HVACR, da impianto ausiliario a infrastruttura strategica by NIDEC DRIVES

HVACR, da impianto ausiliario a infrastruttura strategica by NIDEC Drives, che affianca funzionalità di automazione, connettività e integrazione, al controllo della velocità del motore, rivolgendosi a contesti che spaziano dagli edifici agli impianti industriali, fino alle infrastrutture mission critical

Per molto tempo l’acronimo HVACR ha richiamato soprattutto esigenze di climatizzazione, ventilazione e refrigerazione. Oggi lo scenario è molto più ampio.

La crescente complessità degli impianti e l’estensione di queste tecnologie a contesti sempre più diversi hanno reso il controllo delle condizioni termiche e ambientali un elemento essenziale per il funzionamento di edifici, processi produttivi e infrastrutture digitali. In molte applicazioni, il controllo termico non è più una funzione accessoria, ma una condizione necessaria per assicurare continuità operativa, efficienza e affidabilità.

Il cambiamento riguarda anche il modo in cui gli impianti vengono progettati e gestiti.

L’HVACR deve rispondere a requisiti di efficienza energetica sempre più rigorosi, integrarsi con sistemi di automazione e supervisione e adattarsi a condizioni operative variabili.

Un’evoluzione che cambia anche il ruolo di ventilatori, pompe e compressori, la cui gestione incide sempre più sulle prestazioni complessive dell’impianto.

È in questo scenario che si inserisce l’approccio di Nidec Drives, che al controllo della velocità del motore affianca funzionalità di automazione, connettività e integrazione, rivolgendosi a contesti che spaziano dagli edifici agli impianti industriali, fino alle infrastrutture mission critical.

Un impianto che deve sapersi adattare


L’azionamento per pompe Pump Drive F600 di Nidec Drives è ideale nelle applicazioni che coinvolgono un flusso di acqua, dove sono richiesti massima affidabilità e basso consumo di energia.

Uno dei primi elementi da considerare è la variabilità della domanda.

Il fabbisogno di ventilazione, climatizzazione, pompaggio o raffreddamento è raramente costante e può cambiare nel corso della giornata in funzione delle condizioni esterne, dell’occupazione di un edificio, dei carichi di processo o delle apparecchiature in funzione.

Progettare un sistema sulla capacità massima significa dimensionarlo per far fronte ai picchi, sapendo però che per gran parte del tempo lavorerà in condizioni molto diverse. È qui che la capacità di controllo diventa determinante. Grazie alla regolazione della velocità, un azionamento a frequenza variabile (VFD, Variable Frequency Drive) consente di adeguare il funzionamento di pompe, ventilatori e compressori alle effettive esigenze del sistema, intervenendo direttamente sulla velocità del motore.

I vantaggi si estendono, tuttavia, ben oltre la riduzione dei consumi. Un funzionamento più aderente alla domanda permette di ridurre avviamenti e arresti frequenti, limitare sollecitazioni e vibrazioni e contenere l’usura dei componenti, contribuendo così anche all’affidabilità e alla continuità operativa degli impianti. Nidec Drives indica, per le applicazioni HVACR, riduzioni dei consumi potenzialmente comprese tra il 20 e il 60%, a seconda dell’applicazione e del ciclo di lavoro, con tempi tipici di ritorno dell’investimento compresi tra 9 e 24 mesi.

Fermarsi al solo dato energetico significherebbe, però, cogliere soltanto una parte dell’evoluzione in atto.

HVACR sempre più integrato con l’automazione

Negli edifici e negli stabilimenti industriali, HVACR e automazione sono sempre meno mondi separati. Temperatura, umidità, pressione, portata, consumi e stato delle apparecchiature sono informazioni che devono poter essere condivise con i sistemi di supervisione e gestione. In ambito industriale, inoltre, le funzioni HVACR possono essere parte integrante della macchina o dello stesso processo produttivo.

La connettività diventa quindi un requisito essenziale. Protocolli come BACnet MS/TP e IP, Modbus, EtherNet/IP e PROFINET consentono agli azionamenti di dialogare con architetture di automazione più ampie e con i Building Management System (BMS), rendendo disponibili i dati di funzionamento e permettendo una gestione coordinata delle diverse utenze.

Il contributo del drive può però andare oltre la semplice regolazione della velocità. Funzioni di controllo integrate e logiche programmabili consentono di gestire direttamente alcune funzioni dell’applicazione, mentre strumenti dedicati alla configurazione e alla messa in servizio possono semplificare il lavoro di OEM e integratori.

Efficienza di sistema, non solo di componente

La prestazione complessiva non dipende soltanto dall’efficienza del singolo drive o motore, ma da come azionamento, motore e carico lavorano insieme lungo l’intero ciclo operativo. Nelle applicazioni HVACR questo aspetto è particolarmente importante, perché il funzionamento a carico parziale è molto frequente.

Un esempio concreto di questa logica di ottimizzazione è rappresentato, all’interno del portafoglio del Gruppo Nidec, dall’abbinamento dell’HVAC Drive H300 con i motori ibridi a magneti permanenti Dyneo+ di Leroy-Somer, pensato per mantenere elevati livelli di efficienza in un ampio intervallo di velocità, con vantaggi particolarmente significativi alle basse velocità rispetto ai motori a induzione.

Un approccio integrato consente così di ottimizzare le prestazioni non soltanto nelle condizioni nominali, ma anche al variare della domanda e del carico effettivo.

Data center, dove il controllo termico diventa mission critical

I data center rappresentano uno degli esempi più evidenti di queste logiche integrate. La crescita del cloud computing, dell’intelligenza artificiale e delle applicazioni ad alta intensità di calcolo porta a un aumento della capacità elaborativa e della densità di potenza installata e, di conseguenza, del calore da dissipare.

Il raffreddamento rappresenta una componente importante dei consumi energetici di un data center, ma ridurre i consumi è soltanto una parte della sfida. La gestione termica è strettamente legata alla continuità operativa e qualsiasi criticità può tradursi rapidamente in una riduzione delle prestazioni o in downtime.

L’aumento della densità dei rack, spinto in particolare dall’AI e dall’high-performance computing, sta inoltre modificando le tecnologie utilizzate per la gestione termica. Accanto ai tradizionali sistemi ad aria stanno trovando spazio soluzioni ibride e sistemi di liquid cooling, comprese architetture direct-to-chip.

In queste applicazioni portata e pressione devono essere regolate con precisione e adattarsi alle variazioni del carico elaborativo. Nelle Coolant Distribution Unit, ad esempio, i VFD consentono di regolare la velocità delle pompe in funzione della domanda effettiva di raffreddamento; Nidec Drives indica possibili riduzioni dei relativi consumi energetici comprese tra il 30 e il 50%.

Altrettanto importante è la disponibilità delle informazioni. L’integrazione degli azionamenti con piattaforme DCIM (Data Center Infrastructure Management) e BMS permette il monitoraggio in tempo reale e da remoto, rendendo disponibili dati utili per conoscere le condizioni di funzionamento, individuare eventuali anomalie e supportare attività di manutenzione predittiva.

Il data center diventa così un esempio particolarmente evidente dell’evoluzione dell’HVACR verso sistemi sempre più adattivi, connessi e capaci di reagire alle reali condizioni operative.

Una gamma per applicazioni diverse

La varietà delle applicazioni si riflette nell’ampiezza dell’offerta Nidec Drives, che comprende soluzioni compatte come Commander S e Commander C, azionamenti specialistici come HVAC Drive H300 e Pump Drive F600 e sistemi per potenze superiori.

HVAC Drive H300, in particolare, è sviluppato per applicazioni HVACR e integra funzionalità dedicate, dal supporto BACnet al controllo PID avanzato. HVAC Drive H300 è disponibile per potenze fino a 2,8 MW e consente il controllo di differenti tipologie di motori.

A completare l’offerta sono strumenti software e applicazioni dedicati alla configurazione e alla messa in servizio, in linea con un approccio che punta a integrare controllo, efficienza e semplicità di gestione.

Appuntamento a Chillventa 2026

Queste tecnologie saranno protagoniste anche della presenza di Nidec Drives a Chillventa 2026, in programma a Norimberga dal 13 al 15 ottobre, uno degli appuntamenti internazionali di riferimento per refrigerazione, condizionamento, ventilazione e tecnologie delle pompe di calore.

Nidec Drives sarà presente al Padiglione 4, Stand 4-145, con una selezione della propria offerta HVACR. Un’occasione per vedere da vicino come controllo del motore, connettività ed efficienza possano concorrere alla realizzazione di sistemi capaci di rispondere alle esigenze di applicazioni sempre più diversificate e complesse.

EFA Automazione: Octoplant di AMDT coniuga Cybersecurity OT e continuità operativa

EFA Automazione: Octoplant di AMDT coniuga Cybersecurity OT e continuità operativaLa trasformazione digitale sta ridisegnando il mondo manifatturiero: impianti industriali sempre più connessi e intelligenti, convergenza tra sistemi IT e OT e crescente disponibilità di dati consentono alle aziende di rendere i processi produttivi più efficienti, flessibili e intelligenti, ma allo stesso tempo anche più vulnerabili a possibili attacchi

Ciò significa che sicurezza informatica e continuità operativa sono sempre più strettamente legate: un incidente che compromette un PLC, una configurazione o un sistema di supervisione può tradursi rapidamente in un fermo produttivo, con conseguenze economiche e operative rilevanti. La cybersecurity, quindi, non è più una questione confinata ai dipartimenti IT.

Da questa consapevolezza nasce il “Production Resilience Delivered”, la visione alla base di octoplant di AMDT, piattaforma distribuita in Italia da EFA Automazione – BU Industrial Automation di Relatech – che combina asset management, controllo delle configurazioni, gestione delle vulnerabilità, backup, versioning e recovery.

