Coronavirus, prevenirlo con l’alimentazione, in attesa del vaccino

coronavirus - Covid-19

Intorno al coronavirus continuano a ruotare studi e ricerche che tentano di dare risposte ad una possibile “immunità” da contagio, in attesa di un vaccino che non dovrebbe peraltro arrivare prima del 2021


E proprio su questi temi, la Calabria, è protagonista di una piacevole sorpresa.

A conti fatti, analizzando i dati del COVID-19è stata una delle regioni meno colpite, tant’è che il sistema sanitario, nonostante il preoccupante allarme mondiale, non è stato fortunatamente messo alla prova e i reparti di terapia intensiva non sono stati presi d’assalto, a differenza di alcune regioni del nord che per gli eccessivi ricoveri hanno dovuto creare ulteriori posti, utilizzando strutture diverse da quelle sanitarie. Ma non solo del Nord. Anche al Sud, come ad esempio Campania e Puglia, la situazione è stata ben diversa.

Sembra proprio che in Calabria, come dimostra una ricerca, il coronavirus non abbia trovato terreno fertile, soprattutto grazie all’alimentazione basata su prodotti tipici locali che per le specifiche e uniche caratteristiche organolettiche fungono da farmaco naturale di prevenzione e cura del coronavirus.

Così la ricercatissima soppressata, il salame piccante, la nduja, il sanguinaccio di maiale, i funghi sott’olio, le polpette di carne e melanzane, le frittelle di fiori di zucca e le olive locali nere e verdi, paiono rappresentare il vero e unico vaccino a difesa del coronavirus, insieme all’ottimo vino rosso paesano, curato nelle private cantine.

Ad avvalorarequesta tesi è stato un team di ricerca italiano, dell’Università di Torino che ha individuato una molecola del colesterolo che da sola blocca il coronavirus.

Si tratta della 27OHC, la molecola 27- idrossicolesterolo, presente nel corpo umano per il metabolismo del colesterolo.

I ricercatori dell’Università hanno fatto questa interessante scoperta in collaborazione con la Panoxyvir, una start up innovativa e tale studio è stato pubblicato sulla celebre rivista scientifica Redox Biologycon lo studio viene dimostrato che tale molecola è in grado di bloccare la replicazione del COVID-19, nelle cellule dell’uomo.

Tale molecola riesce a bloccare i patogeni attraverso un meccanismo che non bersaglia direttamente le particelle virali, bensì modifica in modo transiente fattori della cellula ospite necessari ai virus per replicarsi.

Siemens: Nuovo Consiglio di Amministrazione dal 1 ottobre 2020

new ceo siemens

Dal 1° ottobre, Ronald Busch, CEO designato, e il Consiglio di Amministrazione rinnovato assumeranno la responsabilità per le attività di business della futura Siemens AG per l’esercizio 2021

Siemens ha dipinto il futuro team del Consiglio di Amministrazione sotto la guida del CEO designato Roland Busch, a regime dal 1° ottobre 2020.

Klaus Helmrich, membro del Consiglio di Amministrazione con responsabilità per Digital Industries (DI), andrà in pensione alla scadenza del suo contratto alla fine di marzo 2021, dopo 35 anni in azienda.

Cedrik Neike, membro del Consiglio di Amministrazione attualmente responsabile di Smart Infrastructure (SI), gli succederà a partire dal 1° ottobre 2020.

Matthias Rebellius – attualmente Chief Operating Officer (COO) di SI – è stato nominato membro del Board e assumerà la responsabilità di questa unità.

Dal 1° ottobre, Busch e l’intero Consiglio di Amministrazione assumeranno la responsabilità per le attività di business della futura Siemens AG e quindi per l’esercizio 2021.

Come previsto, Joe Kaeser trasferirà il proprio ruolo di CEO a Roland Busch in occasione dell’Assemblea Annuale degli azionisti della società, nel febbraio 2021.

“Il Consiglio di sorveglianza e il Consiglio di Amministrazione desiderano ringraziare Klaus Helmrich per i molti anni di servizio in Siemens e per aver consentito a Digital Industries di raggiungere la posizione di leader di mercato.

