NIDEC DRIVES: soluzioni di motion integrate

Soluzioni di motion integrate per telai speciali: l’esperienza di Trinca. Telai ad alta tecnologia per la tessitura di fili metallici e tessuti tecnici, come ad esempio il Kevlar, le fibre di carbonio o i sintetici destinati ad applicazioni speciali. Grazie alle soluzioni integrate di Nidec Drives, i telai di Trinca Technology sono tra i più avanzati al mondo, con livelli di produttività eccezionali e qualità al top anche nelle applicazioni più impegnative. Il segreto? Tecnologia, know-how e una continua voglia di innovare

Il settore meccanotessile italiano è un punto di riferimento globale per tecnologia e qualità. In passato erano moltissime le aziende italiane che costruivano macchine per trasformare i filati in preziose stoffe apprezzate in tutto il mondo.

Complice una produzione di massa trasferita in paesi con manodopera a basso costo e modelli di produzione che sono radicalmente mutati nel tempo, da alcuni decenni questo settore si è ridimensionato e molte imprese nazionali, tra le più smart, si sono riconvertite, intravvedendo nuovi sbocchi in mercati paralleli che utilizzano tecnologie simili per trasformare materiali diversi.

È il caso di Trinca Technology, una realtà nata nel 1940 e da sempre protagonista nel mondo dei telai tessili: oggi con una peculiarità specifica che, come vedremo a breve, la rende una delle pochissime aziende al mondo capace di realizzare telai controllati in full digital con prestazioni a dir poco sbalorditive.

Dalla seta al metallo

Operativa nella provincia di Como, distretto da sempre rinomato per la tessitura della seta e del cotone, Trinca è l’emblema dell’operosità e della tenacia di quella generazione di imprenditori che, anche a costo di grandi sacrifici, sono riusciti superare le situazioni più difficili. Fondata dal “nonno” e dai suoi due fratelli proprio in pieno periodo bellico, Trinca prosegue oggi nella continuità famigliare e da alcuni anni vede al suo timone anche la terza generazione.

“Fino agli anni ’70 la nostra azienda era dedita alla costruzione di telai a navetta per la tessitura tradizionale”, spiega Luca Trinca, co-titolare dell’impresa – oggi situata a Lurate Caccivio (CO) – e nipote del fondatore. “Con l’introduzione in quel periodo dei primi telai a proiettile, una tecnologia nettamente più veloce che ha portato il settore a compiere un enorme cambiamento, tenere il passo è stato sempre più difficile; pertanto, si è reso necessario un cambio di paradigma”.

È così che Trinca ha compiuto il salto, passando dai tessuti tradizionali, come il cotone o la seta, a quelli tecnici, in particolare metallici. I cosiddetti tessili tecnici, destinati cioè ad applicazioni quali la produzione di materiali per imballaggio, geotessili, reti e altri usi industriali, già all’epoca rappresentavano una nicchia interessante e in costante espansione. L’intuizione di portare la tecnologia derivante dal tradizionale settore tessile a quello della tessitura del metallo si è rivelata una sfida molto impegnativa, ma alla fine ha ripagato poiché si è dimostrata estremamente competitiva e vincente.

Oggi, escludendo alcuni produttori cinesi, le aziende che realizzano telai di questo tipo si possono contare sulle dita di una mano. E Trinca è una di queste.

Insieme a Nidec Drives già da fine anni ’80

Così come è avvenuto in altri ambiti, è l’elettronica ad aver rivoluzionato il settore.

Agli inizi degli anni ’90 Trinca introduce gli svolgitori elettronici comandati da servomotore e brevetta la prima pinza elettronica, sempre comandata da servomotore. Di lì a qualche anno è la volta di un altro importante brevetto: nasce la prima ratiera comandata elettronicamente. Il salto compiuto è stato epocale.

“Sono stati eliminati leveraggi e rimandi meccanici come bielle, manovelle, ruote libere: con un solo motore era possibile comandare tutto quanto”.

Oltre alle prestazioni in termini di precisione e velocità, il vantaggio era oltremodo evidente in fase di modifica dei parametri macchina: se prima era necessario smontare parte della macchina, cambiare l’altezza della biella o intervenire sui leveraggi per modificarne la corsa, da quel momento bastava modificare un parametro in un programma per riattrezzare la macchina nel giro di una manciata di minuti.

