La digitalizzazione per superare la crisi post Covid

Su un campione di 145 aziende italiane, il 62% prevede di ridurre il fatturato quest’anno e solo il 16% è ottimista

Uno scenario non incoraggiante quello che dipinge la ricerca “Digital Business Transformation Survey” condotta da The Innovation Group dopo la pandemia da coronavirus.

Emerge anche tutta l’importanza degli investimenti in tecnologie avanzate: Industria 4.0 e la digitalizzazione saranno infatti sempre più rilevanti nella nuova fase in cui le imprese italiane avranno il compito di rilanciare il Paese.

I risultati saranno presentati il 16 settembre durante l’evento online Smart manufacturing summit live durante il quale si confronteranno CIO, IT Manager e Manufacturing Operation Manager e i vari interlocutori coinvolti nei processi di innovazione delle aziende.

L’obiettivo è definire come predisporre politiche di incentivazione e promozione della trasformazione e digitalizzazione del settore manifatturiero del nostro Paese.

L’impatto della Digital Transformation sul settore industriale

Secondo la ricerca, il settore industriale è stato finora poco impattato dalla digitalizzazione in corso, molto meno di altri.

Alla domanda “Nel suo settore è cambiato il modello di business come conseguenza della Digital Transformation?” l’84% delle imprese manifatturiere ha risposto “Poco o Abbastanza”, quando la risposta sugli intervistati di tutti gli altri settori, raggiungeva nella quasi metà dei casi punteggi molto più alti: “Molto e Moltissimo”.

In che cosa investono le aziende italiane

Le aziende manifatturiere stanno facendo evolvere i propri modelli di business verso i nuovi ecosistemi digitali, verso concetti come la customizzazione di massa, il product-as-a-service, l’introduzione continua di innovazione in ogni fase, dal disegno alla produzione.

Per farlo, è richiesta una revisione delle attività e dei processi produttivi, un focus maggiore in direzione di una gestione proattiva dell’operatività di fabbrica, la disponibilità di competenze e processi per automatizzare, integrare, monitorare e rivalutare continuamente ogni fase.

Grazie a una nuova disponibilità di Big Data provenienti dal basso e di capacità per un’orchestrazione e un’ottimizzazione dell’esecuzione.

The Innovation Group, all’interno della propria DBT Survey di gennaio 2020, ha rivolto ai rispondenti del settore industriale alcune domande specifiche sui progetti di Smart Manufacturing in corso. È emerso che in questo momento, la situazione è ancora molto differenziata:

  • un 26% di aziende ha già più di un progetto di Smart Manufacturing avviato
  • un 21% ha al momento una sola iniziativa di questo tipo
  • un 11% sta pianificando di lanciarla
  • un 21% sta ancora ragionando su cosa fare
  • un 21% non ha alcun progetto in questo campo.

Se si confronta questo risultato con quello di analoghe survey internazionali (oggi nel mondo, dalle principali rilevazioni emerge che circa il 76% delle aziende manifatturiere ha avviato una iniziativa di Smart Manufacturing o è nella direzione di definirla a breve) si osserva un evidente ritardo delle nostre imprese.

Andando poi a indagare meglio chi sono le aziende che ancora non hanno nessun progetto Industria 4.0 in corso, si vede che si tratta soprattutto di PMI del mondo manifatturiero. Con riferimento agli ambiti dello Smart Manufacturing più diffusi, questi sono:

  • Per il 43% delle aziende (con un’ulteriore adozione del 14%): Digital / remote operator, ossia la possibilità di abilitare gli operatori di fabbrica con capacità avanzate, digitalizzazione, visualizzazione avanzata, operatività da remoto
  • Per il 43% delle aziende (con un’ulteriore adozione del 33%): Sensor / remote monitoring: monitoraggio da remoto delle macchine tramite sensori
  • Per il 38% delle aziende (con un’ulteriore adozione del 24%): MES (Manufacturing execution systems) / ERP solutions, il sistema informatico di fabbrica che governa e controlla l’intero processo produttivo, dal rilascio dell’ordine fino al prodotto finito, con l’obiettivo di raggiungere l’eccellenza produttiva.

Per altre aree dello Smart Manufacturing si osservano trend di crescita molto interessanti, ad esempio:

  • +24% per Industrial Cybersecurity: messa in sicurezza del sistema informativo e dell’Industrial IoT contro il verificarsi di attacchi di cybersecurity
  • + 29% per Preventive / Predictive maintenance: manutenzione preventiva e/o predittiva, basata su algoritmi che analizzano i Big Data raccolti da sensori e device connessi negli ambienti della fabbrica
  • +19% per Connected Factory: ampio stato di interconnessione tra dispositivi, macchine, sistemi computer-based, per abilitare comunicazioni e raccolta di dati attraverso i vari asset.

L’ intelligenza artificiale sempre più utile all’healthcare

intelligenza artificiale healthcare

Il rapporto realizzato da Eit health e Mckinsey & Company, dal titolo “Transforming Healthcare with Ai: the impact on the workface and organizations”conferma la necessità delle competenze dell’intelligenza artificiale nel settore Healthcare

Lo studio ha evidenziato la necessità di attrarre, educare e formare una generazione di professionisti della sanità con una approfondita conoscenza dei dati, migliorando al contempo le competenze della forza lavoro attuale, per poter sfruttare appieno il potenziale di trasformazione dell’intelligenza artificiale.

