FEDERCHIMICA Responsible Care: il bilancio di sostenibilità dell’industria chimica in Italia

rapporo responsible care federchimica

Un’industria indispensabile e da lungo tempo orientata alla sostenibilità: è il ritratto che emerge dai dati del 26esimo Rapporto Responsible Care, il programma volontario mondiale che, per la Chimica in Italia, è curato da Federchimica

“Seppure in un clima di grave preoccupazione e incertezza, ritengo sia significativo condividere i risultati conseguiti dall’industria chimica in termini di sostenibilità – ha premesso Paolo Lamberti, Presidente di Federchimica.

“Anche quest’anno i dati sono molto positivi e incidono sulle prestazioni, già eccellenti, ottenute nella tutela di salute, sicurezza e ambiente; in tutti questi ambiti, e non solo, ci posizioniamo ai più alti livelli rispetto alla media manifatturiera”.

Secondo il Rapporto, l’industria chimica si conferma un comparto virtuoso nella sicurezza e nella salute dei dipendenti, con un bassissimo numero di infortuni e malattie professionali che, rispetto alle ore lavorate, sono diminuiti al ritmo medio annuo rispettivamente del 3,7% e del 5,4% dal 2010.

Sotto il profilo ambientale, il settore è già in linea con gli obiettivi dell’Unione europea sui cambiamenti climatici al 2020 e al 2030. Rispetto al 1990, ha ridotto i gas serra del 54% e l’efficienza energetica è migliorata del 49% rispetto al 2000. Le emissioni in atmosfera e gli effluenti negli scarichi idrici si sono drasticamente ridotti del 97% e del 77%.

L’industria chimica è fortemente impegnata nel perseguimento dell’economia circolare: lo testimonia, ad esempio, la quantità di rifiuti generati a parità di produzione, diminuita del 7,7% rispetto al 2017; il riciclo è tra le prime modalità di smaltimento (26,8% in netto aumento) e solo per il 4,8% si ricorre alla discarica.

“Il nostro impegno, comunque, non si ferma: l’industria chimica continua, oggi e in futuro, a investire in sostenibilità per confermarsi infrastruttura tecnologica a favore delle filiere a valle, senza penalizzare, anzi aumentando, la produttività”.

Nel lockdown di primavera l’industria chimica non ha fermato la produzione “a riprova – ha commentato Lamberti – di quanto i nostri prodotti siano essenziali e, in moltissimi casi, decisivi per affrontare la pandemia: forse, per la prima volta da molto tempo, tutti abbiamo compreso l’indispensabilità della Chimica per la salute anzitutto, ma anche per il benessere e la qualità della nostra vita.

“Questa nuova consapevolezza deve essere valorizzata con una politica industriale strutturata sul medio/lungo periodo, basata su ricerca, sviluppo e innovazione, che tuteli la competitività delle nostre imprese e di tutti i – tantissimi – settori manifatturieri che basano la proprie performance di prodotto sulla qualità innovativa della Chimica”.

“Lo sviluppo sostenibile, di cui l’industria chimica si dimostra pioniera nei fatti, si confermerà uno dei principali motori di innovazione e cambiamento del post-Covid: basti pensare alle politiche dell’Unione europea sul Green Deal oppure al Recovery Fund, che pone tra i requisiti degli stanziamenti la lotta ai cambiamenti climatici, l’economia circolare, la transizione verso forme di energia più pulite.

“Il 2021 e gli anni a venire – ha concluso Lamberti – sono difficili da immaginare oggi: la speranza è poter tornare al più presto a una solida ripresa economica, che possa anche dare una forte accelerazione verso lo sviluppo sostenibile e la digitalizzazione. Serve uno sforzo congiunto e un impegno continuo: l’industria chimica è pronta a fare la propria parte”.

Nel suo intervento conclusivo Franco Bettoni, Presidente INAIL, ha dichiarato: “L’Istituto crede fortemente nella validità della collaborazione con Federchimica”.

“Con la sottoscrizione dell’ultimo Protocollo d’intesa, siglato a dicembre 2019, gli impegni presi da INAIL e Federchimica risultano rafforzati attraverso la realizzazione, entro il 2022, di nuovi progetti di elevato interesse per le imprese chimiche per diffondere la cultura della prevenzione e della sicurezza in modo pervasivo.