Un altro dettaglio importante, che già all’epoca l’elettronica di Nidec Drives aveva consentito a Trinca di fare la differenza, era la precisione e, quindi, la qualità con cui era possibile tessere i materiali tecnici. Mentre nell’abbigliamento o nel tessile per la casa variazioni microscopiche nella dimensione delle maglie non costituiscono un problema, nell’ambito tecnico non è così.

Un esempio che può far comprendere quanto il fattore qualità sia importante è rappresentato dalla carta per banconote che, se vogliamo, è equiparabile a un tessuto tecnico con elementi metallici inseriti al suo interno: la filigrana. Una difettosità nella produzione significa produrre cartamoneta non valida. Per questo motivo la qualità è un fattore cruciale, anzi centrale, che non può essere che ottenuta solamente attraverso il pieno controllo del processo produttivo fin nei minimi dettagli.

I vantaggi di un sistema integrato full digital

È sempre l’elettronica la chiave di tutti gli sviluppi che le macchine di Trinca subiranno nel corso degli anni, grazie alla quale divengono sempre più veloci e produttive. È proprio per questo motivo che Trinca aveva inizialmente pensato di predisporre un reparto interno dedicato alla costruzione di pannelli operatore e allo sviluppo dei relativi software.

“Ben presto però ci siamo resi conto che produrre internamente determinati componenti era complesso e non era la strada migliore da seguire per giungere all’obiettivo di sviluppare una piattaforma aperta, performante e, soprattutto, full digital”.

È così che ha preso pienamente corpo la partnership con Nidec Drives, concretizzatasi grazie alla possibilità di poter convenientemente utilizzare motori ad elevata dinamica e i controllori programmabili MC – in particolare i modelli MCe e MCz – per ottenere quelli che oggi sono i punti di forza di tutte le macchine di produzione Trinca: velocità, precisione, affidabilità.

“Il vantaggio più evidente derivante dall’impiego delle soluzioni di Nidec Drives è la disponibilità di un pacchetto completo e performante, la cui base standard su ambiente operativo Windows e software di sviluppo Codesys garantisce da un lato piena apertura e interoprabilità, dall’altro una piattaforma integrata capace di offrire un sistema ottimizzato ad alte prestazioni”, sottolinea Trinca.

“Con altri produttori era necessario scegliere prodotti diversi da mettere in comunicazione tra di loro: chi lavora nel settore sa quanto questo a volte sia complesso”, prosegue Trinca. “C’è poi il tema delle prestazioni: finalmente potevamo contare su un controllore in grado di aggiornare il quadro ogni mezzo giro di encoder con una cadenza nell’ordine delle centinaia di battute. Per noi è stato un successo, poiché con Nidec Drives siamo riusciti a raggiungere l’obiettivo di disporre di soluzioni e motori ad alta dinamica mettendo a fattor comune la nostra conoscenza della tecnologia di tessitura con il loro know how specialistico in ambito di azionamenti”.

Prestazioni da record, semplicità di configurazione

Quando si parla di telai, è difficile immaginarsi le cadenze che possono essere raggiunte. Nel caso delle macchine Trinca, la pinza – componente centrale da cui dipende la gran parte delle prestazioni – può arrivare a velocità finanche di 15 m/s, con frequenze di battuta fino a 250 colpi al minuto e forze in battura espresse dalla macchina che possono arrivare addirittura alle 80 tonnellate: si tratta dell’asse più sollecitato dal punto di vista delle pure prestazioni, la cui dinamica lo assimila a un vero e proprio proiettile.

In termini di complessità di gestione, invece, quello più difficile da pilotare è il motore che si occupa delle intersezioni dei quadri: le prestazioni non sono così estreme come quelle della pinza, ma è la “costruzione” del software e la messa a punto dei relativi calcoli per eseguire ciascun movimento ad essere particolarmente impegnativi. A ogni giro della macchina viene eseguito un refresh della camma digitale che, per assicurare le migliori condizioni operative, necessita di un continuo aggiustamento, mai uguale al precedente. La soluzione messa a punto da Trinca per la configurazione della macchina può apparire tutto sommato semplice: ciò grazie alle prestazioni offerte dai sistemi di Nidec Drives, ma anche e soprattutto per la loro capacità di aver saputo “interpretare”, e quindi applicare, il know how specifico di Trinca.

