Turck Banner: sensori efficaci e flessibili

sensori Q45 ultrasonic

I nuovi sensori Q45UAA sono wireless, compatti e particolarmente performanti. Sono denominati Q45 Ultrasonic All-in One

Turck Banner Italia, tra i principali fornitori di sensori, illuminatori e segnalatori industriali, sistemi bus e sicurezza, presenta con i nuovi sensori wireless Q45UAA Ultrasonic All-in-One, una serie di dispositivi in grado di risolvere in modo efficiente le più svariate applicazioni.

La gamma di sensori e nodi wireless All-in-One serie Q45 include da ora i nuovi sensori a ultrasuoni a corto raggio del Q45UAA. Con un raggio di rilevamento da 100 mm a 1 m, questi dispositivi compatti sono progettati per adattarsi facilmente in spazi ristretti e monitorare in modo affidabile contenitori di dimensioni molto ridotte.

Una volta installato, il Q45UAA può monitorare, ad esempio, il livello di riempimento di liquidi o solidi in un serbatoio o contenitore e comunicare i dati a un controller wireless DXM su una rete wireless.

Un solo dispositivo “cost-effective” di rapida applicazione

Il Q45UAA alloggia un sensore, un nodo wireless e la batteria in un dispositivo compatto e completamente wireless che rappresenta un risprmio se comparato con l’acquisto dei componenti singoli. Il design All-in-One elide il tempo, la manodopera e i costi di installazione di sensori e nodi separati, un vantaggio significativo per applicazioni su larga scala.

Prevenire i problemi prima della loro insorgenza

Il sensore a ultrasuoni wireless All-in-One semplifica il monitoraggio dei livelli in qualunque contenitore da qualsiasi posizione abilitata in una rete. Gli operatori hanno accesso a dati puntuali e precisi e recepiscono  potenziali problemi già durante il monitoraggio dei livelli da parte del sensore. Grazie a questo sensore gli operatori possono interrompere gli overflow e pompare la cavitazione anche prima che si attivino gli allarmi.

Versatilità per la risoluzione di qualsiasi applicazione

I sensori wireless Turck Banner Q45All-in-One semplificano il monitoraggio e la raccolta di dati da un singolo punto o più punti su risorse critiche all’interno di una struttura o impianto complesso. Gli utenti possono distribuire e ridistribuire un singolo sensore Q45 All-in-One più volte o distribuire più sensori All-in-One in una rete.

L’involucro compatto e la dimensione più piccola del sensore Q45UAA usati come aggiuntivi, rendono ancora più semplice l’implementazione in applicazioni strette e difficili da raggiungere.

La serie Turck Banner Q45 Ultrasonic All-in-One offre la possibilità di automazioni di fabbrica e soluzioni IIoT per molte applicazioni, tra le quali il monitoraggio del livello di riempimento di serbatoi, silos o contenitori anche di prodotti secchi come anche il rilevamento di presenza e assenza.

La versione del sensore di pressione All-in-One Q45PS e il nodo wireless misurano specificamente la pressione di aria, gas e fluidi di sistemi e apparecchiature, mentre la versione Q45THA All-in-One è dedicata al monitoraggio della temperatura e umidità. Con il software cloud Turck Banner Connected Data Solutions è semplicissima la creazione di una soluzione IIoT end-to-end che aiuterà nell’identificazione e risoluzione rapida dei problemi e sarà un ausilio alle decisioni tempestive basate sui dati.

Il primo dottorato in intelligenza artificiale in Italia

Con l’anno accademico 2021-2022 partirà in Italia il primo dottorato in intelligenza artificiale.

Firmata la convenzione tra il Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr), l’Università Sapienza di Roma, il Politecnico di Torino, l’Università Campus Bio-Medico di Roma, l’Università Federico II di Napoli e l’Università di Pisa.

Lo rendono noto il Ministero dell’Università e della Ricerca (Mur) e il Cnr, presso il quale il Mur ha costituito un comitato per elaborare una strategia unitaria e realizzare un coordinamento nazionale, finanziando con 4 milioni di euro il Cnr e con 3,85 milioni di euro l’Università di Pisa.