Le attività dell’Istituto, nell’ambito dell’accordo, continueranno a puntare su una serie di elementi: analisi statistica; valorizzazione delle buone pratiche di comportamento affinché non vengano sottovalutati i rischi lavorativi; raccolta dei dati legati ai “quasi incidenti”; utilizzo delle nuove tecnologie per migliorare l’individuazione delle cause di pericolo e un rafforzamento delle iniziative di informazione e formazione”.

“Nella fase post-covid – ha concluso Bettoni – dobbiamo mettere in campo azioni qualificanti: accompagnare il lavoratore nei percorsi professionali, porre al centro della cultura aziendale la sicurezza dei lavoratori, rivitalizzare il dialogo sociale, incentivare una crescita economica rispettosa dell’ambiente e adottare efficaci strategie di prevenzione per contrastare gli infortuni sul lavoro”.

Sono intervenuti: Raffaele Cattaneo, Assessore all’Ambiente e Clima Regione Lombardia; Marco Falcinelli, Segretario Generale FILCTEM-CGIL; Filippo Servalli, Presidente Programma Responsible Care Federchimica.

Matteo Diotisalvi: sistemi di riscaldamento alternativi

Matteo Diotisalvi da alcuni anni si occupa di soluzioni innovative nell’ambito dei sistemi di riscaldamento da energie rinnovabili E lo fa grazie ad uno shop on line molto assortito, rivolto sia ai clienti privati, che al settore edile, industriale e agricolo

Sistemi di Riscaldamento Alternativi è l’azienda creata da Matteo Diotisalvi che ruota attorno al sito Riscaldamentoalternativo.shop, dove si possono trovare  prodotti e sistemi di riscaldamento per edilizia, industria e agricoltura, ma non solo.

Il sito è dinamico e dispone di un blog aggiornato sulle ultime novità per chi vuole approfondire gli argomenti d’interesse.

 Lo shop online punta soprattutto alla promozione di prodotti innovativi in grado di favorire il risparmio energetico e la salvaguardia ambientale. Oltre a impianti fotovoltaici, si trovano anche fasce scaldafusti per l’industria chimica, adatti a serbatoi di prodotti chimici che necessitano di uno stoccaggio a caldo.

Sono inoltre disponibili accessori e materiali come isolantipedane di lavoro, pannelli radianti per riscaldamento a basso consumo e l’innovativo geotessuto che permette di mantenere il riscaldamento nel settore dell’agricoltura e negli allevamenti. 

Matteo Diotisalvi si occupa anche di consulenza e installazione, grazie alla collaborazione con uno studio tecnico e con diverse case costruttrici di primaria importanza. In ogni suo intervento, segue i principi di versatilità d’uso, facilità d’installazione, comfort per l’utilizzatore e rispetto dell’ambiente.

Matteo Diotisalvi commercializza il geotessuto a Milano, la soluzione geotecnica adatte alla difesa e protezione del suolo, al rinforzo delle strutture in lavori di ingegneria civile, geotecnica, idraulica.

Si tratta di un prodotto costituito da polimeri sintetici o fibre naturali, facile da trasportare, movimentare e installare.

Il geotessuto è necessario in tutti i lavori in cui si mettono a contatto materiali a granulometria diversa e dove si presenta il problema di evitare la compenetrazione dei materiali.

Per risolvere il problema si sono messi a punto materiali denominati geotessili non tessuti che riescono a risolvere il problema della separazione con spessori estremamente limitati.

Inoltre, i geotessili non tessuti prevengono la filtrazione, garantendo di mantenere il passaggio delle acque senza consentire quello del terreno.

Il geotessuto disponibile, viene prodotto con fibre di poliestere assemblate mediante agugliatura e di diverse grammature.

SOLVAY: chimica e soluzioni a basse emissioni di carbonio con l’energia solare

stagni di sale
  • Stagni pieni di sale accumulano e immagazzinano energia solare per un ulteriore utilizzo a basse emissioni per diminuire sempre più l’impatto ambientale

L’industria chimica è alla costante ricerca di soluzioni che permettano di generare energia senza impattare sull’ambiente, quindi a basse emissioni.

