Nasce “Hi – Healthtech Innovation Hub” dall’Università Federico II di Napoli e Medtronic

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Promuovere l’innovazione e la crescita nel settore Healthcare in Italia per migliorare la salute delle nostre comunità e creare opportunità per i giovani e per le imprese

Nasce con quest’obiettivo HealthTech Innovation hub (HI), un polo dedicato allo sviluppo di Tecnologie per la salute presso il Centro Servizi Metrologici e Tecnologici Avanzati (CeSMA) del Complesso Universitario San Giovanni a Teduccio.

Grazie alla collaborazione tra l’Università Federico II di Napoli e Medtronic Italia, azienda di riferimento nel campo dei servizi e delle tecnologie per la salute, prende il via una collaborazione che intende promuovere le competenze e le esperienze del territorio a livello nazionale e internazionale.

L’invecchiamento della popolazione e le malattie croniche causano, ormai da anni, un aumento dei costi sanitari, minando la capacità di fornire cure adeguate a milioni di persone. La pandemia Covid-19 ha accelerato tutte le trasformazioni in atto, ribadendo l’importanza della centralità della cura e dell’assistenza come temi chiave per lo sviluppo del Paese.

Per rispondere a queste sfide, HealthTech Innovation hub intende creare un ecosistema di conoscenza aperta e condivisa che includa i giovani neolaureati, i centri di ricerca, le imprese e il territorio con l’obiettivo di accelerare l’innovazione al servizio della salute delle comunità creando opportunità e occupazione.

Tra i primi progetti di HI, il Master Make Napoli | Medtronic Advanced Knowledge Experience, un percorso formativo destinato a studenti laureati in materia scientifiche ed economico sociali, residenti nel Sud Italia.

ll nuovo Master Make Napoli pone particolare attenzione all’area delle tecnologie per la salute ed è fortemente integrato con il contesto produttivo e industriale nazionale e internazionale.

Gli studenti potranno approfondire temi e contenuti di frontiera che la pandemia in corso ha reso ancor più attuali e fondamentali per la crescita del nostro Paese. Vogliamo così sviluppare le competenze necessarie per comprendere, interpretare e guidare il futuro post-Covid.

Il Master postuniversitario Make rappresenta il primo passo di un più ampio e ambizioso progetto del HealthTech Innovation hub che intende promuovere la collaborazione con altri attori già presenti all’interno del Campus.

“L’Ateneo Federico II aggiunge un nuovo tassello al suo palmares di iniziative di promozione dell’innovazione e del trasferimento tecnologico a beneficio del tessuto industriale, economico e sociale del nostro Paese”, spiega Matteo Lorito, Rettore Università degli Studi di Napoli Federico II.

“Il nuovo Hub HI Healthtech Innovation Hub, in sinergia con un grande player di levatura internazionale come Medtronic, mira ad essere una fucina di nuove soluzioni tecnologiche in ambito Healthcare, per meglio coniugare un nuovo paradigma di prossimità dei percorsi terapeutici, di interesse strategico se relazionato al corrente scenario emergenziale.

L’iniziativa è pensata in ottica ‘Open Innovation’, per attrarre altre imprese che credono e vogliono investire nell’iniziativa, e per stimolare e promuovere, grazie anche ad azioni formative mirate, nuove idee imprenditoriali…… Napoli è uno dei quattro Laboratori italiani con Milano, Mirandola e Lecce per lo sviluppo, la connessione e la libera circolazione delle idee e del talento al servizio dell’innovazione biomedicale”.

“Come tutti gli eventi traumatici, la pandemia rappresenta un grande acceleratore di processi in atto”, dichiara Gaetano Manfredi, Ministro dell’Università e della Ricerca.

“Il Covid ha fatto emergere punti di forza e di debolezza dei vari sistemi e ha fatto capire a tutti che ci sono delle priorità, come quella di mettere al centro la competenza come motore economico e di benessere collettivo.

Il campo della medicina ben si presta a questa percezione da parte della società, tutti ne comprendono il valore”.

Dassault Systèmes lancia “Water for Life” per un consumo sostenibile dell’acqua

water for life dessault systemes

L’azienda supporterà i clienti nella misurazione e ottimizzazione della loro impronta idrica attraverso l’attività del 3DExperience Lab e una serie di programmi di formazione dedicati al consumo sostenibile dell’acqua

Dassault Systèmes conferma il suo supporto alle politiche ambientali con l’annuncio dell’iniziativa “Water for Life“, progetto che fa parte della campagna The Only Progress is Human lanciata dall’azienda, che punta a una maggiore consapevolezza delle sfide sociali e ambientali e a promuovere l’utilizzo dei mondi virtuali per approfondire queste tematiche e dar vita a innovazioni sostenibili per un futuro migliore.