Sono già disponibili 194 borse di studio, 97 cofinanziate dal Cnr e 97 cofinanziate dal Mur attraverso l’Università di Pisa.
L’investimento complessivo, con il co-finanziamento degli atenei, supererà i 15 milioni di euro.
“Si tratta di una grande opportunità per il nostro Paese. Con il dottorato in intelligenza artificiale l’Italia sarà più competitiva sulle tecnologie avanzate”, ha affermato il titolare del Mur, Gaetano Manfredi.

Complessivamente, il mercato dell’Intelligenza artificiale in Italia è agli albori, con una spesa in tecnologie nel settore di poche centinaia di milioni di euro l’anno. Lo studio McKinsey individua le possibilità di maggior sviluppo, e ritorno economico, in settori industriali strategici per il Paese come il manifatturiero, la robotica industriale e di servizio, l’agroalimentare.

“Si gioca qui una delle grandi sfide del nostro futuro”, ha detto il rettore della Sapienza, Eugenio Gaudio, “e per questo dobbiamo investire nella formazione e nella specializzazione dei giovani a partire da quei settori, come la robotica e l’Intelligenza artificiale, che costituiscono un’eccellenza del nostro Paese.

L’avvio di un dottorato nazionale potrà rappresentare il trampolino di lancio per progetti di grande impatto scientifico”. L’Università La Sapienza, sul tema, dal 2009 offre un corso in lingua inglese.

Uno studio sui lavori scientifici nel settore dell’Ai, basato su dati Scopus di Elsevier, posiziona l’Italia al decimo posto a livello mondiale come numero di pubblicazioni. Il loro impatto scientifico, però, ci colloca al quinto posto. “Il nostro Paese può sicuramente contare su un grande punto di forza: la qualità della sua ricerca scientifica”, ha detto il presidente del Cnr, Massimo Inguscio. “Dobbiamo ripartire dalla ricerca, digitale e intelligenza artificiale sono settori cruciali”.

Robot a quattro zampe per scansioni laser

robots

All’interno del Van Dyke Transmission Plant, Ford sperimenta l’utilizzo di due robot a quattro zampe Fluffy e Spot, sviluppati da Boston Dynamics, per scansionare al laser gli spazi dello stabilimento, aiutando gli ingegneri ad aggiornarne il design originale e riorganizzare il layout dell’impianto

Ford, dall’inizio di agosto, all’interno del Van Dyke Transmission Plant, sperimenterà, Fluffy e Spot, due robot simili a cuccioli di cani che possono sedersi, stringere la mano e persino rotolare, ma, soprattutto, eseguire scansioni a 360°, inclinarsi a 30° e salire scale per ore, senza stancarsi.

Hanno queste caratteristiche e capacità perché sono robot a quattro zampe con la mobilità simile a quella di un cane, dal peso di circa 30 kg (70 pound) e fanno parte di una sperimentazione Ford progettata per risparmiare tempo, ridurre i costi e aumentare l’efficienza nelle aree di produzione dell’Ovale Blu.

Fluffy, il nome dato dall’handler del robot Paula Wiebelhaus, è uno dei due modelli che è stato noleggiato da Boston Dynamics, un’azienda di robotica altamente specializzata, mentre l’altro androide si chiama Spot.

Entrambi di colore giallo brillante, sono dotati di cinque telecamere, possono viaggiare fino a 4.8 km/h (3 mph) e hanno una batteria della durata di quasi due ore.

Saranno utilizzati per scansionare gli spazi dell’impianto e assistere gli ingegneri Ford nell’aggiornamento del Computer Aided Design di riferimento.

Come afferma Mark Goderis, Digital Engineering Manager di Ford: “Facendo in modo che i robot eseguano la scansione della nostra struttura, possiamo vedere come appare attualmente e costruire un nuovo modello ingegneristico. Tale modello digitale viene, quindi, utilizzato quando è necessario riorganizzare l’impianto per l’introduzione di nuovi prodotti. La scansione poteva richiedere due settimane. Con l’aiuto di Fluffy, siamo in grado di farlo in metà del tempo”.