Il setting solitamente avviene sulla base delle esigenze dinamiche: si indicano i punti di accelerazione e decelerazione, in genere 12, che servono al sistema per tracciare un profilo del moto con tutti i necessari parametri. Al software spetta quindi il compito di tradurre il tutto in comandi per il motore, che dovrà a sua volta assicurare le prestazioni e la qualità del movimento così come impostate dall’operatore.

È questo uno dei punti di forza che rendono i telai Trinca unici e altamente performanti. “Là dove i nostri concorrenti propongono macchine monoprodotto o dedicate a una specifica produzione, con questa soluzione noi siamo in grado di offrire ai clienti macchine flessibili, che possono essere riconfigurate in tempi ridotti”, afferma con orgoglio Luca Trinca. “Per arrivare a questi risultati, oltre al nostro know-how specifico e al prezioso supporto dei tecnici di Nidec Drives possiamo contare anche su quello di un partner operante in zona, con il quale collaboriamo da tempo in modo sinergico soprattutto in ambito di motion control”.

L’esperienza maturata da Trinca insieme a Nidec Drives è una conferma del fatto che anche gli obiettivi più ambiziosi possono essere raggiunti, a patto di poter contare sui migliori strumenti e sulla collaborazione con i partner giusti. Anche nei periodi più difficili.

Uno degli ultimi importanti progetti di Trinca è stato portato a termine in pieno periodo pandemico. Pur con tutte le difficoltà del caso, Trinca è riuscita a completare il progetto e a immettere sul mercato una nuova macchina.

“Anche in un periodo particolarmente complicato come quello pandemico abbiamo ricevuto dai tecnici di Nidec Drives un supporto costante. Inoltre, non abbiamo riscontrato grossi problemi nemmeno in termini di fornitura. Certo, il progetto ha giocoforza subito qualche rallentamento, ma siamo comunque riusciti a rimanere entro i limiti temporali che ci eravamo imposti, concludendo il tutto con successo. E questo è stato indubbiamente molto importante per noi”.

Ascolto e voglia di migliorarsi: le chiavi del successo

Tecnologia, competenze e innovazione costante hanno portato Trinca a sviluppare macchine apprezzate in tutto il mondo per la qualità e le prestazioni che sono in grado di assicurare. Ma tutto ciò non è sufficiente: la ricerca del miglioramento è un’attività costante che Trinca persegue ogni giorno.

“Ogni volta che costruiamo una macchina e, una volta montata, la vedo all’opera, mi chiedo in cosa si possa ulteriormente migliorare”, afferma Luca Trinca, che lascia intendere come l’innovazione non sia un traguardo, ma un percorso: ciò che oggi reputiamo ottimale, domani potrebbe essere scalzato da una nuova tecnologia o da una nuova soluzione.

“Per questo lavoriamo a stretto contatto con partner come Nidec Drives, che sanno ascoltare le nostre necessità per trasformarle in prodotti in grado di fare la differenza”.

Le soluzioni Nidec Drives

Dell’ampio catalogo di soluzioni messe a disposizione da Nidec Drives, Trinca ha tratto beneficio in particolare dai servomotori a elevata dinamica Unimotor HD e dai servoazionamenti a elevate prestazioni Digitax, controllati dai motion controller MCe e MCz.

Unimotor HD è una gamma di servomotori brushless progettati per quelle applicazioni nelle quali sono richieste rapide accelerazioni e decelerazioni, ottenibili grazie alla bassa inerzia complessiva.

I servoazionamenti Digitax, a loro volta, assicurano le massime prestazioni servo pur con dimensioni complessive ridotte. Ottimizzati per applicazioni ad alta dinamica come quelle richieste da Trinca, massimizzano le performance dei telai sfruttando alcuni tra i protocolli più diffusi (EtherCAT, machine control con MCi, Ethernet e Base) per potersi interfacciare con ulteriori dispositivi richiesti dal cliente o per integrare altre funzionalità macchina. Ai controllori MCe, un embedded controller con PLC all-in-one, e MCz, un vero e proprio PC industriale con funzioni di motion control, è poi delegato il compito di gestire il tutto, con modalità operative e di programmazione che si avvalgono di quanto di più standard e aperto attualmente è disponibile: la piattaforma operativa Windows e l’ambiente di sviluppo Codesys. La rete EtherCAT ad altissime prestazioni consente quindi di collegare tra loro il controllore, i motori e i Remote I/O.