OT: un ambiente sempre più sotto attacco

A rendere gli ambienti OT sempre più vulnerabili sotto il fronte della sicurezza vi sono molteplici fattori, quali configurazioni errate, modifiche non autorizzate, procedure non strutturate e una disponibilità ancora limitata di competenze specialistiche in ambito OT security.

Nello specifico, un ransomware o una modifica non autorizzata a una configurazione possono provocare l’interruzione della produzione, ritardi nelle consegne, costi di ripristino e danni reputazionali. Nei casi più gravi, inoltre, possono arrivare a compromettere la sicurezza degli operatori e l’integrità delle infrastrutture.

Come proteggere quindi un ambiente OT? Sicuramente è richiesto un approccio differente rispetto a quello adottato tipicamente in ambito IT in quanto intervengono complessità diverse.

Uno dei primi elementi da affrontare è la visibilità degli asset: avere un inventario completo e aggiornato di dispositivi, configurazioni, firmware e software rappresenta il punto di partenza per definire le priorità di intervento.

Un secondo aspetto riguarda la gestione delle vulnerabilità:ogni giorno vengono pubblicate nuove Common Vulnerabilities and Exposures (CVE), ma non tutte rappresentano un rischio reale per ogni impianto.

La vera sfida consiste dunque nell’identificare le vulnerabilità che possono incidere concretamente sulla continuità operativa, indirizzando così le risorse verso le criticità che richiedono maggiore attenzione.

Infine, anche l’aspetto normativo è un’altra sfida da gestire: per evitare sanzioni e gestire responsabilmente la sicurezza delle operazioni negli impianti, le imprese devono attenersi alla direttiva europea NIS2, che richiede di adottare processi strutturati di gestione del rischio, asset management, vulnerability management e incident reporting, imponendo la capacità di identificare gli asset critici, monitorarne lo stato di sicurezza e documentare le misure adottate per mitigare i rischi.

La soluzione per supportare la resilienza produttiva

È in questo contesto che si inserisce octoplant di AMDT, sviluppata con l’obiettivo di supportare la resilienza della produzione attraverso una gestione strutturata degli asset e delle vulnerabilità OT.

Questa piattaforma consente di ottenere una visione centralizzata degli asset di automazione, mettendo a disposizione informazioni relative a dispositivi, configurazioni, firmware e software.

Un elemento rilevante è l’incrocio con i database pubblici delle Common Vulnerabilities and Exposures, che permettono di individuare le vulnerabilità associate agli asset industriali e di identificare quelle prioritarie in modo da consentire ai responsabili OT di concentrare gli interventi sulle criticità più significative, ottimizzando le risorse disponibili e riducendo l’esposizione ai rischi più rilevanti.

Tra le funzionalità di octoplant vi sono anche quelle di backup, versioning e recovery, che assumono un ruolo centrale in caso di guasti, errori o incidenti di sicurezza.  

Disporre di configurazioni aggiornate e validate e delle relative versioni permette infatti non solo di ridurre i tempi necessari per il ripristino, ma anche di individuare più rapidamente variazioni anomale, risalire a eventuali modifiche non autorizzate e disporre delle informazioni necessarie per attività di audit e troubleshooting.

È un cambio di prospettiva importante: la cybersecurity OT non viene più interpretata esclusivamente come una barriera contro l’attacco, ma come un insieme di strumenti e processi proattivi finalizzati a preservare l’operatività e, in caso di incidente, a ripristinarla rapidamente.

Ultimo, ma non meno importante, è la capacità di Octoplant di supportare la gestione di infrastrutture distribuite su più stabilimenti, garantendo standard uniformi di sicurezza, controllo e governance anche in contesti industriali complessi. La sua struttura modulare consente inoltre di adottare progressivamente le funzionalità più adatte alle esigenze delle aziende, costruendo un percorso evolutivo che accompagna la crescita della maturità digitale e della cybersecurity.

Resilienza produttiva e il ruolo di Relatech Cloud Security

Garantire la resilienza produttiva richiede però più della sola tecnologia: è in questa prospettiva che si inserisce anche il ruolo di Relatech Cloud Security, la BU di Relatech dedicata alla protezione delle infrastrutture digitali e dei dati aziendali.

Grazie all’integrazione di competenze in cybersecurity, cloud e IT infrastructure, Relatech Cloud Security supporta le organizzazioni nel rafforzare la resilienza cibernetica attraverso servizi gestiti, attività di monitoraggio e gestione della sicurezza tramite centri operativi SOC e NOC attivi 24/7 e soluzioni tecnologiche progettate per proteggere gli ambienti industriali e non solo.

In definitiva, l’obiettivo è costruire un modello nel quale tecnologie, impianti e servizi concorrano alla stessa finalità: ridurre il rischio e assicurare la continuità delle operazioni, trasformando la cybersecurity OT in competitività industriale.

NIDEC DRIVES: soluzioni di motion integrate

Soluzioni di motion integrate per telai speciali: l’esperienza di Trinca. Telai ad alta tecnologia per la tessitura di fili metallici e tessuti tecnici, come ad esempio il Kevlar, le fibre di carbonio o i sintetici destinati ad applicazioni speciali. Grazie alle soluzioni integrate di Nidec Drives, i telai di Trinca Technology sono tra i più avanzati al mondo, con livelli di produttività eccezionali e qualità al top anche nelle applicazioni più impegnative. Il segreto? Tecnologia, know-how e una continua voglia di innovare

Il settore meccanotessile italiano è un punto di riferimento globale per tecnologia e qualità. In passato erano moltissime le aziende italiane che costruivano macchine per trasformare i filati in preziose stoffe apprezzate in tutto il mondo.

Complice una produzione di massa trasferita in paesi con manodopera a basso costo e modelli di produzione che sono radicalmente mutati nel tempo, da alcuni decenni questo settore si è ridimensionato e molte imprese nazionali, tra le più smart, si sono riconvertite, intravvedendo nuovi sbocchi in mercati paralleli che utilizzano tecnologie simili per trasformare materiali diversi.

È il caso di Trinca Technology, una realtà nata nel 1940 e da sempre protagonista nel mondo dei telai tessili: oggi con una peculiarità specifica che, come vedremo a breve, la rende una delle pochissime aziende al mondo capace di realizzare telai controllati in full digital con prestazioni a dir poco sbalorditive.

Dalla seta al metallo

Operativa nella provincia di Como, distretto da sempre rinomato per la tessitura della seta e del cotone, Trinca è l’emblema dell’operosità e della tenacia di quella generazione di imprenditori che, anche a costo di grandi sacrifici, sono riusciti superare le situazioni più difficili. Fondata dal “nonno” e dai suoi due fratelli proprio in pieno periodo bellico, Trinca prosegue oggi nella continuità famigliare e da alcuni anni vede al suo timone anche la terza generazione.

“Fino agli anni ’70 la nostra azienda era dedita alla costruzione di telai a navetta per la tessitura tradizionale”, spiega Luca Trinca, co-titolare dell’impresa – oggi situata a Lurate Caccivio (CO) – e nipote del fondatore. “Con l’introduzione in quel periodo dei primi telai a proiettile, una tecnologia nettamente più veloce che ha portato il settore a compiere un enorme cambiamento, tenere il passo è stato sempre più difficile; pertanto, si è reso necessario un cambio di paradigma”.

È così che Trinca ha compiuto il salto, passando dai tessuti tradizionali, come il cotone o la seta, a quelli tecnici, in particolare metallici. I cosiddetti tessili tecnici, destinati cioè ad applicazioni quali la produzione di materiali per imballaggio, geotessili, reti e altri usi industriali, già all’epoca rappresentavano una nicchia interessante e in costante espansione. L’intuizione di portare la tecnologia derivante dal tradizionale settore tessile a quello della tessitura del metallo si è rivelata una sfida molto impegnativa, ma alla fine ha ripagato poiché si è dimostrata estremamente competitiva e vincente.

Oggi, escludendo alcuni produttori cinesi, le aziende che realizzano telai di questo tipo si possono contare sulle dita di una mano. E Trinca è una di queste.

Insieme a Nidec Drives già da fine anni ’80

Così come è avvenuto in altri ambiti, è l’elettronica ad aver rivoluzionato il settore.

Agli inizi degli anni ’90 Trinca introduce gli svolgitori elettronici comandati da servomotore e brevetta la prima pinza elettronica, sempre comandata da servomotore. Di lì a qualche anno è la volta di un altro importante brevetto: nasce la prima ratiera comandata elettronicamente. Il salto compiuto è stato epocale.

“Sono stati eliminati leveraggi e rimandi meccanici come bielle, manovelle, ruote libere: con un solo motore era possibile comandare tutto quanto”.

Oltre alle prestazioni in termini di precisione e velocità, il vantaggio era oltremodo evidente in fase di modifica dei parametri macchina: se prima era necessario smontare parte della macchina, cambiare l’altezza della biella o intervenire sui leveraggi per modificarne la corsa, da quel momento bastava modificare un parametro in un programma per riattrezzare la macchina nel giro di una manciata di minuti.

Un altro dettaglio importante, che già all’epoca l’elettronica di Nidec Drives aveva consentito a Trinca di fare la differenza, era la precisione e, quindi, la qualità con cui era possibile tessere i materiali tecnici. Mentre nell’abbigliamento o nel tessile per la casa variazioni microscopiche nella dimensione delle maglie non costituiscono un problema, nell’ambito tecnico non è così.

