Controllo di Gestione: il nuovo rapporto tra consulenti e aziende

rapporto tra consulenti e aziende

Analizzare, valutare e programmare il futuro delle imprese riducendo al minimo il rischio di crisi, meglio se con l’aiuto del software giusto

La nuova sfida per commercialisti e consulenti? Analizzare, valutare e programmare il futuro delle imprese riducendo al minimo il rischio di crisi, magari con l’ausilio del giusto software per il controllo di gestione.

Continuità e sicurezza sono obiettivi fondamentali da raggiungere, soprattutto dopo gli ultimi mesi che hanno messo interi settori a fronteggiare un’emergenza sanitaria senza precedenti che ha ridimensionato ambizioni e bilanci.

Organizzazione e attenta capacità di analisi diventano caratteristiche imprescindibili per garantire un futuro alle piccole-medie imprese, certamente le più colpite dalle vicissitudini recenti.

In questo contesto, è necessario attingere alle proprie competenze e dotarsi di strumenti di qualità per adeguarsi a novità normative come l’ingresso del nuovo Codice d’impresa e dell’insolvenza e l’obbligo del Controllo di Gestione.

Una nuova organizzazione

Con le nuove normative aumenterà il numero di aziende che avranno bisogno del sostegno di consulenti per svolgere attività di controllo di gestione. Questo tipo di esigenze porterà ad un incremento dei servizi che possono essere offerti dai professionisti.

In questi mesi, commercialisti e consulenti si stanno quindi attrezzando per farsi trovare pronti alle nuove sfide portate dai provvedimenti adoperati dal legislatore.

Si andrà verso una collaborazione sempre più stretta (e praticamente imprescindibile) tra il professionista e l’imprenditore e la sua azienda:

  • l’imprenditore dovrà cogliere e saper valorizzare l’importanza del ruolo strategico che gioca il professionista nella prevenzione della crisi d’impresa;
  • il commercialista dovrà ricoprire il ruolo di consulente aziendale ed esercitare un ruolo di controllo.

 

Il lavoro fianco a fianco aziende-professionista

Il commercialista, anche con l’aiuto di appositi software gestionali, avrà il compito di supportare le imprese nell’istituzione di un assetto organizzativo idoneo alla rilevazione dei sintomi di crisi e al monitoraggio dei rischi di impresa.

Il consulente d’azienda affiancherà così l’imprenditore e l’organo di amministrazione nella rilevazione tempestiva dei segnali di crisi.

Il commercialista – consulente potrà cominciare a svolgere svariate attività volte a diagnosticare rischi di insolvenza (e semmai attivare eventuali procedure di allerta):

  • insediare un sistema di monitoraggio;
  • procedere all’analisi di rischi finanziari legati ad insolvenza;
  • pianificare lo stanziamento di un budget per soddisfare il fabbisogno finanziario e l’esposizione debitoria;
  • verificare la reputazione creditizia dell’impresa, attraverso un’opportuna analisi di bilancio, anche pluriennale, fatta in tempo reale;
  • analizzare i centri di profitto e di costo sulla base delle aree in cui è suddivisa l’azienda e le loro redditività;
  • valutare la gestione caratteristica e non caratteristica, o per costi variabili e fissi a margine di contribuzione;
  • progettare (eventuali) piani di risanamento e ristrutturazione.

Per l’azienda si andranno a creare nel corso del tempo situazioni favorevoli anche in ottica di concorrenza con i propri competitor: organizzarsi ed affidarsi a consulenti validi porterà benefici al momento di pianificare strategie e progetti.

Professionista come consulente aziendale: quali responsabilità?

Per un’azienda essere affiancata e monitorata da un professionista rappresenta un’occasione di crescita: in pratica ci si avvale della competenza di un soggetto che, nonostante il coinvolgimento nei processi di supervisione, resta comunque esterno e in grado di avere una visione complessiva più obiettiva.

Il processo di discussione, confronto e condivisione delle esigenze e della visione dell’imprenditore diventerà la base per capire la strategia da seguire. Sarà poi il professionista ad affiancare l’impresa nel raggiungimento dei traguardi fissati. Il consulente procederà ad illustrare costi, tempi, miglioramenti ipotizzati da una determinata strategia e agirà in modo tale che le scelte consigliate portino a risultati tangibili e quantificabili.

Lo smart working in Italia

SMART-WORKING
Uno studio sul lavoro agile: evoluzione della nuova normalità

Secondo una ricerca di ANRA e Aon, il 48% di chi lo ha sperimentato ritiene che resterà la modalità di lavoro prevalente, soprattutto grazie alla maggiore flessibilità degli orari di lavoro consentita. Quasi il 60% invece lamenta grande difficoltà nel limitare le ore passate davanti al pc mentre gli under 35 lo criticano.

ANRAAssociazione Nazionale dei Risk Manager, e Aon, hanno analizzato come è cambiata la vita lavorativa degli italiani nel periodo del lockdown, e lo hanno pubblicato nella ricerca intitolata “Lo smart working in Italia, tra gestione dell’emergenza e scenari futuri”.

