che potrebbero comportare il fermo di una linea di produzione.

La progettazione del proprio sistema su misura inizia con la selezione della configurazione tra Thermal Smart Sensor o Thermal Imaging Streaming, prosegue con la scelta del corpo macchina A400 o A700 in base alle risoluzioni richieste, e si completa con l’aggiunta dell’ottica e di una serie di funzioni opzionali specifiche per l’applicazione.

“Da oltre 40 anni, FLIR fornisce ai professionisti le tecnologie termografiche per migliorare non solo le capacità, ma anche la sicurezza sul lavoro -, afferma Jim Cannon, Presidente e CEO di Flir -.

In questo periodo in cui il mondo intero sta lottando per sconfiggere la pandemia globale Covid-19, a fronte della necessità di disporre di queste tecnologie per contribuire al contenimento del virus, Flir darà priorità alle consegne iniziali delle nuove termocamere A-Series ai professionisti che la impiegano per lo screening di temperature cutanee elevate a complemento di altri strumenti di screening di temperature corporee elevate”. Le termocamere Flir A400/A700 Thermal Smart Sensor e Thermal Image Streaming sono disponibili per l’acquisto in tutto il mondo presso i partner di distribuzione Flir.

COVID-19 e INQUINAMENTO ATMOSFERICO

coronavirus e inquinamento

Perché la Lombardia ha registrato così tanti morti e un’ondata epidemica così violenta? E perché in queste ultime due settimane i malati che vengono ricoverati sembrano soffrire di forme meno severe di Covid-19 e meno pazienti devono ricorrere alle terapie intensive?

Le variabili

Si tratta di due domande difficilissime per la scienza, soprattutto perché le variabili da considerare sono moltissime. Solo una volta che saranno disponibili i dati precisi sulla mortalità per tutte le cause (vedi i recenti riscontri Istat che documentano un aumento di mortalità del 20% in tutta Italia nel marzo 2020 rispetto allo stesso periodo negli anni 2015-19, con punte di 300-400% in alcune aree come Bergamo e Brescia, e più 49% a Milano) si potrà dire se la Lombardia ha avuto più morti di altre regioni italiane e europee a causa del Covid-19.

Lo studio di Harvard

Nella analisi delle possibili cause contano moltissimi fattori: la densità di popolazione, gli scambi internazionali, le attività industriali e molte altre valutazioni, ma una oggi è fortemente sotto accusa, l’inquinamento atmosferico. Può aver avuto un ruolo nel favorire la pandemia del Covid-19? 

Uno studio recente sviluppato da ricercatori dell’università di Harvard, diffuso in via preliminare e senza che sia ancora stato sottoposto a tutti i seri processi di valutazione delle pubblicazioni scientifiche, sostiene che esiste un legame fortissimo fra Pm2,5 e Covid-19, addirittura che per ogni aumento di 1 mcg/m3 si registrerebbe un incremento della mortalità del 15%, cosa che se fosse vera sarebbe davvero terribile e sorprendente.

I dubbi

Ma la metodologia utilizzata dagli autori presenta importanti lacune sul piano metodologico e epidemiologico e prima che questa ipotesi venga confermata deve essere passata al vaglio molto accuratamente. Che il particolato renda il sistema respiratorio più suscettibile alle infezioni e alle loro complicanze è un dato scientificamente noto, ma che questo sia vero per il Sars-CoV-2 non è provato così come non è accertata la eventuale dimensione del fenomeno.

Le risposte

Sempre da verificare è se la riduzione importante di certi inquinanti (ad esempio delle concentrazioni di NO2 che si sono abbassate del 40% a Milano) influisca anche sulla minor gravità dei malati che stiamo registrando in queste ultime settimane.

Un recentissimo studio italiano ha poi segnalato una correlazione tra concentrazioni di Pm10 e casi di Covid-19, ma anche qui i problemi metodologici della ricerca sono importanti e sono stati fortemente criticati da molti esperti nazionali e internazionali. Infine, a complicare le cose, va nella direzione opposta il rilievo di pochi casi di Covid-19 nella popolazione pediatrica mentre proprio questa è forse quella più suscettibile agli effetti dell’ inquinamento. Siamo quindi molto lontani dall’ avere risposte certe, se le future valutazioni scientifiche provassero una relazione solida tra inquinamento e Covid-19 allora forse avremmo un tassello delle tante risposte mancanti, ma al momento si tratta soltanto di nulla di più che un sospetto da approfondire con seri studi scientifici.