Ultima, ma non certo per importanza, la safety affidata ai sistemi MiS250: l’integrazione delle funzioni di sicurezza del motion (STO, SBC, SSx) nell’azionamento assicura un approccio decentralizzato che semplifica il progetto, riduce cablaggi e costi, nonché velocizza la messa in servizio.

Innovazione all’insegna della sostenibilità, grazie a EFA AUTOMAZIONE

Innovazione, impegno verso la sostenibilità, efficientamento produttivo, valorizzazione del capitale umano. L’implementazione di Ignition, piattaforma di Inductive Automation per lo sviluppo di applicazioni software industriali, distribuita e supportata in Italia da EFA Automazione – gruppo Relatech, ha permesso a CAP Arreghini non solo di aggiornare, efficientare e rendere più solidi i propri asset produttivi, ma di cogliere numerose altre opportunità. Il tutto mantenendo un importante margine di crescita per il futuro, grazie alla flessibilità, all’apertura e al modello di licenza illimitata che Ignition offre

Esistono diversi modi per misurare il valore di un’azienda: il fatturato, il tipo di prodotto che offre, il numero di dipendenti.

Nel corso degli anni si sono però consolidati anche altri fattori capaci di ridefinire questo concetto: prendiamo ad esempio la propensione all’innovazione, la valorizzazione del personale o l’impegno verso la sostenibilità. Soprattutto avvalendosi delle opportunità e degli strumenti innovativi che oggi le tecnologie digitali offrono a chi ne intuisce il potenziale.

È questo il caso di CAP Arreghini, azienda di Portogruaro (VE) che da sempre si occupa della produzione di colori e vernici, utilizzate in applicazioni che spaziano a tutto campo: edilizia, legno, ferro, habitat urbano ecc. Nata nel 1950 come piccola azienda fino a diventare una società per azioni nel 1988, la sua capacità produttiva è sempre stata in costante crescita, al fine di soddisfare le richieste di un mercato sempre più dinamico ed esigente, non solo in termini di qualità, ma anche – e oggi più che mai – di sostenibilità e innovazione.

Il rispetto per l’uomo e per l’ambiente è infatti una priorità a cui CAP Arreghini dedica costante attenzione e che è testimoniata dalle numerose certificazioni di cui dispone.

Oggi, giunta alla terza generazione, l’azienda affronta le nuove sfide si innovazione imposte dai mercati con grande solidità. La più recente la vede impegnata su nuovi fronti, tra cui un importante percorso di aggiornamento tecnologico e formativo, che la proietterà verso un futuro ancora più solido e sostenibile.

Ciò anche grazie a Ignition, la piattaforma di Inductive Automation, distribuita in Italia da EFA Automazione – gruppo Relatech, che è stata scelta quale backbone software per sviluppare un sistema di gestione dell’automazione basato sull’innovazione, nonché per raccordare il livello OT con gli applicativi gestionali tipici del mondo IT.

La necessità di effettuare un cambio di passo tecnologico

Fino a circa 3 anni fa, all’interno di CAP Arreghini convivevano tecnologie e soluzioni molto diverse tra loro, con un elevato grado di complessità.

“Con il trascorrere degli anni abbiamo ampliato i nostri stabilimenti e aggiunto nuovi impianti: era giunto il momento di fare una riflessione in proposito” spiega Renato Tesolin, direttore generale di CAP Arreghini. “Eravamo legati a tecnologie tra loro eterogenee, spesso dipendenti da infrastrutture che nel tempo si erano fatte fragili. Ciò che venti, venticinque anni fa era innovativo, oggi rappresenta una criticità da affrontare e risolvere. Abbiamo però deciso di gestire il tutto da un punto di vista differente: trasformare una necessità tecnologica in un’opportunità di sviluppo e crescita e ancora una volta di innovazione, per noi come azienda e per il nostro personale, naturalmente con un occhio di riguardo ai temi della sostenibilità”.

Ogni impianto era comandato singolarmente da un computer, con rischio di stop dovuto a potenziali guasti o interruzioni di servizio. Alcuni applicativi addirittura giravano ancora su sistema operativo DOS: per questo motivo erano stati predisposti dei PC Linux, con virtual machine basate su Windows XP, capaci di emulare il vecchio sistema operativo di Microsoft.