Water for Life punta a sostenere gli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite, utilizzando in maniera più efficiente le risorse idriche. Il programma ruota attorno a tre punti: misurazione e ottimizzazione, innovazione e creazione, formazione. In primo luogo, l’azienda farà leva sulla piattaforma 3DExperience per accelerare la misurazione e l’ottimizzazione dell’impronta idrica delle aziende, fornendo ai clienti soluzioni industriali integrate in grado di raccogliere e rendere disponibili dati sul consumo di acqua associati alla propria attività, oltre all’impatto delle varie opzioni di progettazione. In futuro, raccomandazioni generate dall’intelligenza artificiale guideranno le aziende verso la creazione di nuovi prodotti, servizi ed esperienze sostenibili.

Dassault Systèmes sosterrà anche progetti di valutazione e riduzione dell’impatto idrico attraverso il 3DExperience Lab, il suo laboratorio di accelerazione e open innovation, che utilizza l’intelligenza collettiva per accelerare innovazioni quali ad esempio quella sviluppata da Eel Energy per trasformare i processi industriali nell’ottica di ridurre il consumo idrico. Infine, Dassault Systèmes darà vita a programmi formativi volti ad aumentare la consapevolezza delle principali problematiche legate al consumo di acqua, per sensibilizzare le generazioni future ad una corretta conservazione di questa risorsa preziosa, come il progetto francese Mission Ocean sostenuto dalla Fondazione Dassault Systèmes.

«Il mondo riconosce sempre più la necessità di preservare questo bene prezioso, l’acqua, avviando una nuova era di responsabilità e di sostenibilità.

L’industria gioca un ruolo molto importante in questo “Decennio d’Azione dell’ONU”», ha dichiarato Bernard Charlès, vice chairman and ceo di Dassault Systèmes. «Gli universi virtuali svolgono una funzione chiave per consentire ai nostri clienti di immaginare, progettare e testare i prodotti, i materiali e i processi di produzione affinché rispondano ai requisiti di sostenibilità dell’economia di domani. Attraverso nuove soluzioni industriali, possiamo diventare il partner numero uno al mondo per una rinascita più sostenibile dell’industria che soddisfi gli obiettivi dell’Accordo di Parigi».

«In qualità di esploratore professionista, ho potuto constatare in prima persona come le attività umane abbiano avuto un impatto diretto sullo stato della nostra Terra. È fondamentale per gli esseri umani prendersene cura e, ancor di più, preservare l’acqua, la nostra risorsa più preziosa», ha dichiarato Mike Horn, esploratore professionista e avventuriero che ha presentato il programma insieme al ceo di Dassault. «Sono felice che non solo l’Onu, le ong e i politici si impegnino a favore di questo obiettivo, ma anche che leader industriali come Bernard Charlès sottolineino l’importanza di questo tema chiave».

AZIENDE FARMACEUTICHE: gli investimenti nell’ultimo decennio arrivano al 97%

Le aziende farmaceutiche in Italia che nel 2011 investivano in ricerca e sviluppo, e in particolare nelle biotecnologie, 9 anni fa erano soltanto il 30%, ma negli anni a seguire la crescita è stata esponenziale

Appena 5 anni dopo, il numero di aziende farmaceutiche era già arrivato al 78% e 3 anni dopo lievitava del 24,4%, toccando quota 97%. In generale, le aziende del settore che hanno deciso di investire in ricerca e sviluppo in Italia erano 1.650 nel 2018 e 1.530 nel 2017. La crescita è stata progressiva: nel 2016 erano 1.470, nel 2015 erano 1.415 e nel 2012 se ne contavano 1.230 in tutta Italia.

Ricerca & Sviluppo

Gli investimenti in ricerca e sviluppo delle imprese a capitale italiano che fanno parte di Farmindustria hanno superato un miliardo di euro nel 2018. In questo elenco di aziende farmaceutiche ci sono Abiogen Pharma, Alfasigma, Angelini, Chiesi, Dompé, I.B.N. Savio, Italfarmaco, Kedrion, Mediolanum, Menarini, Molteni, Recordati e Zambon.

Tutte loro hanno aumentato gli investimenti in ricerca e sviluppo del 39% nel corso del 2018.

L’export invece ha toccato i 24,8 miliardi di euro nell’anno precedente, con una crescita del 106,9% negli ultimi 10 anni.