FONTE: Prof. Sergio Harari – Primario Divisione Pneumologia Ospedale San Giuseppe – Multimedica – Milano

LINK: Studio recente sviluppato da ricercatori dell’università di Harvard

(Corriere della Sera)

Coronavirus, il maxicomputer del Cineca di Bologna al lavoro per un vaccino

marconi cineca

Buone notizie arrivano da Bologna: un maxicomputer è entrato in azione per scovare un vaccino per il Coronavirus

Si tratta del progetto a trazione italiana “Excalate4CoV”, messo in atto dal Cineca, il più importante centro di elaborazione tecnologica per la ricerca scientifica in Italia.

Il Cineca ha ottenuto, il 6 marzo scorso, un finanziamento europeo di tre milioni di euro.  La Commissaria dell’Innovazione della Ue Mariya Gabriel ha dichiarato nel comunicato stampa: “Grazie ai fondi di emergenza, i ricercatori sono in grado di attivarsi immediatamente per contrastare l’epidemia di coronavirus su varie fonti e trovarne il vaccino.

Vedere la comunità dei ricercatori attivarsi in modo così rapido ci dà nuove speranze di avvicinarci presto all’obiettivo di fermare la diffusione del virus grazie a un vaccino specifico”.

Il team che condurrà le ricerche è guidato dalla Dompé farmaceutici e incorpora 18 organizzazioni europee. Ne fanno parte anche l’Università di Milano, quella di Cagliari, la Federico II di Napoli, lo Spallanzani di Roma, l’Infn e l’associazione BigData. Il fulcro di Excalate4CoV è trovare un vaccino per il coronavirus sfruttando il programma di calcolo “più performante al mondo”, in grado di analizzare tre molecole in un solo secondo, partendo da un assortimento di 500 milioni di molecole.

Così facendo si conta di poter trattare l’infezione tra i soggetti contagiati e di riuscire a estrapolare un vaccino per debellare il coronavirus.

Le biotecnologie, unite alla sempre maggiore potenza di calcolo e all’avanzamento dell’intelligenza artificiale, potranno accelerare tutti i processi di ricerca.

La procedura in dettaglio

Il super computer sarà coadiuvato da altri sistemi intelligenti per la realizzazione e la successiva verifica degli esperimenti in laboratorio per la ricerca del vaccino contro il coronavirus.

Presupposto indispensabile è l’analisi dei geni relativi alla malattia.

A tal fine è prevista una suddivisione dei compiti: l’università di Cagliari agirà in campo biologico, la Federico II valuterà il migliore composto e lo rapporterà alle cure, lo Spallanzani si occuperà della fase di sperimentazione del possibile vaccino sugli esseri umani.

Una sorta di collaborazione sinergica per trovare una soluzione all’epidemia da Covid-19.

I costi del vaccino sono elevati

Il vaccino contro il nuovo coronavirus SarCov2 costa circa 900 milioni di dollari, secondo il Presidente di Farmindustria Massimo Scaccabarozzi che dichiara che se i costi sono alti dipende soprattutto dalla tempistica con cui si arriva a “disporre in sequenza” un virus.

“I costi derivano ovviamente dalle varie fasi di sperimentazione necessarie per la messa a punto del vaccino”, spiega il presidente e aggiunge che le varie fasi della procedura vanno dalla sperimentazione in vitro a quella sugli animali, fino ad arrivare ai test sull’essere umano. Al momento sono in corso di sperimentazione circa 30 vaccini per il nuovo coronavirus [VIDEO] a livello globale.