“Tecnicamente il tutto funzionava, ma è evidente che non era la condizione ideale per poter efficacemente gestire un processo produttivo. Per di più, alcuni impianti, pur essendo ancora attuali, utilizzavano PLC oramai obsoleti o protocolli di comunicazione di tipo seriale, con tutte le limitazioni del caso”, spiega Paolo Flaborea, Responsabile Area Tecnica di CAP Arreghini.

È proprio sulla base di questi presupposti che, dopo aver effettuato un’attenta valutazione, CAP Arreghini ha deciso di implementare una nuova architettura operativa, rinnovando l’automazione e puntando su Ignition quale piattaforma alla quale affidare il coordinamento software di tutte le funzionalità MES e impiantistiche d’innovazione.

Ignition, una rivoluzione copernicana

Il progetto che ha portato allo sviluppo del nuovo applicativo è stato seguito da CAP Service, system integrator di Dolo (VE), la cui similitudine con CAP Arreghini non risiede solamente nel nome, ma anche nell’attitudine all’innovazione e alla proattività.

“Una delle prime cose che abbiamo portato avanti è stato uniformare i protocolli di comunicazione, utilizzando lo standard Ethernet”, spiega Stefano Gallenda, titolare di CAP Service. “In questo modo, in caso di emergenza in ambito produttivo non si è vincolati al singolo specifico client, come invece era sempre accaduto, quando ogni problema ai computer, anche il più banale, poteva causare il fermo di un impianto”.

Quale piattaforma software per la gestione coordinata di tutto il complesso impiantistico, la scelta effettuata è ricaduta su Ignition, che CAP Service conosce già molto bene avendo implementato con successo numerose applicazioni. Ignition è stato scelto in quanto permette di sviluppare rapidamente soluzioni innovative garantendo la massima flessibilità operativa, una completa apertura verso qualsiasi tipo di integrazione e nessun limite progettuale in termini di tag. Ignition permette inoltre di lavorare con database SQL, il che rappresenta un enorme vantaggio nell’ottica di mantenere aperta e standard l’intera architettura aziendale, nonché di poterla interfacciare con semplicità ai gestionali di livello superiore.

L’utilizzo di un database in standard SQL si è rivelato estremamente utile non solo per abbattere le barriere di comunicazione tra i mondi OT e IT, bensì anche per storicizzare efficacemente le attività e tracciarle con robustezza nel corso del tempo, al fine di effettuare analisi anche molto approfondite.

Pensare in grande, non porsi limiti

Poiché alcuni PLC, pur essendo oramai obsoleti, per questioni tecniche non hanno potuto beneficiare di un aggiornamento o di una sostituzione, la comunicazione con questi hardware è stata gestita mediante KEPServerEX, soluzione software di Kepware – marchio distribuito in Italia da EFA Automazione – che opera quale middleware di interconnessione capace di abilitare la comunicazione qualsiasi sia il tipo di protocollo.

“Il progetto, che è ancora in corso di implementazione, vede la stretta collaborazione con gli sviluppatori del software gestionale, al fine di comprendere come sfruttare al meglio tutte le potenzialità di Ignition per raggiungere il massimo dell’efficacia nell’integrazione complessiva del sistema, non solo dal punto di vista Scada, ma anche delle funzionalità MES” aggiunge Alessandro Laguzzi, responsabile IT di CAP Service. “Non ci poniamo limiti, vogliamo esplorare tutte le possibilità. La capacità di Ignition di gestire architetture complesse è un plus che intendiamo sfruttare. Dal punto di vista dello sviluppo, inoltre, il software è fatto per agevolare i programmatori nel proprio compito e permette di riutilizzare blocchi di codice e di modificare solo le parti necessarie, velocizzando l’intero processo”.

Questo approccio offre un altro beneficio, apparentemente secondario, ma che in realtà si dimostra di grande utilità in CAP Arreghini: gran parte degli impianti condividono le medesime interfacce, fornendo così un valido aiuto anche dal punto di vista operativo. Ciò semplifica di fatto il lavoro degli operatori impegnati su più reparti, perché uniforma le interazioni con il processo, e aiuta l’azienda a gestire con più semplicità il turnover.

Ignition consente inoltre di effettuare le modifiche a caldo, ovvero con gli impianti in funzione. Modifiche e aggiornamenti possono quindi essere fatti senza la necessità di interrompere la produzione. Un bel vantaggio per chi, come CAP Arreghini, punta a sfruttare al massimo i propri impianti.