Klaus Helmrich adempirà al contratto come previsto e, insieme a Cedrik Neike, garantirà una transizione ottimale”, dichiara Jim Hagemann Snabe, Presidente del Consiglio di Sorveglianza di Siemens AG.

“Le ultime decisioni sono un altro passo verso il Consiglio di Amministrazione di Siemens AG del futuro”, continua Snabe.

“Con questi incarichi e la nomina precedentemente annunciata di Judith Wiese nel Consiglio di Amministrazione di Siemens come Chief Human Resources Officer, abbiamo concluso con successo il riallineamento di Siemens AG, incluso il processo di successione nel CdA, aprendo la strada per uno sviluppo continuativo dell’azienda”.

Matthias Rebellius è stato nominato per un mandato di cinque anni: come COO di SI, negli ultimi anni ha contribuito a integrare con successo le singole parti del business di Smart Infrastructure.

A seguito delle decisioni prese, il Consiglio di Amministrazione di Siemens comprenderà i seguenti membri, a partire dal 1° ottobre: Joe Kaeser (fino a quando non lascerà l’azienda nel febbraio 2021), Roland Busch, Ralf Thomas, Judith Wiese, Cedrik Neike, Matthias Rebellius e Klaus Helmrich (fino a quando non lascerà l’azienda nel marzo 2021).

“In questa fase, vorrei esprimere il mio apprezzamento molto speciale a Joe Kaeser per il suo supporto attivo nel processo di successione”, conclude Snabe.

Turck Banner: sensori efficaci e flessibili

sensori Q45 ultrasonic

I nuovi sensori Q45UAA sono wireless, compatti e particolarmente performanti. Sono denominati Q45 Ultrasonic All-in One

Turck Banner Italia, tra i principali fornitori di sensori, illuminatori e segnalatori industriali, sistemi bus e sicurezza, presenta con i nuovi sensori wireless Q45UAA Ultrasonic All-in-One, una serie di dispositivi in grado di risolvere in modo efficiente le più svariate applicazioni.

La gamma di sensori e nodi wireless All-in-One serie Q45 include da ora i nuovi sensori a ultrasuoni a corto raggio del Q45UAA. Con un raggio di rilevamento da 100 mm a 1 m, questi dispositivi compatti sono progettati per adattarsi facilmente in spazi ristretti e monitorare in modo affidabile contenitori di dimensioni molto ridotte.

Una volta installato, il Q45UAA può monitorare, ad esempio, il livello di riempimento di liquidi o solidi in un serbatoio o contenitore e comunicare i dati a un controller wireless DXM su una rete wireless.

Un solo dispositivo “cost-effective” di rapida applicazione

Il Q45UAA alloggia un sensore, un nodo wireless e la batteria in un dispositivo compatto e completamente wireless che rappresenta un risprmio se comparato con l’acquisto dei componenti singoli. Il design All-in-One elide il tempo, la manodopera e i costi di installazione di sensori e nodi separati, un vantaggio significativo per applicazioni su larga scala.

Prevenire i problemi prima della loro insorgenza

Il sensore a ultrasuoni wireless All-in-One semplifica il monitoraggio dei livelli in qualunque contenitore da qualsiasi posizione abilitata in una rete. Gli operatori hanno accesso a dati puntuali e precisi e recepiscono  potenziali problemi già durante il monitoraggio dei livelli da parte del sensore. Grazie a questo sensore gli operatori possono interrompere gli overflow e pompare la cavitazione anche prima che si attivino gli allarmi.

Versatilità per la risoluzione di qualsiasi applicazione

I sensori wireless Turck Banner Q45All-in-One semplificano il monitoraggio e la raccolta di dati da un singolo punto o più punti su risorse critiche all’interno di una struttura o impianto complesso. Gli utenti possono distribuire e ridistribuire un singolo sensore Q45 All-in-One più volte o distribuire più sensori All-in-One in una rete.

L’involucro compatto e la dimensione più piccola del sensore Q45UAA usati come aggiuntivi, rendono ancora più semplice l’implementazione in applicazioni strette e difficili da raggiungere.

La serie Turck Banner Q45 Ultrasonic All-in-One offre la possibilità di automazioni di fabbrica e soluzioni IIoT per molte applicazioni, tra le quali il monitoraggio del livello di riempimento di serbatoi, silos o contenitori anche di prodotti secchi come anche il rilevamento di presenza e assenza.

