Grafene per rendere le batterie al litio-zolfo più efficienti

Il grafene è un materiale iper-innovativo, che viene unito con il ben più diffuso zolfo, per sostituire le terre rare nelle batterie agli ioni di litio

Ecco la sfida recente Directa Plus, la società comasca quotata dal 2016 all’Aim di Londra e fondata e diretta da Giulio Cesareo che sta sperimentando questa strada con l’americana NexTech: l’obiettivo è sviluppare le batterie al litio-zolfo, che, con il grafene, diventerebbero più efficienti e di maggior durata rispetto a quelle a ioni di litio.  In più si aggirerebbe la strozzatura delle terre rare, costose e difficili da trovare.

Batterie più potenti e durature

«Siamo in una fase avanzata di sperimentazione con NexTech, un’azienda del Nevada. Ora installeranno qui accanto a noi un impianto pilota di queste batterie», annuncia Cesareo. «Hanno scoperto che il nostro grafene, essendo fatto senza chimica, secondo loro è il migliore al mondo come conduttore. L’obiettivo è fare una batteria che costa il 50% in meno rispetto agli ioni di litio, e con una energia specifica da 3 a 5 volte, che significa che un’auto farebbe quasi mille chilometri. Poi c’è la sicurezza: se la batteria agli ioni di litio prende fuoco non la spegni più questa invece non prende fuoco».

L’accordo con Norda

Di venerdì 5 è invece l’accordo con Norda per la produzione delle suole nelle scarpe da trekking, nelle quali sarà inserita la membrana di grafene di Directa Plus per uniformare la temperatura del piede con uno spessore minimo.

«Il grafene comincia ad essere richiesto dalle grandi catene della supply chain», spiega Cesareo, e anche per questo motivo i conti sono in crescita.

Il semestre si è chiuso con «il miglior risultato della storia»: +41% i ricavi a 4,56 milioni di euro e ebitda vicino al pareggio (0,44 milioni di rosso, -70%).

La spugna anti-petrolio e i filtri anti-Covid

Per il 70% circa i ricavi arrivano dall’uso ambientale nella raccolta del petrolio sversato. Directa ha creato nello stabilimento di Lomazzo una specie di spugna di grafene riutilizzabile («Grafysorber») con cui in Romania ha recuperato oltre 6,5 mila tonnellate di petrolio, reimmesso in raffineria.

Il resto arriva dal tessile e dai filtri antibatterici e antivirali a partire dalle mascherine anti-Covid al grafene «che non solo bloccano il virus ma ne uccidono il 90% come testato dall’Università Cattolica e dalla Sapienza»— dice Cesareo — e dall’uso del grafene come coadiuvante degli asfalti, per aumentarne tenuta e durata. E tra gli studi ce n’è un altro nell’elettronica consumer. Il break even è alle porte: dovrebbe essere raggiunto nel 2022.

 L’azionista statunitense

Primo azionista è diventato il miliardario (di origine cinese/sudafricana), Patrick Soon-Shiong, già inventore del farmaco anticancro Abraxaneha e investitore in biotech.

Sull’Aim da inizio anno è cresciuta di oltre il 60% a 83 milioni di sterline guadagnando più dei suoi diretti concorrenti quotati. «Il nostro socio americano è interessantissimo a quello che facciamo», continua Cesareo.

«Lavoriamo tanto con l’estero ma mi piacerebbe relazioni solide e significative con le aziende di Stato, come Leonardo o Eni e avviare con loro dei joint-lab. Le tecnologie ci sono, ora vanno messe assieme.

Se lo facciamo solo con gli stranieri, alla lunga correremo il rischio di spostare valore e innovazione sostenibile fuori dall’Italia».

Federchimica riconferma Paolo Lamberti alla Presidenza per il prossimo biennio

Il settore della CHIMICA, essenziale durante l’emergenza Covid, chiuderà il 2021 con pieno recupero dei livelli pre-crisi (+ 8,5%) con previsioni di crescita (+3%) nel 2022

L’Assemblea di Federchimica riconferma Paolo Lamberti alla Presidenza
 per il prossimo biennio e descrive un settore dimostratosi essenziale, anche per affrontare la pandemia. “Le Istituzioni, il Legislatore, le Imprese a valle e i Consumatori hanno compreso, in modo tangibile, come sarebbe il mondo senza la Chimica e i suoi prodotti – ha dichiarato Lamberti.