Il vecchio metodo utilizzato per la scansione, inoltre, aveva costi elevati di quasi 300.000 dollari. Il funzionamento di questo progetto pilota contribuirà a ridurre ed ottimizzare le risorse, portando il prima possibile i nuovi veicoli sul mercato.

Ora, i robot possono essere azionati fino a 50 metri di distanza, utilizzando un’app dedicata per tablet, ma nel futuro l’intenzione è quella di farli funzionare da remoto, programmandoli per le attività negli impianti e ricevendo immediatamente report da qualsiasi area del paese.

La chiave del successo di Fluffy e Spot è la loro agilità. Questi robot, attraverso un dispositivo simile a un giocattolo, sono in grado di vedere da remoto ciò che viene inquadrato dalla telecamera, e, in caso di problemi, azionare  il dispositivo tasto di arresto sicuro, per impedire un’eventuale collisione.

I robot hanno tre andature operative: modalità camminata, una per i piani inclinati e una a velocità speciale per affrontare le scale. Possono, altresì, cambiare posizione e rannicchiarsi facilmente. Sono in grado di gestire scenari difficili, dalle grate ai gradini, fino a pendenze di 30°, se cadono, possono rialzarsi da soli e mantengono una distanza sicura e stabilita dagli oggetti per evitare collisioni.

A volte, Fluffy si siede sulle sue cosce e si appoggia sul retro di un piccolo robot a guida autonoma, noto informalmente come Scouter che si muove uniformemente per i corridoi dello stabilimento, consentendo all’automa maggiore di conservare la carica della batteria fino al momento di mettersi al lavoro. Scouter può spostarsi autonomamente nelle strutture, durante la scansione e l’acquisizione di riferimenti in 3D, per generare una versione CAD della struttura. Se un’area è troppo stretta, Fluffy giunge in suo soccorso.

Realtà Aumentata e Virtuale

“Il blocco degli spostamenti e la soppressione degli eventi causata dal Covid-19 hanno spinto le aziende a cercare soluzioni alternative per avere un contatto diretto con i clienti e replicare la realtà”: la riflessione di Roberto Del Ponte, senior manager di InfinityReply pubblicata su “Genio & Impresa” di Assolombarda apre le porte a un futuro sempre più digitale e innovativo delle aziende italiane

Lo sviluppo di tecnologie di realtà aumentata e virtuale può rappresentare una svolta singolare per molte applicazioni utili alle aziende.

Secondo uno studio di Klecha& Co, banca di investimento specializzata in tecnologia, a livello mondiale nel 2023 la spesa delle aziende per sistemi di realtà aumentata (Ar) e realtà virtuale (Vr) raggiungerà i 121 miliardi di dollari. In realtà, questi strumenti digitali non sono così futuristici come si potrebbe pensare, poiché “cataloghi, virtualmakeup, app per provare vestiti o accessori e filtri fotograficisono entrate dal telefono quasi in sordina, ma sono state accettate perché su uno strumento con cui si ha confidenza”, spiega Del Ponte.

Tuttavia, ci sono diverse barriere di accesso legate principalmente al software e all’hardware delle applicazioni aziendali, dai costi di sviluppo fino alla diffusione degli strumenti per poterne beneficiare.

Come suggerito da Del Ponte: “L’ideale sarebbe creare piattaforme che consentano alle aziende di predisporre in autonomia dei contenuti, consentendo così di semplificare il processo e di permettere ai nuovi sistemi di dialogare con programmi già esistenti nelle aziende”.

L’adozione di sistemi di computer vision e machine learning offrono la possibilità di riconoscere situazioni, processi, luoghi e di restituire informazioni all’utente che indossa il visore. Conclude Del Ponte: “Per quanto riguarda l’assistenza da remoto, stiamo pensando a dei visori olografici ancora più agili e comodi che consentiranno all’operatore che li indossa di tenere le mani libere. In questo modo i visori di Ar potranno essere adottati anche durante la formazione professionale, dove poter fare operazioni guidate sul campo diventerà più immediato e utile”.