Un esempio che può far comprendere quanto il fattore qualità sia importante è rappresentato dalla carta per banconote che, se vogliamo, è equiparabile a un tessuto tecnico con elementi metallici inseriti al suo interno: la filigrana. Una difettosità nella produzione significa produrre cartamoneta non valida. Per questo motivo la qualità è un fattore cruciale, anzi centrale, che non può essere che ottenuta solamente attraverso il pieno controllo del processo produttivo fin nei minimi dettagli.

I vantaggi di un sistema integrato full digital

È sempre l’elettronica la chiave di tutti gli sviluppi che le macchine di Trinca subiranno nel corso degli anni, grazie alla quale divengono sempre più veloci e produttive. È proprio per questo motivo che Trinca aveva inizialmente pensato di predisporre un reparto interno dedicato alla costruzione di pannelli operatore e allo sviluppo dei relativi software.

“Ben presto però ci siamo resi conto che produrre internamente determinati componenti era complesso e non era la strada migliore da seguire per giungere all’obiettivo di sviluppare una piattaforma aperta, performante e, soprattutto, full digital”.

È così che ha preso pienamente corpo la partnership con Nidec Drives, concretizzatasi grazie alla possibilità di poter convenientemente utilizzare motori ad elevata dinamica e i controllori programmabili MC – in particolare i modelli MCe e MCz – per ottenere quelli che oggi sono i punti di forza di tutte le macchine di produzione Trinca: velocità, precisione, affidabilità.

“Il vantaggio più evidente derivante dall’impiego delle soluzioni di Nidec Drives è la disponibilità di un pacchetto completo e performante, la cui base standard su ambiente operativo Windows e software di sviluppo Codesys garantisce da un lato piena apertura e interoprabilità, dall’altro una piattaforma integrata capace di offrire un sistema ottimizzato ad alte prestazioni”, sottolinea Trinca.

“Con altri produttori era necessario scegliere prodotti diversi da mettere in comunicazione tra di loro: chi lavora nel settore sa quanto questo a volte sia complesso”, prosegue Trinca. “C’è poi il tema delle prestazioni: finalmente potevamo contare su un controllore in grado di aggiornare il quadro ogni mezzo giro di encoder con una cadenza nell’ordine delle centinaia di battute. Per noi è stato un successo, poiché con Nidec Drives siamo riusciti a raggiungere l’obiettivo di disporre di soluzioni e motori ad alta dinamica mettendo a fattor comune la nostra conoscenza della tecnologia di tessitura con il loro know how specialistico in ambito di azionamenti”.

Prestazioni da record, semplicità di configurazione

Quando si parla di telai, è difficile immaginarsi le cadenze che possono essere raggiunte. Nel caso delle macchine Trinca, la pinza – componente centrale da cui dipende la gran parte delle prestazioni – può arrivare a velocità finanche di 15 m/s, con frequenze di battuta fino a 250 colpi al minuto e forze in battura espresse dalla macchina che possono arrivare addirittura alle 80 tonnellate: si tratta dell’asse più sollecitato dal punto di vista delle pure prestazioni, la cui dinamica lo assimila a un vero e proprio proiettile.

In termini di complessità di gestione, invece, quello più difficile da pilotare è il motore che si occupa delle intersezioni dei quadri: le prestazioni non sono così estreme come quelle della pinza, ma è la “costruzione” del software e la messa a punto dei relativi calcoli per eseguire ciascun movimento ad essere particolarmente impegnativi. A ogni giro della macchina viene eseguito un refresh della camma digitale che, per assicurare le migliori condizioni operative, necessita di un continuo aggiustamento, mai uguale al precedente. La soluzione messa a punto da Trinca per la configurazione della macchina può apparire tutto sommato semplice: ciò grazie alle prestazioni offerte dai sistemi di Nidec Drives, ma anche e soprattutto per la loro capacità di aver saputo “interpretare”, e quindi applicare, il know how specifico di Trinca.

Il setting solitamente avviene sulla base delle esigenze dinamiche: si indicano i punti di accelerazione e decelerazione, in genere 12, che servono al sistema per tracciare un profilo del moto con tutti i necessari parametri. Al software spetta quindi il compito di tradurre il tutto in comandi per il motore, che dovrà a sua volta assicurare le prestazioni e la qualità del movimento così come impostate dall’operatore.

È questo uno dei punti di forza che rendono i telai Trinca unici e altamente performanti. “Là dove i nostri concorrenti propongono macchine monoprodotto o dedicate a una specifica produzione, con questa soluzione noi siamo in grado di offrire ai clienti macchine flessibili, che possono essere riconfigurate in tempi ridotti”, afferma con orgoglio Luca Trinca. “Per arrivare a questi risultati, oltre al nostro know-how specifico e al prezioso supporto dei tecnici di Nidec Drives possiamo contare anche su quello di un partner operante in zona, con il quale collaboriamo da tempo in modo sinergico soprattutto in ambito di motion control”.

L’esperienza maturata da Trinca insieme a Nidec Drives è una conferma del fatto che anche gli obiettivi più ambiziosi possono essere raggiunti, a patto di poter contare sui migliori strumenti e sulla collaborazione con i partner giusti. Anche nei periodi più difficili.

Uno degli ultimi importanti progetti di Trinca è stato portato a termine in pieno periodo pandemico. Pur con tutte le difficoltà del caso, Trinca è riuscita a completare il progetto e a immettere sul mercato una nuova macchina.

“Anche in un periodo particolarmente complicato come quello pandemico abbiamo ricevuto dai tecnici di Nidec Drives un supporto costante. Inoltre, non abbiamo riscontrato grossi problemi nemmeno in termini di fornitura. Certo, il progetto ha giocoforza subito qualche rallentamento, ma siamo comunque riusciti a rimanere entro i limiti temporali che ci eravamo imposti, concludendo il tutto con successo. E questo è stato indubbiamente molto importante per noi”.

Ascolto e voglia di migliorarsi: le chiavi del successo

Tecnologia, competenze e innovazione costante hanno portato Trinca a sviluppare macchine apprezzate in tutto il mondo per la qualità e le prestazioni che sono in grado di assicurare. Ma tutto ciò non è sufficiente: la ricerca del miglioramento è un’attività costante che Trinca persegue ogni giorno.

“Ogni volta che costruiamo una macchina e, una volta montata, la vedo all’opera, mi chiedo in cosa si possa ulteriormente migliorare”, afferma Luca Trinca, che lascia intendere come l’innovazione non sia un traguardo, ma un percorso: ciò che oggi reputiamo ottimale, domani potrebbe essere scalzato da una nuova tecnologia o da una nuova soluzione.

“Per questo lavoriamo a stretto contatto con partner come Nidec Drives, che sanno ascoltare le nostre necessità per trasformarle in prodotti in grado di fare la differenza”.

Le soluzioni Nidec Drives

Dell’ampio catalogo di soluzioni messe a disposizione da Nidec Drives, Trinca ha tratto beneficio in particolare dai servomotori a elevata dinamica Unimotor HD e dai servoazionamenti a elevate prestazioni Digitax, controllati dai motion controller MCe e MCz.

Unimotor HD è una gamma di servomotori brushless progettati per quelle applicazioni nelle quali sono richieste rapide accelerazioni e decelerazioni, ottenibili grazie alla bassa inerzia complessiva.

I servoazionamenti Digitax, a loro volta, assicurano le massime prestazioni servo pur con dimensioni complessive ridotte. Ottimizzati per applicazioni ad alta dinamica come quelle richieste da Trinca, massimizzano le performance dei telai sfruttando alcuni tra i protocolli più diffusi (EtherCAT, machine control con MCi, Ethernet e Base) per potersi interfacciare con ulteriori dispositivi richiesti dal cliente o per integrare altre funzionalità macchina. Ai controllori MCe, un embedded controller con PLC all-in-one, e MCz, un vero e proprio PC industriale con funzioni di motion control, è poi delegato il compito di gestire il tutto, con modalità operative e di programmazione che si avvalgono di quanto di più standard e aperto attualmente è disponibile: la piattaforma operativa Windows e l’ambiente di sviluppo Codesys. La rete EtherCAT ad altissime prestazioni consente quindi di collegare tra loro il controllore, i motori e i Remote I/O.

Ultima, ma non certo per importanza, la safety affidata ai sistemi MiS250: l’integrazione delle funzioni di sicurezza del motion (STO, SBC, SSx) nell’azionamento assicura un approccio decentralizzato che semplifica il progetto, riduce cablaggi e costi, nonché velocizza la messa in servizio.

Innovazione all’insegna della sostenibilità, grazie a EFA AUTOMAZIONE

Innovazione, impegno verso la sostenibilità, efficientamento produttivo, valorizzazione del capitale umano. L’implementazione di Ignition, piattaforma di Inductive Automation per lo sviluppo di applicazioni software industriali, distribuita e supportata in Italia da EFA Automazione – gruppo Relatech, ha permesso a CAP Arreghini non solo di aggiornare, efficientare e rendere più solidi i propri asset produttivi, ma di cogliere numerose altre opportunità. Il tutto mantenendo un importante margine di crescita per il futuro, grazie alla flessibilità, all’apertura e al modello di licenza illimitata che Ignition offre

Esistono diversi modi per misurare il valore di un’azienda: il fatturato, il tipo di prodotto che offre, il numero di dipendenti.

Nel corso degli anni si sono però consolidati anche altri fattori capaci di ridefinire questo concetto: prendiamo ad esempio la propensione all’innovazione, la valorizzazione del personale o l’impegno verso la sostenibilità. Soprattutto avvalendosi delle opportunità e degli strumenti innovativi che oggi le tecnologie digitali offrono a chi ne intuisce il potenziale.