“Per perseguire concretamente la transizione ecologica è ora il momento di far evidenziare con chiarezza il ruolo chiave della Chimica, con le sue tante soluzioni tecnologiche per contrastare il cambiamento climatico e la scarsità delle risorse, senza sacrificare il benessere. Penso ad esempio alle tecnologie innovative per l’efficienza energetica degli edifici, per una mobilità ecosostenibile, per il riciclo chimico, per il riutilizzo della CO2 e per l’idrogeno pulito”.

“Ma serve concretezza: a garanzia della continuità e della ricerca e sviluppo, fino a quando l’innovazione non sarà sviluppata in modo sufficiente alle esigenze di mercato, vanno evitati atteggiamenti inutilmente punitivi nei confronti dei prodotti o processi di precedente generazione,”.

L’industria chimica in Italia – oltre 2.800 imprese e 3.300 insediamenti attivi sul territorio – è il terzo produttore europeo e il sesto settore industriale del Paese;  impiega direttamente 111 mila addetti, oltre 270 mila considerando l’indotto.La rapida ripartenza della produzione consentirà di chiudere il 2021 con pieno recupero dei livelli pre-crisi, con un incremento della produzione pari all’8,5%, che ripianerà le perdite del 2020 (-7,7%) superando, già nell’anno in corso, il fatturato pre-pandemia (56 miliardi nel 2019). Determinante il traino dell’export (+8,7% in valore nei primi sette mesi rispetto allo stesso periodo del 2019).

Pur con l’incognita delle elevate criticità relative a disponibilità e costi di numerose materie prime e all’aggravarsi delle tensioni sul fronte energetico, la  ripresa potrà consolidarsi nel2022, con una previsione del +3,0%.

“E’ essenziale però – ha sottolineato Lamberti – che la ripresa sia accompagnata da una solida prospettiva di attuazione del PNRR e da provvedimenti specifici, a sostegno di un  settore che ha le caratteristiche per essere trainante nella ripresa.

“La nostra Industria ha tutti i requisiti per affrontare le sfide future: in tema di sostenibilità, ambientale, sociale ed economica, le nostre aziende sono già in linea con gli obiettivi UE sui cambiamenti climatici al 2030 e hanno più che dimezzato, in meno di 30 anni, le emissioni di gas serra.
“Quanto alle Relazioni Industriali – oggi più che mai  fattore strategico per una ripresa stabile, equa e duratura – la Chimica è considerata un modello:  grazie al dialogo costruttivo e  alla credibilità tra le Parti, consolidata nel tempo e fondata su scelte coerenti e realistiche, i rinnovi contrattuali di settore sono sempre stati sottoscritti entro la scadenza e senza un’ora di sciopero.

“Con la costituzione del Tavolo per la Chimica,il Governo ha dimostrato attenzione e riconoscimento del ruolo della nostra Industria – ha proseguito Lamberti. “In un documento congiunto, predisposto con le Parti sindacali, abbiamo ribadito le nostre priorità:

  • la semplificazione normativa e amministrativa: è prioritario garantire tempi certi e compatibili con le logiche di mercato alle autorizzazioni per i nuovi impianti o loro ampiamenti, i nuovi prodotti o per il riutilizzo dei rifiuti.  Semplificare le norme e rendere più efficiente la Pubblica Amministrazione è un fattore strategico di competitività: oggi è inaccettabile attendere due/tre anni per un’Autorizzazione Integrata Ambientale, quando negli altri Paesi della UE la si ottiene in pochi mesi.
  • il supporto alla transizione ecologica: va riconosciuto il ruolo della chimica come infrastruttura tecnologica. Il PNRR valorizza alcuni importanti ambiti del nostro settore, come il riciclo chimico delle plastiche e l’idrogeno, ma permangono incertezze su provvedimenti inutili e dannosi, come la Plastic Tax.
  • la riduzione dei costi dell’energia:  per i settori  energy intensive come la chimica i costi elevati sono molto penalizzanti.  Sono necessarie nuove infrastrutture  e normative di bilanciamento a livello europeo dei costi di trasmissione del gas naturale, che sarà il vettore energetico della transizione. Serve anche una riforma del mercato elettrico nazionale che faciliti l’introduzione delle fonti rinnovabili. Infine, anche in Italia va finalmente introdotta la compensazione dei “costi indiretti” legati al pagamento dei permessi per le  emissioni di CO2 nella generazione elettrica. Anche su questo aspetto il divario di competitività rispetto agli altri produttori europei è insostenibile.