La versione del sensore di pressione All-in-One Q45PS e il nodo wireless misurano specificamente la pressione di aria, gas e fluidi di sistemi e apparecchiature, mentre la versione Q45THA All-in-One è dedicata al monitoraggio della temperatura e umidità. Con il software cloud Turck Banner Connected Data Solutions è semplicissima la creazione di una soluzione IIoT end-to-end che aiuterà nell’identificazione e risoluzione rapida dei problemi e sarà un ausilio alle decisioni tempestive basate sui dati.

Il primo dottorato in intelligenza artificiale in Italia

Con l’anno accademico 2021-2022 partirà in Italia il primo dottorato in intelligenza artificiale.

Firmata la convenzione tra il Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr), l’Università Sapienza di Roma, il Politecnico di Torino, l’Università Campus Bio-Medico di Roma, l’Università Federico II di Napoli e l’Università di Pisa.

Lo rendono noto il Ministero dell’Università e della Ricerca (Mur) e il Cnr, presso il quale il Mur ha costituito un comitato per elaborare una strategia unitaria e realizzare un coordinamento nazionale, finanziando con 4 milioni di euro il Cnr e con 3,85 milioni di euro l’Università di Pisa.

Sono già disponibili 194 borse di studio, 97 cofinanziate dal Cnr e 97 cofinanziate dal Mur attraverso l’Università di Pisa.
L’investimento complessivo, con il co-finanziamento degli atenei, supererà i 15 milioni di euro.
“Si tratta di una grande opportunità per il nostro Paese. Con il dottorato in intelligenza artificiale l’Italia sarà più competitiva sulle tecnologie avanzate”, ha affermato il titolare del Mur, Gaetano Manfredi.

Complessivamente, il mercato dell’Intelligenza artificiale in Italia è agli albori, con una spesa in tecnologie nel settore di poche centinaia di milioni di euro l’anno. Lo studio McKinsey individua le possibilità di maggior sviluppo, e ritorno economico, in settori industriali strategici per il Paese come il manifatturiero, la robotica industriale e di servizio, l’agroalimentare.

“Si gioca qui una delle grandi sfide del nostro futuro”, ha detto il rettore della Sapienza, Eugenio Gaudio, “e per questo dobbiamo investire nella formazione e nella specializzazione dei giovani a partire da quei settori, come la robotica e l’Intelligenza artificiale, che costituiscono un’eccellenza del nostro Paese.

L’avvio di un dottorato nazionale potrà rappresentare il trampolino di lancio per progetti di grande impatto scientifico”. L’Università La Sapienza, sul tema, dal 2009 offre un corso in lingua inglese.

Uno studio sui lavori scientifici nel settore dell’Ai, basato su dati Scopus di Elsevier, posiziona l’Italia al decimo posto a livello mondiale come numero di pubblicazioni. Il loro impatto scientifico, però, ci colloca al quinto posto. “Il nostro Paese può sicuramente contare su un grande punto di forza: la qualità della sua ricerca scientifica”, ha detto il presidente del Cnr, Massimo Inguscio. “Dobbiamo ripartire dalla ricerca, digitale e intelligenza artificiale sono settori cruciali”.

Robot a quattro zampe per scansioni laser

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All’interno del Van Dyke Transmission Plant, Ford sperimenta l’utilizzo di due robot a quattro zampe Fluffy e Spot, sviluppati da Boston Dynamics, per scansionare al laser gli spazi dello stabilimento, aiutando gli ingegneri ad aggiornarne il design originale e riorganizzare il layout dell’impianto

Ford, dall’inizio di agosto, all’interno del Van Dyke Transmission Plant, sperimenterà, Fluffy e Spot, due robot simili a cuccioli di cani che possono sedersi, stringere la mano e persino rotolare, ma, soprattutto, eseguire scansioni a 360°, inclinarsi a 30° e salire scale per ore, senza stancarsi.

Hanno queste caratteristiche e capacità perché sono robot a quattro zampe con la mobilità simile a quella di un cane, dal peso di circa 30 kg (70 pound) e fanno parte di una sperimentazione Ford progettata per risparmiare tempo, ridurre i costi e aumentare l’efficienza nelle aree di produzione dell’Ovale Blu.