La percentuale di prodotti farmaceutici esportati dall’Italia nel 2018 è arrivata all’80%: 10 anni prima il dato era al 51%. Nel primo semestre del 2019, inoltre, l’export è aumentato del 28% in più rispetto allo stesso periodo del 2018.

Uno sguardo all’import italiano

Il nostro Paese importa 13,5 miliardi di euro di miscele di medicinali già dosate e 8 miliardi di euro in sangue umano e animale.

Sono le due voci più significative dell’import delle case farmaceutiche in Italia. Al terzo posto troviamo i prodotti farmaceutici, ma il valore dell’importazione crolla a 452,3 milioni di euro.

Seguono le miscele di medicinali non dosate (281,3 milioni di euro), medicazioni confezionate per uso medico (146,4 milioni di euro) e infine ghiandole ed estratti per un valore di 134,2 milioni di euro.

Complessivamente, nel primo semestre del 2019 l’import è cresciuto come l’export ma in misura ridotta, cioè del 10,5%.

IMA Group accelera l’innovazione digitale

IMA Group

Si rafforza la partnership tra IMA Group e PTC per lo sviluppo di piattaforme digitali dedicate all’efficientamento della produzione

IMA Group prosegue nel consolidamento della propria strategia di innovazione digitale con servizi sempre più avanzati e customer-oriented.

Gli esperti IMA hanno presentato, durante una tavola rotonda nel luglio scorso, le ultime novità nate dalla collaborazione con PTC in ottica IIoT (Industrial Internet of Things) e rilanciato il messaggio di una necessaria innovazione digitale, sempre più coordinata e uniforme, per mantenere la leadership industriale in un settore fortemente competitivo come lo è quello del manufacturing. 

Tra i servizi proposti vi è l’APP sviluppata con PTC su base ThingWork, per agevolare i clienti in un monitoraggio real-time delle condizioni operative delle linee. 

Attraverso i dati che quest’APP permette di visualizzare, in modalità semplici e intuitive, l’end user ha un coinvolgimento attivo e pienamente autonomo nei processi decisionali per apportare modifiche e aggiustamenti direttamente sugli impianti.

Tra i numerosi vantaggi che l’APP garantisce vi è un naturale incremento dell’OEE (Overall Equipment Effectiveness) raggiungibile in tempi contenuti.

La possibilità di tradurre efficacemente i KPI d’impianto in valori misurabili consente poi un approfondimento delle loss analysis e apre alla possibilità di approfondire i dettagli riguardanti le inefficienze, i downtime, i tempi medi di intervento per apportare tutte le azioni correttive del caso e ripristinare la piena efficienza dei flussi.

“La scalabilità e l’apertura dell’APP sviluppata consentono all’end-user l’accesso all’intero set delle informazioni real-time generate dalle macchine servendosi di un’ampia gamma di dispositivi – tablet, smartdevice, notebook ecc. – e indipendentemente dal luogo in cui il cliente si trova”, ha affermato Martina Stefanon, Business Development Director AMS, IMA Group nel corso dell’evento online. “Solo la puntuale e dettagliata conoscenza dei propri asset produttivi rende possibile migliorare l’efficienza dei processi. E ciò lo si può fare solamente comprendendo il loro stato, cioè analizzando e utilizzando i dati che generano, al fine di aumentare l’uptime e ottimizzare di conseguenza i costi e i margini”.

L’APP sviluppata si integra con i servizi offerti dalla IMA Digital Room, centro di controllo che da remoto monitora costantemente la produzione del parco macchine cliente. All’interno della Digital Room un team di ingegneri esperti attivo 24/7 monitora le condizioni operative degli impianti prendendo in esame KPI e parametri di valore, per anticipare e segnalare ai clienti potenziali futuri malfunzionamenti, in modo da impostare azioni correttive e rendere più efficiente la produzione.

Fondamentale in ambito IOT la protezione dei dati e delle informazioni da attacchi hackers o malware attivi in rete. “IMA ha recentemente lanciato A4Gate,” ha spiegato Pier Luigi Vanti, ICT Corporate Director IMA Group, “soluzione integrata hardware/software che consente di controllare la trasmissione di dati da una macchina/sorgente interna allo stabilimento all’esterno, garantendo la piena riservatezza delle informazioni e impedendo minacce di natura informatica”. 

Il prodotto sviluppato supporta pienamente funzionalità relative all’IoT Edge & IoT Data Collector, IoT Remote Access Control e connessione 24/7 alla Digital Room, il tutto nella massima sicurezza e al riparto da tentativi di penetrazioni esterni.