Un progetto in continuo sviluppo che coinvolge tutti

L’attività iniziata in CAP Arreghini è in fase di avanzamento costante: il progetto originale funge da base, dopodiché ogni step porta a nuove considerazioni pratiche e a potenziali nuovi sviluppi.

L’architettura potente e al tempo stesso flessibile di Ignition permette di aggiungere nuove funzioni anche in un secondo momento, senza doversi preoccupare dei consueti limiti che le licenze dei software di questo tipo impongono. Il modello di licenza su cui Ignition è strutturato non pone infatti limiti al numero delle tag utilizzate, pertanto risulta ideale per ampliare il progetto man mano che se ne presenta l’opportunità. Come quelle che evidenzia Barbara Gambin, responsabile risorse umane di CAP Arreghini.

“Oltre alle necessità di innovazione che hanno riguardato i reparti produttivi, si sono aperte nuove opportunità, legate a esigenze diverse, ma per noi altrettanto importanti in ottica di sicurezza interna ed efficientamento delle procedure. Mi riferisco, ad esempio, a quanto è stato sviluppato e integrato in Ignition in merito al controllo accessi di fornitori e visitatori, procedura in precedenza delegata al cartaceo e oggi affidata al personale che si occupa dell’accoglienza, che ora, dopo un opportuno percorso formativo, la esegue con pratici tablet che consentono di effettuare un tracking puntuale”.

Questo approccio ha permesso a CAP Arreghini di essere full compliant alle prescrizioni antincendio, poiché la nuova procedura gestita in forma digitale permette di sapere in qualsiasi momento chi è presente all’interno dello stabilimento e con quale referente.

Un futuro sempre più aperto, innovativo e sostenibile

Uno dei prossimi passi che CAP Arreghini ha pianificato di compiere è il calcolo delle performance su base KPI, come ad esempio i consumi energetici, i materiali di scarto, le variabili di processo ecc. Sarà così possibile comprendere se un impianto sta lavorando correttamente o se è necessario intervenire per correggerne le condizioni.

“Avere dati certi e consistenti sulla produzione è una condizione necessaria che ci permetterà di migliorare su molti fronti,” ha concluso Renato Tesolin. “Il fatto di disporre di tutte le informazioni su un database standard ci permette anche di ridurre praticamente a zero l’utilizzo dei documenti cartacei interni. Può sembrare poco rilevante, ma in realtà è un ulteriore importante passo che porterà l’azienda verso l’adozione di procedure più robuste, efficienti e a un ulteriore milestone nel percorso di sostenibilità”.

Con Ignition CAP Arreghini si è dotata di un sistema innovativo, performante e aperto, che potrà crescere nel tempo senza alcuna limitazione, accompagnando tutte le future evoluzioni e innovazioni che si renderanno necessarie per soddisfare le esigenze di crescita del mercato, dell’azienda e di tutto il suo capitale umano in ottica di sostenibilità.

#buildyourdigitalfuture con EFA e il gruppo Relatech

La piattaforma software Ignition di Inductive Automation e la piattaforma di connettività industriale KEPServerEX di Kepware sono tra le soluzioni di punta che EFA Automazione SpA distribuisce e supporta su tutto il territorio nazionale per abilitare la connettività di macchine e impianti in ottica di convergenza OT/IT.

Attiva da oltre 30 anni in ambito di automazione industriale con competenze e soluzioni specifiche che abilitano la convergenza OT/IT, nel 2022 EFA Automazione è entrata a far parte di Relatech, Digital Enabler Solution Know-how (DESK).

Relatech è il partner di riferimento per la Digital Innovation delle imprese ed è alla guida di un gruppo di aziende altamente specializzate nelle Digital Enabler Technologies – quali cloud, cybersecurity, IoT, big data, blockchain, machine learning ecc. – unite dalla mission comune di supportare i clienti nel loro percorso di trasformazione digitale.

Relatech investe costantemente in Open Innovation con un’intensa attività di R&D, che è svolta da una serie di hub interni che operano in stretta collaborazione con università e centri di ricerca nazionali.

La crescita dell’idrogeno come vettore energetico

Hydrogen-Dispenser

La crescita dell’idrogeno come vettore energetico, sta ridefinendo profondamente il settore della distribuzione dei gas. In particolare, i sistemi di rifornimento, i cosiddetti gas dispenser, sono oggi chiamati a garantire non solo sicurezza e prestazioni elevate, ma anche un aspetto cruciale: la precisione nella contabilizzazione fiscale delle transazioni

Gas dispenser nelle applicazioni heavy duty

Per i costruttori di queste soluzioni, la misura di portata non è quindi solo un dato di processo, ma un elemento determinante per la conformità normativa e la fiducia dell’utente finale.