 

Cosa dice l’Europa

D’altra parte secondo la European skills agenda (il documento presentato lo scorso 1 luglio dalla Commissione Europea, per migliorare la competitività sostenibile e garantire l’equità sociale), a oggi almeno l’85% dei posti di lavoro richiede un livello minimo di competenze digitali.

Nel 2019 solo il 56% degli adulti possedeva le competenze digitali di base.

Mentre tra il 2005 e il 2006, il 40% dei nuovi posti di lavoro erano in settori di alta intensità digitale.

Secondo lo studio di Eit & Mckinsey, le competenze digitali di base, la scienza biomedica e dei dati, l’analisi dei dati e i fondamenti della genomica saranno fondamentali, in vista dell’ingresso dell’intelligenza artificiale e del machine learning nel settore dei servizi sanitari.

 “Queste materie sono raramente insegnate in modo sistematico insieme alle scienze cliniche tradizionali. E così, incolpevolmente, il personale sanitario di oggi non è ancora pronto per l’adozione dell’Ai.

L’Europa è all’avanguardia nell’innovazione sanitaria e stiamo assistendo alla creazione di un numero crescente di soluzioni di Ai tangibili, di impatto e promettenti. Tuttavia dobbiamo coniugare lo sviluppo di nuove tecnologie, in grado di alleviare parte della pressione sui servizi sanitari, con la capacità di integrarle nell’erogazione delle cure. Ora è il momento di colmare queste lacune, in modo che l’Europa non rimanga indietro nell’applicazione dell’Ai” – ha dichiarato Jorge Fernández García, Direttore Innovazione di Eit Health e co-autore del rapporto.

 

 

 

Le professioni sanitarie che hanno più bisogno di competenze Ai

Attualmente la diagnostica è l’applicazione principale dell’Ai nell’ambito del settore sanitario.

Tuttavia, nei prossimi 5/10 anni, gli operatori sanitari si aspettano che il processo decisionale clinico sia al primo posto nella lista delle applicazioni secondo il sondaggio dell’EIT Health e McKinsey & Company, che ha coinvolto 175 persone in prima linea nella fornitura di assistenza sanitaria, inclusi 62 decisori intervistati.

Gli autori del rapporto sottolineano che non solo è necessario attrarre, formare e trattenere un numero crescente di professionisti sanitari, ma si deve anche garantire che il loro tempo sia impiegato dove ha maggior valore aggiunto, ovvero nella cura dei pazienti.

Il ruolo dell’Artificial Intelligence

Basandosi sull’automazione, riporta una nota delle due società, l’intelligenza artificiale può rivoluzionare l’assistenza sanitaria. In che modo?

Contribuendo a migliorare la vita quotidiana degli operatori sanitari, permettendo loro di concentrarsi maggiormente sull’interpretazione delle immagini e quindi su come lavorare con i pazienti e i team clinici per personalizzare e migliorare ulteriormente l’assistenza.

L’intelligenza artificiale, inoltre, può migliorare la velocità della diagnostica e, in molti casi, anche la loro accuratezza.

Oltre all’aggiornamento delle competenze, un’altra esigenza identificata come fondamentale dai partecipanti allo studio è la maggiore partecipazione degli operatori sanitari nelle prime fasi dello sviluppo dell’IA.

Attualmente il 44% degli intervistati, selezionato per l’interesse negli ambiti dell’innovazione sanitaria e dell’IA, non è mai stato coinvolto nello sviluppo o nella diffusione di una soluzione di IA.

“L’Ai ha un enorme potenziale per migliorare la produttività e l’efficienza dei sistemi sanitari e renderli più sostenibili ma, cosa ancora più importante, ha il potenziale per fornire migliori risultati sanitari ai pazienti.

Può farlo in molti modi, dallo sviluppo di un maggior numero di cure preventive, alla possibilità per gli operatori sanitari di dedicare più tempo alla cura diretta dei pazienti.

Questo rapporto congiunto vuole essere una guida per i responsabili dei processi decisionali, in modo che possano definire le loro aspirazioni rispetto all’IA e sviluppare e implementare il giusto approccio per la loro organizzazione o il loro sistema sanitario” – ha commentato Angela Spatharou, Partner di McKinsey & Company, e co-autore del rapporto.

Il microscopio più potente del mondo grazie alla scansione 3D

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Rivoluzione scientifica resa possibile dalla scansione 3D, per studiare organi e malattie. Una nuova era per la scienza

Osservare il processo di infezione, come quello provocato dal nuovo coronavirus, grazie alla scansione in 3D di un organo o dell’intero corpo umano: è la rivoluzione scientifica resa possibile grazie alla nuova sorgente di raggi X più brillante mai ottenuta, presso il microscopio europeo Esrf (European Synchrotron Radiation Facility) di Grenoble (Francia) basato sulla luce di sincrotrone.

Ideata da un fisico italiano, la nuova sorgente che ha reso il supermicroscopio europeo, con scansione 3D, il più potente del mondo si chiama Esrf-Extremely Brilliant Source (Esrf-Ebs).

Grazie ad essa il microscopio è adesso in grado di generare fasci di raggi X 100 volte più luminosi rispetto a quelli che finora era possibile ottenere.