La crescita dei progetti indirizzati al monitoraggio dei trend di produzione e alla protezione dei dati generati dentro gli stabilimenti è la naturale evoluzione dell’iniziativa IMA Digital.

All’interno dei piani di sviluppo del Progetto si inserisce anche l’accordo parallelo siglato con Antares Vision all’inizio di giugno. La collaborazione in essere inerente la fornitura di sistemi di ispezione si consolida in una partnership estesa alle più innovative soluzioni Antares Vision per la rintracciabilità dei prodotti e per la gestione smart dei dati.

Il nuovo accordo quinquennale con Antares Vision vede lo sviluppo sinergico e l’implementazione di soluzioni innovative nell’ambito di progetti specifici, nuovi business e prodotti, con l’obiettivo di consolidare e potenziale la leadership tecnologica e offrire nuove potenzialità di applicazione e di business ai propri clienti.

FARMACEUTICO: Sanofi investe e produce ricchezza e occupazione

bioeconomia e biotech

Grazie a una presenza industriale radicata su tutto il territorio italiano e a un capitale umano altamente qualificato, Sanofi riveste nel farmaceutico un ruolo importante nell’economia del Paese, anche attraverso un forte contributo alla filiera produttiva

Ogni giorno, infatti, Sanofi investe e opera con diversi attori nazionali producendo ricchezza e occupazione lungo tutta la catena del valore nel settore farmaceutico, contribuendo positivamente anche in quelle regioni in cui non è presente con sedi o siti produttivi.

Solo nel 2019 i suoi quattro stabilimenti a Origgio (Varese), Scoppito (L’Aquila), Anagni (Frosinone) e Brindisi hanno sviluppato esportazioni per un valore di 240 milioni di euro. Qui sono stati investiti 37,1 milioni di euro destinati a accrescere l’efficienza produttiva, la sicurezza sul lavoro e ridurre l’impatto sull’ambiente, oltre che potenziare processi di Manufacturing 4.0, nel settore farmaceutico. 

I quattro stabilimenti in Italia hanno da tempo avviato una Digital Roadmap nell’ambito del progetto “Industria 4.0” del Gruppo, le innovazioni introdotte con i progetti strategici sono in corso di estensione per consentire la raccolta e la gestione di big data in ambito produttivo, qualitativo, HSE e logistica garantendo disponibilità e accesso alle informazioni in tempo reale.

Ciò consente la supervisione immediata dei processi e delle performance e in molti casi esperienze di Plug and place da altri siti di esperienze, sistemi e processi.

Questa progressiva crescita del valore del dato sta trasformando con incredibile velocità (soprattutto negli ultimi mesi) il ruolo dell’operatore industriale da produttore di dati in analizzatore di dati. Dati che sono fondamentali non solo per valutare l’efficienza dei processi ma per avviare processi predittivi rispetto alla produzione che permettano di evitare errori umani nelle operazioni e nei processi più ripetitivi.

L’impatto dell’Intelligenza Artificiale sul manifatturiero

digital brain

“L’intelligenza artificiale non è solo una tecnologia, ma fa sempre più parte della nostra vita quotidiana. La manifattura è un motore positivo per il benessere della società, perciò nell’edizione 2020 del WM Report ci siamo chiesti come l’intelligenza artificiale possa migliorare quel ruolo”, commenta Marco Taisch

Il rapporto ha evidenziato l‘impatto dell’Intelligenza Artificiale sul settore manifatturiero: il settore, si stima, investirà in questa tecnologia 9,5 miliardi di dollari nel 2021 (sarà quindi il settore che investirà di più in IA, secondo solo al settore bancario e dei servizi finanziari ed assicurativi) e 13,2 miliardi di dollari entro il 2025.

Le compagnie del settore, sottolinea il rapporto, investono nell’Intelligenza Artificiale sia perchè ne comprendono il potenziale, sia perchè vedono i propri concorrenti investire e vogliono assicurarsi, quindi, di ritenere la loro competitività nel mercato.

Le tecnologie dell’Intelligenza Artificiale verranno maggiormente adottate in un primo momento nell’automazione dei processi produttivi, per poi venire applicate ai prodotti e ai servizi offerti dalle imprese (ad esempio per velocizzare la fase di design e produzione e per migliorare il marketing e la customer experience) e nella gestione del business e delle operazioni.

Le maggiori difficoltà con cui le imprese si scontrano nell’utilizzo di queste tecnologie riguardano la disponibilità dei dati (dati non affidabili o difficoltà di adeguardi alle normative sui dati e sulla privacy), la mancanza delle giuste competenze nella forza lavoro (mancanza di competenze digitali per sviluppare e/o implementare soluzioni di IA) o l’incapacità delle aziende stesse di individuare le skill necessarie per adottare queste nuove tecnologie.