Sono stati intervistati dipendenti di aziende di tutte le dimensioni, ricevendo forte riscontro da grandi imprese (45%) e micro e piccole imprese (44%) con il duplice obiettivo di fornire, da un lato, una panoramica su problematiche e vantaggi riscontrati dalle imprese italiane nell’affrontare la conversione al lavoro agile, tra fine febbraio e inizio marzo; e dall’altro, comprendere in che modo questo possa rimanere come strumento nel futuro, e in quale misura modificherà l’organizzazione e la quotidianità lavorativa.

Secondo quanto emerso dall’indagine, prima della pandemia solo il 31% dei dipendenti poteva usufruire dello smart working, e non su base quotidiana mentre, allo stato attuale, i lavoratori che proseguono completamente l’attività da remoto rappresentano quasi l’80%.

smart working
Paolo Rubini di ANRA

Le aziende che in precedenza non usufruivano di questa modalità fondavano la propria decisione sulle possibili problematiche relative a pianificazione, gestione e controllo delle attività (44%), sulla mancanza di una strumentazione idonea (29%) o sul timore di un calo della produttività (26%).Risposte che denotano una cultura aziendale non basata sulla condivisione di fiducia e obiettivi ma ancora sul controllo, un retaggio tradizionale che mostrato i suoi limiti in questo periodo. Quando il virus ha reso necessario il distanziamento sociale anche i più scettici, per garantire l’operatività, hanno comunque dovuto ricorrere allo smart working, e l’attuazione pratica ha smentito diverse delle problematiche ipotizzate.

I lavoratori hanno riscontrato che oltre il 70% delle proprie attività può essere svolto da remoto, anche se rimane una certa difficoltà nella pianificazione e gestione delle attività.

“Tra i motivi d’impedimento all’utilizzo dello Smart Working prima dell’emergenza, numerosi sono stati i riferimenti a una ‘mancanza di cultura’ tra i piani alti, un preconcetto legato alla mancanza di fiducia nei propri dipendenti che si trovano a fare lo stesso lavoro, ma da casa, secondo tempi e ritmi diversi. Questa visione si è ‘allentata’ quando lo Smart Working è entrato a far parte della nostra quotidianità, seppure, in maniera forzata: le aziende hanno performato bene, nonostante le difficoltà che tutte le organizzazioni, in misura minore o maggiore, hanno riscontrato.” commenta Alessandro De Felice, Presidente ANRA.

smart working
Alessandro De Felice, Presidente ANRA

Il 68% delle imprese è riuscito a programmare momenti di confronto periodici con i propri dipendenti, come coffee break digitali, aperitivi virtuali, videocall. Il 45% ha inoltre fornito servizi aggiuntivi come corsi di formazione, supporto psicologico o alla genitorialità e corsi sportivi.

Vantaggi e svantaggi dello Smart Working

Tra i pro, il 47% evidenzia la possibilità di gestire con più autonomia i propri orari di lavoro e il 43% un migliore equilibrio tra vita privata e professionale. Tra i contro, pesano invece la mancanza di separazione tra ambiente lavorativo e domestico (48%) e soprattutto la grande difficoltà nel limitare le ore dedicate al lavoro (58%)

Dalle risposte emerge anche la forte convinzione che lo smart working rimarrà come modalità di lavoro principale anche nel “New Normal”: lo sostiene il 48% di chi ne ha effettivamente usufruito, ma addirittura il 64% di chi non ne ha avuto la possibilità. Una differenza che si spiega considerando che chi ha effettivamente sperimentato il lavoro agile ne ha una visione più lucida, disincantata, avendone sperimentati effettivi vantaggi e svantaggi.  “Questa accelerazione verso un nuovo paradigma di vita, potrà portare nel tempo a raggiungere una nuova normalità, nella quale sarà possibile trovare un equilibrio tra esigenze lavorative e personali, passando da una concezione del lavoro per sistemi tradizionali al lavorare per obiettivi.” conclude  De Felice.

Sicurezza dei macchinari industriali

Sicurezza dei macchinari industriali
La digitalizzazione al servizio degli operatori

La Sicurezza Funzionale dei circuiti di comando di sicurezza dei macchinari industriali è un aspetto che va considerato durante l’intero ciclo di vita operativo, come chiaramente indicato dalle  norme internazionali di riferimento

Per garantire quindi che i macchinari industriali conservino nel tempo l’adeguato livello di Sicurezza Funzionale, definito sulla base dei rischi associati, non è sufficiente che sia stato adeguatamente progettato, realizzato e messo in servizio: è necessario anche il fondamentale contributo da parte dell’operatore del macchinario che non si limita alla sola osservanza delle modalità di utilizzo definite dal costruttore.

I rischi per gli utilizzatori finali dei macchinari industriali

Un primo importante elemento da considerare è il mantenimento nel tempo dell’affidabilità dei sistemi di sicurezza presenti a bordo del macchinario. I fornitori di soluzioni di sicurezza acquisiscono i dati associati a tali dispositivi (a seconda dei casi i valori di MTTFD, PFHD, B10D, λ, SFF, …) in modo da poter permettere il calcolo del Performance Level (o del Safety Integrity Level) relativo ai sistemi di comando di sicurezza per le varie funzioni gestite.