Remtech Expo edizione 2020 in digitale

remtech digitale

Dal 21 al 25 Settembre, in occasione della Remtech Week, si terrà l’appuntamento con Remtech Expo, quest’anno in versione digitale

Si tratta della prima piattaforma digitale internazionale, dedicata ai temi della tutela dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile dei territori.

Uno strumento assolutamente nuovo che rimarrà vivo, visibile e fruibile nel tempo – life cycle platform – garantendo, partecipazione potenziata, innovazione, internazionalizzazione, comunicazione, continuità di azione.

La piattaforma si compone di una Hall di ingresso per la registrazione, un’ampia Exhibition room ricca di informazioni, servizi e tecnologie, dieci Conference rooms parallele, l’International Club per l’organizzazione degli incontri bilaterali internazionali con i delegati stranieri, il lounge caffè Alfredo’s per poter godere di alcuni momenti di relax e di networking con la community specializzata di Remtech Expo Digital.

Tutti gli eventi delle Conference rooms saranno registrati e rimarranno visibili sulla piattaforma come naturalmente per le Exhibition company rooms.

Per gli Espositori, sarà potenziata l’attività di internazionalizzazione, sarà possibile partecipare alle conferenze e giocare un ruolo da attori protagonisti, essere contattati direttamente e proporre delle vere e proprie company experience, così come realizzare un incontro tecnico di approfondimento e naturalmente accedere al Lounge caffè Alfredos’.

Sono previsti inoltre, qualora possibile, eventi in presenza presso le sedi delle Istituzioni con le quali vi è la piena convergenza per quanto riguarda la definizione delle strategie e degli obiettivi.

La Digital Demo è disponibile online per poter visualizzare al meglio le caratteristiche e le potenzialità del progetto, unitamente alle speciali modalità di partecipazione, al programma delle conferenze ufficiali a cui è, come sempre, associata la Call for Abstract.

Per tutte le informazioni e richieste di chiarimento, la segreteria è a completa disposizione a: marketing@remtechexpo.com secretariat@remtechexpo.com

Approcci industriali bio-inspired

bio inspired

Nell’industria si stanno facendo strada i processi di produzione che emulano i meccanismi dei sistemi biologici. L’evoluzione sarà la manifattura additiva

Componenti meccaniche che imitano le qualità strutturali delle ossa, per leggerezza, conformazione, resistenza ed elasticità. Vernici che riproducono la superficie della foglia di loto, che ha la singolare capacità di mantenersi pulita autonomamente. Robot che passeggiano su muri verticali, perché prendono spunto dal geco, che ha l’abilità di aderire con le zampe alla superficie senza emettere secrezioni adesive.

Ecco la visione del futuro, quando prenderanno piede i processi di produzione bio-inspired, che emulano i meccanismi di azione e le strategie dei sistemi biologici.

Ma perché la manifattura dovrebbe sentire il bisogno di innovazioni come quelle citate? Con l’indebolimento della produzione di massa il valore si sposta verso contenuti tecnologici innovativi, e verso qualità straordinarie già presenti in natura, per ora mai replicate su scala industriale. L’attore principale è la manifattura additiva: strutture di enorme complessità e di dimensioni nano-metriche non possono essere replicate dalla comune ingegneria.

DigitBrain, il cervello digitale per i processi di produzione

digital brain

Sviluppare un “cervello digitale”, tecnologico e modulabile a seconda del contesto, per consentire alle PMI manifatturiere di accedere a impianti di produzione avanzati per raccogliere e scambiare dati in massima sicurezza e velocità, al fine di acquisire e valutare i dati del ciclo di vita di un prodotto.

È questo lo scopo del progetto DigitBrain, che coinvolge 14 Stati dell’Unione Europea e si è aggiudicato fondi di Horizon 2020 per un valore di 9,5 milioni di euro. A guidarlo, per il Sud Europa, sarà Start 4.0, il Competence Center genovese.

Start 4.0 è stato selezionato, assieme a organismi di spicco come il centro di ricerca tedesco Fraunhofer, come partner di un consorzio internazionale di 36 soggetti, capace di mettere insieme imprese e partenariati provenienti dall’Italia, Germania, Spagna, Ungheria, Repubblica Ceca, Olanda, Danimarca, Russia, Finlandia, Romania, Estonia, Austria e UK. Il centro di competenza genovese avrà il compito di supervisionare due progetti pilota, uno dedicato alla filiera del fashion di lusso, e l’altro dedicato al taglio laser e alla formatura di prodotti in alluminio. Progetti che permetteranno di creare una “copia digitale” dei processi di produzione e di ottimizzare le attività.