Un esempio? L’introduzione del concetto di “Solar Pond” (stagno solare), una tecnologia che utilizza uno stagno di acqua salata per catturare l’energia solare e immagazzinarla per la conversione in energia termica, che può essere utilizzata poi per riscaldare edifici o alimentare macchinari per generare elettricità.

Come funziona? Impostando un gradiente di salinità verticale, con un’alta concentrazione di sale nello strato inferiore, è possibile creare una zona non convettiva all’interno dello stagno, che è alla base della sua capacità di accumulo del calore. Il sistema può raggiungere temperature di oltre 80 ° C nella parte inferiore e può intrappolare il calore per un tempo piuttosto lungo, formando una sorta di accumulo di energia naturale.

L’Unione europea ha obiettivi ambiziosi per affrontare il cambiamento climatico.

Dovrebbero essere raggiunti muovendosi verso un’economia a basse emissioni di carbonio e riducendo al minimo le emissioni di gas a effetto serra.

Il raggiungimento dell’obiettivo di riduzione dei gas a effetto serra dell’UE dell’80-95% entro il 2050 significa che la nostra società dovrà rivoluzionare i materiali, i processi di produzione e i servizi in tutti i settori.

Negli ultimi 30 anni l’industria chimica dell’UE ha ridotto le sue emissioni a gas a effetto serra di oltre il 60%. Usiamo sempre più fonti energetiche a basse emissioni di carbonio e materie prime alternative per ridurle ulteriormente. Sviluppiamo anche soluzioni che aiutano altri settori a migliorare la loro efficienza energetica.

Secondo la recente analisi di Accenture sull’economia circolare, le tecnologie abilitanti fornite dall’industria chimica possono contribuire a raggiungere un aumento di 20 volte dell’efficienza energetica da qui al 2030.

Anche se il potenziale è enorme, è anche chiaro che la spesa in conto capitale richiesta sarà significativa, e un futuro pulito e a basse emissioni di carbonio si baserà su una collaborazione diffusa.

La nostra società ha imparato a generare energia da fonti rinnovabili come l’energia eolica e solare per produrre energia senza dare origine ad emissioni di biossido di carbonio.

Ma l’energia eolica e solare non producono energia 24 ore su 24, quindi il passo successivo è sviluppare e implementare tecnologie che potrebbero rendere possibile lo stoccaggio a lungo termine di tale energia.

Una soluzione potrebbe essere quella di utilizzare il concetto di stagno solare sviluppato da Solvay. Lo stagno è pieno di acqua e sale in modo tale che la radiazione del sole penetri nello strato inferiore, e lo strato medio di sale lo tiene intrappolato lì. Il fondo dello stagno è coperto da una serie di tubi di scambio di calore, attraverso i quali l’acqua viene pompata per estrarre il calore. Il calore estratto può quindi essere utilizzato per riscaldare edifici o per alimentare i motori per generare elettricità.

Solvay utilizza diversi stagni solari nelle sue strutture in Spagna da diversi anni per ridurre il loro consumo energetico.

SUM 2020, Simposio sull’urban mining e la circular economy

Quinto Simposio SUM 2020

Si terrà in modalità on line dal 18 al 20 novembre SUM 2020, il Quinto Simposio sull’Urban Mining e la Circular Economy,  organizzato dall’IWWG – International Waste Working Group con il supporto scientifico dell’Università di Padova, di Bologna e di altre prestigiose università italiane e straniere

La conferenza si focalizzerà sui concetti di Urban Mining e Circular Economy e sulla necessità di guardare oltre la raccolta differenziata e l’attuale approccio basato sulla responsabilità del consumatore, puntando a minori costi per la collettività, maggiore recupero di risorse, maggiore tutela dell’ambiente e crescente coinvolgimento della  responsabilità dei produttori.

 La struttura del Simposio includerà 6 sessioni parallele di presentazioni orali, NetWorking Sessions (NeWS), poster e visite tecniche virtuali.

Le sessioni orali, in maniera simile alle sessioni tradizionali, saranno composte da una serie di presentazioni orali. A seguire, verrà lasciato ampio spazio per la discussione, trasmessa in diretta streaming, in cui i relatori potranno rispondere alle domande inviate dai partecipanti nella sezione Q&A.