Questi valori di sicurezza funzionale provenienti dai dispositivi sono però analizzati considerando l’intervallo di funzionamento specifico del componente (definito quale “ciclo di vita” e caratterizzato da parametri quali “TM” o “T1MAX” o “T10D”).

Per poter garantire il livello di affidabilità dichiarato senza degradazioni non accettabili, ogni dispositivo di sicurezza dovrà essere sostituito o, laddove possibile, riportato in condizioni di “come nuovo”, al più tardi allo scadere del proprio ciclo di vita. Molto spesso però i macchinari industriali non dispongono di sistemi di diagnostica che consentano all’utilizzatore finale di cadenzare in modo corretto questi interventi.

Il rischio è che l’utilizzatore finale, non conscio del raggiungimento dei limiti di tali componenti, continui a far utilizzare il macchinario anche oltre i limiti sopra indicati, senza tutelare adeguatamente i propri operatori ed esponendosi in prima persona alle conseguenze della violazione dell’obbligo di mettere a disposizione dei lavoratori attrezzature sicure, così come prescritto dal D.lsg. n. 81/08.

Un passo importante verso la sicurezza predittiva

La digitalizzazione industriale può offrire una soluzione concreta per aumentare la sicurezza degli operatori.

Le tecnologie e i componenti presenti sul mercato consentono infatti di dotare agevolmente qualsiasi macchinario con sistemi di acquisizione dati dei dispositivi di sicurezza, trasferendo questi dati in un adeguato punto di raccolta ed elaborazione (Cloud e Cloud Computing) nel rispetto di tutti i parametri di Cyber Security.

Si avranno così a disposizione statistiche, magari già in formato grafico, che consentano un continuo monitoraggio dello stato dei dispositivi, del loro restante tempo di vita e una previsione del raggiungimento dei loro limiti sulla base del loro storico di utilizzo.

La scalabilità dei parametri rappresentativi, a seconda della capillarità dell’infrastruttura di acquisizione dati, permette di raccogliere e analizzare i dati sia di un intero sito produttivo che del singolo dispositivo di macchinari industriali operanti in quel sito. Una tecnologia che consente quindi in modo concreto la pianificazione di una manutenzione predittiva come base di una garanzia oggettiva del mantenimento dell’adeguato livello di sicurezza per gli operatori.

Networking aziendale: cos’è e come funziona

networking aziendale

Il networking, oppure lavoro di rete, può essere sviluppato da più persone che svolgono dei lavori professionali, seppur diversi, ma all’interno della stessa azienda

Il concetto di networking si può interpretare a partire dalla sua stessa definizione. La parola è il frutto dell’unione tra “net” (che vuol dire rete) e working (che viene da lavorare).

Come ci suggerisce quindi la sua denominazione, il networking fa riferimento all’idea di lavorare cooperando (facendo appunto rete).

È importante però a proposito della denominazione di networking, concentrarsi sul suffisso “ing”, che in inglese suggerisce un senso di continuità.

Tutte le azioni che possiamo racchiudere in questo modo di lavorare, infatti, possono dare risultati solo se effettuate con costanza.

Come funziona il networking

Fare networking è possibile semplicemente prendendo parte a degli eventi. Esistono difatti dei veri e propri appuntamenti a cui partecipare: si tratta di convegni, fiere e meeting, strumenti pensati proprio come occasione di raduno per professionisti dello stesso settore.

Solitamente gli eventi di networking vengono inaugurati con una presentazione breve dei partecipanti: lo scopo di questi incontri è infatti quello di conoscersi, scambiarsi idee e promuovere i propri progetti.

L’obiettivo del networking è quello di cercare un confronto costruttivo e creare così uno spazio di formazione collettivo, a cui tutti possono attingere.

I vantaggi del networking aziendale

Fare networking vuol dire darsi la possibilità di crescere, allargare i propri orizzonti professionali e stringere partnership interessanti per il futuro. Il networking va infatti inteso come un prezioso strumento di business, attraverso il quale ascoltare esperti del settore, arricchire il proprio bagaglio di conoscenze e affacciarsi ad un mercato nuovo.

Infine, il confronto garantito dagli eventi di networking è da vedere come un’occasione per stringere nuove amicizie, con le quali confrontarsi circa le diverse esperienze lavorative o i diversi modi di operare.

Possiamo quindi dire in definitiva che tra i vantaggi del networking aziendale troviamo la possibilità di:

  • Avere un ambiente di lavoro più creativo ed innovativo;
  • Raggiungere obiettivi condivisi con i colleghi;
  • Migliorare le capacità intellettuali;
  • Migliorare la propria soddisfazione e il proprio coinvolgimento nel proprio lavoro;

L’IMPRESA GREEN NEL DOPO-COVID

L’IMPRESA GREEN NEL DOPO-COVID

#AMBIENTE, #COGENERAZIONE, #ECOLOGIA, #ENERGIA; #RISPARMIOENERGETICO, #ECOSOSTENIBILITA‘, #ZEROEMISSIONI, #EFFICIENZAENERGETICA, #RINNOVABILI

Ecco le parole chiave del dopo-Covid, perchè sembra proprio che combacino perfettamente con altre tre parole: Ripresa, Sviluppo, Salute che riguardano da vicino il nostro futuro.