Un cervello digitale per le Pmi

I fondi a disposizione del progetto verranno utilizzati per condurre le attività di innovazione volte allo scale-up ed all’integrazione di una serie di piattaforme sviluppate durante progetti di innovazione precedenti, implementando il concetto di Digital Twin con un approccio innovativo, chiamato “Digital Product Brain” (DPB) e un modello di business intelligente chiamato “Manufacturing as-a-Service”(MaaS).Questa impostazione permetterà di trattare la capacità manifatturiera come una “commodity plug-and-play”, come un software, grazie a uno strumento integrato che sfrutta sensori, dispositivi Internet of Things Industriali (IIoT), sistemi di produzione cyber-fisici (CPPS), dati, modelli e algoritmi.

Lo sviluppo di un DigitBrain, ispirato dai principi di innovazione tecnologica e sostenibilità della produzione a tutto tondo, è dedicato nel progetto al settore manifatturiero, ma per caratteristiche è applicabile in molti altri domini, a partire dalle infrastrutture complesse come un porto, un aeroporto, un viadotto autostradale.

La nanofibra leggera che protegge da temperature estreme

nanofibra

I ricercatori dell’Università di Harvard hanno sviluppato un materiale in nanofibra leggero e multifunzionale in grado di proteggere da temperature estreme e dagli attacchi balistici, ideale per soldati, astronauti e vigili del fuoco.

Un materiale di nanofibra leggero e multifunzionale in grado di proteggere chi lo indossa da temperature estreme e attacchi balistici. Non solo soldati, ma anche astronauti e vigili del fuoco. Lo hanno progettato i ricercatori dell’Università di Harvard, in collaborazione con il Army Soldat Capabilities Development Command Soldier Center (CCDC SC) e l’accademia di West Point.

I materiali con una forte protezione meccanica, come metalli e ceramiche, hanno una struttura molecolare altamente ordinata e allineata. Questa struttura consente loro di resistere e distribuire l’energia di un colpo diretto. I materiali isolanti, d’altra parte, hanno una struttura molto meno ordinata, che impedisce la trasmissione di calore attraverso il materiale. Unire questi due aspetti in un unico materiale non è facile.

Il Kevlar e il Twaron sono prodotti commerciali ampiamente utilizzati nei dispositivi di protezione e possono fornire protezione balistica o termica, a seconda del modo in cui sono fabbricati. Il tessuto Kevlar, ad esempio, ha una struttura cristallina molto allineata e viene utilizzato in giubbotti protettivi antiproiettile, mentre gli aerogel di Kevlar poroso offrono un elevato isolamento termico.

“La nostra idea era quella di utilizzare questo polimero di Kevlar per combinare la struttura tessuta e ordinata delle fibre con la porosità degli aerogel creando fibre lunghe e continue con una spaziatura porosa nel mezzo – spiega Grant M. Gonzalez, primo autore della ricerca – In questo sistema, le fibre lunghe possono resistere a un impatto meccanico, mentre i pori limitano la diffusione del calore.”

Controllo di Gestione: il nuovo rapporto tra consulenti e aziende

rapporto tra consulenti e aziende

Analizzare, valutare e programmare il futuro delle imprese riducendo al minimo il rischio di crisi, meglio se con l’aiuto del software giusto

La nuova sfida per commercialisti e consulenti? Analizzare, valutare e programmare il futuro delle imprese riducendo al minimo il rischio di crisi, magari con l’ausilio del giusto software per il controllo di gestione.

Continuità e sicurezza sono obiettivi fondamentali da raggiungere, soprattutto dopo gli ultimi mesi che hanno messo interi settori a fronteggiare un’emergenza sanitaria senza precedenti che ha ridimensionato ambizioni e bilanci.