È questo il caso di CAP Arreghini, azienda di Portogruaro (VE) che da sempre si occupa della produzione di colori e vernici, utilizzate in applicazioni che spaziano a tutto campo: edilizia, legno, ferro, habitat urbano ecc. Nata nel 1950 come piccola azienda fino a diventare una società per azioni nel 1988, la sua capacità produttiva è sempre stata in costante crescita, al fine di soddisfare le richieste di un mercato sempre più dinamico ed esigente, non solo in termini di qualità, ma anche – e oggi più che mai – di sostenibilità e innovazione.

Il rispetto per l’uomo e per l’ambiente è infatti una priorità a cui CAP Arreghini dedica costante attenzione e che è testimoniata dalle numerose certificazioni di cui dispone.

Oggi, giunta alla terza generazione, l’azienda affronta le nuove sfide si innovazione imposte dai mercati con grande solidità. La più recente la vede impegnata su nuovi fronti, tra cui un importante percorso di aggiornamento tecnologico e formativo, che la proietterà verso un futuro ancora più solido e sostenibile.

Ciò anche grazie a Ignition, la piattaforma di Inductive Automation, distribuita in Italia da EFA Automazione – gruppo Relatech, che è stata scelta quale backbone software per sviluppare un sistema di gestione dell’automazione basato sull’innovazione, nonché per raccordare il livello OT con gli applicativi gestionali tipici del mondo IT.

La necessità di effettuare un cambio di passo tecnologico

Fino a circa 3 anni fa, all’interno di CAP Arreghini convivevano tecnologie e soluzioni molto diverse tra loro, con un elevato grado di complessità.

“Con il trascorrere degli anni abbiamo ampliato i nostri stabilimenti e aggiunto nuovi impianti: era giunto il momento di fare una riflessione in proposito” spiega Renato Tesolin, direttore generale di CAP Arreghini. “Eravamo legati a tecnologie tra loro eterogenee, spesso dipendenti da infrastrutture che nel tempo si erano fatte fragili. Ciò che venti, venticinque anni fa era innovativo, oggi rappresenta una criticità da affrontare e risolvere. Abbiamo però deciso di gestire il tutto da un punto di vista differente: trasformare una necessità tecnologica in un’opportunità di sviluppo e crescita e ancora una volta di innovazione, per noi come azienda e per il nostro personale, naturalmente con un occhio di riguardo ai temi della sostenibilità”.

Ogni impianto era comandato singolarmente da un computer, con rischio di stop dovuto a potenziali guasti o interruzioni di servizio. Alcuni applicativi addirittura giravano ancora su sistema operativo DOS: per questo motivo erano stati predisposti dei PC Linux, con virtual machine basate su Windows XP, capaci di emulare il vecchio sistema operativo di Microsoft.

“Tecnicamente il tutto funzionava, ma è evidente che non era la condizione ideale per poter efficacemente gestire un processo produttivo. Per di più, alcuni impianti, pur essendo ancora attuali, utilizzavano PLC oramai obsoleti o protocolli di comunicazione di tipo seriale, con tutte le limitazioni del caso”, spiega Paolo Flaborea, Responsabile Area Tecnica di CAP Arreghini.

È proprio sulla base di questi presupposti che, dopo aver effettuato un’attenta valutazione, CAP Arreghini ha deciso di implementare una nuova architettura operativa, rinnovando l’automazione e puntando su Ignition quale piattaforma alla quale affidare il coordinamento software di tutte le funzionalità MES e impiantistiche d’innovazione.

Ignition, una rivoluzione copernicana

Il progetto che ha portato allo sviluppo del nuovo applicativo è stato seguito da CAP Service, system integrator di Dolo (VE), la cui similitudine con CAP Arreghini non risiede solamente nel nome, ma anche nell’attitudine all’innovazione e alla proattività.

“Una delle prime cose che abbiamo portato avanti è stato uniformare i protocolli di comunicazione, utilizzando lo standard Ethernet”, spiega Stefano Gallenda, titolare di CAP Service. “In questo modo, in caso di emergenza in ambito produttivo non si è vincolati al singolo specifico client, come invece era sempre accaduto, quando ogni problema ai computer, anche il più banale, poteva causare il fermo di un impianto”.

Quale piattaforma software per la gestione coordinata di tutto il complesso impiantistico, la scelta effettuata è ricaduta su Ignition, che CAP Service conosce già molto bene avendo implementato con successo numerose applicazioni. Ignition è stato scelto in quanto permette di sviluppare rapidamente soluzioni innovative garantendo la massima flessibilità operativa, una completa apertura verso qualsiasi tipo di integrazione e nessun limite progettuale in termini di tag. Ignition permette inoltre di lavorare con database SQL, il che rappresenta un enorme vantaggio nell’ottica di mantenere aperta e standard l’intera architettura aziendale, nonché di poterla interfacciare con semplicità ai gestionali di livello superiore.

L’utilizzo di un database in standard SQL si è rivelato estremamente utile non solo per abbattere le barriere di comunicazione tra i mondi OT e IT, bensì anche per storicizzare efficacemente le attività e tracciarle con robustezza nel corso del tempo, al fine di effettuare analisi anche molto approfondite.

Pensare in grande, non porsi limiti

Poiché alcuni PLC, pur essendo oramai obsoleti, per questioni tecniche non hanno potuto beneficiare di un aggiornamento o di una sostituzione, la comunicazione con questi hardware è stata gestita mediante KEPServerEX, soluzione software di Kepware – marchio distribuito in Italia da EFA Automazione – che opera quale middleware di interconnessione capace di abilitare la comunicazione qualsiasi sia il tipo di protocollo.

“Il progetto, che è ancora in corso di implementazione, vede la stretta collaborazione con gli sviluppatori del software gestionale, al fine di comprendere come sfruttare al meglio tutte le potenzialità di Ignition per raggiungere il massimo dell’efficacia nell’integrazione complessiva del sistema, non solo dal punto di vista Scada, ma anche delle funzionalità MES” aggiunge Alessandro Laguzzi, responsabile IT di CAP Service. “Non ci poniamo limiti, vogliamo esplorare tutte le possibilità. La capacità di Ignition di gestire architetture complesse è un plus che intendiamo sfruttare. Dal punto di vista dello sviluppo, inoltre, il software è fatto per agevolare i programmatori nel proprio compito e permette di riutilizzare blocchi di codice e di modificare solo le parti necessarie, velocizzando l’intero processo”.

Questo approccio offre un altro beneficio, apparentemente secondario, ma che in realtà si dimostra di grande utilità in CAP Arreghini: gran parte degli impianti condividono le medesime interfacce, fornendo così un valido aiuto anche dal punto di vista operativo. Ciò semplifica di fatto il lavoro degli operatori impegnati su più reparti, perché uniforma le interazioni con il processo, e aiuta l’azienda a gestire con più semplicità il turnover.

Ignition consente inoltre di effettuare le modifiche a caldo, ovvero con gli impianti in funzione. Modifiche e aggiornamenti possono quindi essere fatti senza la necessità di interrompere la produzione. Un bel vantaggio per chi, come CAP Arreghini, punta a sfruttare al massimo i propri impianti.

Un progetto in continuo sviluppo che coinvolge tutti

L’attività iniziata in CAP Arreghini è in fase di avanzamento costante: il progetto originale funge da base, dopodiché ogni step porta a nuove considerazioni pratiche e a potenziali nuovi sviluppi.

L’architettura potente e al tempo stesso flessibile di Ignition permette di aggiungere nuove funzioni anche in un secondo momento, senza doversi preoccupare dei consueti limiti che le licenze dei software di questo tipo impongono. Il modello di licenza su cui Ignition è strutturato non pone infatti limiti al numero delle tag utilizzate, pertanto risulta ideale per ampliare il progetto man mano che se ne presenta l’opportunità. Come quelle che evidenzia Barbara Gambin, responsabile risorse umane di CAP Arreghini.

“Oltre alle necessità di innovazione che hanno riguardato i reparti produttivi, si sono aperte nuove opportunità, legate a esigenze diverse, ma per noi altrettanto importanti in ottica di sicurezza interna ed efficientamento delle procedure. Mi riferisco, ad esempio, a quanto è stato sviluppato e integrato in Ignition in merito al controllo accessi di fornitori e visitatori, procedura in precedenza delegata al cartaceo e oggi affidata al personale che si occupa dell’accoglienza, che ora, dopo un opportuno percorso formativo, la esegue con pratici tablet che consentono di effettuare un tracking puntuale”.

Questo approccio ha permesso a CAP Arreghini di essere full compliant alle prescrizioni antincendio, poiché la nuova procedura gestita in forma digitale permette di sapere in qualsiasi momento chi è presente all’interno dello stabilimento e con quale referente.

Un futuro sempre più aperto, innovativo e sostenibile

Uno dei prossimi passi che CAP Arreghini ha pianificato di compiere è il calcolo delle performance su base KPI, come ad esempio i consumi energetici, i materiali di scarto, le variabili di processo ecc. Sarà così possibile comprendere se un impianto sta lavorando correttamente o se è necessario intervenire per correggerne le condizioni.

“Avere dati certi e consistenti sulla produzione è una condizione necessaria che ci permetterà di migliorare su molti fronti,” ha concluso Renato Tesolin. “Il fatto di disporre di tutte le informazioni su un database standard ci permette anche di ridurre praticamente a zero l’utilizzo dei documenti cartacei interni. Può sembrare poco rilevante, ma in realtà è un ulteriore importante passo che porterà l’azienda verso l’adozione di procedure più robuste, efficienti e a un ulteriore milestone nel percorso di sostenibilità”.