“Questo è un momento di orgoglio per l’intera comunità del sincrotrone”, afferma Francesco Sette, direttore generale dell’Esrf. “Con l’apertura di questa nuovissima generazione di sincrotrone ad alta energia – aggiunge – l’Esrf continua il suo ruolo pionieristico nel fornire un nuovo strumento senza precedenti agli scienziati, per spingere le frontiere della scienza e affrontare le sfide vitali che la nostra società deve affrontare oggi, come la salute e l’ambiente”.

BIOCHEMICALS, bioplastica il futuro è biobased

bioplastiche, biobased

Nonostante il valore della plastica per la società attuale, vi sono preoccupazioni diffuse sui rifiuti abbandonati, la forte dipendenza dalle risorse limitate, nonché il livello delle emissioni di CO2

Si sta aprendo la strada ad un processo altamente efficiente per produrre 2,5-Furandicarboxylic acid (FDCA) come monomero per la bioplastica, il polietilenefuranoate (PEF). Derivato dagli zuccheri utilizzando la bio-fermentazione, FDCA ha il potenziale per sostituire l’acido terephthalico a base di olio nel PET e un’ampia varietà di altre materie plastiche.

Sostituendo l’acido terephthalico con FDCA, possiamo creare PEF, una bioplastica sostenibile che ha una struttura chimica simile a quella del PET. A differenza del PET, il PEF può essere prodotto al 100% biobased, aumentando le credenziali di sostenibilità in applicazioni chiave, come gli imballaggi.

La bioplastica PEF ha già attirato molta attenzione come materiale promettente in diversi settori, in quanto i produttori possono vedere il loro potenziale enorme impatto sul mondo.

I benefici sono chiari. Per gli alimenti e le bevande, ad esempio, il PEF consente ai consumatori di mantenere i prodotti più freschi per un periodo più lungo rispetto al PET, a causa delle proprietà “barriera” più elevate del materiale. Questo riduce anche la quantità di rifiuti alimentari. PeF è anche più forte del PET, consentendo un’ulteriore leggera ponderazione di un prodotto di imballaggio, risparmiando materiali e costi di trasporto.

La scelta di materie plastiche biobased come PEF, significa che si sta contribuendo alla transizione verso un’economia circolare. Non solo il PEF può essere riciclato in modo simile al PET, ma è anche completamente biobased, permettendoci di fare meno affidamento sulle risorse fossili e contribuire a ridurre le emissioni di anidride carbonica rispetto al PET – una grande notizia per il nostro pianeta.

Con questi vantaggi, non è difficile capire perché PEF sostituirà il PET nei prossimi anni.

Realizzare il CORBION

Il nostro sviluppo di FDCA e PEF viene introdotto in un buon momento, mentre cresce la consapevolezza sui benefici della bioplastica rispetto alle plastiche a base fossile.

In Corbion, sono entusiasti di essere in prima linea in questa innovazione e accolgono con favore i cambiamenti nel settore.

Attraverso i metodi biotecnologici unici impiegati, sono stati messi a buon uso gli 85 anni di esperienza, rendendo i blocchi di costruzione biobased e le materie plastiche disponibili in modo commerciale per i produttori di tutto il mondo. Lavorando insieme ai partner di tutta la catena del valore – dai fornitori di zucchero ai proprietari di marchi – si stanno cercando infinite possibilità per un pianeta più sostenibile.

Collaborare con partner che la pensano allo stesso modo permette ai clienti di fare scelte consapevoli, in modo da poter sviluppare innovazioni e prodotti migliori e più sostenibili, basati su risorse rinnovabili. Utilizzando le tecnologie di base per rendere i prodotti esistenti ancora migliori per i clienti, oppure entrando in mercati adiacenti con le attuali linee di prodotti, oltre a sviluppare tecnologie rivoluzionarie che non sono mai state viste prima.

Corbion applica il suo processo di apertura della fase di innovazione, un processo di valutazione passo-passo delle tappe fondamentali e della redditività del mercato in ogni fase del progetto. Questo permette in ultima analisi di far progredire solo i migliori progetti dalla fase di laboratorio alla fase demo, fino alla produzione su scala industriale, risparmiando tempo e denaro preziosi. Ciò è particolarmente rilevante per i programmi di grandi dimensioni come l’acido 2,5-Furandicarboxylic (FDCA), un potenziale sostituto dell’acido tereoftalico purificato (PTA), utilizzato per creare PEF come nuova bioplastica per imballaggi come pellicole e bottiglie.

La joint venture 50/50 con Total per la produzione e la commercializzazione dell’acido polilattico bioplastico (PLA) è un esempio di stringente collaborazione. Insieme, viene commercializzata una resina PLA ad alte prestazioni che può essere utilizzata per creare bioplastiche per una vasta gamma di applicazioni, dagli imballaggi alimentari (degradabili) ai computer touchscreen e ai componenti automobilistici durevoli.

Si prosegue a lavorare su altri progetti di sviluppo a lungo termine, tra cui una joint venture con BASF per lo sviluppo di una forma biobased di acido succinico, un materiale di origine rinnovabile adatto ad applicazioni come le plastiche biodegradabili.

Rockwell Automation: nuova gamma di PC industriali con tecnologia Asem

Roxkwell e Asem tecnologia IoT

l lancio di questa famiglia di prodotti è la prima conseguenza industriale dell’acquisizione di Asem SpA avvenuta lo scorso maggio, il cui obiettivo era permettere a Rockwell di ampliare considerevolmente la propria capacità di risposta al mercato in termini di PC industriali (IPC), interfacce operatore (HMI) e soluzioni di accesso remoto sicuro Industrial IoT, grazie alle strutture di Asem e in particolare al suo centro di eccellenza per R&D e produzione in ambito HMI e PC industriali.