Le NetWorking Sessions si concentrano principalmente sulla discussione aperta tra i partecipanti su un determinato argomento, quindi saranno sessioni altamente interattive trasmesse in diretta streaming, durante le quali i partecipanti potranno unirsi al dibattito tramite videocamera e microfono. Le sessioni avranno in apertura delle brevi presentazioni introduttive che daranno il via alla discussione.

poster saranno resi disponibili ai delegati come file PDF, accessibili da un’apposita sezione in ogni momento della conferenza.

I partecipanti potranno commentare e inviare domande agli autori tramite il box Q&A e la chat.

Come da tradizione, anche quest’anno il Simposio includerà anche due visite tecniche (al Termovalorizzatore di Bolzano e all’Impianto Dismeco) che quest’anno si svolgeranno virtualmente. 

MERCATI SOSTENIBILI: Green Deal europeo: cos’è e cosa prevede

Green Deal Europeo

Green Deal è uno dei pilastri del mandato di Ursula von der Leyen: un piano europeo per il clima, che punta alla conversione economica, con l’obiettivo di rendere l’Europa “il primo continente a impatto climatico zero del mondo entro il 2050”, con un taglio delle emissioni del 50-55%

Si chiama “Green Deal” ed è il piano con il quale l’Europa punta a dare una direzione più sostenibile alla propria economia.

È uno dei pilastri piantati dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, che sin dal suo primo discorso ufficiale ha posto l’obiettivo di rendere l’Europa “il primo continente a impatto climatico zero del mondo entro il 2050”, con un taglio delle emissioni del 50-55%.

economia circolare

I principi del Green Deal

L’impatto zero entro il 2050 è uno dei principi del Green Deal. Ce ne sono altri due: la crescita economica deve essere “dissociata dall’uso delle risorse” e “nessuna persona e nessun luogo” deve essere trascurato.

Per raggiungere i suoi obiettivi, il progetto punta a “trasformare le problematiche climatiche e le sfide ambientali in opportunità in tutti i settori politici, rendendo la transizione equa e inclusiva per tutti”.

Il piano intende “promuovere l’uso efficiente delle risorse passando a un’economia pulita e circolare” e “ripristinare la biodiversità e ridurre l’inquinamento”.

Fondi e risorse per il Green Deal

Il Green Deal prevede azioni concrete: investire in tecnologie rispettose dell’ambiente, sostenere l’industria nell’innovazione, introdurre forme di trasporto privato e pubblico più pulite, più economiche e più sane, decarbonizzare il settore energetico, garantire una maggiore efficienza energetica degli edifici, collaborare con i partner internazionali per migliorare gli standard ambientali mondiali.

Il sostegno finanziario e tecnico arriverà dall’Ue, con l’obiettivo di sostenere le persone, le imprese e le regioni “più colpite dal passaggio all’economia verde”. In sostanza, le risorse pioveranno sulle zone più inquinanti, per spingerle a imboccare la strada verde senza incontrare un collasso economico. 

È il cosiddetto “meccanismo per una transizione giusta”, che contribuirà a mobilitare almeno 100 miliardi di euro per il periodo 2021-2027. Quelli messi sul tavolo direttamente dall’Europa sono 7,5. 

L’importo assegnato all’Italia dovrebbe essere poco oltre i 360 milioni. Che però lievitano a 1,3 miliardi grazie a un co-finanziamento nazionale e a 4,8 miliardi se si considera la stima delle risorse mobilitate. 

Il ruolo di Banca Europea ed Horizon

Una serie di correttivi punta a convogliare risorse verso attività green.

La Banca Europea per gli investimenti aumenterà la quota che riserva ai progetti sostenibili dal 25 al 50% del totale. Horizon, il più sostanzioso programma della Commissione per finanziare innovazione e ricerca, dal 2021 destinerà un terzo delle proprie risorse al sostegno degli sforzi messi in campo dagli Stati per raggiungere i propri obiettivi su clima e ambiente.  

BEA Technologies filtrazione per uno sviluppo sostenibile

BEA Technologies è impegnata a studiare soluzioni innovative di filtrazione da applicare alle nuove tecnologie di riciclo e di recupero delle plastiche per uno sviluppo sostenibile

L’emergenza ambientale chiede di elaborare nuovi schemi di sviluppo più sostenibili (in linea con gli obiettivi dell’Agenda ONU 2030) e di essere consapevoli del cambiamento per dare risposte alle richieste di una società sempre più attenta.