Link: Coronavirus; l’infezione tra i soggetti contagiati;  vaccini per il nuovo coronavirus [VIDEO]

RISCOPERTA DEL LATO BUONO DEL WEB

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CORONAVIRUS: LA RISCOPERTA DEL LATO BUONO DEL WEB

La bufera che ci ha travolto inaspettata ci permette di osservare la velocità di adattamento e risposta delle utility. Stefano Cagnoli, presidente del Comitato Italiano Gas ha spiegato le potenzialità di un periodo complesso come quello che ci troviamo ad affrontare in questi giorni.

La riscoperta del lato buono del web in questi giorni ci ha permesso di lavorare e di essere operativi ad alto livello. Internet, soprattutto negli ultimi anni, è stato oggetto di numerose critiche mosse da coloro che lo dipingono come uno strumento capace di generare i peggiori sentimenti.

In realtà, quello che stiamo vivendo oggi ci riporta all’origine del web stesso.

Si tratta di un salto importante dal punto di vista culturale che siamo stati chiamati a compiere in questo preciso momento storico ma che resterà per sempre.

Utilizzare il web nell’attuale situazione di isolamento come strumento per mantenere vivi i servizi essenziali (ma anche per continuare a coltivare i rapporti umani) è accadimento davvero straordinario. Un accadimento che dovrà rimanere come bagaglio culturale frutto di questi giorni complessi.

Sviluppare questi strumenti ci aiuterà a migliorare anche la qualità del lavoro, la responsabilizzazione del singolo che, prestando la propria attività lavorativa da remoto, deve rispondere in termini di risultato e non di tempo.

Cagnoli è dell’avviso questo rappresenta il punto di partenza per poter porre in essere un’evoluzione del nostro sistema.

Grazie al web siamo in grado di agire per supportare l’erogazione dei servizi pubblici di pubblica utilità e quindi di ridurre i disagi alla popolazione e alle strutture in prima linea nell’emergenza.

Abbiamo apprezzato la riscoperta del lato positivo del web, della forza di questo strumento utilizzato quotidianamente che ci consente di dematerializzare la nostra presenza fisica in moltissime attività e di dare a chi è obbligato ad agire sul campo un adeguato supporto organizzativo e logistico fondamentale.

Molti strumenti tecnologici utili a supportare l’evoluzione dei servizi già esistono ma si scontrano a volte con una sorta di pregiudizio nel loro uso a volte giustificato da una naturale resistenza al cambiamento.

La situazione attuale, invece, ci costringe forzatamente a cambiare abitudini e a gestire tutto quanto è possibile “da remoto”, senza una presenza fisica, una situazione nuova uno stato che potremmo definire “di guerra” da cui però imparare e fare esperienza: trasformare il problema in opportunità.

Questo cambio di abitudini  verrà senz’altro, o almeno si spera, trasferito anche nel post emergenza aprendo scenari del tutto innovativi sia nel modo di rapportarsi con gli atri sia nel modo di lavorare.

Fino ad oggi, abbiamo operato poco tramite web, ora invece siamo improvvisamente costretti a cambiare atteggiamento.

Chiunque di noi si trovava in precedenza a gestire “fisicamente” alcune attività ha ora compreso che per tali attività si possono utilizzare una serie di servizi, migliori e già attivi, attraverso il web e questo va di pari passo con una necessario aumento del senso di responsabilità del singolo e delle metodologie di misura della bontà del lavoro da parte delle imprese e delle aziende.

La pratica di prestare attività lavorativa dalla propria abitazione è sempre stata vista con diffidenza e pregiudizio, oggi invece siamo chiamati a comprendere che la gestione delle attività senza presenza fisica è possibile e si impone come aspetto fondamentale per una società resiliente.(fonte Energia Media)

PostCovid

Lavori del futuro

Quali lavori saranno più richiesti dopo l’emergenza?

PostCovid, quali lavori saranno più richiesti dopo l’emergenza?

lavori digitali sono quelli più adattivi, flessibili e richiesti non solo in questo periodo di “social distancing” ma anche nel futuro. Il virus ha coinvolto 183 Paesi a livello globale mettendo in ginocchio le nostre economie con grosse perdite di capitali, di lavori e purtroppo di persone. Si stima che il virus determinerà una forma a “L” o “U” dei risultati economici portando una recessione nei Paesi maggiormente impattati. Goldman Sachs, ad esempio, stima un calo del Pil del 34% nel solo secondo trimestre del 2020.