Le raccomandazioni per adottare l’Intelligenza Artificiale in modo etico ed affidabile

Come per le precedenti edizioni, il report ha individuato 10 raccomandazioni relative al focus dello studio, che hanno come obiettivo un’adozione di successo, etica e affidabile dell’IA nella produzione industriale e sono:

  • Alimentare dibattito pubblico per aumentare la comprensione e costruire la fiducia nei sistemi di IA, con azioni mirate a promuovere la conoscenza dell’Intelligenza Artificiale e delle sue potenzialità, correggere le visioni erronee su di essa e avviare una discussione degli impatti socio-economici dell’Intelligenza Artificiale;
  • Gestire le aspettative dei produttori sulla capacità dell’IA, attraverso la comprensione delle potenzialità e dei limiti dell’Intelligenza Artificiale, la condivisione delle pratiche migliori sull’utilizzo e la scelta delle soluzioni di IA adeguate alle risorse, alle capacità e alle necessità di ciascuna azienda;
  • Implementare riflessioni etiche nell’intero ciclo di vita dell’IA, con azioni volte ad assicurare che i dati su cui si basano gli algoritmi siano veramente rappresentativi della società e non basati su bias, ad esempio attraverso la crazione di team interdisciplinari che lavorino a progetti di IA;
  • Garantire la qualità (accuratezza e completezza), privacy e disponibilità dei dati, promuovendo metodi più responsabili per la raccolta, l’utilizzo e la condivisione degli stessi;
  • Mettere gli esseri umani al centro degli ambienti di lavoro IA, formando i lavoratori per migliorare la loro comprensione dell’Intelligenza Artificiale, di come questa tecnologia può esaltare le capacità dell’uomo e viceversa e preparli all’impatto psicologico che l’utilizzo sempre maggiore dell’Intelligenza Artificiale nella manifattura avrà sulla forza lavoro nei prossimi anni;
  • Assicurare l’allineamento strategico dell’IA in tutta l’organizzazione, per evitare che ci sia una rottura tra il management dell’azienda e il resto dell’organizzazione. Per fare questo, dopo che sono stati individuati dal team manageriale gli investimenti e la strategia necessari per l’azienda, si consiglia la discussione con il resto degli operatori dell’organizzazione;
  • Sostenere le PMI manifatturiere nel loro percorso verso l’IA, aiutandole nella comprensione dell’Intelligenza Artificiale e di come può essere applicata al loro business, nella riconversione delle competenze necessarie per potere usufruire di questa tecnologia e con incentivi agli investimenti;
  • Promuovere l’IA per supportare reti di fornitura resilienti, sfruttando la capacità dell’Intelligenza Artificiale di individuare e risolvere i problemi della catena di distribuzione e di facilitare le operazioni quotidiane;
  • Educare e formare la forza lavoro attuale e futura per lavorare con l’IA, focalizzandosi sull’insegnamento (già ai primi livelli di istruzione) delle skill necessarie per lavorare con l’Intelligenza Artificiale e sfruttando la tecnologia per rendere l’apprendimento più efficace ed inclusivo;
  • Implementare standard, politiche e regolamenti per guidare un’adozione sostenibile dell’IA, creando standard e linee guida che possano guidare una giusta applicazione dell’Intelligenza Artificiale e promuovendo l’adozione di linee guida e policy comuni a livello globale, anche per evitare pratiche di concorrenza sleale.

Benanti: “C’è bisogno di un’algoretica”

Il rapporto pone una grande attenzione alle implicazioni etiche del coinvolgimento sempre maggiore dell’Intelligenza Artificiale nella vita dell’uomo e della sua applicazione alla manifattura. La discussione etica (ma non solo) che il rapporto invita tutti i skateholder coinvolti ad aprire è necessatia soprattutto in vista delle possibili ripercussioni che l’applicazione dell’Intelligenza Artificiale avrà nel breve periodo su alcune occupazioni.

A questo proposito Paolo Benanti, Francescano del Terzo Ordine Regolare (ed esperto di etica, bioetica ed etica delle tecnologie), ha sottolineato la necessità di scongiurare una “guerra evolutiva” tra uomini e queste tecnologie, attraverso l’utilizzo di regolamentazioni adeguate, che impediscano all’Intelligenza Artificiale di andare oltre agli scopi progettati dall’uomo.