Con Ignition CAP Arreghini si è dotata di un sistema innovativo, performante e aperto, che potrà crescere nel tempo senza alcuna limitazione, accompagnando tutte le future evoluzioni e innovazioni che si renderanno necessarie per soddisfare le esigenze di crescita del mercato, dell’azienda e di tutto il suo capitale umano in ottica di sostenibilità.

#buildyourdigitalfuture con EFA e il gruppo Relatech

La piattaforma software Ignition di Inductive Automation e la piattaforma di connettività industriale KEPServerEX di Kepware sono tra le soluzioni di punta che EFA Automazione SpA distribuisce e supporta su tutto il territorio nazionale per abilitare la connettività di macchine e impianti in ottica di convergenza OT/IT.

Attiva da oltre 30 anni in ambito di automazione industriale con competenze e soluzioni specifiche che abilitano la convergenza OT/IT, nel 2022 EFA Automazione è entrata a far parte di Relatech, Digital Enabler Solution Know-how (DESK).

Relatech è il partner di riferimento per la Digital Innovation delle imprese ed è alla guida di un gruppo di aziende altamente specializzate nelle Digital Enabler Technologies – quali cloud, cybersecurity, IoT, big data, blockchain, machine learning ecc. – unite dalla mission comune di supportare i clienti nel loro percorso di trasformazione digitale.

Relatech investe costantemente in Open Innovation con un’intensa attività di R&D, che è svolta da una serie di hub interni che operano in stretta collaborazione con università e centri di ricerca nazionali.

ITAL CONTROL METERS: la complessità di misurare l’idrogeno

Duah Hose Gas Dispenser

ITAL CONTROL METERS: la complessità di misurare l’idrogeno. Garantire qualità e controllo nella filiera dell’idrogeno significa monitorare con precisione ogni fase del processo: la misurazione della portata rappresenta un punto chiave per assicurare efficienza, sicurezza e conformità lungo l’intera catena

L’idrogeno è un gas straordinario, ma le sue proprietà uniche rendono la sua misurazione una vera sfida.

Estremamente leggero e composto da molecole piccolissime, l’idrogeno tende a disperdersi con facilità, penetrando anche attraverso materiali apparentemente impermeabili.

Questo lo rende difficile da confinare e rilevare con precisione.
La sua bassa densità (circa 0,0899 kg/m³ a 0 °C e 1 atm) comporta anche concentrazioni molto ridotte, spesso al limite della rilevabilità, rendendo necessaria una strumentazione molto sensibile. Ha una bassa energia per molecola ma un’alta energia per massa.

È altamente infiammabile e ha un ampio range di esplosività, Questo lo rende interessante come combustibile, ma anche complicato da gestire a livello di misura e stoccaggio.

Per questi motivi, misurare l’idrogeno in modo accurato richiede tecnologie avanzate, competenza, strumenti di misura sicuri e affidabili.

Misurare la portata dell’idrogeno: quale tecnologia scegliere?

L’idrogeno può essere prodotto attraverso diversi metodi, ognuno con caratteristiche, costi e impatti ambientali differenti.

L’idrogeno verde è la forma più sostenibile di idrogeno, ottenuta con processi a bassissimo impatto ambientale.

Il metodo più diffuso per produrlo è l’elettrolisi dell’acqua, un processo che utilizza energia elettrica per separare le molecole d’acqua nei loro elementi fondamentali: idrogeno e ossigeno.

Misurare la portata dei gas prodotti è fondamentale, innanzitutto, per avere un controllo accurato del processo, in quanto eventuali variazioni nei valori di portata possono indicare anomalie operative o cali di rendimento.

MASSICI MULTIPARAMETRICI VöGTLIN MESSTECHNIK

Quando si tratta di misurare piccole portate, la precisione è fondamentale. I misuratori massici multiparametrici offrono una soluzione ideale per garantire misurazioni affidabili ed estremamente sensibili.

MASSICI TERMICI KURZ INSTRUMENTS

Per portate più elevate, entra in gioco la tecnologia termica, progettata per mantenere precisione e stabilità anche in condizioni operative più complesse.

LO STOCCAGGIO

Lo stoccaggio dell’idrogeno è uno degli aspetti più delicati e strategici dell’intera filiera dell’idrogeno, e porta con sé numerose implicazioni tecniche, economiche e di sicurezza. A causa della sua bassa densità, l’idrogeno occupa molto spazio e, per essere conservato in modo efficiente, deve essere compresso ad alte pressioni o raffreddato a temperature estremamente basse. Entrambe le soluzioni richiedono tecnologie avanzate, materiali resistenti e impianti altamente controllati.

MASSICI TERMICI KURZ INSTRUMENTS

Progettati per mantenere precisione e stabilità a bassi livelli di pressione.

ULTRASUONI CLAMP-ON FLEXIM

Sensori installabili all’esterno della tubazione, adatti a qualsiasi condizione operativa senza limitazioni di pressioni. Disponibili sia in versioni fisse che portatili.

MASSICI CORIOLIS

Perfetti in applicazioni dove la massima precisione è un requisito imprescindibile, specialmente in contesti ad alte pressioni come lo stoccaggio e la distribuzione. Totalmente indipendenti da variazioni di pressione e temperatura, tubazione ad Omega posta in vibrazione controllata.

Misurare accuratamente la portata dell’idrogeno non è solo una necessità tecnica, ma anche un elemento fondamentale per accedere a incentivi, contributi pubblici e certificazioni fiscali.

LA DISTRIBUZIONE

Per questa finalità è indispensabile disporre di strumentazione di misura precisa, certificata e conforme alle normative metrologiche.
Utilizzare misuratori di portata ad alte prestazioni non è solo una scelta tecnica, ma anche una condizione abilitante per operare in un mercato regolamentato e competitivo, dove ogni standard va rispettato con precisione.

MASSICI CORIOLIS RHEONIK MESSTECHNIK PER IMPIEGHI FISCALI

Tecnologia a Omega superiore.
Misurazione diretta della massa e della densità, che permette di ottenere dati affidabili senza la necessità di ulteriori calcoli o compensazioni.
Eccezionale precisione, che resta invariata indipendentemente dalle condizioni operative.
Certificazioni MID/OIML.

PRESENTATA A SPS ITALIA 2026 LA NUOVA PIATTAFORMA EWON EDGE & CLOUD DI HMS NETWORKS

LA NUOVA PIATTAFORMA EWON EDGE & CLOUD DI HMS NETWORKS

Connettività industriale sicura, scalabile e pronta per i servizi digitali del futuro. In occasione di SPS Italia 2026, la fiera di riferimento per l’automazione e il digitale per l’industria, EFA Automazione e Relatech, presentano al mercato italiano la nuova piattaforma Ewon Edge & Cloud di HMS Networks, una soluzione progettata per semplificare la connettività industriale e accelerare l’evoluzione verso modelli di business sempre più orientati ai servizi

In occasione di SPS Italia 2026, la fiera di riferimento per l’automazione e il digitale per l’industria, EFA Automazione e Relatech, hanno presentato al mercato italiano la nuova piattaforma Ewon Edge & Cloud di HMS Networks, una soluzione progettata per semplificare la connettività industriale e accelerare l’evoluzione verso modelli di business sempre più orientati ai servizi. 

Sviluppata da HMS Networks, leader globale nella connettività industriale, e distribuita in Italia da EFA Automazione, la piattaforma combina gateway edge plug-and-play con un servizio cloud in abbonamento, offrendo accesso remoto sicuro, gestione centralizzata e integrazione edge-to-cloud in un’unica architettura scalabile. L’obiettivo è consentire a costruttori di macchine ed end user industriali di implementare rapidamente progetti di connettività avanzata, migliorare la gestione del parco macchine e creare le basi per servizi digitali evoluti, analytics e manutenzione predittiva. 

La crescente attenzione verso la servitizzazione sta infatti trasformando il settore industriale. Sempre più aziende richiedono supporto remoto immediato, continuità operativa e relazioni di lungo periodo basate sui servizi piuttosto che sulla semplice vendita del macchinario. In questo scenario, la possibilità di raccogliere, elaborare e gestire i dati direttamente a bordo macchina rappresenta un passaggio chiave verso una nuova generazione di servizi industriali. 

“Con Ewon Edge & Cloud, HMS Networks introduce una piattaforma che può accelerare concretamente l’evoluzione della servitizzazione nel mondo OEM,” dichiara Massimo Erba, Industrial Automation BU Manager. “In un mercato che oggi è ancora fortemente focalizzato sulla componente tecnico-meccanica della macchina, questa soluzione porta l’intelligenza direttamente on edge, trasformando la connettività da semplice strumento di teleassistenza a leva strategica per nuovi modelli di business basati su servizi digitali avanzati. La possibilità di elaborare dati direttamente a bordo macchina, gestire dispositivi da remoto e distribuire nuove logiche operative consente infatti ai costruttori di macchine di evolvere verso un modello di post-vendita continuativo, proattivo e ad alto valore aggiunto. È un cambiamento che richiederà tempo e maturazione culturale, ma che risponde già oggi alle aspettative degli utilizzatori finali, sempre più orientati a servizi evoluti, continuità operativa e modelli basati sulle Opex piuttosto che sul semplice investimento iniziale.” 

La piattaforma nasce per rispondere alle nuove esigenze del manifatturiero moderno, dove cybersecurity, semplicità di gestione e scalabilità stanno diventando elementi centrali delle strategie di digitalizzazione. Ewon Edge & Cloud integra funzionalità avanzate di sicurezza, tra cui VPN, Single Sign-On, autenticazione multifattore e log di audit completi, oltre a offrire prestazioni di accesso remoto significativamente migliorate rispetto alla generazione precedente. 