“Ci auguriamo – ha concluso Lamberti – che prosegua efficacemente l’interlocuzione col Ministero dello Sviluppo Economico e con tutti i Dicasteri competenti per sciogliere, al più presto, i nodi che ostacolano lo sviluppo di un settore trainante per tutta la nostra economia. E che avrà modo, anche in questa fase cruciale per lo sviluppo del Paese, di dimostrarsi ancor più  componente essenziale ”.

La transizione digitale ed ecologica per la manifattura italiana

Si intensifica il dibattito sul ruolo dell’industria nel guidare la transizione ecologica. Soltanto guardando ai dati italiani si capisce quanto l’industria giochi un ruolo di primo piano nel passaggio verso un’economia circolare e una società più sostenibile

Il settore è infatti responsabile di oltre il 40% del consumo energetico italiano: secondo i dati Terna, nel 2020 l’industria ha assorbito il 44% dei consumi elettrici e la sola manifattura il 38%.

I passaggio verso un’economia circolare, necessario per raggiungere gli obiettivi europei di contrasto ai cambiamenti climatici, oltre all’efficienza energetica, chiede di ripensare completamente l’approccio alla produzione, dalla scelta delle materie prime, ai processi all’interno degli stabilimenti, a tutto il ciclo di vita del prodotto.

Cambiamenti a cui oggi si può guardare non solo con speranza, ma con concretezza, grazie alla maturità raggiunta dalle tecnologie digitali. Saranno proprio queste, sottolineano gli esperti, i driver che abiliteranno la transizione.

Per questo si utilizza il termine “twin revolutions” (rivoluzioni gemelle) quando si parla della transizione verde e di quella blu o digitale.

Il ruolo del digitale nel passaggio a una manifattura più sostenibile
Gli esperti sono tutti d’accordo: le tecnologie digitali sono un importante fattore abilitante della transizione ecologica.

Lo sottolinea un recente studio di The European House – Ambrosetti che rileva che il contributo diretto e indiretto del digitale sarà responsabile di oltre il 50% dell’abbattimento delle emissioni.

Se ne è occupato anche l’Osservatorio Transizione Industria 4.0 della School of Management del Politecnico di Milano che nella sua indagine ha analizzato, attraverso varie interviste, l’approccio delle aziende a progetti di promozione della sostenibilità e della transizione ecologica. 

L’indagine ha sottolineato che, a fronte di diversi progetti per il futuro e alcuni già posti in essere, ciò che è cambiato è la consapevolezza del bisogno di sostenibilità per le aziende.

Un bisogno che nasce dalla necessità di ridurre i consumi energetici e i costi di produzione, ma anche da uno stimolo esterno, come spiega Luca Fumagalli, Professore del Politecnico di Milano.

“Mentre per la trasformazione digitale lo stimolo viene dall’industria stessa, sono i consumatori che richiedono la sostenibilità, orientando così anche le risposte delle aziende”, spiega Fumagalli.

Le aziende devono quindi puntare sulla sostenibilità per restare competitive sui mercati mondiali. E non basta che il prodotto finale sia sostenibile: i consumatori vogliono, infatti, che tutto il processo che ha portato a quel prodotto sia green.

Per rispondere a questi cambiamenti, le aziende devono investire proprio sulle tecnologie digitali, che permettono l’efficientamento dei processi e dei prodotti, ma anche la tracciabilità di tutto ciò che avviene lungo la filiera produttiva.

“Parlare di sostenibilità senza parlare di trasformazione digitale significa parlare di una sorta di decrescita, tutt’altro che felice”, osserva Stefano Epifani, presidente della Fondazione per la Sostenibilità Digitale e del Digital Transformation Institute.

E’ molto importante scegliere le tecnologie sulle quali investire perché, come sottolineano molti esperti, lo stato di maturità raggiunto dalle tecnologie 4.0 contribuisce al fabbisogno energetico dell’industria (pensiamo, ad esempio, alla quantità di energia necessaria per alimentare i data center).