I prodotti sono stati specificamente progettati per resistere alle condizioni difficili presenti negli ambienti industriali, ivi comprese le applicazioni di lavaggio previste nei processi food e life science.

Tra le prime novità disponibili un’estesa gamma di monitor, box PC, panel PC, thin client e dispositivi per la connettività remota.

Seguiranno, nel corso del prossimo anno, nuove varianti di prodotto e opzioni di personalizzazione che arricchiranno ulteriormente l’offerta di Rockwell Automation per l’industrial computing.

I nuovi VersaView 6300

VersaView 6300 mette i dati a disposizione di chi deve prendere le decisioni al posto e al momento giusto, su dispositivi intelligenti, su macchine e su tutto l’impianto. Integra le capacità di IIoT Computing di Rockwell Automation e aiuta a incrementare la produttività e l’efficienza in una Connected Enterprise, in particolare nel punto di visualizzazione e aggregazione dei dati.

La famiglia VersaView 6300 prevede la disponibilità immediata di panel PC altamente scalabili, VersaView 6300P, che offrono ai costruttori di macchine una maggiore flessibilità in tutto ciò che è accessibile e gestibile tramite uno schermo; thin client ThinManager Ready VersaView 6300T; e box PC altamente configurabili, VersaView 6300B, oltre a prodotti per l’accesso remoto.

Commentando questo lancio di prodotti, Susana Gonzalez Emea President di Rockwell Automation, afferma: “Trasferire le capacità di Asem nel portafoglio di Rockwell Automation è stato decisamente entusiasmante così come lanciare la famiglia VersaView 6300.

L’Europa è nota per essere una fucina delle migliori tecnologie di industrial computing.

Tale capacità potenziata di fare, in Italia, ricerca e sviluppo e produzione di tecnologia di levatura mondiale rappresenterà un vantaggio per i clienti, in particolare per i costruttori di macchine, sia della regione Emea che di tutto il mondo”.

Renzo Guerra, Presidente e Ceo di Asem, dichiara: “La famiglia di prodotti VersaView oltre a beneficiare di tecnologia avanzata si porta dietro tutto il patrimonio, la qualità e l’innovazione sviluppati da Asem negli ultimi 40 anni. Ciò rappresenta un nuovo capitolo della storia di Asem, poiché dalla nostra sede di Artegna continueremo a supportare e sviluppare la nostra tecnologia informatica all’avanguardia per l’automazione industriale, per i nostri attuali clienti così come per raggiungere nuovi mercati in tutto il mondo”.

Bart Nieuwborg, product manager visualization di Rockwell Automation Emea region, afferma: “La famiglia VersaView 6300 sarà sul mercato nei prossimi mesi, tuttavia, sono già da ora disponibili tutti i dettagli e le specifiche tecniche per consentire ai clienti di introdurre queste nuove funzionalità nei loro investimenti attuali e futuri. Siamo orgogliosi di poter offrire ai nostri clienti capacità complete di personalizzazione tramite il centro di eccellenza per le soluzioni informatiche industriali, e ci entusiasma poter continuare a sviluppare la nostra offerta nei prossimi mesi così come in futuro”.

FABBRICA INTELLIGENTE: UN QUARTO DEL MANIFATTURIERO ITALIANO PASSA DALLA LOMBARDIA

digital brain

Il presidente dell’Associazione Fabbrica Intelligente Lombardia, Diego Andreis: “Soffriamo di una frammentazione dimensionale, un problema che possiamo risolvere solo unendo le forze”

Il World Manufacturing Forum ha incaricato Afil, primo cluster in Europa, di creare un Advanced Manufacturing Hub dopo quello realizzato in Michigan.

L’Associazione Fabbrica Intelligente Lombardia (Afil), socio attivo del Cluster Fabbrica Intelligente, ha tenuto il 16 luglio scorso l’Assemblea Generale.

All’evento pubblico, presieduto da Diego Andreis, hanno partecipato diversi attori dell’ecosistema manifatturiero Regionale, Nazionale e delle Istituzioni, tra cui il presidente del Cfi Luca Manuelli.

Tanti i temi discussi durante l’Assemblea dal titolo “L’Evoluzione del Manifatturiero Lombardo in chiave di Ricerca e Innovazione”: dall’additive manufacturing all’industria cosmetica avanzata, dalle macchine intelligenti al concetto di filiera.

Obiettivo: ridurre il gap dagli altri distretti d’eccellenza; costruire un ecosistema che unisca grandi e piccole aziende; puntare sui Digital Innovation Hub europei.

Diego Andreis, managing director di Fluid-o-Tech, presidente del Gruppo Meccatronici di Assolombarda e presidente di Afil haaffermato:

«Siamo un esercito di 78mila imprese, con quasi due milioni di addetti che fatturano complessivamente 250 miliardi di euro.

Rappresentiamo il 25% del manifatturiero italiano e il 28% dell’export nostrano – chiosa Andreis – ma soffriamo di una frammentazione dimensionale, con l’ammontare più elevato di piccole e piccolissime imprese in Europa, più del doppio rispetto a Francia e Germania, che non ha eguali nel continente.