“Con Ewon Edge & Cloud portiamo sul mercato una piattaforma pensata per accompagnare costruttori di macchine e industrie manifatturiere verso una nuova fase della connettività industriale,” commenta Emanuele Credaro, Sales Manager France, Iberia & Italy di HMS Networks. “La collaborazione con EFA Automazione e Relatech rappresenta un elemento strategico fondamentale, perché ci permette di affiancare al valore della tecnologia anche competenze applicative, supporto locale e una profonda conoscenza del mercato industriale italiano.”

“Le aziende industriali hanno bisogno di un accesso remoto sicuro, semplice e progettato per ambienti operativi reali,” aggiunge Marco Bulacher, Strategic Product Manager di HMS Networks. “Con Ewon Edge & Cloud offriamo una piattaforma che risponde alle aspettative IT mantenendo la solidità richiesta dall’OT.”

Pensata sia per i costruttori di macchine sia per gli utilizzatori finali, la piattaforma consente di standardizzare la connettività tra macchine, linee produttive e siti industriali, semplificando la gestione degli accessi e migliorando la continuità operativa. L’approccio modulare permette inoltre alle aziende di iniziare con l’accesso remoto sicuro ed evolvere progressivamente verso applicazioni di edge computing, raccolta dati, analytics avanzati e integrazione con piattaforme IIoT, senza dover sostituire l’infrastruttura esistente. 

EFA Automazione e Relatech presenteranno ufficialmente Ewon Edge & Cloud presso il proprio stand a SPS Italia 2026 (Padiglione 5 – Stand G005), dove i visitatori potranno assistere a demo dedicate e approfondire le opportunità applicative della piattaforma per OEM, system integrator ed end user industriali. 

Principali funzionalità di Ewon Edge & Cloud

  • Accesso remoto industriale sicuro con VPN, SSO e MFA
  • Gestione centralizzata di utenti, accessi e permessi
  • Edge computing distribuito direttamente a bordo macchina
  • Integrazione edge-to-cloud per analytics e servizi digitali
  • Connettività standardizzata in ambienti multi-vendor
  • Supporto a manutenzione predittiva e raccolta dati avanzata
  • Architettura scalabile e pronta per future applicazioni IIoT 

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Relatech, è un fornitore leader di soluzioni digitali abilitanti, attivo nei mercati della Digital Transformation, dell’Automazione Industriale e della Cybersecurity, supportando PMI e grandi aziende nei loro percorsi di innovazione e trasformazione digitale, sia in Italia che all’estero. Offre soluzioni end-to-end — dalle prime interazioni digitali con il mondo esterno fino all’automazione industriale — basate su tecnologie avanzate come Intelligenza Artificiale, Cybersecurity, Cloud, IoT e Big Data, oltre a servizi di Advisory, Formazione ICT e Analisi dei Dati, promuovendo un’innovazione responsabile e una crescita sostenibile. Grazie a un solido ecosistema di Ricerca & Sviluppo e a partnership strategiche — tra cui Microsoft — l’azienda guida le imprese verso un Rinascimento Digitale, in cui la tecnologia è accessibile e abilitante per tutti. Il presente comunicato stampa è online su www.relatech.com (sezione Investor Relations/Comunicati stampa).

EFA Automazione SpA, parte del gruppo Relatech, opera da 30 anni in ambito di automazione industriale con prodotti, soluzioni e know how dedicati al mondo della connettività per l’integrazione di sistemi. Precursore assoluto di alcune delle tematiche che permeano l’attuale scenario 4.0, EFA Automazione ha anticipato molti trend tecnologici, tra cui quello dell’IoT, che attualmente cavalca da protagonista offrendo soluzioni all’avanguardia nell’uso del cloud e della comunicazione wireless in tutte le sue forme architetturali. EFA Automazione è una realtà unica nel panorama industriale nazionale, in grado di offrire un vantaggio strategico a tutti gli stakeholder dell’ecosistema di cui è parte: clienti, system integrator, partner e fornitori. La sinergia con Relatech rende EFA Automazione un polo dotato di competenze, tecnologie e assets a 360 gradi in ambito di convergenza IT/OT, attraverso il quale le aziende – sia PMI che di grandi dimensioni – possono accedere alle tecnologie digitali più avanzate per risolvere tutte le esigenze di connettività, raccolta, analisi e protezione dei dati e delle macchine al fine di aumentare la loro marginalità e competere sempre meglio sui loro mercati di sbocco.

HMS Networks, We make industrial equipment communicate. HMS sta per Hardware Meets Software™: connettendo hardware industriale e sistemi software, i nostri clienti aumentano produttività e sostenibilità. Con oltre 600.000 gateway Ewon installati nel mondo, HMS Networks porta decenni di esperienza nella connettività industriale e nel remote access sicuro. Supportata da più di 23 uffici worldwide e da una rete di supporto industriale globale, HMS unisce competenza locale e portata internazionale.

Nidec Drives a SPS Italia Academy 2026: talenti e competenze al centro del futuro del manifatturiero

Nidec Drives a SPS Italia Academy 2026: talenti e competenze al centro del futuro del manifatturiero. L’azienda rafforza il proprio impegno verso le nuove generazioni, integrando innovazione, formazione e collaborazione con il mondo accademico e della formazione tecnica avanzata

Nidec Drives sarà presente a SPS Italia Academy 2026 (26-28 maggio a Parma – pad. 8, stand B008), confermando il proprio impegno nel sostenere lo sviluppo delle competenze e nell’affrontare una delle principali sfide del manifatturiero contemporaneo: l’attrazione e la valorizzazione dei talenti.

In un contesto in cui la trasformazione digitale sta ridefinendo modelli organizzativi, processi e competenze, le aziende sono chiamate a evolvere non solo dal punto di vista tecnologico, ma anche culturale e organizzativo. In questa direzione si inserisce il percorso intrapreso da Nidec Drives, che negli ultimi anni ha rafforzato il proprio modello operativo attraverso il potenziamento del servizio al cliente, lo sviluppo di nuovi centri di R&D localizzati e vicini al mercato e la crescita di figure professionali con responsabilità sempre più globali. Il tutto senza mai sottovalutare l’importanza di creare un vero e proprio vivaio di talenti, in grado di capitalizzare le competenze interne e di sostenere un passaggio generazionale solido e di successo.

Talenti e Academy: una scelta strategica

La partecipazione con un format innovativo all’edizione 2026 di SPS rappresenta una scelta strategica che riflette un approccio strutturato all’ingaggio delle nuove generazioni, basato su una collaborazione sempre più stretta tra l’azienda e il mondo accademico e della formazione tecnica avanzata.

Si tratta di un percorso che per Nidec Drives è già consolidato e che oggi trova una sintesi concreta nella presenza in fiera, attraverso attività di formazione, confronto e orientamento rivolte a studenti e giovani professionisti.

L’obiettivo di Nidec Drives è chiaro: posizionarsi come trait d’union tra le nuove generazioni e il patrimonio di competenze delle figure più esperte in azienda, offrendo non solo opportunità professionali, ma anche un metodo di lavoro capace di valorizzare le conoscenze che i talenti sviluppano nel proprio percorso formativo, integrando metodologia, competenze tecniche e soft skill, e accompagnandoli a farsi trovare pronti al momento giusto per un efficace “passing the torch”.

Il valore del mentoring

Un elemento distintivo di questo percorso è rappresentato dal ruolo del mentoring. Le figure più senior assumono sempre più il ruolo di facilitatori e “traduttori” di competenze, accompagnando le nuove generazioni nello sviluppo di un approccio concreto e strutturato al lavoro. La tecnologia, in questo senso, rappresenta un supporto importante, ma non può sostituire il valore della relazione, della condivisione e della trasmissione dell’esperienza.

Tecnologia e AI: al servizio delle persone

In questo scenario, la tecnologia rappresenta un fattore abilitante fondamentale, mentre l’intelligenza artificiale si configura come uno strumento di supporto all’uomo, non sostitutivo. Il suo valore non risiede solo nella disponibilità di dati o nella capacità di automatizzare processi, ma soprattutto nella possibilità di interpretarli e trasformarli in decisioni consapevoli: un ruolo che resta saldamente nelle mani delle persone.

Nuove competenze per nuovi modelli industriali

L’evoluzione tecnologica richiede anche un cambiamento nei modelli di lavoro e, conseguentemente, nei percorsi formativi, rendendo prioritaria la necessità di sviluppare a tutti i livelli metodologie consolidate, capacità di visione e di integrazione. Il passaggio da sistemi monolitici a modelli modulari e interconnessi impone infatti un approccio più ampio, in cui le singole tecnologie devono essere “spacchettate” e integrate in modo intelligente all’interno di architetture complesse. In questo contesto, diventa centrale la capacità di avere una visione d’insieme e di far dialogare tra loro sistemi diversi, con un ruolo sempre più strategico della componente umana.

Con la partecipazione a SPS Italia Academy 2026, Nidec Drives conferma quindi la propria visione: costruire un ponte tra innovazione tecnologica e sviluppo delle competenze, contribuendo alla crescita di un ecosistema industriale più sostenibile, attrattivo e orientato al futuro.

Nidec Drives

Creiamo il movimento del mondo. Forniamo soluzioni di automazione che aggiungono valore al nostro mondo, dalla produzione alimentare, alla movimentazione di materiali e persone, fino al comfort in qualsiasi ambiente. Siamo ovunque, facciamo la differenza. I nostri azionamenti di precisione sono progettati per migliorare le prestazioni, l’efficienza e la produttività, creando un movimento essenziale verso un futuro sostenibile. Insieme, rendiamo il mondo più intelligente.