L’impresa GREEN

Sono sempre di più quelle imprese che puntano ad alcuni obiettivi “verdi” importanti, ovvero, la riduzione delle proprie emissioni del 75% entro il 2030, e del 100% entro il 2040 (rispetto al 2019).

E ancora la vendita esclusiva di energia rinnovabile entro il 2050.

Accanto a ciò anche le campagne per le spiagge pulite e quelle contro la plastica, e gli incentivi verdi.

Per rimettere in moto l’economia dunque sono in molti a scommettere sull’impresa green e su una direzione aziendale sempre più sostenibile.

Gli investimenti in efficienza energetica, specialmente in ambito commerciale e industriale, possono veramente aiutare l’economia dei paesi europei.

In che modo? Creando posti di lavoro, riducendo i costi di gestione, e offrono un enorme contributo alla difesa dell’ambiente e del clima.

L’energia rinnovabile è altrettanto apprezzata e conquista fette di mercato più ampie. L’impresa green è attenta all’impiego di fonti rinnovabili per poter usufruire di energia prodotta da impianti per esempio a pannelli fotovoltaici, ma anche vento e acqua stanno crescendo nel panorama dell’energia pulita.

Si punta ad una maggiore sensibilità e responsabilità ambientale coinvolgendo l’intera filiera. Insomma, la sfida è tutta in discesa, l’impresa green è la carta vincente per il futuro dei nostri figli.

Ansaldo Energia e Covid-19

Ansaldo Energia gestire fase 2
Gestire la fase 2 tra test sierologici e alta tecnologia

Il caso di Ansaldo Energia è significativo per spiegare come, in una situazione così incerta e difficile, le aziende stiano cercando di reagire per creare le condizioni più veloci per garantire continuità operativa e ritornare, nella fase 2, a un’operatività piena in tempi relativamente brevi

Un recente articolo del Wall Street Journal, oltre alla Ferrari, cita proprio l’impianto genovese di produzione delle turbine, assieme ad altre aziende italiane, come case history per spiegare il modo in cui le imprese si sono organizzate.

Aziende che, in tempi molto rapidi, hanno posto in essere la sanificazione del sito, individuando tutti gli strumenti di processo, di informazione e di protocollo tecnologico necessario per garantire la piena sicurezza delle persone che ci lavorano e la continuità operativa.

Luca Manuelli, Chief Digital Officer di Ansaldo Energia e Presidente del Cluster nazionale Fabbrica Intelligente ha rilasciato di recente alcune dichiarazioni.

Per l’azienda genovese la situazione si è rivelata particolarmente complessa: “Siamo stati sfortunati – spiega Manuelli – perché da un lato abbiamo rallentato le nostre attività operative, ma dall’altro dovevamo pur sempre  garantire il supporto e la continuità operativa ai nostri clienti che gestiscono centrali elettriche nelle zone più critiche. Purtroppo, nel momento in cui eravamo pronti per ripartire ci siamo trovati fuori dalla lista Ateco. Ci siamo rimessi in moto grazie al sistema delle autorizzazioni prefettizie, perché i nostri clienti ci chiedevano garanzie sul supporto. Quindi abbiamo lavorato verso la data del 4 maggio per una graduale continuità operativa. Entro maggio saremo a pieno regime”.

Ingressi frazionati, test sierologici e alta tecnologia, sono le parole chiave per una corretta ripartenza

ANSALDO ENERGIA, quindi, ha creato un’unità di crisi, guidata personalmente dal Ceo Giuseppe Marino, per la gestione dell’emergenza.

Per la riapertura è stato sviluppato un protocollo che ha permesso di gestire questa situazione. “Le persone lavorano su tre turni in modo, ovviamente, da diversificare anche le modalità di accesso alla fabbrica. Una delle criticità principali erano gli spogliatoi, problema che è stato risolto noleggiando prefabbricati ad hoc che hanno permesso di aumentare la capacità di 250 posti con maggiore distanziamento. C’è poi il problema dei mezzi pubblici: avendo una buona capacità di parcheggi, in questa fase è stato caldamente incoraggiato l’utilizzo delle auto private.

All’ingresso della fabbrica viene effettuato uno screening della temperatura, e poi attraverso i test sierologici, introdotti in concerto con le ASL, le strutture sanitarie regionali e i sindacati, c’è la possibilità di intervenire immediatamente in caso di positività, con un protocollo attivato con il Policlinico San Martino di Genova che è in grado di restituire i risultati di un tampone in 48 ore, e quindi dare immediatamente tutte le informazioni necessarie”.