Le aziende devono quindi approcciarsi a queste trasformazioni con una visione strategica, investendo su quelle tecnologie che promuovono, davvero, un efficientamento sostenibile.

Un esempio viene proprio dal cloud, che favorisce l’accesso alle applicazioni necessarie per standardizzare ed efficientare i processi anche a quelle aziende che, altrimenti, non avrebbero gli strumenti per dotarsi delle infrastrutture necessarie.

Applicazioni che possono essere remotizzate in data center gestiti con i più alti standard di efficientamento energetico e che prendono il nome di “green data center”.

Lavorare a un nucleare ‘pulito’
Tuttavia, anche tenendo conto del risparmio energetico che si può ottenere grazie alla tecnologie digitali, i dati ci dicono che le sole energie rinnovabili non saranno sufficienti per soddisfare il fabbisogno energetico di sistemi economici che, comunque, continueranno a crescere. Ecco perché anche in Italia si è riacceso il dibattito sul nucleare, un tema purtroppo molto divisivo e su cui si fatica a ragionare con razionalità.

Attualmente l’Europa conta più di 100 reattori attivi che producono più del 25% dell’energia elettrica totale, il 48% della quale è carbon-free. Una tecnologia di certo non vista di buon occhio da gran parte della popolazione ma che, invece, potrebbe dare la spinta necessaria per vincere la sfida della decarbonizzazione.

Sono già diverse le realtà, anche italiane, coinvolte nell’innovazione del settore che intende portare a un nucleare sicuro e, soprattutto, pulito. Un “new clear”, come lo definisce Luca Manuelli, che oltre a essere presidente del Cluster Fabbrica Intelligente è anche Ceo di Ansaldo Nucleare e Chief Digital Officer di Ansaldo Energia, azienda italiana che opera nel settore dell’energia e che sta affrontando, in prima persona, il percorso di riconversione verso l’abbandono del carbone e la ricerca di fonti energetiche efficienti e pulite.

Nel breve termine, l’evoluzione del nucleare porterà ad ottenere energia da “small advanced nuclear reactor”, ovvero micro reattori che permettono di innalzare gli standard di sicurezza in maniera esponenziale, spiega Manuelli.

“La sfida che deve vincere l’industria è anche quella della modularità: invece di fare una centrale energetica che costa 10-15 miliardi e che ha una vita di 10-15 anni, c’è possibilità di realizzare un micro reattore di cui le parti possono essere prodotte in una fabbrica”.

Nel lungo periodo, la sfida è invece quella della fusione, un processo molto difficile da realizzare, sia per via delle alte temperature che richiede (150 milioni di gradi Celsius), che per la scarsità di risorse globali di trizio (necessario al processo), sia perché sono necessari enormi magneti per contenere il plasma (un gas portato a diversi milioni di gradi Celsius) in un dispositivo a fusione sottovuoto, denominato “tokamak”.

A questo obiettivo è dedicato il progetto europeo ITER, il più grande al mondo in questo ambito che, spiega Manuelli, “prevede per il 2025 l’accensione del primo plasma del reattore nel quale per 10 anni si sperimenterà la fusione per avere, laddove l’esisto sia favorevole, la possibilità di avere un game changer nella produzione di un’energia sicura in quantità infinita”.


Idrogeno: le aziende credono in una crescita esponenziale del settore in pochi anni

Dalle anticipazioni dell’Osservatorio H2IT sul settore dell’Idrogeno, emerge che le aziende parte di H2IT, l’associazione italiana idrogeno e celle a combustibile, credono in una crescita esponenziale in pochi anni. Il 69% di queste aziende prevede di chiudere l’anno con il segno più

Per 1 azienda su 3 il giro d’affari del settore raddoppierà entro il 2023. Ricavi e occupazione cresceranno ma ci sono ancora tanti ostacoli. Per il 92% del campione è ancora difficile reperire personale qualificato.

Centrale nel PNRR, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e nel Green Deal europeo, all’idrogeno viene dato sempre più peso come attore chiave per la transizione energetica. Italia ed Europa lavorano allo sviluppo di una filiera forte, che contribuirebbe a decarbonizzare tanti settori, dall’industria ai trasporti, dalla produzione di energia all’ambito residenziale.

