Versalis Eni compra Finproject

ENI Versalis

L’obiettivo di Versalis è lo sviluppo di nuovi materiali con un approccio che mira alla sostenibilità e all’economia circolare

L’operazione Versalis-Finproject crea di fatto un nuovo centro di competenza industriale sui materiali plastici speciali.

Versalis, società del gruppo Eni che opera nei settori della chimica, petrolchimica e della plastica, ha concluso l’acquisizione del 40% di Finproject, specializzata nella produzione di compounds reticolabili e termoplastici e nello stampaggio di materie plastiche. Un’operazione annunciata prima del lockdown e ora portata a termine.

Questa acquisizione permetterà a Versalis di entrare nel settore delle applicazioni di polimeri formulati ad alta prestazioni e di proporre soluzioni per innovare settori come il wire and cable, il footwear, l’automotive, il design e la moda.

«Siamo veramente soddisfatti di aver concluso questa operazione strategica con una realtà italiana di valore come Finproject. Sono numerosissime le opportunità che ci vedranno impegnati insieme per lo sviluppo di prodotti altamente innovativi e con una visione rivolta a una crescita all’insegna della sostenibilità e dell’economia circolare», ha dichiarato Daniele Ferrari, amministratore delegato di Versalis.

Eni: la sua “rivoluzione green” con più fonti rinnovabili e meno petrolio

Eni claudio descalzi

Eni lancia la sua «rivoluzione verde»: con il piano strategico per i prossimi 30 anni la compagnia oil&gas annuncia la sua trasformazione in società dell’energia a 360 gradi, focalizzata soprattutto su gas naturale e fonti rinnovabili

E sul versante delle emissioni di «gas serra» si impegna ad abbatterle dell’80% di qui al 2050. Ad abbatterle tutte: quelle dirette (in gergo definite «scope1»), indirette («scope2») e quelle legate a tutta la sua catena produttiva di petrolio e gas, ovvero ai prodotti come ad esempio benzina e gasolio venduti e utilizzati dai suoi clienti («scope3»).

Così facendo il gruppo del ceo Claudio Descalzi punta ad entrare nel ristretto plotoncino dei «virtuosi», come Repsol e Bp, che di recente si sono impegnati a ridurre fino al 100% le proprie emissioni di CO2.

 Sempre più gas e meno petrolio

Per tenere fede al suo programma la compagnia promette che la crescita della produzione di idrocarburi crescerà del 3,5% ogni anno fino al 2025, ma poi declinerà in modo flessibile soprattutto nella sua componente petrolifera. Insomma, l’Eni diventerà sempre più una gas-company, la cui produzione nel 2050 costituirà circa l’85% del totale. Il valore di quasi tutte le riserve di petrolio in portafoglio (il 94%) dovrà essere incassato entro il 2035 (il punto di pareggio è a 20 dollari il barile, e l’assunzione di fondo è un prezzo del brent a 50 dollari, poco sotto l’attuale valore).

Co2 e piano rinnovabili

Per rendere sostenibili le produzioni gas, l’Eni avvierà progetti di conservazione delle foreste e di «cattura» della CO2 per più di 40 milioni di tonnellate/anno al 2050 e, soprattutto, entro quella data intende sviluppare più di 55 Gigawatt di capacità di impianti di energie rinnovabili e raggiungere quota 20 milioni di clienti retail cui vendere l’elettricità prodotta, principalmente nei Paesi Ocse. Per dare un termine di paragone: l’Enel ad oggi dispone nel mondo di circa 90 Gigawatt.

Si parte da Ravenna

Il primo progetto Eni per la cattura della CO2 sarà a Ravenna, prossimo hub per l’Italia, dove già si sta studiando la possibilità di convogliare nei campi a gas ormai esauriti dell’offshore adriatico la CO2 catturata dagli insediamenti industriali e di generazione elettrica.

Obiettivi intermedi

Come misurare il raggiungimento di tali obiettivi? Il gruppo di Descalzi si prefigge di arrivare a tappe intermedie nel 2030 e nel 2040. Tra dieci anni dovrà essere ridotta a zero l’impronta carbonica delle emissioni scope1 e scope2 (dirette e indirette) dell’attività di esplorazione e produzione. Tra venti quella delle emissioni dirette e indirette di tutto il gruppo. I suoi manager, sul fronte degli incentivi, vedranno salire al 35% l’obiettivo ambientale da raggiungere. La quota della componente gas nel mix produttivo dovrà essere almeno del 60% al 2030.

Investimenti per 32 miliardi al 2023, cedola di 0,89 euro

Nell’immediato, ovvero nei prossimi anni fino al 2023 l’Eni si prefigge nuove scoperte per 2,5 miliardi di barili equivalenti e la generazione di un flusso di cassa superiore ai 25 miliardi di euro. Sempre al 2023 i clienti retail dovranno essere 11 milioni. Nel quadriennio il piano prevede 32 miliardi di euro di investimenti, all’insegna però della flessibilità operativa. Il loro punto di pareggio scenderà a 23 dollari al barile e garantirà un ritorno di circa il 25%. In generale la neutralità di cassa (il livello al quale si copre tutta l’attività produttiva ed economica del gruppo) scenderà da 55 a 45 dollari al barile. La cedola 2020 sale del 3,5% e sarà di 0,89 euro per azione, mentre si prevede un buy back di 400 milioni di euro.

I conti 2019

L’anno appena passato è stato un periodo complicato per il gruppo, dalle tensioni geopolitiche (come in Libia) fino all’andamento altalenante e tendente al ribasso del prezzo del petrolio. L’Eni ha reagito anche attraverso la diversificazione dei propri scenari operativi, crescendo in Norvegia e soprattutto negli Emirati Arabi, dove ha tra l’altro acquistato il 20% di una delle più grandi raffinerie del mondo, quella di Ruwais. La produzione di petrolio e gas è salita a 1,87 milioni di barili al giorno (1,92 nell’ultimo trimestre). Quanto ai risultati consolidati dell’anno il flusso di cassa è risultato di 12,1 miliardi di euro, circa un miliardo in più della spesa per investimenti (7,73 miliardi) e della remunerazione degli azionisti (3,4 miliardi). Il debito netto è salito a 11,5 miliardi per le acquisizioni negli Emirati mentre l’utile operativo adjusted (corretto escludendo i cosiddetti fattori speciali) è stato di 8,6 miliardi (-24%), quello netto di 2,88 miliardi (-37%) e l’utile netto di 0,15 miliardi. Il dividendo per il 2019 è di 0,86 centesimi per azione (di cui 0,43 pagati come acconto).

Il rinnovo

La primavera del 2020 costituirà un passaggio importante per il gruppo: il consiglio di amministrazione attuale è in scadenza, e i vertici, dal ceo Descalzi alla presidente Emma Marcegaglia, dovrà essere rinnovato. Secondo i rumors di mercato dei giorni scorsi il ministero dell’Economia sarebbe favorevole alla riconferma per un terzo triennio di Descalzi. 

(fonte: ENI)