A questo si aggiunge anche il lavoro fatto sui temi dell’alta tecnologia legata alla prevenzione e alla sicurezza sul lavoro. “Noi avevamo già selezionato Smart Track, che è una spin-off genovese che si occupa di tecnologie wearable – prosegue Manuelli – che ha sviluppato un sistema che non solo permette la verifica del distanziamento nella fabbrica ma offre anche la possibilità, nel rispetto della privacy e delle normative del lavoro, di avere tutti i dati sulla tracciabilità delle relazioni che gli operai hanno nel corso della loro attività. Abbiamo così iniziato a costruire anche degli ambiti di ulteriore adattamento dalle nuove tecnologie, che ci permettono di superare questo livello di emergenza. Questo ci permetterà di arrivare, entro il mese di maggio, tra il 70 e l’80% della continuità operativa”.

Lo Smart working, da emergenza a nuovo modello di sviluppo

 “L’altro miracolo che i miei colleghi hanno fatto – afferma il CDO di Ansaldo Energia – è stato quello di portare 2 mila persone in tutto il mondo in smart working. In questo caso si è potuto usufruire dell’infrastruttura tecnologica che era stata messa a punto all’epoca del crollo del ponte Morandi, quando eravamo riusciti a collegare in poco tempo circa 250 persone che, per motivi fisici e logistici, non riuscivano a raggiungere il posto di lavoro. Per noi è stato fondamentale maturare questa resilienza e poter utilizzare anche oggi questa tecnologia”. Un nuovo modello di lavoro, quindi, che potrà diventare strategico in tempi abbastanza brevi. “Abbiamo visto che, su certi processi, lavorare a distanza in maniera integrata genera diversi benefici – continua Manuelli – una produttività uguale, se non addirittura maggiore, un forte livello di motivazione, ma anche minori emissioni di CO2, che derivano dal minor traffico. Ansaldo Energia, quindi, farà tesoro anche di questa esperienza e, alla fine, avremo un modello ibrido nel quale accanto alle attività operative della fabbrica, perché alla fine il prodotto fisico, che siano turbine o centrali elettriche, deve essere prodotto, ce ne saranno altre che porteremo avanti da remoto”.

Politica per l’industria: il Golden Power

golden power
Anche le imprese della robotica protette dalle scalate

Gli articoli 15 e 16 del Decreto Legge n. 23 dell’8 aprile, noto come “Decreto liquidità”, potenziano significativamente il cosiddetto Golden Power, lo strumento che consente di salvaguardare gli assetti proprietari e l’operatività delle società italiane, pubbliche e private, estendendolo a nuovi “settori strategici” le cui imprese ora godranno della protezione dello Stato dalle cosiddette “scalate ostili”, ma non solo

Con le modifiche apportate, anche aziende che operano nella robotica, nell’intelligenza artificiale, nell’alimentare, nella sanità, nella finanza e nel settore bancario e assicurativo entrano ora di diritto nello scudo del Golden Power.

Una scelta, quella del Governo, che segue le indicazioni della Commissione Europea, che con la Raccomandazione del 26 marzo 2019 ha esortato gli Stati comunitari “ad avvalersi appieno dei meccanismi di controllo degli investimenti esteri diretti” a causa del rischio di acquisizioni “predatorie” di imprese e asset strategici europei.

Un rischio che la crisi economica connessa all’emergenza Covid-19 ha drasticamente aumentato, esponendo ad ingressi ostili nel capitale societario molte imprese del nostro Paese.

Ma il processo di potenziamento del Golden Power è iniziato già da tempo, come spiega Alessandro Aresu, consigliere scientifico di  Limes ed esperto di affari internazionali.

“Esiste da circa 3-4 anni una corsa allo scrutinio degli investimenti esteri da parte della maggior parte dei Paesi del mondo”, dice Aresu. “È un processo che nasce dagli Stati Uniti, che hanno sempre avuto poteri giganteschi di intervento sugli investimenti esteri in tantissimi settori, e che ora aumentano per difendersi dagli acquisti cinesi: dalla robotica all’analisi dei dati, fino ai materiali e ai terreni in alcuni casi.

In questo scenario, è avvenuto un adattamento delle varie normative di controllo degli investimenti nei vari Paesi europei”, continua Aresu. “In risposta alla Comunicazione della Commissione Europea del 26 marzo 2019, oltre che a sollecitazioni del Copasir (il Comitato Parlamentare per la Sicurezza della Repubblicandr), l’Italia ha esteso i propri poteri.

Si tratta di un processo già in corso prima della crisi legata al Coronavirus, che senz’altro ha incrementato la volontà degli Stati europei di proteggere i propri asset strategici”.

Si tratta di una rivoluzione che non solo allarga il perimetro dell’esercizio di questo potere, ma ne aumenta anche la portata: con l’aumento dei settori strategici su cui lo Stato potrà intervenire per proteggere le imprese italiane, aumentano anche i casi in cui sarà possibile attivare lo scudo.

I poteri del Golden Power

La nuova disciplina del Golden Power è stata introdotta nel marzo 2012, con il Decreto Legge 15 marzo 2012, n. 21, poi convertito con Legge n.56 dell’11 maggio 2012, che ha sostituito la precedente normativa, istituendo una strategia organica di salvaguardia da possibili scalate ostili degli assetti proprietari delle società che operano nei settori tradizionalmente strategici e di interesse nazionale, come la difesa, la sicurezza nazionale, l’energia, i trasporti, le comunicazioni, e più di recente il 5G.