È proprio in questo contesto che si inserisce l’esperienza con PURE ENERGY HYDROGEN, che ha scelto la tecnologia Coriolis Rheonik per equipaggiare i propri dispenser destinati ad applicazioni heavy duty.

L’azienda è specializzata nella progettazione e fornitura di impianti a idrogeno su piccola, media e larga scala, che comprendono elettrolizzatori, sistemi di compressione e stazioni di rifornimento operanti a 350 e 700 bar.  Nel mondo del rifornimento di idrogeno, è importante distinguere tra applicazioni light duty, come il rifornimento di auto a celle a combustibile, e applicazioni heavy duty, come il riempimento di trailer ed il rifornimento di autobus, camion o treni.

Misuratore di portata Rheonik per gas dispenser

È in quest’ultimo ambito che si concentrano le sfide più complesse per il vettore energetico.

Le condizioni operative sono infatti particolarmente gravose, si parla di portate e pressioni particolarmente elevate, che indicano un contesto applicativo fuori dall’ordinario.

A queste si aggiungono ulteriori criticità progettuali: i dispenser devono integrare componenti in spazi estremamente ridotti, senza compromettere accessibilità e sicurezza del vettore energetico.

La scelta tecnologica: Coriolis a Omega Rheonik

Per rispondere a queste esigenze, PURE ENERGY  ha selezionato dieci misuratori di portata Coriolis Rheonik. La tecnologia Coriolis, basata sulla misura diretta della massa, rappresenta già di per sé una soluzione ideale quando è richiesta elevata precisione indipendentemente dalle condizioni operative. Tuttavia, nel caso specifico dell’idrogeno ad altissima pressione, è il particolare design a Omega sviluppato da Rheonik a fare la differenza. Il singolo tubo curvato garantisce infatti una straordinaria robustezza meccanica e una maggiore resistenza alle sollecitazioni, elementi fondamentali in presenza di pressioni così elevate. Allo stesso tempo, il design compatto consente di integrare il misuratore anche in spazi limitati, come quelli tipici dei dispenser.

Misuratore di portata per chemical injection Coriolis Rheonik

Un aspetto particolarmente rilevante, che ha valutato PURE ENERGY è la capacità del Coriolis Rheonik di operare in condizioni che rappresentano un unicum sul mercato: è infatti l’unico strumento in grado di misurare portate fino a 90 kg/min con pressioni superiori ai 1000 bar, mantenendo al contempo l’accuratezza richiesta per applicazioni fiscali.

In un’applicazione così critica, la compatibilità tra strumentazione e materiali di processo non è un dettaglio, ma un requisito fondamentale. L’utilizzo di leghe austenitiche specifiche per compatibilità con idrogeno, combinate con la robustezza dei misuratori Rheonik, contribuisce a creare un sistema sicuro, durevole e affidabile nel tempo. La misura accurata della portata, inoltre, consente non solo di rispettare i requisiti normativi legati alla transazione fiscale, ma anche di ottimizzare il controllo del processo e ridurre i margini di errore, con benefici diretti per operatori e utenti finali.

In qualità di distributore ufficiale Rheonik Messtechnik per il mercato italiano, ITAL CONTROL METERS affianca i costruttori di impianti nella scelta delle soluzioni più adatte per la misura dell’idrogeno, offrendo supporto tecnico e competenze applicative consolidate.

In un settore in rapida evoluzione come quello dell’idrogeno, poter contare su partner affidabili e tecnologie consolidate rappresenta un vantaggio competitivo concreto. La collaborazione con PURE ENERGY HYDROGEN ne è un esempio tangibile: un progetto in cui innovazione, sicurezza e precisione si incontrano per rispondere alle sfide della transizione energetica.

Per approfondire:

ITAL CONTROL METERS: la complessità di misurare l’idrogeno

Duah Hose Gas Dispenser

ITAL CONTROL METERS: la complessità di misurare l’idrogeno. Garantire qualità e controllo nella filiera dell’idrogeno significa monitorare con precisione ogni fase del processo: la misurazione della portata rappresenta un punto chiave per assicurare efficienza, sicurezza e conformità lungo l’intera catena

L’idrogeno è un gas straordinario, ma le sue proprietà uniche rendono la sua misurazione una vera sfida.