L’economia internazionale ha già rallentato fortemente: basta leggere la sequela di comunciati stampa delle società quotate che rivedono al ribasso le stime per l’intero anno, consapevoli che nella seconda metà del 2020 non si riuscirà a recuperare quanto si sta perdendo in questi mesi. In Italia l’osservatorio Ambrosetti stima una contrazione del PIL  tra il -3,5% e il -11,5% per il 2020.

Ci sono 3 fenomeni che è importante analizzare per capire i trend dei lavori più richiesti:

Il lavoro a distanza è cresciuto del 90% grazie all’utilizzo di diverse tecnologie. Solo Zoom in questo periodo ha avuto un balzo in Borsa del 67%. Quello che stiamo vivendo non è il vero smart working, piuttosto è “lavoro da casa”, ma in ogni caso ci ha obbligato ad imparare nuovi modi di comunicare e nuove tecnologie. E ha salvato tanti posti di lavoro. Ecco una lista open source, ideata da Alessandro Cordova, di piattaforme che consentono di trovare lavori da remoto, ad esempio.

I lavori che hanno visto un crollo pesante sono stati quelli legati al turismo, alla ristorazione, alla produzione di beni non essenziali, ai trasporti, al retail. Oggi sono in aumento invece tutti i lavori legati al mondo sanitario, medici ed infermieri, così come addetti al trasporto, alla logistica, all’e-commerce e alle piattaforme digitali. Google, Apple, Microsoft, Netflix, Amazon e altri giganti Tech continuano ad assumere. La loro importante presenza online e la non dipendenza da luoghi fisici (sebbene Apple abbia una grande catena di negozi) consentono loro di rimanere aperti. E di continuare a guadagnare dal momento che siamo stati obbligati a cambiare le nostre esperienze privilegiando l’online sia in termini di comunicazione sia di acquisto.

Non torneremo più indietro. Le nostre esperienze saranno comunque modificate anche nel futuro. Questo significa che non entreremo più in un supermercato affollato, in un treno pieno, o faremo un viaggio in comitiva a cuor leggero. Stessa cosa si dica per il lavoro. Dopo che abbiamo sperimentato lo smart working, siamo sicuri che ritorneremo in ufficio tutti i giorni? Dopo che abbiamo sperimentato la formazione online, siamo sicuri che torneremo in aula tutti i giorni? Dopo che abbiamo utilizzato i pagamenti online, siamo sicuri che torneremo a pagare sempre in contanti?

“In questo periodo abbiamo visto molti business fare una vera e propria riconversione non solo di prodotto ma anche di processi digitali e questo può disegnare dei nuovi trend per le professioni più richieste nel futuro – spiega Mariagrazia Bizzarri, head of people development, reward and transformation in NEXI – Le professioni più ricercate richiederanno skill nell’analisi e interpretazione dei dati e dei processi digitali:  data specialist, digital marketing e SEO expert, e-commerce specialist, esperti di comunicazione (sopratutto di gestione della crisi), IT developer sono tra i primi lavori che vedranno una ripresa”.

La politica sta vagliando delle soluzioni per mitigare la crisi economica e presto saranno varate delle misure in tutti i paesi. Tuttavia queste misure non devono essere sequenziali alla crisi che stiamo vivendo. Assieme alla fase di lockdown bisogna pensare e realizzare la fase di unlocking, di uscita.

(fonte: Sole XXIV Ore)

Coronavirus: arriva il Robot Pattugliatore per i controlli automatizzati

MIC-700 di Advantech

Il monitoraggio continuo è fondamentale nella lotta al #Coronavirus, come dimostrano i risultati ottenuti da Cina, Corea del Sud, Taiwan e Singapore.

Fra i vari strumenti messi in campo dalle autorità cinesi c’è il robot-pattugliatore sviluppato dalla società Guangzhou Gosucn Robot Co. Ltd. che gira per aeroporti, centri commerciali e altri luoghi pubblici affollati, controllando che tutti indossino le mascherine e misurando la temperatura corporea con un termometro a infrarossi.