Per ulteriori informazioni, visitare il sito www.drivesfromnidec.com

SPS Italia
26-28 maggio 2026, Fiere di Parma
Pad. 8, stand B008 – Area Academy

RELATECH analizza l’evoluzione delle minacce Cyber

RELATECH ANALIZZA L’EVOLUZIONE DELLE MINACCE CYBER: ATTACCHI SEMPRE PIÙ AUTOMATIZZATI E MIRATI ALLE IDENTITÀ DIGITALI. L’analisi di RELATECH sulle minacce 2026

La crescita della superficie di attacco digitale e l’aumento delle minacce informatiche evidenziati dai principali osservatori del settore trovano conferma anche nei dati del Risk Operations Center di Relatech.

Relatech, leader nelle soluzioni digitali, presenta un’analisi aggiornata dell’evoluzione delle minacce informatiche che colpiscono oggi imprese e organizzazioni. La crescente digitalizzazione dei processi aziendali, la diffusione di infrastrutture cloud, l’interconnessione di sistemi e dispositivi e l’aumento dei servizi digitali esposti su Internet stanno ampliando rapidamente la superficie di attacco a disposizione dei cyber criminali.

In questo scenario, caratterizzato da attacchi sempre più automatizzati e mirati, diventano sempre più centrali il monitoraggio continuo delle infrastrutture digitali e la capacità di individuare tempestivamente attività sospette.

Il quadro è confermato anche dai principali osservatori del settore. Secondo il Rapporto Clusit sulla sicurezza ICT in Italia, gli attacchi informatici continuano a crescere sia a livello globale sia nel nostro Paese.

Analogamente, l’ENISA Threat Landscape evidenzia come ransomware, phishing e compromissione delle credenziali rappresentino i principali vettori di attacco cyber, mentre il Data Breach Investigations Report (DBIR) di Verizon sottolinea come una quota significativa delle violazioni informatiche sia legata proprio all’abuso di credenziali e identità digitali compromesse.

Queste tendenze trovano riscontro anche nei dati raccolti dal Risk Operations Center di Relatech, il centro di sicurezza attraverso cui l’azienda monitora e analizza quotidianamente migliaia di eventi cyber provenienti dalle infrastrutture digitali dei propri clienti.

L’analisi, basata sugli eventi rilevati negli ultimi sei mesi, offre una fotografia concreta dell’evoluzione recente delle minacce digitali.

All’interno di questa strategia di protezione opera Relatech Cloud Security, la business unit del Gruppo dedicata alla protezione delle infrastrutture digitali e dei dati aziendali.

L’area integra competenze in cyber security, cloud e IT infrastructure, offrendo servizi gestiti e soluzioni personalizzate progettate per rafforzare la resilienza cibernetica delle organizzazioni. Tra le attività rientrano servizi di monitoraggio e gestione della sicurezza attraverso centri operativi SOC e NOC attivi 24/7, oltre all’integrazione di piattaforme tecnologiche progettate su misura per proteggere gli ambienti digitali aziendali.

L’analisi degli eventi gestiti dal SOC di Relatech, classificati secondo il framework internazionale MITRE ATT&CK, consente di individuare con precisione le principali tecniche utilizzate dagli attaccanti. Nel periodo analizzato gli attacchi rilevati sono aumentati del 44%, passando da circa 32.000 episodi nell’agosto 2025 a oltre 46.000 nel gennaio 2026.

Tra le tecniche più diffuse emerge in particolare il credential access, che rappresenta circa il 30% degli eventi rilevati, seguito dai tentativi di initial access (24,4%), attraverso cui gli attaccanti cercano di ottenere il primo accesso alle infrastrutture della vittima. Un ulteriore 11% degli eventi riguarda attività di command and control, che indicano tentativi di mantenere il controllo dei sistemi compromessi e stabilire canali di comunicazione con infrastrutture esterne.

Tra gli eventi più frequentemente rilevati figurano attività di scanning delle infrastrutture esposte, tentativi di accesso non autorizzato tramite credential attack e numerose operazioni riconducibili a tecniche di brute force e password spraying, utilizzate dagli attaccanti per individuare credenziali valide e ottenere un primo punto di ingresso nelle reti aziendali.

Le analisi del SOC – unità centralizzata, composta da esperti di sicurezza e tecnologie avanzate, che monitora, rileva, analizza e risponde alle minacce informatiche 24/7 – indicano inoltre che la compromissione delle credenziali di accesso rappresenta la principale causa degli incidenti osservati, spesso ottenuta attraverso campagne di phishing o tentativi automatizzati di accesso alle credenziali sfruttando configurazioni deboli o sistemi esposti su Internet.

Parallelamente, il SOC ha rilevato anche numerosi eventi riconducibili alle fasi successive del ciclo di attacco, tra cui privilege escalation, lateral movement e command and control, che indicano tentativi da parte degli attaccanti di espandere progressivamente la propria presenza all’interno delle reti compromesse e mantenere il controllo dei sistemi.

“Le attività che osserviamo quotidianamente dal nostro centro operativo confermano che gli attacchi informatici stanno diventando sempre più automatizzati, scalabili e mirati alle identità digitali”, commenta Andrea Ferrazzi, Cybersecurity & Cloud Business Unit Director di Relatech. “Non si tratta più di eventi isolati, ma di processi strutturati attraverso cui gli attaccanti individuano vulnerabilità nelle infrastrutture esposte. In questo contesto le organizzazioni devono rafforzare la propria postura di sicurezza adottando modelli basati su monitoraggio continuo, analisi avanzata delle minacce e capacità di risposta rapida agli incidenti. La capacità di anticipare e rilevare tempestivamente le anomalie diventa oggi un fattore decisivo per proteggere infrastrutture, dati e continuità operativa”

ABOUT RELATECH

Relatech, è un fornitore leader di soluzioni digitali abilitanti, attivo nei mercati della Digital Transformation, dell’Automazione Industriale e della Cybersecurity, supportando PMI e grandi aziende nei loro percorsi di innovazione e trasformazione digitale, sia in Italia che all’estero. Offre soluzioni end-to-end — dalle prime interazioni digitali con il mondo esterno fino all’automazione industriale — basate su tecnologie avanzate come Intelligenza Artificiale, Cybersecurity, Cloud, IoT e Big Data, oltre a servizi di Advisory, Formazione ICT e Analisi dei Dati, promuovendo un’innovazione responsabile e una crescita sostenibile. Grazie a un solido ecosistema di Ricerca & Sviluppo e a partnership strategiche — tra cui Microsoft — l’azienda guida le imprese verso un Rinascimento Digitale, in cui la tecnologia è accessibile e abilitante per tutti. Il presente comunicato stampa è online su www.relatech.com (sezione Investor Relations/Comunicati stampa).

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KRIWAN: le buone pompe intelligenti

KRIWAN: le buone pompe intelligenti. Nel corso degli anni, gli ingegneri sono diventati molto abili nella produzione di pompe “buone” e persino “eccellenti”. I professionisti del settore hanno stabilito numerosi standard per le corrette pratiche di installazione e perfezionato la loro capacità di far funzionare le pompe in modo professionale ed efficiente

Decenni di formazione, apprendimento ed esperienza hanno accumulato una vasta conoscenza. La domanda è: sarà sufficiente per il futuro?

“Buono” non è abbastanza

Molte aziende e mercati sono sconvolti dalla digitalizzazione e dalle soluzioni digitali. Librai, tassisti e albergatori sono alcuni esempi di professionisti che spesso vivono questa esperienza.

Le domande che inevitabilmente sorgono per i professionisti del settore delle pompe sono: può questo accadere anche al mercato delle pompe?

E pompe e tubi possono essere trasformati in un servizio web digitale o in un’APP per smartphone? Mentre l’industria delle pompe avrà sempre hardware “reale”, poiché una soluzione virtuale non sarebbe efficace, le pompe di domani non saranno solo realizzate in acciaio o alluminio, ma avranno anche componenti digitali aggiuntivi; le pompe saranno sempre prodotti fisici reali, ma saranno intelligenti. L’eccellenza produttiva, l’alta qualità e l’efficienza da sole non saranno sufficienti in futuro per soddisfare le esigenze del mercato. Oltre a queste competenze, i produttori devono anche integrare funzionalità digitali nei loro prodotti. Le funzionalità “intelligenti” o “digitali” significano che la pompa può creare e inviare dati, può comunicare con altri componenti o controller ed è parte attiva del gemello digitale di un edificio o di un sistema idrico comunale.

Vantaggi delle pompe intelligenti

Quando una pompa immette materiale e invia dati contemporaneamente, può diventare parte attiva di una strategia di manutenzione avanzata. Informazioni su temperatura, tensione, corrente e perdite dei cuscinetti possono contribuire a prevenire guasti imprevisti. È possibile monitorare le tendenze e inviare avvisi prima che si verifichi una situazione critica. Questa misura preventiva è molto utile per mantenere i sistemi in funzione. Se le stazioni di pompaggio in un sistema di acque reflue comunicano tra loro, il rischio di allagamento può essere ridotto in caso di forti piogge. Un sistema di questo tipo è stato sviluppato e testato a Berlino, in Germania, presso l’Università Tecnica. Sei stazioni di pompaggio sono state collegate tra loro tramite comunicazione wireless e hanno inviato il livello dell’acqua in ciascuna stazione a un controller (vedi figura 2). Il rischio di tracimazione nella stazione 5 è stato significativamente ridotto quando le stazioni da 1 a 4 sono state in grado di adattare il loro algoritmo di controllo ai livelli di precipitazione attuali[1].

Figura 2: Rappresentazione di una stazione di pompaggio per acque reflue collegata.