Ci sono fattori in evoluzione che oggi stanno cambiando i mercati e le modalità di produzione, influenzando soprattutto le giovani generazioni che vogliono essere parte di questo nuovo percorso.

Tutte le aziende sono chiamate a dare una risposta a queste richieste per rimanere presenti in un mercato a tutti i livelli in termini di sostenibilità ambientale e sociale. Qui risiede il bisogno di ripensare i processi di produzione sia in una prospettiva a breve sia a lungo periodo.

 BEA Technologies S.p.A è impegnata nello studio di soluzioni di filtrazione da applicare ai nuovi processi che sono allo studio per il recupero e il riciclo dei vari tipi di plastica.

La necessità è sempre più quella di ridurre la dispersione della plastica nell’ambiente e nei mari e consentire un recupero e riciclo (almeno un parziale) delle tonnellate di plastica che spesso finiscono negli “inceneritori” oppure nelle discariche.

In questo scenario si è venuto a configurare, già da tempo, un approccio di economia circolare che dovrebbe puntare a un maggior recupero e riciclo di molte materie prime da articoli e manufatti che sono stati usati e che  non sono più funzionali. La circolarità può dare risultati molto interessanti soprattutto se applicata, attraverso un corretto utilizzo di tecniche di raccolta differenziata e selezione, al recupero e riciclaggio di specifici classi e tipi di polimeri come potrebbe essere il PET, usato per lo stampaggio delle bottiglie di plastica, o le fibre sintetiche utilizzate nelle fodere dei capi di abbigliamento, oppure il polistirolo usato nelle vaschette dei prodotti alimentari o anche il polietilene degli imballaggi alimentari.

Recentemente alcuni scienziati impiegati presso le università inglesi hanno scoperto una nuova tecnica per il riciclaggio chimico della plastica riportandola quasi allo stato iniziale. Questo metodo è in sperimentazione per migliorare la qualità della plastica riciclata al fine di renderla ancora adatta allo stampaggio o alla formatura di nuovi prodotti e nuovi imballaggi chimicamente inerti e puliti.

BEA Technologies è coinvolta nelle fasi inziali di questo processo dal momento in cui è necessario separare dalla platica frammentata una quantità di materiali estranei che potrebbero inquinare il prodotto finale da riutilizzare. Dato che le quantità di questi residui inquinanti può essere consistente, occorre assolutamente adottare dei sistemi di filtrazione in grado di pulirsi e rigenerarsi facilmente dopo aver separato e accumulato tutti i residui che devono essere separati dalla plastica destinata a ridiventare “quasi vergine”. 

Il sistema di filtrazione proposto, che è completamente chiuso per evitare il rilascio di eventuali vapori e odori nell’ambiente di lavoro, si basa su più contenitori filtranti collegati in parallelo e con alta capacità di accumulo, in modo da poter iniziare il ciclo di scarico e pulizia di un filtro mantenendo gli altri in linea senza interrompere la filtrazione. I residui separati dalla plastica, che rappresentano soltanto una frazione minore di quella che viene riciclata, vengono scaricati in un sistema di convogliamento che li può scaricare in un compattatore o in un sistema alternativo di stoccaggio. Aspettiamo di vedere questa tecnologia passare dalla fase sperimentale all’applicazione su scala industriale per dare maggiore impulso al riciclo. 

TECNOVA HT Cella Monouso per farmaceutica e biotecnologie

cella monouso Optek Tecnova

Il sistema Single Use Cell ( S.U.C. ) di Optek consiste della cella monouso, del portacella in acciaio inossidabile completo del sensore di conducibilità, sensori ottici di qualità ed una elettronica separata in grado di gestire sia i sensori ottici che la conducibilità che il pH

Il sistema è progettato per ottimizzare le operazioni di separazione, purificazione e concentrazione nella cromatografia monouso e nella ultrafiltrazione. Molteplici configurazioni sono disponibili a seconda della vostra applicazione.

Perché l’approccio Cella Monouso? 

Perché offre parecchi vantaggi significativi rispetto alle celle standard in acciaio inox: non c’è bisogno della pulizia e della validazione della medesima e non esiste il pericolo di contaminazione fra diversi batches.