Il potere dello Stato si manifesta attraverso una serie di strumenti. In particolare, lo Stato può:

  • Opporsi o dettare specifiche condizioni per l’acquisto di partecipazioni di società strategiche
  • Chiedere modifiche o porre il veto a determinate delibere societarie di rilievo straordinario

Fino al Decreto Liquidità, per quanto riguarda i settori strategici (che finora erano energia, trasporti e comunicazioni), il Golden Power obbliga alla notifica da parte delle società coinvolte di due tipi di azioni, definite dai commi 2 e 5 dell’art. 2 del Decreto Legge 21/2012:

  1. Tutte le delibere, atti od operazioni adottati da una società che detiene uno o più degli attivi strategici devono essere notificati alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, qualora tali atti ineriscano a modifiche della titolarità, del controllo o della disponibilità degli attivi; al cambiamento della loro destinazione, comprese le delibere dell’assemblea o degli organi di amministrazione aventi a oggetto la fusione o la scissione della società; al trasferimento all’estero della sede sociale; al mutamento dell’oggetto sociale, allo scioglimento della società, alla modifica di clausole statutarie, al trasferimento dell’azienda o di rami di essa in cui siano compresi detti attivi o l’assegnazione degli stessi a titolo di garanzia.
  2. Deve essere notificato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri anche l’acquisto a qualsiasi titolo, da parte di un soggetto esterno all’Unione Europea, di partecipazioni in società che detengono attivi strategici, di rilevanza tale da determinare l’insediamento stabile dell’acquirente in ragione dell’assunzione del controllo della società.

Come si è detto, il Governo può (entro 45 giorni lavorativi) impedire, chiedere modifiche o dettare condizioni a queste operazioni, nel caso in cui riconosca in esse una “situazione di minaccia effettiva di grave pregiudizio per gli interessi pubblici” su due fronti: la sicurezza e il funzionamento delle reti e degli impianti e la continuità degli approvvigionamenti.

I nuovi settori strategici

Dallo scorso 8 aprile si sono aggiunti numerosi settori strategici a quelli originariamente protetti dai poteri speciali dello Stato. Il Governo ha infatti incluso tutte le aree indicate dal Regolamento Ue 2019/452 che, secondo la relazione illustrativa del Decreto Liquidità, sono così identificati:

  • Settore Idrico
  • Sanità: biomedica, biosanitario, settori di approvvigionamento
  • Trattamento e archiviazione dei dati
  • Accesso e controllo delle informazioni sensibili, compresi i dati personali
  • Infrastrutture elettorali
  • Finanza, credito, assicurazioni
  • Aerospazio e nucleare: infrastrutture e tecnologie
  • Strutture sensibili
  • Investimenti in terreni e immobili per le strutture sopraelencate
  • Intelligenza Artificiale
  • Robotica, semiconduttori, cybersicurezza
  • Nanotecnologie e biotecnologie
  • Approvvigionamento di fattori produttivi critici, tra cui l’energia e le materie prime, compreso l’agroalimentare e la sicurezza alimentare
  • Infrastrutture e produzione di energia
  • Trasporti
  • Media
  • Stoccaggio dell’energia quantistica e nucleare

 

I nuovi strumenti del Golden Power

Innanzitutto, per le aziende operanti in questi settori (e quelli già inclusi nello scudo del Golden Power: energia, trasporti, comunicazioni, 5G), la protezione dall’acquisto di partecipazioni tali da assumere il controllo della società è estesa agli acquirenti provenienti dagli Stati membri dell’Unione Europea fino al prossimo 31 dicembre 2020.

Inoltre, si introduce l’obbligo di notifica alla Presidenza del Consiglio anche per i “non controlling investments” da parte di società provenienti da Stati al di fuori dell’Ue, se sono di valore pari o superiore a 1 milione di euro: nello specifico, è necessario notificare anche le acquisizioni “che attribuiscono una quota dei diritti di voto o del capitale almeno pari al 10%, tenuto conto delle azioni o quote già direttamente o indirettamente possedute”. Ma il caso dell’acquisizione è un evento che nella storia di un’impresa accade raramente. Diverso è il discorso dell’operatività aziendale. Oltre a difendere le società di questi settori da eventuali tentativi di scalate ostili, il Golden Power, come si è detto, impone alle aziende che detengono “asset strategici” in questi settori, di notificare al Governo qualunque atto implichi una modifica della titolarità, del controllo o della disponibilità o della destinazione degli asset.

Confindustria: Carlo Bonomi è stato designato nuovo presidente

Carlo Bonomi Presidente Confindustria

È Carlo Bonomi il presidente designato al vertice di Confindustria per il mandato 2020-2024, votato online, a causa della pandemia da coronavirus, dal Consiglio Generale.

Il prossimo 20 maggio si terrà l’assemblea privata degli industriali, in cui avverrà l’elezione definitiva.

Già da tempo Carlo Bonomi era stato dato per favorito, quando la Commissione di designazione di Confindustria aveva certificato il suo vantaggio sia in consiglio generale che in assemblea.