Questo esempio spiega come la digitalizzazione e il trasferimento di dati remoti possano aumentare il valore di una pompa. A seconda dell’applicazione, ci sono diverse opportunità vantaggiose aggiuntive se le pompe diventano intelligenti. I potenziali benefici potrebbero essere basati sui dati geografici GPS, sulla riduzione del consumo energetico grazie all’uso ottimizzato di inverter di frequenza e altri dati.

Passaggi verso una pompa digitale

Come può una pompa diventare intelligente e digitale? Oltre ai parametri ben noti di una pompa esistente di alta qualità come la selezione dei materiali, la progettazione esperta della geometria e delle dimensioni e un processo di produzione affidabile, è necessario integrare nella progettazione sensori e capacità di digitalizzazione dei dati. Spesso, i sensori per la temperatura degli avvolgimenti del motore, o per le perdite, sono già utilizzati nelle pompe come misura di sicurezza. Un buon modo per sviluppare una pompa intelligente è quindi iniziare con i sensori già esistenti e aggiungere sensori e valori al modulo elettronico, creando valore aggiuntivo. La Figura 3 mostra un tale modulo: il Kriwan INT69YF è un modulo di protezione della pompa dotato di un’interfaccia digitale e in grado di inviare i dati misurati a uno smartphone, un laptop o un controller. Diversi sensori importanti possono essere collegati al modulo e il relè di protezione garantisce sia un’affidabile protezione della pompa, sia l’aggiunta di funzionalità digitali intelligenti alla pompa. Alcune funzionalità che possono essere aggiunte includono: un data logger, un monitor in tempo reale e la possibilità di personalizzare il relè tramite un’app per smartphone.

È possibile collegare i seguenti sensori:

• Temperatura degli avvolgimenti del motore (PTC, PT100, PT1000 o bimetallico)

• 2 sensori di temperatura dei cuscinetti (PTC, PT100 o PT1000)

• 2 sensori di perdita (misura della conduttività)

• 1 ingresso 4-20 mA per uso generico (ad es. vibrazione o pressione)

• Monitoraggio di fase (sottotensione, perdita di fase, sequenza di fase…)

I sensori sopra menzionati misurano i parametri fisici della pompa e/o del processo. A seconda dell’applicazione, vengono utilizzati sensori diversi: in alcuni casi, l’alloggiamento metallico della pompa viene utilizzato come un polo per la misurazione delle perdite, in altri casi vengono utilizzati due pin isolati.

A seconda dell’applicazione, l’ingresso 4-20 mA può essere collegato a un sensore di vibrazione, un trasmettitore di pressione o una fonte di dati simile. Un vantaggio del relè sopra menzionato è la sua possibilità di essere regolato e programmato tramite un’APP per smartphone.

Questa caratteristica consente un adattamento rapido e semplice alle singole esigenze locali sul campo, nonché la preimpostazione di fabbrica delle impostazioni predefinite. La connettività è configurata tramite otto connettori a vite rimovibili.

Ciò consente la preimpostazione di fabbrica di cavi e fili.

Nel caso in cui la pompa si trovi in ​​una situazione critica e possa essere danneggiata, il relè di protezione può spegnerla.

Si possono evitare danni gravi e la pompa è protetta.

Tutti questi sensori misurano anche dati che possono essere di grande valore per altri componenti dell’applicazione: ad esempio, un controller sarebbe se la sequenza di fase è errata e se una pompa centrifuga sta funzionando a bassa efficienza.

L’interfaccia con il controller può essere configurata facilmente con un gateway Modbus.

Tutti i dati possono quindi essere trasmessi a uno smartphone (iOS, Android o Windows Mobile) o a un laptop, tramite Bluetooth o USB. Questo aiuta un tecnico dell’assistenza sul campo a identificare la causa principale di un guasto e a risolvere i problemi in un’applicazione.

È disponibile un ecosistema completo di gateway, cavi e software.

Conclusione

Le pompe intelligenti sono una delle principali tendenze del settore odierno. Le pompe digitali possono aggiungere valore e rafforzare il rapporto tra produttore e cliente. Per progredire nel mondo digitale, è una buona opzione utilizzare i sensori già implementati nel sistema per la protezione della pompa e migliorarne l’utilizzo e la funzionalità con un relè di protezione della pompa migliorato.

Informazioni sull’autore

Christian Ellwein è l’amministratore delegato di KRIWAN Industrie-Elektronik GmbH, a Forchtenberg, in Germania. Con oltre 20 anni di esperienza, Ellwein ha iniziato la sua carriera come Responsabile del team R&S e ha progressivamente progredito nel settore fino a raggiungere la sua posizione attuale. Ha conseguito una laurea triennale in Ingegneria Elettronica presso l’Università di

Scienze Applicate di Heilbronn e un dottorato di ricerca presso l’Università di Northumbria a Newcastle, in Inghilterra.

Riferimento

1. Ellwein, C: Digitalisierung von Verdichtern, Pumpen und Ventilatoren; Offenbach: VDE-Verlag; 2019

Pompe volumetriche industriali: il cuore silenzioso dell’efficienza produttiva

Le pompe volumetriche rappresentano strumenti indispensabili in diversi settori industriali, in particolare nel comparto chimico e petrolchimico, laddove si opera con fluidi abrasivi e corrosivi e con materiali viscosi

Kiepe Electric SpA, azienda italiana che dal 1959 seleziona, personalizza e distribuisce componenti e soluzioni per l’industria di processo, sistemi anticollisione, antincendio e per la sicurezza sul lavoro, include nella propria offerta anche l’intera gamma di pompe volumetriche industriali GRACO, sia elettriche che pneumatiche.

Prima di scendere più nel dettaglio e scoprire i vantaggi delle pompe GRACO, vediamo quanti tipi di pompe industriali esistono e quali sono le loro principali applicazioni.

Pompe industriali: come vengono classificate

Le pompe industriali attualmente disponibili sul mercato possono essere suddivise in due macrocategorie: le pompe dinamiche (di cui fanno parte le pompe centrifughe e quelle a trascinamento magnetico) e quelle volumetriche (le quali si suddividono in pompe a lobi rotativi, a ingranaggi, a vite eccentrica, peristaltiche e a membrana).

In questa sede ci concentreremo sulle pompe a membrana; tuttavia, è doveroso un accenno anche alle altre tipologie di pompe impiegate nell’industria. Le pompe dinamiche, infatti, vengono utilizzate in particolare laddove c’è necessità di trattare portate elevate di fluidi a bassa viscosità, come accade ad esempio nel caso del trattamento e della distribuzione dell’acqua.

Le pompe volumetriche, invece, sono progettate per trattare fluidi di diversa viscosità, fornendo un flusso costante, e hanno un ampio spettro di applicazione, spaziando dall’industria alimentare a quella farmaceutica, senza contare il settore chimico e petrolchimico.

I vantaggi delle pompe a membrana GRACO

Le pompe industriali a membrana GRACO presentano numerosi vantaggi, tra cui la capacità di andare in stallo sotto pressione, il che significa che, in caso di ostruzioni o di chiusura delle valvole, la pompa si ferma senza danneggiarsi. Le pompe GRACO, inoltre, funzionano a secco senza che vengano danneggiati né le membrane né i meccanismi interni. Tra gli altri pro delle pompe GRACO ricordiamo l’adescamento automatico, la modalità a bassa pulsazione (presente nelle pompe elettriche), il controllo della portata e il controllo remoto.

Le pompe GRACO, inoltre, non hanno bisogno di alcuna attrezzatura aggiuntiva, che rappresenterebbe un costo in più.

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Pompe QUANTM e pompe HUSKY: quali sono le differenze

Le pompe a membrana GRACO QUANTM, basate sulla tecnologia brevettata del motore FluxCore, rappresentano una vera e propria rivoluzione nell’ambito delle pompe industriali. Innanzitutto, pur essendo elettriche, le pompe GRACO QUANTM hanno un ingombro ridotto; inoltre, sono le uniche pompe elettriche in grado di andare in stallo sotto pressione.

A ciò si aggiungono vantaggi come la silenziosità, la sostenibilità (garantendo un risparmio di energia fino all’80%), l’auto-adescamento, la capacità di funzionare a secco, i costi minimi di manutenzione e la possibilità di riceverle anche in versione ATEX per i contesti più a rischio.

Le pompe pneumatiche HUSKY includono un’intera gamma di pompe a doppia membrana in metallo o in plastica ideali soprattutto per sostanze chimiche e solventi corrosivi e abrasivi.

I vantaggi delle pompe a membrana HUSKY sono numerosi: hanno una costruzione robusta, che permette loro di resistere efficacemente all’abrasione e alla corrosione; una lunga durata, accompagnata da una maggiore produttività e da bassi costi di gestione; sono in grado di funzionare a secco senza subire alcun danno; sono autoadescanti; funzionano a basse pulsazioni – il che permette di ridurne l’usura – e senza lubrificante; la loro manutenzione è facile e veloce; presentano una valvola dell’aria modulare, che assicura una sostituzione rapida, con l’obiettivo di implementare l’efficienza e minimizzare i tempi di fermo e, al tempo stesso, è anche accessibile dall’esterno, così da velocizzare gli interventi manutentivi senza però che sia necessario rimuovere la pompa.

Anche nel caso delle pompe HUSKY, infine, è possibile richiedere la versione ATEX per operare in contesti esplosivi.

Le pompe GRACO distribuite in Italia da Kiepe Electric, come abbiamo visto, sono attualmente tra i prodotti migliori presenti sul mercato in termini di efficienza, sicurezza e risparmio energetico. L’utilizzo delle pompe a membrana GRACO permette di implementare la produttività migliorando parallelamente la sicurezza degli operatori e proseguendo nella direzione di una crescente sostenibilità.