Fluffy, il nome dato dall’handler del robot Paula Wiebelhaus, è uno dei due modelli che è stato noleggiato da Boston Dynamics, un’azienda di robotica altamente specializzata, mentre l’altro androide si chiama Spot.

Entrambi di colore giallo brillante, sono dotati di cinque telecamere, possono viaggiare fino a 4.8 km/h (3 mph) e hanno una batteria della durata di quasi due ore.

Saranno utilizzati per scansionare gli spazi dell’impianto e assistere gli ingegneri Ford nell’aggiornamento del Computer Aided Design di riferimento.

Come afferma Mark Goderis, Digital Engineering Manager di Ford: “Facendo in modo che i robot eseguano la scansione della nostra struttura, possiamo vedere come appare attualmente e costruire un nuovo modello ingegneristico. Tale modello digitale viene, quindi, utilizzato quando è necessario riorganizzare l’impianto per l’introduzione di nuovi prodotti. La scansione poteva richiedere due settimane. Con l’aiuto di Fluffy, siamo in grado di farlo in metà del tempo”.

Il vecchio metodo utilizzato per la scansione, inoltre, aveva costi elevati di quasi 300.000 dollari. Il funzionamento di questo progetto pilota contribuirà a ridurre ed ottimizzare le risorse, portando il prima possibile i nuovi veicoli sul mercato.

Ora, i robot possono essere azionati fino a 50 metri di distanza, utilizzando un’app dedicata per tablet, ma nel futuro l’intenzione è quella di farli funzionare da remoto, programmandoli per le attività negli impianti e ricevendo immediatamente report da qualsiasi area del paese.

La chiave del successo di Fluffy e Spot è la loro agilità. Questi robot, attraverso un dispositivo simile a un giocattolo, sono in grado di vedere da remoto ciò che viene inquadrato dalla telecamera, e, in caso di problemi, azionare  il dispositivo tasto di arresto sicuro, per impedire un’eventuale collisione.

I robot hanno tre andature operative: modalità camminata, una per i piani inclinati e una a velocità speciale per affrontare le scale. Possono, altresì, cambiare posizione e rannicchiarsi facilmente. Sono in grado di gestire scenari difficili, dalle grate ai gradini, fino a pendenze di 30°, se cadono, possono rialzarsi da soli e mantengono una distanza sicura e stabilita dagli oggetti per evitare collisioni.

A volte, Fluffy si siede sulle sue cosce e si appoggia sul retro di un piccolo robot a guida autonoma, noto informalmente come Scouter che si muove uniformemente per i corridoi dello stabilimento, consentendo all’automa maggiore di conservare la carica della batteria fino al momento di mettersi al lavoro. Scouter può spostarsi autonomamente nelle strutture, durante la scansione e l’acquisizione di riferimenti in 3D, per generare una versione CAD della struttura. Se un’area è troppo stretta, Fluffy giunge in suo soccorso.

Realtà Aumentata e Virtuale

“Il blocco degli spostamenti e la soppressione degli eventi causata dal Covid-19 hanno spinto le aziende a cercare soluzioni alternative per avere un contatto diretto con i clienti e replicare la realtà”: la riflessione di Roberto Del Ponte, senior manager di InfinityReply pubblicata su “Genio & Impresa” di Assolombarda apre le porte a un futuro sempre più digitale e innovativo delle aziende italiane

Lo sviluppo di tecnologie di realtà aumentata e virtuale può rappresentare una svolta singolare per molte applicazioni utili alle aziende.

Secondo uno studio di Klecha& Co, banca di investimento specializzata in tecnologia, a livello mondiale nel 2023 la spesa delle aziende per sistemi di realtà aumentata (Ar) e realtà virtuale (Vr) raggiungerà i 121 miliardi di dollari. In realtà, questi strumenti digitali non sono così futuristici come si potrebbe pensare, poiché “cataloghi, virtualmakeup, app per provare vestiti o accessori e filtri fotograficisono entrate dal telefono quasi in sordina, ma sono state accettate perché su uno strumento con cui si ha confidenza”, spiega Del Ponte.

Tuttavia, ci sono diverse barriere di accesso legate principalmente al software e all’hardware delle applicazioni aziendali, dai costi di sviluppo fino alla diffusione degli strumenti per poterne beneficiare.

