Coronavirus, DPCM 11/3/2020

Nuovo Avviso comune delle parti sociali chimiche e farmaceutiche su gestione emergenza.

A seguito delle misure urgenti ed eccezionali previste dal DPCM dell’11 marzo un nuovo Avviso comune, dopo quello sottoscritto lo scorso 2 marzo, è stato condiviso da Federchimica, Farmindustria e le Organizzazioni Sindacali dei settori chimico e farmaceutico.

L’obiettivo è agevolare una rapida ed efficace applicazione delle nuove misure funzionali a contrastare e contenere il diffondersi del virus COVID-19, limitando contestualmente l’impatto negativo su trattamenti economici e occupazione.

In assenza di condizioni per attivare gli strumenti forniti dalla legge o di necessità del loro utilizzo esclusivo, al fine di evitare impatti negativi per i lavoratori in termini di trattamenti economici e occupazionali, per la prosecuzione della normale attività lavorativa, quando non sia possibile lo smart working, si potrà ricorrere in tempi rapidi a modifiche della distribuzione dell’orario settimanale utilizzando anche ferie, permessi, riposi ed altri istituti contrattuali. 

I firmatari evidenziano l’importanza di assicurare la corretta, completa e tempestiva informazione e il coinvolgimento di tutte le figure aziendali competenti in relazione ai propri ruoli e compiti.

Le Parti, pur consapevoli degli sforzi che Imprese e lavoratori stanno affrontando, tornano a sottolineare la necessità di continuare a garantire la salute, la sicurezza dei lavoratori, la produzione e l’occupazione del settore; fermo restando l’auspicio che si realizzino quanto prima tutti gli annunciati interventi legislativi necessari per supportare imprese e lavoratori. 
(fonte: Federchimica)

Coronavirus è un prezioso esperimento di sociologia

L’epidemia del coronavirus che sta mettendo sotto assedio la vita di tante persone è una vicenda inedita in questi anni connessi e digitali e pone non solo interrogativi medico-scientifici. “E’ anche un grande e prezioso esperimento sociologico.

Ci fa capire che viviamo in un grande vicinato unico in cui le cose risuonano in modo rapido. Il modello per il futuro ha come pilastri la globalizzazione e la tecnologia“: è questo il parere di Domenico De Masi, professore emerito di sociologia del lavoro all’Università La Sapienza di Roma.

“Sotto la pressione di fatti imprevisti e di forte rilevanza – aggiunge il sociologo – scopriamo una serie di cose che avremmo potuto capire per conto nostro e con l’agio del tempo a disposizione. Penso alla dimensione globale – osserva – proprio mentre si parlava da più parte di una crisi della globalizzazione, la globalizzazione è esplosa in tutta la sua forza. Stiamo capendo che una cosa che avviene in una remota regione della Cina risuona da noi e rimbalza altrove. Ma penso anche all’importanza di lavorare da casa quando il lavoro lo consente – sottolinea De Masi – Si risparmia tempo e denaro, si può programmare la giornata e la vita e c’è meno inquinamento in città. In altri paesi il 10-15% dei lavoratori fa smart working, in Italia solo 500mila lavoratori su 23 milioni, una percentuale irrisoria dovuta ad una serie di motivi di carattere culturale”.

Oggi le tecnologie ci consentono di interagire e le vedo in maniera ottimistica per le relazioni sociali, anche tra i ragazzi, non favoriscono l’isolamento. E nel caso del coronavirus sono fondamentali – riflette De Masi – Mentre si sta in quarantena con il corpo imbrigliato in quattro mura, la mente può spaziare dovunque interagendo. Abbiamo la fortuna, nella sfortuna, che questa situazione è capitata quando c’è Internet”. Un’esperienza ansiogena e globale come quella che stiamo vivendo può modificare la nostra società?

“Quello che sta avvenendo in questi giorni è un prezioso esperimento sociologico. E’ un passaggio ulteriore in una società post-industriale che rispetto a quelle precedenti non ha un modello teorico e vive un disorientamento totale – spiega il sociologo – Di certo stiamo capendo che il modello per il futuro ha come pilastri la tecnologia e la globalizzazione e abbiamo il beneficio di capire che siamo in un grande vicinato unico in cui le cose risuonano in modo rapido. E’ stato anche interessante vedere come gli italiani, che prima sono stati drastici con i cinesi, ora si lamentano perché all’estero fanno cose analoghe con noi. Così come è stato interessante notare un eccesso di allarmismo anche in una città razionale come Milano che si è presentata come un modello assoluto di convivenza, non ci si sarebbe aspettato un infantilismo di questo genere. Questo – conclude De Masi – è anche dovuto al fatto che non si è creata una regia centrale che obbligasse le regioni a fare le regioni. In un momento di urgenza, il comando centrale spetta allo Stato che prende decisioni per tutti, senza che tutti parlino, anche di fatti medici di cui non sanno nulla”.

(fonte ANSA)

Coronavirus: la Cina sta incoraggiando l’esportazione di indumenti protettivi.

A seguito dell’aumento della domanda globale a causa dell’epidemia di coronavirus è recentissima la notizia sull’export di indumenti produttivi.

L’epidemia di COVID-19 ultimamente si è aggravata in alcuni Paesi e regioni, che si trovano anche a dover affrontare una carenza di materiali protettivi.

Cao Xuejun, un alto funzionario del ministero dell’Industria e della Tecnologia dell’Informazione, ha dichiarato in una conferenza stampa che la Cina, uno dei principali Paesi produttori di indumenti protettivi, sta incoraggiando le fabbriche nazionali ad aumentare le esportazioni, mentre continua la lotta globale contro l’epidemia.

La produzione cinese di indumenti protettivi è aumentata nell’ultimo mese e numerose fabbriche nazionali di abbigliamento stanno riadattando le proprie linee di produzione per produrre tute protettive.

Cao ha detto che attualmente, la Cina è in grado di fornire ogni giorno 250.000 tute protettive allo Hubei, la provincia colpita più duramente dall’epidemia, superando la domanda provinciale.

Anche se il numero di casi confermati continua a diminuire in Cina, la prevenzione e il controllo dell’epidemia rimangono in una fase critica.

Pertanto, secondo Cao, i produttori nazionali non devono ridurre la loro produzione di prodotti protettivi. (fonte ANSA – XINHUA)