Lo sanno bene gli oltre 90 soci di H2IT, l’associazione italiana idrogeno e celle a combustibile che ha presentato un’anticipazione dell’Osservatorio H2IT sul settore idrogeno in Italia. L’indagine è stata svolta proprio sui soci di H2IT, che rappresentano tutta la catena del valore dell’idrogeno dalla produzione fino agli usi finali. Ne emerge un quadro ottimista specialmente per il futuro prossimo, con le aziende che hanno ben chiari ostacoli e possibili soluzioni.

Il 2020 è stato un anno complicato per tanti comparti. Le aziende socie di H2IT hanno però dimostrato un alto livello di resilienza: per il 60%, il fatturato del 2020 relativo alle sole attività idrogeno rispetto al 2019 è rimasto stabile, e per circa 1 su 3 (29%) è addirittura aumentato.

Industria, il comparto più promettente per l’idrogeno

Se si guarda alle aspettative per fine 2021 i dati sono ancora più incoraggianti. Ben il 69% prevede un incremento nel giro d’affari, a dimostrazione della forte spinta sull’acceleratore che tutto il sistema Italia, compresa la filiera idrogeno stessa, sta imprimendo al settore.

Al di là di come immaginano il futuro della loro azienda, le imprese parte del grande network di H2IT sono particolarmente ottimiste quando si parla più in generale dell’intero settore idrogeno. Tutte si aspettano una forte crescita, con il 30% che da qui a tre anni crede in un giro d’affari in aumento di oltre il 100%. È l’industria il comparto indicato come il più promettente per l’idrogeno (87%), seguito dai trasporti (76%) e da logistica/infrastrutture (43%).

Sul fronte occupazionale, serve più personale qualificato

Una crescita che può potenzialmente generare una rivoluzione occupazionale. Dal PNRR sono stati stanziati, infatti, 3,2 miliardi di euro, per un giro d’affari che entro il 2050 potrebbe impattare per 40 miliardi di euro sul Pil e creare ben 500mila nuovi posti di lavoro (fonte dati: H2 Italy 2050, di Snam e The European House-Ambrosetti, 2020).

Le previsioni sull’occupazione sono molto positive (il 14% immagina un boom del +500% da qui al 2023), ma si scontrano con la realtà attuale: per il 92% del campione è ancora difficile trovare personale qualificato.

Stimolare il sistema a fare di più per la formazione e favorire la nascita di nuove idee diventa un imperativo categorico. Proprio per questo H2IT ha di recente avviato, in collaborazione con Intesa Sanpaolo Innovation CenterInnovahy, un’iniziativa volta a favorire il percorso di sviluppo di pmi innovative e startup del settore idrogeno.

Quali strategie per lo sviluppo della filiera Idrogeno

Passiamo alle criticità riscontrate dalle aziende. Preoccupa l’assenza di un quadro normativo chiaro, punto sul quale H2IT ha insistito molto anche con le istituzioni con il report “Strumenti di Supporto al Settore Idrogeno. Priorità per lo sviluppo della filiera idrogeno in Italia”, i cui punti salienti sono stati presentati in un’audizione alla Camera dei Deputati nell’ambito dell’esame del PNRR (Proposta di piano nazionale di ripresa e resilienza).

Le aziende sono consapevoli che ancora il mercato è poco maturo ma si aspettano uno sforzo in più dalle Istituzioni specialmente sul fronte della burocrazia e dei finanziamenti pubblici, e una diminuzione dei costi delle tecnologie grazie a ricerca e sviluppo.

Le attese verso il mondo della politica sono certamente alte, ma le aziende riconoscono l’impegno del Governo. Poco più della metà del campione (51%) esprime un giudizio positivo sulla strategia avviata dello Stato, con il 31% che non si sbilancia né in positivo né in negativo.

Ma quali sono le misure necessarie per lo sviluppo della filiera? L’80% delle aziende risponde che servono più investimenti, ma sono comunque in tanti a credere che occorrano maggiore apertura dal sistema finanziariopiù sensibilizzazione dell’opinione pubblica e più offerta di formazione.