Questo comporta un tempo di attesa inoperosa ridotto tra un batch e l’altro, migliorando quindi la produzione. In applicazioni dove i materiali pericolosi come droghe citotossiche o altro materiale biologico è processato, la cella Monouso offre anche maggior sicurezza all’Operatore che rimane isolato da queste sostanze.

Impatto Ambientale. 

E’ estremamente migliorato avendo eliminata la necessità di composti chimici pericolosi per sanificare i sistemi convenzionali. In pratica, i componenti monouso sono segregati e solitamente inceneriti che è un sistema più efficiente della pulizia continua della componentistica in acciaio inox.

Produzione delle Celle Monouso. 

Le celle monouso di Optek sono fabbricate in una camera bianca e sono pronte al trattamento con raggi gamma per la sterilizzazione.

Le finestre ottiche in quarzo trasparente ai raggi UV sono installate direttamente nel corpo della cella monouso senza l’uso di tenute o collanti.

Durante questa fase i dati di calibrazione specifici della cella sono misurati e calcolati prima di essere impressi sulla targhetta della cella monouso.

La configurazione meccanica del portacella è ben studiata permettendo l’inserimento della S.U.C. nell’unico modo possibile senza lasciare possibilità di errore alcuno.

Tutte le celle monouso sono conformi secondo USP Class VI e sono approvate FDA dove USP sta per United States Pharmacopeia e la Classe VI è la più esigente in termini di test e compliance mentre FDA sta per Food & Drug Administration , ente preposto alla protezione della Salute pubblica con i seguenti Materiali a contatto. 

  • Finestra ottica (SUC 05, SUC 07): Quarzo, UV traslucido
  • Guarnizioni di Tenuta: EPDM (FDA, USP Class VI)
  • Portaelettrodi di conducibilità: acciaio inossidabile 1.4435 (SS 316L), dF < 1 %, BN2
  • Cella di misura: Solfuro di polifenilene (PPSU)
  • Le parti in plastica e in elastomero del sensore hanno superato i testi di bioreattività in conformità con USP <87> e <88> Class VI e soddisfano la disposizione FDA 21 CFR 177.2600. Tutte le parti a contatto con i mezzi sono di origine non animale e durante la lavorazione non sono state impiegate sostanze animali. Tutte le parti a contatto con i mezzi sono di origine non bovina e durante la lavorazione non sono state impiegate sostanze con contenuto di BSE.

Etichettatura delle Celle Monouso. 

Ogni etichetta è specifica per ogni singola S.U.C. prodotta con indicata la costante del conduttivimetro ed il fattore correttivo del cammino ottico: questo garantisce ancora di più la tracciabilità e l’utilizzo corretto della cella idonea.

Installazione delle Celle Monouso. 

Questa tipologia di cella è facilmente installabile nel processo grazie al portacella dedicato: ognuno di esse è equipaggiabile con il conduttivimetro ACF60-SU-35 a parte la cella SUC 04 solo ottica.

I dati tra i quali la costante del conduttivimetro e la correzione del cammino ottico OPL Optical Path Lenght sono quindi inseriti nel menù dedicato “Calibrazione Cella Monouso” nel Convertitore Universale Optek C8000 che garantisce la misura precisa e ripetibile necessaria al processo farmaceutico.

Si noti che il Portacella prima e dopo la colonna cromatografica è posizionato sullo skid con un angolo non casuale ma tra i 15 e 75° per permettere alla cella un drenaggio efficace e completo ed inoltre, nel caso della SUC 03/07 dotate anche di sensore di pH, di consentire una corretta installazione angolata per l’elettrodo del pH medesimo.

Le celle monouso di Optek sono sempre consegnate con doppio sigillo contenitivo per garantire l’assenza di contaminazioni di sorta secondo le normative e gli standards industriali vigenti: solitamente sono connesse al tubing prima che l’assemblato completo sia sterilizzato tramite raggi gamma.