Come suggerito da Del Ponte: “L’ideale sarebbe creare piattaforme che consentano alle aziende di predisporre in autonomia dei contenuti, consentendo così di semplificare il processo e di permettere ai nuovi sistemi di dialogare con programmi già esistenti nelle aziende”.

L’adozione di sistemi di computer vision e machine learning offrono la possibilità di riconoscere situazioni, processi, luoghi e di restituire informazioni all’utente che indossa il visore. Conclude Del Ponte: “Per quanto riguarda l’assistenza da remoto, stiamo pensando a dei visori olografici ancora più agili e comodi che consentiranno all’operatore che li indossa di tenere le mani libere. In questo modo i visori di Ar potranno essere adottati anche durante la formazione professionale, dove poter fare operazioni guidate sul campo diventerà più immediato e utile”.

Remtech Expo edizione 2020 in digitale

remtech digitale

Dal 21 al 25 Settembre, in occasione della Remtech Week, si terrà l’appuntamento con Remtech Expo, quest’anno in versione digitale

Si tratta della prima piattaforma digitale internazionale, dedicata ai temi della tutela dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile dei territori.

Uno strumento assolutamente nuovo che rimarrà vivo, visibile e fruibile nel tempo – life cycle platform – garantendo, partecipazione potenziata, innovazione, internazionalizzazione, comunicazione, continuità di azione.

La piattaforma si compone di una Hall di ingresso per la registrazione, un’ampia Exhibition room ricca di informazioni, servizi e tecnologie, dieci Conference rooms parallele, l’International Club per l’organizzazione degli incontri bilaterali internazionali con i delegati stranieri, il lounge caffè Alfredo’s per poter godere di alcuni momenti di relax e di networking con la community specializzata di Remtech Expo Digital.

Tutti gli eventi delle Conference rooms saranno registrati e rimarranno visibili sulla piattaforma come naturalmente per le Exhibition company rooms.

Per gli Espositori, sarà potenziata l’attività di internazionalizzazione, sarà possibile partecipare alle conferenze e giocare un ruolo da attori protagonisti, essere contattati direttamente e proporre delle vere e proprie company experience, così come realizzare un incontro tecnico di approfondimento e naturalmente accedere al Lounge caffè Alfredos’.

Sono previsti inoltre, qualora possibile, eventi in presenza presso le sedi delle Istituzioni con le quali vi è la piena convergenza per quanto riguarda la definizione delle strategie e degli obiettivi.

La Digital Demo è disponibile online per poter visualizzare al meglio le caratteristiche e le potenzialità del progetto, unitamente alle speciali modalità di partecipazione, al programma delle conferenze ufficiali a cui è, come sempre, associata la Call for Abstract.

Per tutte le informazioni e richieste di chiarimento, la segreteria è a completa disposizione a: marketing@remtechexpo.com secretariat@remtechexpo.com

Approcci industriali bio-inspired

bio inspired

Nell’industria si stanno facendo strada i processi di produzione che emulano i meccanismi dei sistemi biologici. L’evoluzione sarà la manifattura additiva

Componenti meccaniche che imitano le qualità strutturali delle ossa, per leggerezza, conformazione, resistenza ed elasticità. Vernici che riproducono la superficie della foglia di loto, che ha la singolare capacità di mantenersi pulita autonomamente. Robot che passeggiano su muri verticali, perché prendono spunto dal geco, che ha l’abilità di aderire con le zampe alla superficie senza emettere secrezioni adesive.

Ecco la visione del futuro, quando prenderanno piede i processi di produzione bio-inspired, che emulano i meccanismi di azione e le strategie dei sistemi biologici.

Ma perché la manifattura dovrebbe sentire il bisogno di innovazioni come quelle citate? Con l’indebolimento della produzione di massa il valore si sposta verso contenuti tecnologici innovativi, e verso qualità straordinarie già presenti in natura, per ora mai replicate su scala industriale. L’attore principale è la manifattura additiva: strutture di enorme complessità e di dimensioni nano-metriche non possono essere replicate dalla comune ingegneria.