“L’ottimismo che emerge dall’analisi dei dati aggregati delle previsioni delle aziende socie di H2IT è il risultato di segnali finalmente più forti, che però non bastano da soli a fare decollare un mercato”, ha commentato Alberto Dossi, Presidente di H2IT. “Serve una strategia ben definita per lo sviluppo del settore che abiliti gli investimenti, con un quadro normativo chiaro e riforme volte a supportare l’adozione delle tecnologie idrogeno in Italia”.

Cybersecurity industriale, dalla teoria alla pratica

La fabbrica 4.0 è una fabbrica connessa: al proprio interno e nell’ambito di ecosistemi sempre più globali vigila la cybersecurity industriale

Anche nel mondo industriale, infatti, milioni di dispositivi permettono oggi di condividere e scambiare informazioni, grazie all’avvento di tecnologie come l’Internet of Things e la Big Data Analytics.

Tutto ciò ha indubbi benefici in termini di aumento della produttività, ad esempio attraverso la riduzione di fermi macchina per mezzo della manutenzione predittiva, ma proprio questo interscambio a ogni livello ha portato anche alla necessità di elaborare strategie puntuali per garantire la sicurezza delle reti (Cybersecurity), la protezione dell’integrità dei dati e la disponibilità degli impianti.

La cybersecurity industriale non è solo un problema IT

Molto spesso, la sicurezza aziendale è demandata solo all’IT, mentre proteggere la rete di fabbrica è fondamentale: le macchine sono ormai connesse in rete per permettere agli operatori di intervenire anche da remoto, e le stesse fabbriche, come si è detto, sono fonte di grandi quantità di dati ed informazioni da acquisire e analizzare.

Non è tuttavia possibile trasferire alle reti di automazione i concetti di sicurezza tipici dell’IT, proprio per la specificità dell’ambito OT. Nei contesti OT, ad esempio, le misure di protezione non devono essere in conflitto con l’operatività dei protocolli real-time, oppure occorre evitare che la Vpn creata per la teleassistenza rappresenti un varco per il passaggio all’impianto di eventuali malware presenti sul pc del manutentore.

Anche le porte Usb presenti sui pc industriali, tipicamente sprovvisti di antivirus per non rallentare l’operatività, possono rappresentare un potenziale pericolo.

MISURATORE CLAMP-ON FLUXUS F/G831, ITAL CONTROL METERS

L’ultima evoluzione del misuratore clamp-on di FLEXIM per liquidi, gas e vapore con certificazione ATEX/IECEx per zona 1

Nell’ultimo ventennio FLEXIM, ( https://www.flexim.com/en) distribuita in Italia da Ital Control Meters (https://www.italcontrol.it/ ) ha conquistato la leadership tecnologica mondiale nel campo dei misuratori di portata oramai comunemente definiti “clamp-on”.

Strumentazione indirizzata al controllo, regolazione, contabilizzazione ed analisi di processi industriali. Fornitura di misuratori di portata, misuratori di livello, analizzatori di liquidi, analizzatori di gas e misuratori di concentrazione polveri. Questa è un’applicazione importantissima nell’ambito dell’attività di Ital Control Meters.

Sono strumenti accurati ed affidabili che consentono di misurare qualsiasi fluido, sia esso un liquido, un gas o anche vapore in tubazioni di ogni dimensione (da 6 mm fino a misure praticamente illimitate) completamente dall’esterno, quindi senza alcun contatto con il fluido in transito. Ciò significa in primo luogo sicurezza, per le persone e per l’ambiente, ma anche flessibilità operativa, nessuna deriva nel tempo e manutenzione pressoché nulla.

Per le applicazioni in ambienti pericolosi, FLEXIM ha recentemente presentato l’ultima sua evoluzione tecnica, il FLUXUS F/G831 certificato per operare in “zona 1” secondo le norme ATEX/IECEx, quindi senza alcuna limitazione di impiego in zone a rischio di esplosività, che va ad affiancare il “fratello” FLUXUS F/G721 certificato invece per la “zona 2” ATEX/IECEx.

E’uno strumento che garantisce l’applicabilità in ogni condizione di esercizio, senza limitazioni di aggressività chimica del fluido o di pressione e anche di temperatura (trasduttori per temperature da -190°C fino a +630°C).  