CHI È CARLO BONOMI

Dal giugno 2017, Carlo Bonomi è presidente di Assolombarda, l’Associazione delle imprese che operano nella Città Metropolitana di Milano e nelle province di Lodi, Monza e Brianza.

Nato a Crema il 2 agosto del 1966 è imprenditore nel settore bio-medicale, presidente della Synopo e delle aziende manifatturiere controllate, Sidam e BTC Medical Europe.

In ambito associativo ha ricoperto diversi ruoli: in Assolombarda è stato vice presidente con la delega al credito, fisco, finanza, organizzazione.

In precedenza era stato vice presidente del Gruppo Giovani sia di Assolombarda che di Confindustria Lombardia. È alla guida del Gruppo tecnico per il fisco nella squadra di Vincenzo Boccia. Da luglio 2019 è anche presidente della Fondazione Assolombarda.

L’elezione di Carlo Bonomi alla guida di Assolombarda fu una scelta in continuità con il passato, visto il suo ruolo al fianco di Gianfelice Rocca, suo predecessore.

In Assolombarda a guida Rocca fu prima Consigliere Incaricato per Ricerca, Innovazione e Agenda Digitale e poi vicepresidente dello stesso Rocca con delega a Credito e Finanza, Fisco, Organizzazione e Sviluppo.

La sua campagna elettorale fece leva sul clima “anti-Roma”, sentimento diffuso tra gli industriali lombardi, e il suo mandato non se ne è discostato, non mancando occasione di criticare i governi Conte I e II.

“Non si esce da anni di crescita e produttività stagnanti, se le istituzioni della Repubblica, per prime, non comprendono che occorre un grande impegno comune, pubblico e privato”, diceva nel suo discorso all’assemblea generale lombarda, nel 2019, “non dimentichiamo quello che abbiamo visto e sentito nei 14 mesi precedenti.

Non possiamo dimenticare che quel governo ci ha promesso di cancellare la povertà, invece ci ha restituito alla stagnazione”, era la critica rivolta a Giuseppe Conte poco dopo l’esordio del secondo esecutivo, prima di una sfilza di puntualizzazioni nel dettaglio delle varie misure.

Con Carlo Bonomi, l’asse di Confindustria si sposta dal Sud – Vincenzo Boccia è di Salerno – al Nord, quel Nord lombardo oggi simbolo dell’epidemia coronavirus, sia dal punto di vista sanitario che economico. A lui, la sfida di dialogare con il governo e riunire gli industriali italiani in uno dei momenti più drammatici per il Paese.

RISCOPERTA DEL LATO BUONO DEL WEB

smart-working

CORONAVIRUS: LA RISCOPERTA DEL LATO BUONO DEL WEB

La bufera che ci ha travolto inaspettata ci permette di osservare la velocità di adattamento e risposta delle utility. Stefano Cagnoli, presidente del Comitato Italiano Gas ha spiegato le potenzialità di un periodo complesso come quello che ci troviamo ad affrontare in questi giorni.

La riscoperta del lato buono del web in questi giorni ci ha permesso di lavorare e di essere operativi ad alto livello. Internet, soprattutto negli ultimi anni, è stato oggetto di numerose critiche mosse da coloro che lo dipingono come uno strumento capace di generare i peggiori sentimenti.

In realtà, quello che stiamo vivendo oggi ci riporta all’origine del web stesso.

Si tratta di un salto importante dal punto di vista culturale che siamo stati chiamati a compiere in questo preciso momento storico ma che resterà per sempre.

Utilizzare il web nell’attuale situazione di isolamento come strumento per mantenere vivi i servizi essenziali (ma anche per continuare a coltivare i rapporti umani) è accadimento davvero straordinario. Un accadimento che dovrà rimanere come bagaglio culturale frutto di questi giorni complessi.

Sviluppare questi strumenti ci aiuterà a migliorare anche la qualità del lavoro, la responsabilizzazione del singolo che, prestando la propria attività lavorativa da remoto, deve rispondere in termini di risultato e non di tempo.

Cagnoli è dell’avviso questo rappresenta il punto di partenza per poter porre in essere un’evoluzione del nostro sistema.

Grazie al web siamo in grado di agire per supportare l’erogazione dei servizi pubblici di pubblica utilità e quindi di ridurre i disagi alla popolazione e alle strutture in prima linea nell’emergenza.

Abbiamo apprezzato la riscoperta del lato positivo del web, della forza di questo strumento utilizzato quotidianamente che ci consente di dematerializzare la nostra presenza fisica in moltissime attività e di dare a chi è obbligato ad agire sul campo un adeguato supporto organizzativo e logistico fondamentale.

Molti strumenti tecnologici utili a supportare l’evoluzione dei servizi già esistono ma si scontrano a volte con una sorta di pregiudizio nel loro uso a volte giustificato da una naturale resistenza al cambiamento.

La situazione attuale, invece, ci costringe forzatamente a cambiare abitudini e a gestire tutto quanto è possibile “da remoto”, senza una presenza fisica, una situazione nuova uno stato che potremmo definire “di guerra” da cui però imparare e fare esperienza: trasformare il problema in opportunità.