“Dobbiamo mantenere le persone al centro di questo processo evolutivo. Dobbiamo dare risposte alla società che riducano i rischi socio-economici che possono derivare dall’applicazione di queste tecnologie. Possiamo farlo anche creando un’etica che sia comprensibile a queste macchine, un’algoretica”, commenta.

FEDERCHIMICA Responsible Care: il bilancio di sostenibilità dell’industria chimica in Italia

rapporo responsible care federchimica

Un’industria indispensabile e da lungo tempo orientata alla sostenibilità: è il ritratto che emerge dai dati del 26esimo Rapporto Responsible Care, il programma volontario mondiale che, per la Chimica in Italia, è curato da Federchimica

“Seppure in un clima di grave preoccupazione e incertezza, ritengo sia significativo condividere i risultati conseguiti dall’industria chimica in termini di sostenibilità – ha premesso Paolo Lamberti, Presidente di Federchimica.

“Anche quest’anno i dati sono molto positivi e incidono sulle prestazioni, già eccellenti, ottenute nella tutela di salute, sicurezza e ambiente; in tutti questi ambiti, e non solo, ci posizioniamo ai più alti livelli rispetto alla media manifatturiera”.

Secondo il Rapporto, l’industria chimica si conferma un comparto virtuoso nella sicurezza e nella salute dei dipendenti, con un bassissimo numero di infortuni e malattie professionali che, rispetto alle ore lavorate, sono diminuiti al ritmo medio annuo rispettivamente del 3,7% e del 5,4% dal 2010.

Sotto il profilo ambientale, il settore è già in linea con gli obiettivi dell’Unione europea sui cambiamenti climatici al 2020 e al 2030. Rispetto al 1990, ha ridotto i gas serra del 54% e l’efficienza energetica è migliorata del 49% rispetto al 2000. Le emissioni in atmosfera e gli effluenti negli scarichi idrici si sono drasticamente ridotti del 97% e del 77%.

L’industria chimica è fortemente impegnata nel perseguimento dell’economia circolare: lo testimonia, ad esempio, la quantità di rifiuti generati a parità di produzione, diminuita del 7,7% rispetto al 2017; il riciclo è tra le prime modalità di smaltimento (26,8% in netto aumento) e solo per il 4,8% si ricorre alla discarica.

“Il nostro impegno, comunque, non si ferma: l’industria chimica continua, oggi e in futuro, a investire in sostenibilità per confermarsi infrastruttura tecnologica a favore delle filiere a valle, senza penalizzare, anzi aumentando, la produttività”.

Nel lockdown di primavera l’industria chimica non ha fermato la produzione “a riprova – ha commentato Lamberti – di quanto i nostri prodotti siano essenziali e, in moltissimi casi, decisivi per affrontare la pandemia: forse, per la prima volta da molto tempo, tutti abbiamo compreso l’indispensabilità della Chimica per la salute anzitutto, ma anche per il benessere e la qualità della nostra vita.

“Questa nuova consapevolezza deve essere valorizzata con una politica industriale strutturata sul medio/lungo periodo, basata su ricerca, sviluppo e innovazione, che tuteli la competitività delle nostre imprese e di tutti i – tantissimi – settori manifatturieri che basano la proprie performance di prodotto sulla qualità innovativa della Chimica”.

“Lo sviluppo sostenibile, di cui l’industria chimica si dimostra pioniera nei fatti, si confermerà uno dei principali motori di innovazione e cambiamento del post-Covid: basti pensare alle politiche dell’Unione europea sul Green Deal oppure al Recovery Fund, che pone tra i requisiti degli stanziamenti la lotta ai cambiamenti climatici, l’economia circolare, la transizione verso forme di energia più pulite.

“Il 2021 e gli anni a venire – ha concluso Lamberti – sono difficili da immaginare oggi: la speranza è poter tornare al più presto a una solida ripresa economica, che possa anche dare una forte accelerazione verso lo sviluppo sostenibile e la digitalizzazione. Serve uno sforzo congiunto e un impegno continuo: l’industria chimica è pronta a fare la propria parte”.

Nel suo intervento conclusivo Franco Bettoni, Presidente INAIL, ha dichiarato: “L’Istituto crede fortemente nella validità della collaborazione con Federchimica”.

“Con la sottoscrizione dell’ultimo Protocollo d’intesa, siglato a dicembre 2019, gli impegni presi da INAIL e Federchimica risultano rafforzati attraverso la realizzazione, entro il 2022, di nuovi progetti di elevato interesse per le imprese chimiche per diffondere la cultura della prevenzione e della sicurezza in modo pervasivo.