Tale aspetto diventa una problematica da affrontare, che può essere parzialmente risolta mettendo a punto una griglia di collaborazioni che unisca le imprese, i centri di ricerca, i cluster e altri attori principali per aiutare queste realtà a sopravvivere e prosperare.

Afil è il soggetto di riferimento di Regione Lombardia per il manifatturiero avanzato, dobbiamo individuare le priorità sulla base delle quali enucleare i piani di sviluppo; la filiera è un concetto fondamentale per tenere vivo il tessuto manifatturiero, grandi o piccole che siano le aziende coinvolte.

Nostro compito precipuo è posizionare il manifatturiero lombardo a livello globale, creando anche le connessioni per i soci».

Il World Economic Forum ha chiesto ad Afil, come primo cluster in Europa, la creazione di un Advanced Manufacturing Hub dopo quello creato in Michigan.

Si tratta di una rete di Hub che mette insieme i più autorevoli esponenti del comparto manifatturiero avanzato.

Abbiamo davvero la possibilità di influenzare l’agenda globale e di mettere ancora di più sotto i riflettori l’industria lombarda.

La sicurezza nel laboratorio biomedico

cappa biosicurezza

In merito alla prevenzione del contagio del virus Sars-CoV-2, gli operatori sanitari e i tecnici di laboratorio biomedico sono tra i lavoratori maggiormente esposti al rischio biologico del nuovo coronavirus

In particolare, i tecnici del laboratorio biomedico sono regolati attraverso una serie di raccomandazioni pubblicate dalla Società scientifica Italiana dei tecnici di laboratorio biomedico ( S.I.T.La.B.) e dal titolo “DPI nelle linee guida ISPESL e raccomandazioni ISS e WHO per il contenimento della trasmissione di COVID-19 per il Tecnico di Laboratorio Biomedico”.

I dispositivi previsti per il tecnico di laboratorio

Il documento – curato da S.Stanziale, A.G. Bianculli, A. Magaldi e S.A. Distefano – si sofferma sulle linee guida di contenimento della diffusione del virus tra i Tecnici di laboratorio che manipolano campioni respiratori emanate dalla World Health Organization (WHO) il 27 Febbraio 2020.

In questa data la WHO ha emanato linee guida sull’utilizzo dei Dispositivi di Protezione Individuale DPI da COVID-19 per ridurre il contagio tra gli operatori della sanità.

Si indica che i DPI devono essere utilizzati “in base al rischio di esposizione (per esempio tipo di attività) e la dinamica di trasmissione del patogeno (ad es. contatto o aerosol). Bisogna considerare anche un uso eccessivo di DPI quale un grave impatto sulla carenza di approvvigionamento”.

In particolare i DPI previsti per il Tecnico di Laboratorio che manipola campioni respiratori sono:

  • Mascherina: “le mascherine di tipo N95, FFP2 o equivalenti, sono utilizzate durante le emergenze sanitarie che coinvolgono le vie respiratorie. È dimostrato che le mascherine mantengono la loro protezione se utilizzate per periodi prolungati. Tuttavia, non si dovrebbe superare il tempo massimo di 4 ore per mascherina”;
  • Camice impermeabile: per le procedure che generano aerosol gli operatori sanitari dovrebbero usare mascherine, occhiali, guanti e camice. Un sovra camice dovrebbe anche essere usato se il camice vero e proprio non è resistente ai fluidi”.
  • Guanti: è importante sottolineare che l’uso di guanti non sostituisce la necessità di un’igiene delle mani adeguata, che dovrebbe essere eseguita frequentemente con una soluzione alcolica almeno al 70%.
  • Occhiali: per la protezione degli occhi dalla manipolazione di campioni respiratori”.

Il biocontenimento e i livelli di biosicurezza

Le raccomandazioni si soffermano poi sulle Linee guida Ispesl su base WHO e si indica che il Manuale di Biosicurezza emanato dalla WHO “viene costantemente aggiornato in materia di biosicurezza e di sicurezza in generale al fine di sviluppare codici procedurali e gestionali a livello internazionale”.

 Il documento ricorda il significato di vari termini:

  • Biosicurezza “è il termine per descrivere norme, tecnologie e pratiche di contenimento che sono realizzate per prevenire esposizioni involontarie o fuoriuscite accidentali di agenti patogeni e tossine”.
  • Bioprotezione, invece, si riferisce “a misure di sicurezza istituzionali e personali elaborate per prevenire perdite, furti, usi scorretti, fuoriuscite accidentali o intenzionali di patogeni o tossine”.
  • Biocontenimento “ viene usato per descrivere metodi, procedure, attrezzature ed equipaggiamento per la manipolazione in sicurezza di materiali infettivi nell’ambiente laboratoristico, ridurre o eliminare l’esposizione ad agenti potenzialmente pericolosi degli operatori, di altre persone e dell’ambiente esterno”.

 Sempre secondo la WHO gli agenti biologici si dividono poi “in quattro gruppi di rischio a seconda del rischio di infezione” e i criteri di classificazione “si basano su:

  • infettività: capacità di un microrganismo di penetrare e moltiplicarsi nell’ospite (uomo/animale)
  • patogenicità: capacità di un microrganismo di produrre malattia in seguito all’infezione
  • trasmissibilità e spettro d’ospite: capacità di essere trasmesso da un soggetto portatore o malato ad un soggetto non infetto, presenza vettori, standards igienici
  • neutralizzabilità: disponibilità di efficaci terapie o misure profilattiche attive o passive per prevenire la malattia, misure di sanità pubblica (igiene acque, controllo serbatoi e vettori)”.