DigitBrain, il cervello digitale per i processi di produzione

digital brain

Sviluppare un “cervello digitale”, tecnologico e modulabile a seconda del contesto, per consentire alle PMI manifatturiere di accedere a impianti di produzione avanzati per raccogliere e scambiare dati in massima sicurezza e velocità, al fine di acquisire e valutare i dati del ciclo di vita di un prodotto.

È questo lo scopo del progetto DigitBrain, che coinvolge 14 Stati dell’Unione Europea e si è aggiudicato fondi di Horizon 2020 per un valore di 9,5 milioni di euro. A guidarlo, per il Sud Europa, sarà Start 4.0, il Competence Center genovese.

Start 4.0 è stato selezionato, assieme a organismi di spicco come il centro di ricerca tedesco Fraunhofer, come partner di un consorzio internazionale di 36 soggetti, capace di mettere insieme imprese e partenariati provenienti dall’Italia, Germania, Spagna, Ungheria, Repubblica Ceca, Olanda, Danimarca, Russia, Finlandia, Romania, Estonia, Austria e UK. Il centro di competenza genovese avrà il compito di supervisionare due progetti pilota, uno dedicato alla filiera del fashion di lusso, e l’altro dedicato al taglio laser e alla formatura di prodotti in alluminio. Progetti che permetteranno di creare una “copia digitale” dei processi di produzione e di ottimizzare le attività.

Un cervello digitale per le Pmi

I fondi a disposizione del progetto verranno utilizzati per condurre le attività di innovazione volte allo scale-up ed all’integrazione di una serie di piattaforme sviluppate durante progetti di innovazione precedenti, implementando il concetto di Digital Twin con un approccio innovativo, chiamato “Digital Product Brain” (DPB) e un modello di business intelligente chiamato “Manufacturing as-a-Service”(MaaS).Questa impostazione permetterà di trattare la capacità manifatturiera come una “commodity plug-and-play”, come un software, grazie a uno strumento integrato che sfrutta sensori, dispositivi Internet of Things Industriali (IIoT), sistemi di produzione cyber-fisici (CPPS), dati, modelli e algoritmi.

Lo sviluppo di un DigitBrain, ispirato dai principi di innovazione tecnologica e sostenibilità della produzione a tutto tondo, è dedicato nel progetto al settore manifatturiero, ma per caratteristiche è applicabile in molti altri domini, a partire dalle infrastrutture complesse come un porto, un aeroporto, un viadotto autostradale.

La nanofibra leggera che protegge da temperature estreme

nanofibra

I ricercatori dell’Università di Harvard hanno sviluppato un materiale in nanofibra leggero e multifunzionale in grado di proteggere da temperature estreme e dagli attacchi balistici, ideale per soldati, astronauti e vigili del fuoco.

Un materiale di nanofibra leggero e multifunzionale in grado di proteggere chi lo indossa da temperature estreme e attacchi balistici. Non solo soldati, ma anche astronauti e vigili del fuoco. Lo hanno progettato i ricercatori dell’Università di Harvard, in collaborazione con il Army Soldat Capabilities Development Command Soldier Center (CCDC SC) e l’accademia di West Point.

I materiali con una forte protezione meccanica, come metalli e ceramiche, hanno una struttura molecolare altamente ordinata e allineata. Questa struttura consente loro di resistere e distribuire l’energia di un colpo diretto. I materiali isolanti, d’altra parte, hanno una struttura molto meno ordinata, che impedisce la trasmissione di calore attraverso il materiale. Unire questi due aspetti in un unico materiale non è facile.

Il Kevlar e il Twaron sono prodotti commerciali ampiamente utilizzati nei dispositivi di protezione e possono fornire protezione balistica o termica, a seconda del modo in cui sono fabbricati. Il tessuto Kevlar, ad esempio, ha una struttura cristallina molto allineata e viene utilizzato in giubbotti protettivi antiproiettile, mentre gli aerogel di Kevlar poroso offrono un elevato isolamento termico.

“La nostra idea era quella di utilizzare questo polimero di Kevlar per combinare la struttura tessuta e ordinata delle fibre con la porosità degli aerogel creando fibre lunghe e continue con una spaziatura porosa nel mezzo – spiega Grant M. Gonzalez, primo autore della ricerca – In questo sistema, le fibre lunghe possono resistere a un impatto meccanico, mentre i pori limitano la diffusione del calore.”