Le attività dell’Istituto, nell’ambito dell’accordo, continueranno a puntare su una serie di elementi: analisi statistica; valorizzazione delle buone pratiche di comportamento affinché non vengano sottovalutati i rischi lavorativi; raccolta dei dati legati ai “quasi incidenti”; utilizzo delle nuove tecnologie per migliorare l’individuazione delle cause di pericolo e un rafforzamento delle iniziative di informazione e formazione”.

“Nella fase post-covid – ha concluso Bettoni – dobbiamo mettere in campo azioni qualificanti: accompagnare il lavoratore nei percorsi professionali, porre al centro della cultura aziendale la sicurezza dei lavoratori, rivitalizzare il dialogo sociale, incentivare una crescita economica rispettosa dell’ambiente e adottare efficaci strategie di prevenzione per contrastare gli infortuni sul lavoro”.

Sono intervenuti: Raffaele Cattaneo, Assessore all’Ambiente e Clima Regione Lombardia; Marco Falcinelli, Segretario Generale FILCTEM-CGIL; Filippo Servalli, Presidente Programma Responsible Care Federchimica.

Matteo Diotisalvi: sistemi di riscaldamento alternativi

Matteo Diotisalvi da alcuni anni si occupa di soluzioni innovative nell’ambito dei sistemi di riscaldamento da energie rinnovabili E lo fa grazie ad uno shop on line molto assortito, rivolto sia ai clienti privati, che al settore edile, industriale e agricolo

Sistemi di Riscaldamento Alternativi è l’azienda creata da Matteo Diotisalvi che ruota attorno al sito Riscaldamentoalternativo.shop, dove si possono trovare  prodotti e sistemi di riscaldamento per edilizia, industria e agricoltura, ma non solo.

Il sito è dinamico e dispone di un blog aggiornato sulle ultime novità per chi vuole approfondire gli argomenti d’interesse.

 Lo shop online punta soprattutto alla promozione di prodotti innovativi in grado di favorire il risparmio energetico e la salvaguardia ambientale. Oltre a impianti fotovoltaici, si trovano anche fasce scaldafusti per l’industria chimica, adatti a serbatoi di prodotti chimici che necessitano di uno stoccaggio a caldo.

Sono inoltre disponibili accessori e materiali come isolantipedane di lavoro, pannelli radianti per riscaldamento a basso consumo e l’innovativo geotessuto che permette di mantenere il riscaldamento nel settore dell’agricoltura e negli allevamenti. 

Matteo Diotisalvi si occupa anche di consulenza e installazione, grazie alla collaborazione con uno studio tecnico e con diverse case costruttrici di primaria importanza. In ogni suo intervento, segue i principi di versatilità d’uso, facilità d’installazione, comfort per l’utilizzatore e rispetto dell’ambiente.

Matteo Diotisalvi commercializza il geotessuto a Milano, la soluzione geotecnica adatte alla difesa e protezione del suolo, al rinforzo delle strutture in lavori di ingegneria civile, geotecnica, idraulica.

Si tratta di un prodotto costituito da polimeri sintetici o fibre naturali, facile da trasportare, movimentare e installare.

Il geotessuto è necessario in tutti i lavori in cui si mettono a contatto materiali a granulometria diversa e dove si presenta il problema di evitare la compenetrazione dei materiali.

Per risolvere il problema si sono messi a punto materiali denominati geotessili non tessuti che riescono a risolvere il problema della separazione con spessori estremamente limitati.

Inoltre, i geotessili non tessuti prevengono la filtrazione, garantendo di mantenere il passaggio delle acque senza consentire quello del terreno.

Il geotessuto disponibile, viene prodotto con fibre di poliestere assemblate mediante agugliatura e di diverse grammature.

SOLVAY: chimica e soluzioni a basse emissioni di carbonio con l’energia solare

stagni di sale
  • Stagni pieni di sale accumulano e immagazzinano energia solare per un ulteriore utilizzo a basse emissioni per diminuire sempre più l’impatto ambientale

L’industria chimica è alla costante ricerca di soluzioni che permettano di generare energia senza impattare sull’ambiente, quindi a basse emissioni.

Un esempio? L’introduzione del concetto di “Solar Pond” (stagno solare), una tecnologia che utilizza uno stagno di acqua salata per catturare l’energia solare e immagazzinarla per la conversione in energia termica, che può essere utilizzata poi per riscaldare edifici o alimentare macchinari per generare elettricità.