Un design intelligente anche per il portacella. Progettato pensando soprattutto al monitoraggio prima e dopo la colonna cromatografica questo portacella esclusivo Optek è parte integrante del sistema di utilizzo delle celle monouso infatti:

  • è dotato di un sistema di blocco dell’assiemato
  • è provvisto del conduttivimetro ACF60-SU-35 per un range di misura da 0 a 150 µS/cm compensato in temperatura grazie al sensore integrato nell’ ACF60.
  • disponibile nelle versioni L montaggio a sinistra e R montaggio a destra
  • Volume di processo in gioco ( hold-up volume ) realmente minimo rispetto ai sistemi in materiale metallico soliti

Biovitae, la lampada led contro il coronavirus

lampada led Biovitae

La scoperta italiana di una lampada led che, secondo il promotore Silvano Falocco, “potrebbe modificare i protocolli di sicurezza nelle scuole”. Dopo lo studio preliminare del Policlinico Militare Celio di Roma, ora si attende la pubblicazione su una rivista scientifica. Contrasterebbe il Coronavirus e inoltre rispetterebbe l’ambiente in un approccio di economia circolare

“Istituti di ricerca ed enti governativi, conoscono la lampada led Biovitae da tempo. Ecco perché penso che sulla lotta al coronavirus forse si sarebbe potuto fare qualcosa di più”. Silvano Falocco, fondatore e direttore della fondazione Ecosistemi, parla di Biovitae, la lampada a led in grado di emettere luce a una frequenza tale da indebolire diversi microrganismi, tra cui proprio il virus SARS-Cov-2 che ha contrassegnato le nostre esistenze in questo particolarissimo 2020.

La scoperta è tutta italiana: a inventare la lampada led Biovitae, nel 2016 sono Rosario Valles e Carmelo Cartiere, entrambi ricercatori campani, mentre a sviluppare il brevetto sono le società P&P Patents and Technologies (che si occupa di prevenzione e controllo delle infezioni) e Nextsense (che mira a ridurre il divario tra la ricerca pura e le applicazioni nella vita quotidiana).

Ad accertare l’efficacia della tecnologia LED BIOVITAE, lo scorso giugno, è stato il Dipartimento scientifico del Policlinico Militare Celio di Roma, in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità. Nello studio preliminare si afferma che i test hanno “mostrato per la prima volta la capacità di inattivare SARS-CoV-2 attraverso l’irradiazione a led delle lunghezze d’onda dello spettro visibili. Se ulteriori e più approfonditi studi confermeranno questi dati, l’uso di questo led potrebbe potenzialmente avere un grande impatto sulla sanificazione di praticamente tutti gli ambienti umani”. 

Biovitae rispetta l’ambiente attraverso i principi di economia circolare. “Ognuno dei pezzi che compone la lampada, alla maniera di un bulbo, è pensato in modo tale da poter essere non solo identificabile ma anche smontabile e riparabile. Non è un processo difficile, se sin dalla progettazione ci si pone come obiettivo il mantenimento dei più elevati standard di circolarità – conclude Falocco – Noi lo abbiamo fatto ispirandoci ai più avanzati modelli di ecodesign”.

Il picco di frequenze ha ucciso il 99,8% del virus, in un arco temporale compreso tra i 30 e i 60 minuti, e si è dimostrato efficace anche su batteri, spore, muffe e funghi. Non solo, in ambienti interni ed esterni la lampada è in grado di attivare la fotocatalisi, con la possibilità di ridurre gli agenti inquinanti nell’aria.

Non sorprende, dunque, che nel luglio scorso la lampada led Biovitae sia stata nominata tra le tre migliori innovazioni mondiali nel settore sanitario nell’ambito dell’Health Innovation Exchange 2020, il premio organizzato dall’agenzia dell’Onu per la lotta all’Aids.

 “Adesso Biovitae è sottoposta a verifica multicentrica, nel senso che è stata inviata in Svezia e Germania per una revisione peer review – spiega ancora Falocco – I risultati dovrebbero arrivare a breve, e stiamo già lavorando per una pubblicazione su una rivista scientifica, Science o Lancet. Quel che è certo è che siamo di fronte a un processo rivoluzionario”.

Il termine rivoluzionario ricorre spesso nelle osservazioni del direttore di Ecosistemi. “C’è qualche problemino con la comunità medico scientifica, per cui l’intreccio tra ospedali, aziende sanitarie, Asl e case farmaceutiche ha l’interesse a mantenere lo status quo e i nuovi business fatti di gel igienizzanti, mascherine e amuchine. La lampada Biovitae potrebbe modificare ad esempio i protocolli di sicurezza adottati dalla scuola”.