In caso di necessità, il robot è collegato alla rete 5G per inviare segnalazioni alle autorità competenti.

Le capacità avanzate di questi piccoli “sorveglianti” sono supportate dall’edge computer MIC-700 di Advantech

EpiGuard

epi guard epi shuttle

Safe transport can become a bottleneck in the fight against the coronavirus

Pandemics require much complicated patient logistics. Safe transport of contagious patients may be essential in handling the epidemic

Patients must move safely across hospitals for treatment, between different hospitals for capacity and to hospitals for caretaking, without infecting others and without putting transport out of play from disinfection procedures.

We must be able to transport COVID-19 patients to where capacity is available, only then can we utilize the full capacity of the entire health care system and ensure treatment. Healthcare workers are making an admirable effort transporting patients and at the same time putting their own heath on the line, but if we have to disinfect all helicopters, aircrafts and ambulances after each transport, the whole system may collapse, Ellen Cathrine Andersen, CEO of EpiGuard says.

At EpiGuard, doctors and engineers have worked on solutions for transporting contagious patients for 5 years and have developed the EpiShuttle. The isolation stretcher ensures the safe transport of contagious patients and the safety of health professionals. At the same time, the isolation stretcher allows critical treatment of the patient along the way.

A prerequisite for the isolation and quarantine system to work is that ambulances can effectively transport patients in need of intensive care quickly to hospitals for treatment. It is still uncertain how extensive this transport will be, but if the ambulance needs disinfection after each transport, the ambulance will be out of operation for a long period, and the system will not work, Andersen explains.

Still, it is probably within the hospitals that the consequence of infection is most severe.

Safe transport inside hospitals is incredibly important. A hospital is the one place you find the highest concentration of people at risk, where infections will have serious consequences. It is important to isolate of both very vulnerable patients and the virus. The isolation stretcher can also be used with overpressure for transport of very vulnerable patients, ensuring that these patients are not inflicted with outside infection, Andersen says.

Transport is a security gap in emergency preparedness and contingency plans. When a patient is delivered from one medical team to another, from one hospital’s contingency plan to another, it may be unclear who is responsible for safety and infection control. Therefore, it is important to eliminate the risk of exposure during these transitions.

EpiGuard is currently experiencing a surge in demand for the EpiShuttle. With the numbers of confirmed cases increasing, the need for safe transport of patients is rising. Current demand witnesses a world in crisis. Now we scale up production and apply European Innovation Council to scale up even further. The EpiShuttle is NATOs stock listed and CE-marked as a class one medical device. We are prepared and ready to deploy, Andersen says.

EpiGuard is a Norwegian company established in 2015 providing better solutions for safe transportation of contagious patients. Our team of medical experts and engineers developed the EpiShuttle based on analysis and clinical first-hand experience from previous global epidemics. Our medical background ranges from intensive care, infectious diseases, internal medicine and anesthesiology, and transport medicine. EpiShuttle improves patient safety and care, the safety for health care providers, reduce costs and increase operational efficiency. Saving one – protecting everyone.

Cura Italia, l’appello del Governo al mondo della tecnologia e della ricerca

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Con l’iniziativa “Innova per l’Italia” il Governo chiede ad aziende, università, enti e centri di ricerca di fornire un contributo, attraverso le proprie tecnologie, per realizzare dispositivi per la prevenzione, la diagnostica e il monitoraggio per il contenimento e il contrasto del diffondersi del coronavirus

Il progetto è un’iniziativa congiunta del Ministro per l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione Paola Pisano, del Ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli e del Ministro dell’Università e della Ricerca Gaetano Manfredi, insieme a Invitalia e a sostegno della struttura del Commissario straordinario per l’emergenza Coronavirus Domenico Arcuri.

La tecnologia e l’innovazione in tutte le sue forme, attraverso processi, prodotti e soluzioni, può contribuire significativamente a rispondere all’emergenza, come si legge nella pagina di presentazione dell’iniziativa.