Come funziona? Impostando un gradiente di salinità verticale, con un’alta concentrazione di sale nello strato inferiore, è possibile creare una zona non convettiva all’interno dello stagno, che è alla base della sua capacità di accumulo del calore. Il sistema può raggiungere temperature di oltre 80 ° C nella parte inferiore e può intrappolare il calore per un tempo piuttosto lungo, formando una sorta di accumulo di energia naturale.

L’Unione europea ha obiettivi ambiziosi per affrontare il cambiamento climatico.

Dovrebbero essere raggiunti muovendosi verso un’economia a basse emissioni di carbonio e riducendo al minimo le emissioni di gas a effetto serra.

Il raggiungimento dell’obiettivo di riduzione dei gas a effetto serra dell’UE dell’80-95% entro il 2050 significa che la nostra società dovrà rivoluzionare i materiali, i processi di produzione e i servizi in tutti i settori.

Negli ultimi 30 anni l’industria chimica dell’UE ha ridotto le sue emissioni a gas a effetto serra di oltre il 60%. Usiamo sempre più fonti energetiche a basse emissioni di carbonio e materie prime alternative per ridurle ulteriormente. Sviluppiamo anche soluzioni che aiutano altri settori a migliorare la loro efficienza energetica.

Secondo la recente analisi di Accenture sull’economia circolare, le tecnologie abilitanti fornite dall’industria chimica possono contribuire a raggiungere un aumento di 20 volte dell’efficienza energetica da qui al 2030.

Anche se il potenziale è enorme, è anche chiaro che la spesa in conto capitale richiesta sarà significativa, e un futuro pulito e a basse emissioni di carbonio si baserà su una collaborazione diffusa.

La nostra società ha imparato a generare energia da fonti rinnovabili come l’energia eolica e solare per produrre energia senza dare origine ad emissioni di biossido di carbonio.

Ma l’energia eolica e solare non producono energia 24 ore su 24, quindi il passo successivo è sviluppare e implementare tecnologie che potrebbero rendere possibile lo stoccaggio a lungo termine di tale energia.

Una soluzione potrebbe essere quella di utilizzare il concetto di stagno solare sviluppato da Solvay. Lo stagno è pieno di acqua e sale in modo tale che la radiazione del sole penetri nello strato inferiore, e lo strato medio di sale lo tiene intrappolato lì. Il fondo dello stagno è coperto da una serie di tubi di scambio di calore, attraverso i quali l’acqua viene pompata per estrarre il calore. Il calore estratto può quindi essere utilizzato per riscaldare edifici o per alimentare i motori per generare elettricità.

Solvay utilizza diversi stagni solari nelle sue strutture in Spagna da diversi anni per ridurre il loro consumo energetico.

SUM 2020, Simposio sull’urban mining e la circular economy

Quinto Simposio SUM 2020

Si terrà in modalità on line dal 18 al 20 novembre SUM 2020, il Quinto Simposio sull’Urban Mining e la Circular Economy,  organizzato dall’IWWG – International Waste Working Group con il supporto scientifico dell’Università di Padova, di Bologna e di altre prestigiose università italiane e straniere

La conferenza si focalizzerà sui concetti di Urban Mining e Circular Economy e sulla necessità di guardare oltre la raccolta differenziata e l’attuale approccio basato sulla responsabilità del consumatore, puntando a minori costi per la collettività, maggiore recupero di risorse, maggiore tutela dell’ambiente e crescente coinvolgimento della  responsabilità dei produttori.

 La struttura del Simposio includerà 6 sessioni parallele di presentazioni orali, NetWorking Sessions (NeWS), poster e visite tecniche virtuali.

Le sessioni orali, in maniera simile alle sessioni tradizionali, saranno composte da una serie di presentazioni orali. A seguire, verrà lasciato ampio spazio per la discussione, trasmessa in diretta streaming, in cui i relatori potranno rispondere alle domande inviate dai partecipanti nella sezione Q&A.

Le NetWorking Sessions si concentrano principalmente sulla discussione aperta tra i partecipanti su un determinato argomento, quindi saranno sessioni altamente interattive trasmesse in diretta streaming, durante le quali i partecipanti potranno unirsi al dibattito tramite videocamera e microfono. Le sessioni avranno in apertura delle brevi presentazioni introduttive che daranno il via alla discussione.

poster saranno resi disponibili ai delegati come file PDF, accessibili da un’apposita sezione in ogni momento della conferenza.

I partecipanti potranno commentare e inviare domande agli autori tramite il box Q&A e la chat.

Come da tradizione, anche quest’anno il Simposio includerà anche due visite tecniche (al Termovalorizzatore di Bolzano e all’Impianto Dismeco) che quest’anno si svolgeranno virtualmente.