Organizzazione e attenta capacità di analisi diventano caratteristiche imprescindibili per garantire un futuro alle piccole-medie imprese, certamente le più colpite dalle vicissitudini recenti.

In questo contesto, è necessario attingere alle proprie competenze e dotarsi di strumenti di qualità per adeguarsi a novità normative come l’ingresso del nuovo Codice d’impresa e dell’insolvenza e l’obbligo del Controllo di Gestione.

Una nuova organizzazione

Con le nuove normative aumenterà il numero di aziende che avranno bisogno del sostegno di consulenti per svolgere attività di controllo di gestione. Questo tipo di esigenze porterà ad un incremento dei servizi che possono essere offerti dai professionisti.

In questi mesi, commercialisti e consulenti si stanno quindi attrezzando per farsi trovare pronti alle nuove sfide portate dai provvedimenti adoperati dal legislatore.

Si andrà verso una collaborazione sempre più stretta (e praticamente imprescindibile) tra il professionista e l’imprenditore e la sua azienda:

  • l’imprenditore dovrà cogliere e saper valorizzare l’importanza del ruolo strategico che gioca il professionista nella prevenzione della crisi d’impresa;
  • il commercialista dovrà ricoprire il ruolo di consulente aziendale ed esercitare un ruolo di controllo.

 

Il lavoro fianco a fianco aziende-professionista

Il commercialista, anche con l’aiuto di appositi software gestionali, avrà il compito di supportare le imprese nell’istituzione di un assetto organizzativo idoneo alla rilevazione dei sintomi di crisi e al monitoraggio dei rischi di impresa.

Il consulente d’azienda affiancherà così l’imprenditore e l’organo di amministrazione nella rilevazione tempestiva dei segnali di crisi.

Il commercialista – consulente potrà cominciare a svolgere svariate attività volte a diagnosticare rischi di insolvenza (e semmai attivare eventuali procedure di allerta):

  • insediare un sistema di monitoraggio;
  • procedere all’analisi di rischi finanziari legati ad insolvenza;
  • pianificare lo stanziamento di un budget per soddisfare il fabbisogno finanziario e l’esposizione debitoria;
  • verificare la reputazione creditizia dell’impresa, attraverso un’opportuna analisi di bilancio, anche pluriennale, fatta in tempo reale;
  • analizzare i centri di profitto e di costo sulla base delle aree in cui è suddivisa l’azienda e le loro redditività;
  • valutare la gestione caratteristica e non caratteristica, o per costi variabili e fissi a margine di contribuzione;
  • progettare (eventuali) piani di risanamento e ristrutturazione.

Per l’azienda si andranno a creare nel corso del tempo situazioni favorevoli anche in ottica di concorrenza con i propri competitor: organizzarsi ed affidarsi a consulenti validi porterà benefici al momento di pianificare strategie e progetti.

Professionista come consulente aziendale: quali responsabilità?

Per un’azienda essere affiancata e monitorata da un professionista rappresenta un’occasione di crescita: in pratica ci si avvale della competenza di un soggetto che, nonostante il coinvolgimento nei processi di supervisione, resta comunque esterno e in grado di avere una visione complessiva più obiettiva.

Il processo di discussione, confronto e condivisione delle esigenze e della visione dell’imprenditore diventerà la base per capire la strategia da seguire. Sarà poi il professionista ad affiancare l’impresa nel raggiungimento dei traguardi fissati. Il consulente procederà ad illustrare costi, tempi, miglioramenti ipotizzati da una determinata strategia e agirà in modo tale che le scelte consigliate portino a risultati tangibili e quantificabili.

Lo smart working in Italia

SMART-WORKING
Uno studio sul lavoro agile: evoluzione della nuova normalità

Secondo una ricerca di ANRA e Aon, il 48% di chi lo ha sperimentato ritiene che resterà la modalità di lavoro prevalente, soprattutto grazie alla maggiore flessibilità degli orari di lavoro consentita. Quasi il 60% invece lamenta grande difficoltà nel limitare le ore passate davanti al pc mentre gli under 35 lo criticano.