Ai vari gruppi di rischio “devono necessariamente corrispondere in laboratorio adeguati Livelli di Biosicurezza (Biosafety Level, BSL l – 4)”.

Riguardo al biocontenimento che si può fare riferimento a:

  • contenimento primario: la protezione del personale e dell’ambiente immediatamente circostante dall’esposizione ad agenti infettivi è garantita da procedure di laboratorio che prevedono: buona pratica microbiologica, appropriate attrezzature di laboratorio, dispositivi di protezione individuale DPI. La vaccinazione può contribuire ad aumentare il livello di protezione personale.
  • contenimento secondario: la protezione dell’ambiente esterno al laboratorio dall’esposizione a materiali infettivi è garantito dalla combinazione della progettazione del laboratorio e delle procedure operative (es. smaltimento rifiuti)”. 

Le caratteristiche dei laboratori e l’uso dei DPI

In relazione alle tabelle presentate nel documento riportiamo poi indicazioni sulle caratteristiche dei laboratori BLS 1-4:

  • BLS-1: Laboratorio per la lavorazione di materiale contenente agenti infettivi ben caratterizzati e di minimo rischio biologico, non associati a malattie negli immunocompetenti. Livello base di contenimento con pratiche microbiologiche standard. Utilizzo di dispositivi di protezione individuali standard: camice, guanti e protezione per gli occhi in alcuni casi. Requisiti della struttura non specifici (accesso controllato, lavandino per il lavaggio delle mani, pavimenti e superfici di lavoro resistenti impermeabili e facili da pulire e decontaminare, adeguata illuminazione).
  • BLS-2: Laboratorio per la lavorazione di materiale contenente agenti infettivi indigeni di moderato rischio biologico presenti nella comunità, associati a malattie umane di diversa gravità. Livello base di contenimento con pratiche microbiologiche standard, accesso limitato alle persone autorizzate, smaltimento dei rifiuti infettivi separato. Dispositivi di protezione individuali standard: camice e guanti e per alcune procedure maschera e occhiali. Attrezzature di biosicurezza BSC- 1/2 per procedure che possono creare aerosol/schizzi. Requisiti della struttura (porte con serratura, lavandino con hands-free operations, lavandino per lavaggio occhi, autoclave, consigliata ventilazione meccanica con flusso d’aria verso l’interno senza ricircolo.
  • BLS-3: Laboratori per la lavorazione di materiale contenente agenti infettivi GR3 indigeni o esotici con possibile trasmissione aerea, associati a malattie umane gravi. Lavorazione di materiale con elevate concentrazioni di agenti di GR2 che possono diffondersi per aerosol. Livello di contenimento elevato, pratiche microbiologiche standard e specifiche (supervisore del laboratorio che controlla l’accesso, manipolazione del materiale sotto cappa). Dispositivi di protezione individuali standard: camice di tipo urologico, copricapo, calzature apposite, copriscarpe, DPI respiratoria per alcune procedure. Tutti i DPI devono essere rimossi e decontaminati prima di lasciare il laboratorio.
  • BLS-4: Laboratori per la lavorazione di materiale contenente agenti infettivi pericolosi di GR4 e esotici con possibile trasmissione aerea, associati a malattie umane potenzialmente letali per le quali non sono disponibili vaccini o terapie. Per la manipolazione di un agente biologico del GR4, è necessaria un’autorizzazione da parte del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, su parare dell’lstituto Superiore di Sanità. Essa ha la durata di 5 anni ed è rinnovabile. L’accertamento del venir meno di una delle condizioni previste per l’autorizzazione ne comporta la revoca. L’unico laboratorio BLS-4 in Italia è localizzato a Roma presso l’INMI L. Spallanzani”.

Altri importanti principi generali:

  • “Oltre a utilizzare il DPI adeguato, è necessario effettuare sempre l’igiene delle mani e l’igiene respiratoria. Il DPI non riutilizzabile dopo l’uso deve essere smaltito in un contenitore per rifiuti appropriato e deve essere effettuata l’igiene delle mani prima di indossare e dopo aver rimosso i DPI.
  • Mascherine e guanti non possono essere riutilizzati e devono essere smaltiti correttamente.
  • La mascherina deve essere comunque sostituita immediatamente se danneggiata, contaminata o umida.
  • In tutti gli scenari è possibile usare un grembiule monouso in assenza di camice monouso.
  • La maschera chirurgica deve coprire bene il naso, la bocca e il mento. La maschera deve essere cambiata se diviene umida, si danneggia o si sporca”.

Covid, la robotica italiana in campo contro il rischio di contagi

robotica e macchine intelligenti

I-Rim lancia un questionario per capire il ruolo antivirus della tecnologia contro il Covid

Robotica per la telemedicina, macchine intelligenti per la ventilazione, l’assistenza dei pazienti e la sanificazione degli ambienti: un questionario aiuterà lavoratori e imprese a capire come la tecnologia può migliorare la convivenza con il coronavirus e ridurre il rischio di contagi. Lo ha lanciato l’Istituto di robotica e macchine intelligenti (I-Rim) italiano. A metterlo a punto, le ricercatrici dell’Istituto Italiano di Tecnologia (Iit), Alessandra Sciutti e Maria Fossati, la studiosa Fiorella Battaglia, dell’Università Ludwig-Maximilians di Monaco, Valentina Calderai, dell’Università di Pisa e Monica Pivetti, dell’Università di Bergamo.