Questo cambio di abitudini  verrà senz’altro, o almeno si spera, trasferito anche nel post emergenza aprendo scenari del tutto innovativi sia nel modo di rapportarsi con gli atri sia nel modo di lavorare.

Fino ad oggi, abbiamo operato poco tramite web, ora invece siamo improvvisamente costretti a cambiare atteggiamento.

Chiunque di noi si trovava in precedenza a gestire “fisicamente” alcune attività ha ora compreso che per tali attività si possono utilizzare una serie di servizi, migliori e già attivi, attraverso il web e questo va di pari passo con una necessario aumento del senso di responsabilità del singolo e delle metodologie di misura della bontà del lavoro da parte delle imprese e delle aziende.

La pratica di prestare attività lavorativa dalla propria abitazione è sempre stata vista con diffidenza e pregiudizio, oggi invece siamo chiamati a comprendere che la gestione delle attività senza presenza fisica è possibile e si impone come aspetto fondamentale per una società resiliente.(fonte Energia Media)

PostCovid

Lavori del futuro

Quali lavori saranno più richiesti dopo l’emergenza?

PostCovid, quali lavori saranno più richiesti dopo l’emergenza?

lavori digitali sono quelli più adattivi, flessibili e richiesti non solo in questo periodo di “social distancing” ma anche nel futuro. Il virus ha coinvolto 183 Paesi a livello globale mettendo in ginocchio le nostre economie con grosse perdite di capitali, di lavori e purtroppo di persone. Si stima che il virus determinerà una forma a “L” o “U” dei risultati economici portando una recessione nei Paesi maggiormente impattati. Goldman Sachs, ad esempio, stima un calo del Pil del 34% nel solo secondo trimestre del 2020.

L’economia internazionale ha già rallentato fortemente: basta leggere la sequela di comunciati stampa delle società quotate che rivedono al ribasso le stime per l’intero anno, consapevoli che nella seconda metà del 2020 non si riuscirà a recuperare quanto si sta perdendo in questi mesi. In Italia l’osservatorio Ambrosetti stima una contrazione del PIL  tra il -3,5% e il -11,5% per il 2020.

Ci sono 3 fenomeni che è importante analizzare per capire i trend dei lavori più richiesti:

Il lavoro a distanza è cresciuto del 90% grazie all’utilizzo di diverse tecnologie. Solo Zoom in questo periodo ha avuto un balzo in Borsa del 67%. Quello che stiamo vivendo non è il vero smart working, piuttosto è “lavoro da casa”, ma in ogni caso ci ha obbligato ad imparare nuovi modi di comunicare e nuove tecnologie. E ha salvato tanti posti di lavoro. Ecco una lista open source, ideata da Alessandro Cordova, di piattaforme che consentono di trovare lavori da remoto, ad esempio.

I lavori che hanno visto un crollo pesante sono stati quelli legati al turismo, alla ristorazione, alla produzione di beni non essenziali, ai trasporti, al retail. Oggi sono in aumento invece tutti i lavori legati al mondo sanitario, medici ed infermieri, così come addetti al trasporto, alla logistica, all’e-commerce e alle piattaforme digitali. Google, Apple, Microsoft, Netflix, Amazon e altri giganti Tech continuano ad assumere. La loro importante presenza online e la non dipendenza da luoghi fisici (sebbene Apple abbia una grande catena di negozi) consentono loro di rimanere aperti. E di continuare a guadagnare dal momento che siamo stati obbligati a cambiare le nostre esperienze privilegiando l’online sia in termini di comunicazione sia di acquisto.

Non torneremo più indietro. Le nostre esperienze saranno comunque modificate anche nel futuro. Questo significa che non entreremo più in un supermercato affollato, in un treno pieno, o faremo un viaggio in comitiva a cuor leggero. Stessa cosa si dica per il lavoro. Dopo che abbiamo sperimentato lo smart working, siamo sicuri che ritorneremo in ufficio tutti i giorni? Dopo che abbiamo sperimentato la formazione online, siamo sicuri che torneremo in aula tutti i giorni? Dopo che abbiamo utilizzato i pagamenti online, siamo sicuri che torneremo a pagare sempre in contanti?

“In questo periodo abbiamo visto molti business fare una vera e propria riconversione non solo di prodotto ma anche di processi digitali e questo può disegnare dei nuovi trend per le professioni più richieste nel futuro – spiega Mariagrazia Bizzarri, head of people development, reward and transformation in NEXI – Le professioni più ricercate richiederanno skill nell’analisi e interpretazione dei dati e dei processi digitali:  data specialist, digital marketing e SEO expert, e-commerce specialist, esperti di comunicazione (sopratutto di gestione della crisi), IT developer sono tra i primi lavori che vedranno una ripresa”.

La politica sta vagliando delle soluzioni per mitigare la crisi economica e presto saranno varate delle misure in tutti i paesi. Tuttavia queste misure non devono essere sequenziali alla crisi che stiamo vivendo. Assieme alla fase di lockdown bisogna pensare e realizzare la fase di unlocking, di uscita.

(fonte: Sole XXIV Ore)