L’innovazione tecnologica può essere la leva per rispondere velocemente a una situazione di crisi che ha un impatto drammatico sull’Italia.

L’iniziativa invita aziende, università, enti e centri di ricerca pubblici e privati, associazioni, cooperative, consorzi, fondazioni e istituti a proporre il loro contributo in tre ambiti:

  1. Il reperimento, l’innovazione o la riconversione industriale delle proprie tecnologie e processi, per accrescere la disponibilità di:
    • dispositivi di protezione individuale, in particolare mascherine chirurgiche, mascherine FFP2/N95 con e senza filtro, mascherine FFP3/N99 conforme con Dir. 93/42 CEE, direttiva europea 89/686, e EN149:2001+A1:2009 o equivalenti;
    • produzione dei sistemi complessi dei respiratori per il trattamento delle sindromi respiratorie, inclusi tutti gli elementi che compongono il sistema complesso in cui i respiratori si inseriscono (valvole, display, …).
  2. Il reperimento di kit o tecnologie innovative che facilitino la diagnosi del Covid-19 in termini di:
    • tamponi e elementi accessori;
    • strumenti per la diagnosi facilitata e veloce, nel rispetto degli standard di affidabilità richiesta.
  3. Disponibilità di tecnologie e strumenti che, nel rispetto della normativa vigente, consentano o facilitino il monitoraggio, la prevenzione e il controllo del Covid-19 e l’elaborazione di nuove politiche e misure di governance sociale, in termini di:
    • tecnologie e strumenti per il monitoraggio, la localizzazione e la gestione dell’emergenza;
    • tecnologie innovative per la prevenzione e il controllo della diffusione del Covid-19 nelle sue diverse forme.

Per alcune tipologie di proposte, potrebbe essere richiesta la certificazione di attività e produzioni da parte di Università ed Enti di Ricerca i cui nominativi saranno inclusi in un elenco che sarà successivamente condiviso per dare supporto alle aziende rispondenti.

In particolare, per i punti 1 e 2 , in relazione al prevalente impatto sulla produzione industriale, le Università, gli Enti e Centri di Ricerca, per la loro rilevante funzione sociale, scientifica, tecnologica e di supporto territoriale, potranno supportare le attività di attestazione dei requisiti dei prodotti sviluppati dalla aziende.

Come partecipare

Saranno considerati solo i servizi e interventi che rispondano ai seguenti criteri:

  • I proponenti siano aziende (startup, PMI, grandi imprese), enti e centri di ricerca pubblici e privati, associazioni (che possono interagire con associati in grado di rispondere a queste esigenze), cooperative, consorzi, fondazioni e istituti, quindi non singole persone o professionisti.
  • Siano concrete proposte realizzabili in tempi compatibili con l’emergenza, pur senza alcun impegno od obbligo.
  • Possano mettere a disposizione, autocertificandosi, una componente significativa in termini di capacità produttiva e volumi per l’impiego sul territorio nazionale o a livello regionale in tempi brevi.
  • Sia esplicitato a quale ambito si desideri aderire tra quelle rientranti nelle categorie proposte nel form.
  • La proposta sia corredata da opportune informazioni che consentano di valutare in tempi rapidi l’effettiva applicabilità.
  • Siano indicati i tempi, le modalità e le possibili quantità per la realizzazione della proposta.
  • Siano validi per tutto il territorio nazionale o per una o più regioni.
  • La descrizione dell’intervento non sia redatta in tono promozionale.
  • Preferibilmente, sia previsto un “canale” specifico dedicato all’iniziativa per l’emergenza coronavirus, che includa il top management dell’azienda o Ente.

Tutte le aziende, le associazioni, le Università, gli Enti di ricerca e gli Istituti hanno la possibilità di aderire compilando il form dedicato pubblicato sul sito del Ministero. Le proposte verranno valutate dalla struttura del Commissario Straordinario, che deciderà se attivarsi per i passi successivi mettendosi in contatto con i soggetti proponenti. Un processo da affrontare in conformità alle evidenze scientifiche e alle necessità di certificazione nel rispetto degli standard necessari e delle linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.