Il questionario si propone, attraverso 50 domande, di indirizzare esperti, accademici e maker membri di I-Rim a sviluppare nuove soluzioni tecnologiche di rapida realizzazione, per diminuire i rischi di contagio.

Per Antonio Bicchi, presidente di I-RIM, “il mondo è cambiato e continuerà a cambiare per fronteggiare la pandemia.

Per affrontare questo cambiamento – aggiunge lo studioso – riteniamo sia necessario stabilire un dialogo vivace e aperto con la società, e mettere il cittadino al centro dello sviluppo delle tecnologie. L’obiettivo – chiarisce Bicchi – non è limitato a un’analisi a breve termine.

Dobbiamo essere in grado di recepire gli stimoli e creare scenari che ispirino la ricerca di base, per affrontare i problemi chiave della robotica e delle macchine intelligenti”.

Uno dei punti del questionario è scoprire come le misure di distanziamento influiscano sulla vita quotidiana delle persone.

Per Sciutti, “studiare come i robot possano collaborare al meglio con noi e diventare membri effettivi della nostra società è un passo cruciale affinché essi siano davvero al nostro fianco per aiutarci. Il nuovo questionario – conclude la studiosa – ci permetterà di conoscere le esigenze e le necessità dei cittadini emerse in questi mesi, e di capire come sia possibile migliorare le condizioni di lavoro con l’aiuto della tecnologia”.

POMPE CRIOGENICHE PER PICCOLI IMPIANTI INDUSTRIALI

pompa criogenica

Con le pompe criogeniche di Vanzetti Engineering è possibile rispondere a tutte le esigenze applicative del settore industriale su piccola scala

L’ultimo modello della serie ARTIKA di Vanzetti Engineering, l’ARTIKA 300, permette di soddisfare le esigenze di applicazioni per il trasferimento di gas naturale liquefatto in terminali di piccola e media taglia.

Nel settore industriale su piccola scala le applicazioni a valle delle pompe criogeniche che hanno registrato una crescita significativa negli ultimi anni sono quelle relative all’alimentazione di gasdotti, centrali elettriche a gas, impianti di peak shaving a gas e trasferimento di gas a terminali costieri di piccole e medie dimensioni.

Vanzetti Engineering è in grado di fornire tutte le pompe criogeniche a valle dell’impianto di liquefazione, su skid e complete di tutti gli accessori, sensori e strumenti.

Per soddisfare le esigenze di applicazioni per il trasferimento di gas naturale liquefatto in terminali di piccola e media taglia, Vanzetti Engineering ha sviluppato un modello più grande di pompa centrifuga sommersa, l’ARTIKA 300. Disponibile in configurazione a 1 o 2 stadi, questa pompa può raggiungere i 270 m3/h di portata, completando così la gamma di pompe sommerse per LNG. Le caratteristiche proprie di queste pompe includono la concezione senza guarnizione, con i cuscinetti dei motori lubrificati in permanenza dal gas naturale liquefatto, che consente il mantenimento di condizioni di freddo per operazioni di avvio e stop veloci ed efficienti, e bassissima frequenza di manutenzione.

Rigassificazione

Il gas naturale, allo stato liquido, avendo una densità circa 600 volte superiore a quella in stato gassoso e ed essendo stoccato a basse pressioni, rappresenta la forma più conveniente per il trasporto di questo combustibile in grandi quantità, indispensabile specialmente laddove non è presente una rete così capillare di gasdotti. Il gas naturale liquido viene trasportato dai Paesi in cui viene prodotto, per poi essere rigassificato in impianti chiamati terminal LNG, nei Paesi a cui il prodotto viene destinato. La rigassificazione è un processo nel quale il gas naturale liquefatto viene scaldato, tramite speciali scambiatori di calore, per farlo ritornare allo stato gassoso. In seguito, viene distribuito come gas naturale tramite i gasdotti. Il gas naturale liquefatto può essere stoccato localmente in serbatoi criogenici e impiegato successivamente per altri scopi, come il riempimento di rimorchi e stive.

Impianti satellite LNG

Gli impianti satellite LNG sono spesso impiegati per fornire gas naturale a caldaie, fornaci, centrali elettriche e altre applicazioni industriali, quando non è localmente disponibile una rete di distribuzione gas. In combinazione con i trasporti via iso-container e trailer LNG, questi impianti sono in grado di garantire una fornitura costante di combustibile pulito dai terminal LNG.

Power generation

Nei casi in cui è richiesta la produzione in loco di energia elettrica, il gas naturale liquefatto rappresenta una valida alternativa all’olio combustibile.

Le centrali elettriche garantiscono energia pulita, sicura ed economica a città, isole e aree remote utilizzando il gas naturale liquefatto al posto dei combustibili pesanti. In agricoltura e nelle serre, dove non sono disponibili gasdotti o reti elettriche, il gas naturale liquefatto rappresenta una valida alternativa per avere accesso al gas naturale.

Inoltre, i generatori diesel possono essere sostituiti con generatori a gas o trasformati in sistemi bifuel capaci di essere alimentati sia a gasolio sia a gas naturale.