Mapei e Assoverde per il progetto #PortaGenovaMilanoGreen

Mapei Assoverde MilanoGreen

Nell’ambito del progetto StrategieGreen2020 Mapei ha scelto di supportare l’associazione Assoverde nella riqualificazione del piazzale antistante la Stazione di Porta Genova di Milano

Tutto ciò  in risposta all’appello del Comune per far fronte all’emergenza determinata dal Covid-19 e al necessario ripensamento della città.

Con l’obiettivo di rendere gli spazi della città luoghi più accoglienti e funzionali, infatti, Mapei ha scelto di partecipare all’allestimento della piazza antistante la stazione di Porta Genova di Milano con la fornitura gratuita dei suoi prodotti.

L’iniziativa rientra nel più ampio quadro di interventi StrategieGreen2020, promosso da Assoverde, AIAPP e ANACI, per promuovere uno stile di vita più sostenibile a tutela del territorio, della vita e della salubrità delle persone.

Per il rifacimento delle strisce colorate sulla superficie in asfalto e pietra, i tecnici Mapei hanno proposto l’utilizzo di MAPECOAT TNS EXTREMEresina bicomponente epossi-acrilica per la realizzazione di aree carrabili e ciclopedonali.

MAPECOAT TNS EXTREME si caratterizza per l’ottima resistenza al traffico, l’elevata durabilità e le performance di prodotto, essenziali per la realizzazione della superfice sottoposta ad un molteplice utilizzo: rapidità di asciugatura, versatilità di applicazione su sottofondi esistenti e possibilità di realizzare il rivestimento nel colore desiderato.  

MAPECOAT TNS EXTREME è stato fornito nei colori blu ral 5024 e bianco, soddisfacendo cosi la richiesta di progetto.

Per garantire una maggiore adesione sulle superfici in asfalto e pietra, è stato utilizzato MAPECOAT TNS PRIMER EPW, primer epossidico bi componente caratterizzato da un elevato potere adesivo.

A completamento delle aree orizzontali è stato applicato anche MAPECOAT TNS PROTECTION, protettivo poliuretanico bicomponente e trasparente in grado di aumentare ulteriormente le caratteristiche meccaniche di resistenza al traffico veicolare.

Le fioriere installate per le nuove piante che abbelliscono l’area, sono state verniciate con DURSILAC SATIN di colore grigio antracite, smalto acril-uretanico all’acqua per interni ed esterni, con ottima distensione ed elevata durezza superficiale.

L’Intelligenza artificiale e la biologia sintetica grazie a un algoritmo

intelligenza artificiale

L’algoritmo Art (Automated Recommendation Tool), messo a punto dai ricercatori del Lawrence Berkeley National Laboratory, è in grado di prevedere come determinate modifiche del Dna o dei processi biochimici di una cellula possano cambiarne il comportamento, guidando la sua ingegnerizzazione

L’Intelligenza artificiale è la nuova alleata della biologia sintetica.

Un team di ricercatori del Lawrence Berkeley National Laboratory (Berkeley Lab), negli Stati Uniti, è riuscito ad adattare glialgoritmi di apprendimento automatico alle esigenze della biologia sintetica per guidare lo sviluppo di cellule che non esistono in natura.

I risultati di due loro studi, pubblicati su Nature Communication, aprono la strada allo sviluppo di nuove tecniche utili per riprogettare velocemente sistemi viventi come lieviti e batteri per numerose applicazioni, dalla produzione di farmaci aquella di biocarburanti. 

Il nuovo Algoritmo 

Il loro nuovoalgoritmo Art (Automated Recommendation Tool), in attesa di brevetto, è in grado, dopo un semplice addestramento, di prevedere come determinate modifiche del Dna o dei processi biochimici di una cellula possono cambiarne il comportamento, guidando la sua ingegnerizzazione.

“Le possibilità sono rivoluzionarie”, ha spiegato il coordinatore della ricerca, Hector Garcia Martin.

“Ora la bioingegneria è un processo molto lento: sono serviti anni per creare il farmaco antimalarico artemisinina.

Se invece sei in grado di creare nuove cellule per un’indicazione specifica in un paio di settimane o mesi, puoi davvero stravolgere quello che puoi fare con la bioingegneria”.