Inoltre, garantisce misure stabili ed affidabili anche in condizione di particolare turbolenza e nel caso di fluidi non omogenei: liquidi con solidi e/o gas sospesi oppure anche gas con percentuali consistenti di liquidi sospesi.  

L’interfaccia verso l’utente è di eccezionale flessibilità, con qualsiasi protocollo bidirezionale di comunicazione (Modbus, Profibus, Fieldbus, Hart, …) inclusa la parametrizzazione e l’analisi diagnostica anche con connettività wireless.

FLUXUS F/G831 rappresenta lo stato dell’arte per la tecnica di misura della portata clamp-on in ambiente ATEX/IECEx, non solo per qualsiasi liquido, ma anche per ogni tipo di gas e per il vapore anche ad elevata pressione.

 https://www.italcontrol.it/ 

REFRIGERA 2021 apre i battenti oggi a Bologna Fiere

 

 

Dal 3 al 5 novembre 2021 i protagonisti dell’intera filiera della refrigerazione si danno appuntamento al polo fieristico di Bologna Fiere per la seconda edizione di REFRIGERA, la fiera dedicata alla refrigerazione industriale, commerciale e logistica

Prima fiera europea di settore a tornare in presenza nel 2021, REFRIGERA si pone come punto di ripartenza e di rilancio del mondo della refrigerazione, grazie anche alla qualifica di manifestazione internazionale (dati statistici certificati da ISFCert – ente accreditato Accredia).

 L’evento riunisce a Bologna Fiere non solo tutti gli operatori specializzati ma anche il mondo della produzione, della distribuzione, i tecnici e i progettisti dei settori del food retail e della GDO, delle industrie alimentari, farmaceutiche, dei trasporti, della logistica, e dell’industria in generale, offrendo così una preziosa occasione di crescita professionale e di incontro tra frigoristi e il resto della filiera che consentirà di sviluppare un proficuo “networking” finalmente in presenza e di toccare con mano le novità e il meglio della produzione di settore. 

Oltre alla parte espositiva, con 150 espositori già confermati, REFRIGERA 2021 propone un fitto programma di convegni, workshop ed eventi formativi di altissimo livello che permetteranno alle migliaia di visitatori di aggiornarsi sui temi centrali e d’avanguardia per il settore, sulle nuove tecnologie, sulle ultime normative e sulle tendenze di sviluppo del mercato: le nuove frontiere nel trasporto refrigerato, l’ultrafreddo nel food e nel pharma, le connessioni tra ICT, digital innovation e refrigerazione, la questione ormai imprescindibile per qualunque settore produttivo della sostenibilità e dell’efficienza energetica, sono solo alcuni dei temi che saranno approfonditi a REFRIGERA 2021.

Dal 3 al 5 novembre a Bologna Fiere, REFRIGERA 2021 rappresenterà quindi un’occasione di business, incontro e formazione imperdibile per tutte le figure del settore, e sarà organizzata garantendo le migliori condizioni sanitarie e logistiche, in modo da offrire il più alto grado di soddisfazione, visibilità e sicurezza per espositori e visitatori.

REFRIGERA 2021 è un evento organizzato da A151 srl in collaborazione con le più importanti associazioni di settore, quali Assofrigoristi, Area, Asercom, ATF-Associazione Tecnici del Freddo, Centro Studi Galileo, Frigoristi Datoriale, OITA, etc.

TERRANOVA INSTRUMENTS TORNA IN PRESENZA AD ADIPEC 2021

Ospitato dall’Abu Dhabi National Oil Company (ADNOC), ADIPEC è il luogo di incontro più influente al mondo in cui le società e i professionisti del petrolio, del gas e dell’energia si riuniranno di persona

E lo faranno in modo sicuro e protetto, per coinvolgere e identificare le opportunità che sbloccheranno nuovo valore in un panorama energetico in continua evoluzione.

La mostra ADIPEC offre opportunità per acquirenti e venditori di incontrarsi, imparare, fare rete, fare affari e scoprire nuovi prodotti, soluzioni e tecnologie da oltre 2.000 aziende espositrici, che comprende oltre 51 NOC, IOC e IEC, nonché 26 padiglioni nazionali internazionali, fornendo un ambiente di livello mondiale per il commercio lungo l’intera catena del valore del settore.