Impianti Peak Shaving

Il gas naturale liquefatto può essere impiegato per gestire picchi di domanda di energia quando le normali reti di distribuzione sono in grado soltanto di soddisfare la normale domanda ma non occasionali richieste extra, dovute, ad esempio, alle variazioni stagionali. Questi impianti sono chiamati LNG Peak Shaving, perché sono in grado di gestire questi picchi transitori usando il gas naturale liquefatto come fonte di energia

Impianti industriali, oil & gas e attività minerarie

Il gas naturale liquefatto è ampiamente utilizzato in vari processi industriali, come centrali elettriche, essiccatoi, caldaie, trattamenti termici, forni rotanti e fornaci per la produzione di carta, metallo, prodotti chimici, petrolio, pietra, argilla, vetro, abbigliamento e cibo. Rappresenta un’alternativa ecologica, meno costosa e sicura, al GPL, al gasolio e agli oli, garantendo innegabili benefici economici e ambientali.

Per quanto riguarda il settore oil & gas, un tipico sito di perforazione consuma da 2.500 a 9.000 litri di gasolio al giorno: un combustibile altamente efficiente come il gas naturale liquefatto può essere una scelta intelligente.

Il gas naturale liquefatto può essere impiegato con successo anche nelle attività minerarie e nei veicoli pesanti al posto di grandi quantità di gasolio. I camion da cava e miniera spesso compiono percorsi brevi e ripetitivi e, quindi, un sistema di rifornimento in loco basato sulla tecnologia LNG rappresenta un’ottima opportunità.

Una soluzione per ogni esigenza

Per tutte le tipologie di applicazioni appena citate, Vanzetti Engineering propone diverse tipologie di pompe criogeniche.

Le pompe criogeniche sommerse della serie ARTIKA sono disponibili in configurazione monostadio o multistadio (2, 3, 4 o 6), sono progettate per lavorare sommerso in criostato o in serbatoio criogenico, sono adatte ad utilizzo continuo e discontinuo, offrono helical inducer per minimizzare il valore di NPSH, motore integrato da utilizzare con inverter/VFD, meno interventi di manutenzione grazie all’assenza di elementi soggetti a usura e alla lubrificazione continua dell’LNG, rumorosità ridotta (<80dB).

Le pompe criogeniche centrifughe per gas naturale liquefatto e gas industriali delle serie DSM e SGM dispongono di motore elettrico e presa diretta, tenuta meccanica, induttore per minimizzare la NPHS richiesta e hanno una rumorosità di emissione ridotta (< 80 dB).

Le pompe criogeniche alternative della serie VT-1 garantiscono elevata efficienza e ridotta rumorosità, compatibilità con serbatoi Cold Converter e Thermosyphon, installazione semplice grazie alle connessioni adattabili inlet e outlet, manutenzione rapida grazie ad un kit di tenuta della cartuccia.

Italgas e Politecnico di Torino: innovative tecnologie energetiche

italgas e politecnico di Torino

Sviluppare attività congiunte di ricerca, innovazione e formazione a supporto della transizione energetica, la mobilità sostenibile, l’economia circolare.

Questi gli obiettivi della partnership siglata tra Politecnico di Torino Italgas, società leader in Italia e terza in Europa nel settore della distribuzione del gas naturale, nata quasi due secoli fa nel capoluogo piemontese.

Da un lato ricerca, sviluppo e innovazione, dall’altro didattica, alta formazione e formazione permanente.

L’Ateneo e l’Azienda collaboreranno su progetti di ricerca che spazieranno da tematiche più generali – come l’innovazione digitale, la mobilità sostenibile, l’ottimizzazione dei consumi energetici, l’efficientamento delle reti e il recupero di risorse – ad azioni più specifiche volte allo sviluppo di tecnologie innovative per l’inserimento di gas rinnovabili nelle reti esistenti, allo sviluppo di sistemi “power to gas” per il recupero dei surplus di produzione energetica, fino alla realizzazione di uno smartmeter gas evoluto destinato alle reti “intelligenti”.

Una partnership per l’innovazione

Politecnico e Italgas lavoreranno inoltre su diversi fronti formativi, dove la collaborazione sarà occasione di scambio e interazione attiva fra docenti, ricercatori, studenti e azienda con progetti congiunti indirizzati allo sviluppo di master universitari, corsi per neolaureati, eventi ed attività di divulgazione attraverso network nazionali e internazionali.

Italgas metterà inoltre a disposizione di docenti e ricercatori gli spazi e le competenze della propria Digital Factory, vero motore della trasformazione digitale degli asset e dei processi dell’Azienda.

“La collaborazione con un’azienda di origine torinese come Italgas su tematiche di ampio respiro e di importanza strategica come quelle energetiche ci fa molto piacere anche per ribadire che la nostra città può contribuire in modo significativo alla crescita del Paese”, commenta il Rettore del Politecnico Guido Saracco.

“Per Italgas – ha spiegato l’Amministratore Delegato, Paolo Gallo -l’innovazione tecnologica e la digitalizzazione sono una priorità assoluta e una leva di crescita.

In questo contesto, la collaborazione con un Ateneo di eccellenza come il Politecnico di Torino è una grande opportunità che si realizza.  Siamo entusiasti di poter lavorare insieme su progetti di ricerca e formazione di grande rilevanza strategica non solo per la nostra Azienda ma per tutto il Paese, che potrà giovarsi dei risultati che raggiungeremo, e al contempo contribuire alla formazione dei talenti del futuro”.