Estremamente leggero e composto da molecole piccolissime, l’idrogeno tende a disperdersi con facilità, penetrando anche attraverso materiali apparentemente impermeabili.

Questo lo rende difficile da confinare e rilevare con precisione.
La sua bassa densità (circa 0,0899 kg/m³ a 0 °C e 1 atm) comporta anche concentrazioni molto ridotte, spesso al limite della rilevabilità, rendendo necessaria una strumentazione molto sensibile. Ha una bassa energia per molecola ma un’alta energia per massa.

È altamente infiammabile e ha un ampio range di esplosività, Questo lo rende interessante come combustibile, ma anche complicato da gestire a livello di misura e stoccaggio.

Per questi motivi, misurare l’idrogeno in modo accurato richiede tecnologie avanzate, competenza, strumenti di misura sicuri e affidabili.

Misurare la portata dell’idrogeno: quale tecnologia scegliere?

L’idrogeno può essere prodotto attraverso diversi metodi, ognuno con caratteristiche, costi e impatti ambientali differenti.

L’idrogeno verde è la forma più sostenibile di idrogeno, ottenuta con processi a bassissimo impatto ambientale.

Il metodo più diffuso per produrlo è l’elettrolisi dell’acqua, un processo che utilizza energia elettrica per separare le molecole d’acqua nei loro elementi fondamentali: idrogeno e ossigeno.

Misurare la portata dei gas prodotti è fondamentale, innanzitutto, per avere un controllo accurato del processo, in quanto eventuali variazioni nei valori di portata possono indicare anomalie operative o cali di rendimento.

MASSICI MULTIPARAMETRICI VöGTLIN MESSTECHNIK

Quando si tratta di misurare piccole portate, la precisione è fondamentale. I misuratori massici multiparametrici offrono una soluzione ideale per garantire misurazioni affidabili ed estremamente sensibili.

MASSICI TERMICI KURZ INSTRUMENTS

Per portate più elevate, entra in gioco la tecnologia termica, progettata per mantenere precisione e stabilità anche in condizioni operative più complesse.

LO STOCCAGGIO

Lo stoccaggio dell’idrogeno è uno degli aspetti più delicati e strategici dell’intera filiera dell’idrogeno, e porta con sé numerose implicazioni tecniche, economiche e di sicurezza. A causa della sua bassa densità, l’idrogeno occupa molto spazio e, per essere conservato in modo efficiente, deve essere compresso ad alte pressioni o raffreddato a temperature estremamente basse. Entrambe le soluzioni richiedono tecnologie avanzate, materiali resistenti e impianti altamente controllati.

MASSICI TERMICI KURZ INSTRUMENTS

Progettati per mantenere precisione e stabilità a bassi livelli di pressione.

ULTRASUONI CLAMP-ON FLEXIM

Sensori installabili all’esterno della tubazione, adatti a qualsiasi condizione operativa senza limitazioni di pressioni. Disponibili sia in versioni fisse che portatili.

MASSICI CORIOLIS

Perfetti in applicazioni dove la massima precisione è un requisito imprescindibile, specialmente in contesti ad alte pressioni come lo stoccaggio e la distribuzione. Totalmente indipendenti da variazioni di pressione e temperatura, tubazione ad Omega posta in vibrazione controllata.

Misurare accuratamente la portata dell’idrogeno non è solo una necessità tecnica, ma anche un elemento fondamentale per accedere a incentivi, contributi pubblici e certificazioni fiscali.

LA DISTRIBUZIONE

Per questa finalità è indispensabile disporre di strumentazione di misura precisa, certificata e conforme alle normative metrologiche.
Utilizzare misuratori di portata ad alte prestazioni non è solo una scelta tecnica, ma anche una condizione abilitante per operare in un mercato regolamentato e competitivo, dove ogni standard va rispettato con precisione.

MASSICI CORIOLIS RHEONIK MESSTECHNIK PER IMPIEGHI FISCALI

Tecnologia a Omega superiore.
Misurazione diretta della massa e della densità, che permette di ottenere dati affidabili senza la necessità di ulteriori calcoli o compensazioni.
Eccezionale precisione, che resta invariata indipendentemente dalle condizioni operative.
Certificazioni MID/OIML.