ANRAAssociazione Nazionale dei Risk Manager, e Aon, hanno analizzato come è cambiata la vita lavorativa degli italiani nel periodo del lockdown, e lo hanno pubblicato nella ricerca intitolata “Lo smart working in Italia, tra gestione dell’emergenza e scenari futuri”.

Sono stati intervistati dipendenti di aziende di tutte le dimensioni, ricevendo forte riscontro da grandi imprese (45%) e micro e piccole imprese (44%) con il duplice obiettivo di fornire, da un lato, una panoramica su problematiche e vantaggi riscontrati dalle imprese italiane nell’affrontare la conversione al lavoro agile, tra fine febbraio e inizio marzo; e dall’altro, comprendere in che modo questo possa rimanere come strumento nel futuro, e in quale misura modificherà l’organizzazione e la quotidianità lavorativa.

Secondo quanto emerso dall’indagine, prima della pandemia solo il 31% dei dipendenti poteva usufruire dello smart working, e non su base quotidiana mentre, allo stato attuale, i lavoratori che proseguono completamente l’attività da remoto rappresentano quasi l’80%.

smart working
Paolo Rubini di ANRA

Le aziende che in precedenza non usufruivano di questa modalità fondavano la propria decisione sulle possibili problematiche relative a pianificazione, gestione e controllo delle attività (44%), sulla mancanza di una strumentazione idonea (29%) o sul timore di un calo della produttività (26%).Risposte che denotano una cultura aziendale non basata sulla condivisione di fiducia e obiettivi ma ancora sul controllo, un retaggio tradizionale che mostrato i suoi limiti in questo periodo. Quando il virus ha reso necessario il distanziamento sociale anche i più scettici, per garantire l’operatività, hanno comunque dovuto ricorrere allo smart working, e l’attuazione pratica ha smentito diverse delle problematiche ipotizzate.

I lavoratori hanno riscontrato che oltre il 70% delle proprie attività può essere svolto da remoto, anche se rimane una certa difficoltà nella pianificazione e gestione delle attività.

“Tra i motivi d’impedimento all’utilizzo dello Smart Working prima dell’emergenza, numerosi sono stati i riferimenti a una ‘mancanza di cultura’ tra i piani alti, un preconcetto legato alla mancanza di fiducia nei propri dipendenti che si trovano a fare lo stesso lavoro, ma da casa, secondo tempi e ritmi diversi. Questa visione si è ‘allentata’ quando lo Smart Working è entrato a far parte della nostra quotidianità, seppure, in maniera forzata: le aziende hanno performato bene, nonostante le difficoltà che tutte le organizzazioni, in misura minore o maggiore, hanno riscontrato.” commenta Alessandro De Felice, Presidente ANRA.

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Alessandro De Felice, Presidente ANRA

Il 68% delle imprese è riuscito a programmare momenti di confronto periodici con i propri dipendenti, come coffee break digitali, aperitivi virtuali, videocall. Il 45% ha inoltre fornito servizi aggiuntivi come corsi di formazione, supporto psicologico o alla genitorialità e corsi sportivi.

Vantaggi e svantaggi dello Smart Working

Tra i pro, il 47% evidenzia la possibilità di gestire con più autonomia i propri orari di lavoro e il 43% un migliore equilibrio tra vita privata e professionale. Tra i contro, pesano invece la mancanza di separazione tra ambiente lavorativo e domestico (48%) e soprattutto la grande difficoltà nel limitare le ore dedicate al lavoro (58%)

Dalle risposte emerge anche la forte convinzione che lo smart working rimarrà come modalità di lavoro principale anche nel “New Normal”: lo sostiene il 48% di chi ne ha effettivamente usufruito, ma addirittura il 64% di chi non ne ha avuto la possibilità. Una differenza che si spiega considerando che chi ha effettivamente sperimentato il lavoro agile ne ha una visione più lucida, disincantata, avendone sperimentati effettivi vantaggi e svantaggi.  “Questa accelerazione verso un nuovo paradigma di vita, potrà portare nel tempo a raggiungere una nuova normalità, nella quale sarà possibile trovare un equilibrio tra esigenze lavorative e personali, passando da una concezione del lavoro per sistemi tradizionali al lavorare per obiettivi.” conclude  De Felice.