I programmi della conferenza forniscono approfondimenti sia strategici che tecnici mentre più di 1.000 leader tra ministri, amministratori delegati, responsabili politici e influencer discutono e condividono le loro intuizioni sugli ultimi sviluppi che modellano il settore attraverso il programma strategico e oltre 800 esperti tecnici di tutto il mondo, forniscono 127 sessioni in 4 giorni di scambio di conoscenze business-critical.

TERRANOVA INSTRUMENTS – Stand 12333, Padiglione 12, dal 15 al 18 Novembre

Per maggiori informzioni: www.terranova-instruments.com

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TERRANOVA® GOES LIVE AGAIN AT ADIPEC 2021

Hosted by the Abu Dhabi National Oil Company (ADNOC), ADIPEC is the world’s most influential meeting place where oil, gas and energy companies and professionals will convene in-person, safely and securely, to engage and identify the opportunities that will unlock new value in an evolving energy landscape.

The exhibition provides opportunities for buyers and sellers to meet, learn, network, do business and discover new products, solutions and technologies from over 2,000 exhibiting companies, which includes over 51 NOCs, IOCs and IECs as well as 26 international country pavilions, providing a world-class environment for trade across the industry’s full value chain.

The conference programmes provide both strategic and technical insights as more than 1,000 leading Ministers, CEOs, policy makers and influencers debate and share their insights on the latest developments that shape the industry across the strategic programme and over 800 technical experts from around the world, deliver 127 sessions across 4 days of business-critical knowledge-exchange.

Come and visit at Stand 12333, Hall 12, November 15-18.

www.terranova-instruments.com

Carta bioattiva per conservare gli alimenti al posto della plastica

Sviluppato dai ricercatori del Fraunhofer IVV e IGB la carta bioattiva è un rivestimento ecologico per imballaggi in carta, a base di proteine e cere di origine vegetale

In grado di prolungare la durata di conservazione del cibo, dopo l’uso la carta bioattiva può essere facilmente riciclata.

Il progetto ‘BioActiveMaterials’ per tutti i tipi di cibo.  Niente plastica per conservare gli alimenti, continuando a mantenere il cibo fresco e più a lungo. Usiamo della carta bioattiva, nutriente e protettiva, che dopo l’uso può essere anche riciclata. E’ la soluzione innovativa presentata dal Fraunhofer institute for process engineering and packaging IVV e il Fraunhofer institute for interfacial engineering and biotechnology IGB.

La carta bioattiva, frutto del progetto BioActiveMaterials, è stata messa a punto per fornire un materiale di base per la produzione di imballaggi tipici e funzionali.

E’ stata dotata di uno speciale rivestimento fatto da componenti di origine vegetale con additivi a base biologica. Per la precisione scarti proteici provenienti da colza, lupini, siero di latte e girasoli, addizionati con cera di api, di Candelilla e della palma carnauba.

La formula di questo rivestimento offre stabilità a lungo termine e svolge più funzioni allo stesso tempo. “In primo luogo, le proteine ​​agiscono come uno strato barriera all’ossigeno mentre le cere formano una barriera al vapore acqueo, impedendo, per esempio, alla frutta di seccarsi rapidamente – spiega Michaela Muller, responsabile del settore delle superfici funzionali e dell’innovazione dei materiali presso il Fraunhofer IGB. “In secondo luogo, gli additivi biobased hanno un effetto antiossidante e antimicrobico. In questo modo si evita che carne e pesce si deteriorino rapidamente. Nel complesso, il cibo ha una durata di conservazione molto più lunga. Anche le proteine ​​nel rivestimento svolgono un ruolo specifico. Impediscono la permeazione dell’olio minerale dalla carta al cibo”.

Questa carta bioattiva è un’alternativa agli imballaggi per tutti i tipi di cibo, dalla frutta alla verdura, dalla carne al pesce, ma anche formaggio e dolci. “I nostri imballaggi a base di carta sono adatti anche per merci che devono essere refrigerate, per esempio la carne. La funzione antiossidante rimane”, aggiunge Muller.

Inoltre “il packaging può essere utilizzato anche per alimenti surgelati – afferma Cornelia Stramm, capo del dipartimento del Fraunhofer IVV – dopo l’uso, l’imballaggio viene collocato nel cestino della carta, il rivestimento è biodegradabile e non impedisce il processo di riciclaggio”.

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